La sua opera rappresenta oggi una testimonianza storica, oltre che artistica, di fondamentale rilevanza e qualità, in grado di descrivere e rappresentare oltre sessant'anni di trasformazioni storiche e sociali in Italia e non solo, dalla Belle Époque agli albori della società dei consumi.

Biografia Gli anni giovanili

Umberto Tirelli nacque a Modena il 22 febbraio 1871 da Sante Tirelli e Sofia Rossi. Rimasto orfano di padre in giovanissima età, Tirelli fu allevato dalla madre e dal nuovo compagno di lei, Grimoaldo Varone, maestro di scherma all'Accademia Militare di Modena.

Fin dagli anni dell'adolescenza emerge come fosse vivo in Tirelli il desiderio di ribaltare, attraverso il teatro e la caricatura, ogni forma di potere e di prestigio personale.. Dal 1882 al 1886 Tirelli fu studente del Collegio San Carlo di Modena, ed è infatti a questo periodo che risalgono le sue prime esperienze di caricaturista. Il precoce talento di Tirelli è riconoscibile anche in un'altra delle sue prime opere, il copione dialettale La class di esen (La classe degli asini), definito uno "scherzo comico". Dal 1892 al 1894 Tirelli frequentò la scuola serale del Regio Istituto di Belle Arti di Modena e pubblicò articoli e caricature, firmati con lo pseudonimo Bertolin, su numeri unici e riviste di Rubiera quali «Il Sasso», «Il Sassolino» e «L'è un pistulott».

Umberto Tirelli trascorse la giovinezza sviluppando la propria personalità negli eleganti luoghi di ritrovo dell'élite modenese, tra nuove forme di consumo e occasioni di svago. Affascinato dal rinnovamento grafico dei manifesti pubblicitari, Tirelli iniziò in quegli anni a collezionarli. Inoltre era solito frequentare il Teatro Municipale, il Teatro Storchi fresco d'apertura, il Caffè Nazionale dai lussuosi interni Liberty, nonché le feste di beneficenza, le sfilate in maschera durante il Carnevale e i veglioni organizzati da società artistiche o circoli letterari. A coinvolgerlo in particolare erano però i ritrovi nelle osterie in compagnia di artisti e poeti dialettali, come il caricaturista Giuseppe Garuti, con i quali Tirelli si divertiva a sviluppare battute sagaci e arguti giochi di parole. La Modena tra fine Ottocento e inizio Novecento era una città in repentino cambiamento, nella quale il progresso rappresentato dalla comparsa delle automobili, dei cinema, del telefono, conviveva con quella Modena popolare che ancora si radunava in Piazza Grande, nei lavatoi pubblici e nei rioni più poveri e malsani. Nel frattempo Tirelli proseguì le proprie attività artistiche sotto lo pseudonimo Bertolin: nel 1893 come redattore del numero unico «Festa delle stelle» e come caricaturista nella pubblicazione di carnevale «Al noster carnevel», poi iniziò una proficua collaborazione con il giornale "di fede liberale, schietto e sincero" «Il Marchese Colombi», celebre testata satirica modenese diretta dal commediografo bolognese Alfredo Testoni. Entrato come disegnatore a far parte della redazione, Tirelli utilizzò come pseudonimi, oltre a Bertolin, i nomi Carlinus e Lamus, abbreviazione di Tirellamus. Nel 1895 collaborò al numero unico «L'imbianchino modenese» e realizzò «il Vernissage», un catalogo umoristico della mostra artistica industriale tenuta al Palazzo di Giustizia di Modena.

Con lo pseudonimo Barbemuche, collaborò invece come caricaturista a «La sciarpa d'Iride-Rassegna periodica quindicinale della Bohème modenese», rivista pubblicata nel 1897. La redazione, un ambiente creativo animato dal buonumore, dal divertimento e da un forte spirito goliardico, era composta da giovani letterati e artisti modenesi. Emblematica del clima borghese-popolare che si respirava negli ambienti frequentati da Tirelli fu la cerimonia organizzata il 26 novembre 1899 dall'Accademia del Fiasco in occasione della Festa degli alberi, dedicata al poeta eroicomico Alessandro Tassoni: il cardine della manifestazione fu la piantumazione di un alberello di fico da parte di Tirelli, mascherato da Guido Baccelli, Ministro della pubblica istruzione.

