Il declino del buddismo in India, la terra della sua nascita, si è verificato per una serie di motivi storici, concatenatisi con il successo con cui ha continuato a fiorire al di là dei confini del paese natalePromsak, pg.14.
Il buddismo aveva visto una crescita costante dai suoi inizi avvenuti nel VI secolo a.C., fino al momento della sua approvazione come condizione religiosa statale ufficiale dell'Impero Maurya sotto Aśoka nel III secolo a.C. Ha continuato a prosperare nei secoli seguenti e durante i primi secoli dell'era volgare, diffondendosi anche al di là del subcontinente indiano per gran parte dell'Asia centrale e oltre fino alla Cina.
Ma un costante declino del buddismo in India principiò durante la successiva era dell'impero Gupta e sotto l'impero Pala. I monaci cinesi itineranti che viaggiano attraverso la regione tra il V e l'VIII secolo, come Fǎxiǎn, Xuánzàng, Yìjìng, Huisheng e Sogn Yun, hanno cominciato a parlare di un declino del Sangha buddista, soprattutto sulla scia dell'invasione da parte degli Unni bianchi. Un tal declino è poi continuato anche dopo la caduta della dinastia dei Pala avvenuta nel XII secolo e la progressiva conquista musulmana nel subcontinente indianoMerriam-Webster, pg. 155–157.
A quel tempo, il buddismo era diventato particolarmente vulnerabile a causa di governanti ostili alla sua forma di fede, poiché mancava di radici forti nella società in quanto la maggior parte dei suoi aderenti erano costituiti da gruppi comunitari ascetici strutturati in monasteri chiusiP. 183 Max Weber: an intellectual portrait By Reinhard Bendix.
A parte una piccola entità della comunità nel Bengala orientale (oggi chiamato Bangladesh), in cui era sopravvissuto fin dai tempi antichi ed il Nepal, il buddismo si era praticamente estinto in India entro la fine del XIX secolo. In tempi recenti il buddismo ha visto una rinascita in India a causa dell'influenza di Anagarika Dharmapala, Kripasaran Mahasthavir (del movimento dei dalit buddisti), B. R. Ambedkar (primo ministro della giustizia e redattore della costituzione indiana, anche lui Movimento Buddista Dalit) e Tenzin Gyatso, il 14º Dalai Lama (in esilio dal Tibet ove regnava, in terra indiana dal 1959).
Difficoltà iniziali Gli anni di vita del futuro Buddha storico hanno coinciso non soltanto con l'urbanizzazione, ma hanno anche veduto l'inizio degli Stati centralizzatiRichard Gombrich, A Global Theory of Intellectual Change. Harvard University Press, 2000, page 205. . L'espansione della nuova fede religiosa ed il suo relativamente ampio successo dipendeva dalla crescita dell'economia del tempo, associata ad una maggiore organizzazione politica centralizzata capace di cambiamenti "imposti" dall'altoRichard Gombrich, A Global Theory of Intellectual Change. Harvard University Press, 2000, page 184. (come avvenene, in parte, per quanto riguarda l'inizio dell'impero Maurya).
Nel corso dei secoli,, durante il quale Aśoka ebbe modi di vietare i sacrifici vedici - essendo questi in contrasto con l'ideale di benevolenza buddista - il buddismo ha iniziato la sua diffusione al di fuori della sua patria originale, il regno Magadha. Solo con l'avvento al trono della famiglia Shunga (famiglia) si è avuto il graduale ripristina dei sacrifici. In questo periodo è stato anche costruito il grande stupa di Sanchi accanto alla capitale degli Shunga.
La tendenza generale di diffusione a macchia d'olio del buddismo in tutta l'India ed il sostegno statale da vari regimi regionali è, in modi più o meno palesi, continuato nel tempoRandall Collins, The Sociology of Philosophies: A Global Theory of Intellectual Change. Harvard University Press, 2000, page 182.. Il consolidamento dell'organizzazione monastica ha fatto del buddismo il centro della vita religiosa e intellettuale nel subcontinente indianoRandall Collins, The Sociology of Philosophies: A Global Theory of Intellectual Change. Harvard University Press, 2000, page 208.. Pushyamitra fu il primo sovrano della dinastia Sunga ad aver imposto la costruzione di grande Stupa (o "tope") buddisti a Sanchi negli anni attorno al 188 a.C.P. 53 History of India By Sir Roper Lethbridge La successiva dinastia Kanva ebbe quattro sovrani i quali esplicitamente professavano la fede buddista.
Pushyamitra Sunga (dal 185 al 151 a.C.) è stato registrato come essere un re ostile al buddismo, che fece bruciare innumerevoli sutra, santuari buddisti ed addirittura avallando il massacro dei monaciPruthi, R.K., (2004). Buddhism and Indian Civilization, p.83. Discovery Publishing House.
Il riconosciuto storico francese di buddismo Étienne Lamotte ha osservato che:" a giudicare dai documenti, Pushyamitra deve essere assolto per mancanza di prove""Popular Controversies in World History: Investigating History's Intriguing Questions", by Steven L. Danver, p. 98, isbn = 9781598840780.
Teorie di declino a causa di influenze indiane
Teorie di declino a causa di influenze esterne
La sopravvivenza del buddismo in India
Le istituzioni buddiste fiorirono in vaste zone dell'India orientale fino all'invasione islamica; sopravvive ancora tra l'etnia Barua (anche se praticano in contemporanea elementi di VaishnavismoContemporary Buddhism in Bangladesh By Sukomal ChaudhuriP. 180 Indological Studies By Bimala Churn Law), una comunità di bengalesi discesa da Magadh che emigrarono nella regione di Chittagong. Il buddismo indiano sopravvive anche tra il popolo Newa del Nepal.
Il Lama Taranatha (1575-1634) menziona il buddismo come sopravvissuto in alcune sacche interne del territorio indiano, anche se era assai diminuito ed oramai del tutto scomparso in molte regioni.
Iscrizioni presenti a Bodh Gaya menzionano i pellegrini buddisti che vi si recano per tutto il periodo del cosiddetto declino della fede nella regioneMiddle Land, Middle Way: A Pilgrim's Guide to the Buddha's India, Shravasti Dhammika, Buddhist Publication Society, 1992p. 55-56: 1302-1331: diversi gruppi del Sindh. XV-XVI secolo: pellegrinI da Multan. Seconda metà del XV secolo, il monaco chiamato Budhagupta proveniente dall'India meridionale. XVI secolo, il monaco Abhaya Raj dal Nepal. 1773: Trung Rampa, un rappresentante del Panchen Lama dal Tibet, accolto dal Maharaja di Varanasi. 1877, missione birmana inviata dal re Mindon Min. All'inizio del XX secolo, il buddismo era quasi estinto in gran parte dell'India; solo alcuni popoli tribali che vivono nel territorio della moderna India, Nepal e Bangladesh hanno continuano a praticarlo.
In Tamil Nadu e Kerala, il buddismo è sopravvissuto fino al XV-XVI secolo, come testimonia il manoscritto del Manjusrimulakalpa. A Nagapattinam, nel Tamil Nadu, icone buddiste furono distrutte e venerate fino a questo momento, e le rovine del Chudamani Vihara rimasero fino a quando furono abbattute dai gesuiti nel 1867. Nel Sud, in alcuni territori remoti dell'interno, potrebbe essere sopravvissuto anche di più.
Rinascita
Note
Bibliografia
Promsak Jermsawatdi, "Thai Art with Indian influence", 2003, Abhinav Publications, ISBN 978-81-7017-090-7
Charles (EDT) Willemen, Bart Dessein, Collett Cox, "Sarvastivada Buddhist Scholastism", 1998, Brill Academic Publishers Ashok Kumar Anand, "Buddhism in India", 1996, Gyan Books, ISBN 978-81-212-0506-1 André Wink, "Al-Hind, the Making of the Indo-Islamic World", 2004, BRILL, ISBN 90-04-10236-1
Voci correlate Religioni indiane Storia del buddismo
Collegamenti esterni Archives of Alexander Berzin: Historical Cultural and Comparative Studies (inclusa la relazione di storia buddista e delle interrelazioni tra buddismo e Islam).
Categoria:Buddismo indiano