«Il Duca Borso» e i primi spettacoli satirici

Da tempo Tirelli coltivava il desiderio di fondare un proprio giornale satirico, aspirazione che si avverò il 10 novembre 1900 con la pubblicazione del primo numero de «Il Duca Borso», il più popolare periodico umoristico modenese di inizio Novecento. Tirelli fondò la rivista insieme a Giacomo Bassoli e ad Angelo Fortunato Formiggini, futuro editore e celebre ideatore della "filosofia del ridere", che Tirelli aveva conosciuto in occasione della Festa degli alberi del 1899. Il giornale, riccamente illustrato a colori, commentò per nove anni la vita provinciale a Modena, fornendo anche l'occasione a Tirelli di sperimentare innovative soluzioni grafiche e di impaginazione. Tirelli dimostrò così di possedere non solo creatività per il contenuto satirico, ma anche un linguaggio espressivo aggiornato sui maggiori esempi nazionali ed esteri. Il nome del giornale fu scelto come rimando al duca Borso d'Este e per estensione al Palazzo Schifanoia di Ferrara, luogo di corte dedicato allo svago e ai piaceri citato anche nell'ironico componimento presente sul manifesto realizzato per il lancio della testata. La rivista si rivolgeva a un pubblico di lettori di fascia genericamente medio-alta, in grado di riconoscere i personaggi "caricaturati" appartenenti agli ambienti politici, religiosi, culturali e sportivi sia cittadini sia nazionali: figure di spettacolo come Virginia Reiter, Antonio Gandusio, Giannino Antona Traversi, ma anche rappresentanti delle istituzioni locali, come il sindaco Luigi Albinelli. Sempre nel 1900 uscirono anche «Il cotone fulminante», di cui Tirelli era direttore artistico, e il numero unico «La Bertucheina». L'anno successivo Tirelli fece la conoscenza di Trilussa in occasione del carnevale, mentre in luglio incontrò Clara Amoretti, che sarebbe poi diventata sua moglie. Nel 1902 collaborò come disegnatore per «Il Biscione di Milano», giornale politico-satirico illustrato, mentre nel 1907 alcune sue “macchiette” furono ripubblicate sul volume di Luigi Rasi La caricatura e i comici italiani.

Agli inizi del Novecento Tirelli si avvicinò anche al teatro caricaturale, ambiente che gli offrì la possibilità di ampliare la propria libertà espressiva. Come affermò Augusto Majani, "per il caricaturista, il teatro è uno dei campi più fecondi di argomenti e di elementi, perché l'arte teatrale è, per se stessa, una esagerazione della verità, quindi una caricatura". Ne sono la prova la scrittura da parte di Tirelli degli spettacoli Sogno di un dopopranzo d'autunno, andato in scena il 30 marzo 1905 al Teatro Comunale, e Circum Circa, che esordì al Teatro Storchi il 16 marzo 1907. Il primo riprende sia lo shakesperiano Sogno di una notte di mezza estate sia il dannunziano Sogno di un mattino di primavera, e vede attori interpretare monumenti e figure popolari modenesi; il secondo è invece uno spettacolo di varietà, tra i cui numeri uno in particolare sollevò accese polemiche: una sorta di circo equestre in cui i cavalli addomesticati erano attori con maschere-caricatura - realizzate dallo stesso Tirelli - del sindaco Luigi Albinelli e dei “dodici stalloni" membri della giunta comunale. Lo scandalo sollevato dallo spettacolo e da alcune vicende giudiziarie che coinvolsero «Il Duca Borso» generarono un clima sempre più ostile verso Tirelli, che probabilmente contribuì al suo allontanamento da Modena l'anno successivo.

Gli anni bolognesi e lo scoppio della Grande Guerra

Nell'ottobre del 1907 Tirelli iniziò a collaborare con «Il Mulo», giornale satirico bolognese di stampo antisocialista, segnando un primo allontanamento dagli ambienti artistici modenesi. Nei carteggi di Tirelli si ritrova tuttavia l'idea di un'ironica riconciliazione tra Modena e Bologna sotto l'egida protettiva del Tassoni: l'intuizione venne realizzata da Formiggini, che il 28 giugno 1908 organizzò la Festa Mutino-Bononiense alla Fossalta, luogo della battaglia tra modenesi e bolognesi nel 1249. Alla festa coincide l'esordio editoriale di Formiggini, che per l'occasione pubblicò La Secchia, zibaldone che Tirelli aveva contribuito a illustrare. Alla fine del 1908 Tirelli si trasferì definitivamente a Bologna, dove sposò Clara Amoretti il 10 settembre dello stesso anno.

Negli anni successivi, per oltre un decennio, Tirelli sviluppò a Bologna in ambito teatrale quanto aveva precedentemente realizzato a Modena. Oreste Cenacchi riferisce a questo proposito un'immagine molto vivida del funambolico Tirelli: "Ricordo di avere visto una sera quel meraviglioso caricaturista che è il Tirelli declamare e mimare un canto dantesco con tali accenti, tali mosse e tali contorcimenti da far meravigliare l'uditorio, non facile a sorprendersi di molte cose, e da uscirne lui senza voce e tutto madido di sudore". Nel 1910 Tirelli realizzò le maschere caricaturali per lo spettacolo All'ombra delle torri di Alfredo Testoni, il quale aveva potuto già ammirare l'abilità dell'amico nel modellare maschere assistendo a Modena a Il sogno di un dopopranzo d'Autunno. L'opera di Testoni fu messa in scena al Teatro Contavalli e all'Arena del Sole: le maschere riscossero un tale successo che Tirelli ne produsse delle copie su richiesta.

Nel marzo 1909 Tirelli fondò a Bologna insieme al critico Giovanni Nascimbeni il periodico umoristico «Il Fittone»; dal 1910 collaborò invece con testate come «Il Bianco e Nero», e «Il Giornale delle Beffe», a conferma di come Tirelli si fosse ormai integrato negli ambienti culturali e mondani del capoluogo. Altri incarichi degni di nota sono la nomina del 1911 a direttore artistico della Zincografica Emiliana di Bologna e la realizzazione nel 1912 della copertina di Gastronomia poetica modenese, raccolta di poesie dialettali composte vari autori, tra cui collaboratori e amici di lunga data dello stesso Tirelli.

Negli anni dieci il clima politico dominato da progressive tensioni e instabilità influenzò l'attività artistica di Tirelli, che si dedicò in particolare alla caricatura politica. Le sue opere, a partire dalle illustrazioni pubblicate insieme a Majani sulla rivista «Il Punto» dal 1913 al 1915, mostrano caratteri di crescente ferocia e forza psicologica. Inoltre dalla corrispondenza con la moglie emerge, già dal 1907, la visione energicamente antisocialista di Tirelli. Allo scoppio della Grande Guerra Tirelli realizzò I protagonisti, una serie di dodici stampe caricaturali dei sovrani e dei capi di Stato coinvolti nel conflitto, data alla stampa nel 1917 da Formiggini. Sei delle caricature erano state già esposte pubblicamente l'anno prima all'interno della mostra Italian artist and the War allestita alla Leicester Galleries di Londra. Sempre nel 1916 alcune sue caricature erano presenti all'Esposizione Nazionale di caricature inspirate al momento storico presente di Bologna, valendogli il primo premio.

Nel frattempo non si erano fermate le collaborazioni con riviste e produzioni teatrali: nel 1918 Tirelli pubblicò diverse sue caricature sulla rivista «Il Mondo, Le Monde, The World»; collaborò nuovamente con Testoni nel 1915 per la rivista musicale Ajir, incù, dman al Teatro Contavalli, di cui Tirelli e Majani prepararono i figurini; poi nel 1917 disegnò i costumi per lo spettacolo comico patriottico La Sandroneide a Modena, e nel 1919 quelli per Pied'arm, ancora una volta di Testoni.

Il Teatro Nazionale delle Teste di Legno