Palazzo Adriano (IPA: , Pallaci in arbëresh., U Palazzu in siciliano.) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia.
Situato nel cuore della Sicania, alle pendici settentrionali del monte delle Rose a 696 m s.l.m., è quasi equidistante da Palermo e Agrigento (80 km).
Colonia di origine albanese (arbëreshe) del XV secolo, è stata fondata inizialmente da milizie stradiote albanesi. Da lì a poco, quando la penisola balcanica fu invasa dai turchi-ottomani, numerosi altri albanesi profughi dall'Albania raggiunsero il casale. Pur avendo perso la lingua madre, i costumi e spesso la coscienza identitaria d’origine, appartiene all'Eparchia di Piana degli Albanesi e buona parte della sua popolazione conserva il rito bizantino (o rito greco) dei padri fondatori albanesi. Venuta meno la diversità linguistica a Palazzo Adriano, l’identità etnica albanese è percepita nella diversità liturgica. Ha contribuito significativamente alla storia della letteratura albanese con numerosi intellettuali, soprattutto religiosi. Oggi vi è la compresenza di due popoli, il siciliano (detto "latino", litiri in albanese) e l’albanese (detto "greco", ovvero di rito greco, arbëreshi in albanese) che convivono pacificamente, seppur fino anche a tempi recentissimi ha portato ad aspri scontri etnico-religiosi.
Noto per essere stato tra i principali set del film Nuovo Cinema Paradiso (1988), nel 2014 ha ottenuto dalla Regione siciliana il riconoscimento di "paese a vocazione turistica". Nel 2019 a seguito dell'annullamento del "Parco dei Monti Sicani", è tornato ad essere sede della "riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio". L'amministrazione comunale può utilizzare nei documenti ufficiali e nella segnaletica stradale la lingua albanese, ai sensi della vigente legislazione che tutela le minoranze etno-linguistiche. Il comune montano appartiene all’Unione dei Comuni della Valle del Sosio e all'Unione dei Comuni Albanesi di Sicilia "Besa" (Lidhja e Bashkivet "Besa"). È un centro dedito soprattutto all'agricoltura e al settore primario.
Geografia fisica Palazzo Adriano è situato su un altopiano alle falde del Monte delle Rose / Mali i Trëndafilët (appartenente alla catena dei Monti Sicani) nell'entroterra di Palermo, al confine con la provincia di Agrigento. Il paese è ubicato a alle pendici del cozzo Braduscia.
Territorio Il territorio di Palazzo Adriano si estende per ettari, corrispondente a quella parte del territorio antico di Prizzi donato, nel 1160, ai monaci cistercensi del monastero di San Cristoforo, situato tra Filaga e Montescuro.. Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003
Orografia
Monte delle Rose / Mali Trëndafilëvet , () Monte Indisi () Monte Scuro detto anche Montescuro / Mali i Zi () Colle San Nicola / Kodra Shën Kolli ()
Idrografia Il territorio di Palazzo Adriano è attraversato in gran parte dal fiume Sosio, che nasce dai monti di Bivona e Santo Stefano Quisquina.
Clima Classificazione climatica: zona D, 1716 GG
Storia Età medievale I primi dati sull'esistenza del casale Arianum si hanno fin dal 1060 sotto il regno del conte Ruggero, quando Gerlando (primo vescovo di Agrigento dopo la cacciata dei saraceni) fondò le prime 14 prebende canonicali della mensa arcivescovile di Agrigento, con le decime dovute da alcuni borghi e luoghi abitati delle diocesi, tra cui sono riportati Prizzi e il suddetto casale Arianum. Più certi sono i dati sul casale di Palazzo Adriano riportati in un documento del 1160 (in cui venne scritto "sicut dividitur aqua inter Adrianum et Peritium" "Come si divide l'acqua tra Adriano e Prizzi".Un'altra edizione del diploma, il cui originale è perduto, riporta tali parole: [...] sicut dividit a qua inter Arianum et fericium usque ad pirum forcatum; cfr. .) e, in seguito, in altri documenti del 1243 (Federico II conferma la donazione di Matteo Bonello delle terre ai monasteri e concede al monastero di Santa Maria di Fossanova la Villa di Adriano, fino ad allora di pertinenza del demanio della Corte Imperiale, compresa la giurisdizione sugli abitanti), del 1273 (atto di divisione tra i monasteri di Sant'Angelo e San Cristoforo dove per la prima volta si ritrova il nome Palacium Adriani) e di altri documenti che risalgono all'epoca dei Vespri Siciliani.
A partire dal 1282 i feudi che oggi costituiscono il territorio di Palazzo Adriano videro susseguirsi più di trenta baronie concesse in enfiteusi tutte dagli abati del monastero di Santa Maria di Fossanova. Quest'ultimo ebbe riconosciuto il diritto di amministrazione dei feudi per più di 500 anni fino al 1787, quando la Real Corte di Ferdinando IV di Napoli incamerò tutte le terre, affidandone l'amministrazione alla Reale Commenda della Magione di Palermo. Alcuni enfiteuti sono stati Nicolò de Apilia (Abella), Margherita Ventimiglia, i Villaraut, gli Opezzinghi, i Montescuro, i Notarbartolo ed altri.
Età moderna Una pagina importante nella storia di Palazzo Adriano è stata scritta a partire dal XV secolo, quando un gruppo di militari albanesi, gli arbëreshë, si insediò nella zona ormai disabitata ripopolandola. Con la caduta delle ultime resistenze albanesi capeggiate da Giorgio Castriota Skanderbeg, numerosi albanesi dovettero abbandonare l'Albania per fuggire all'avanzata devastante turca, raggiungendo la Sicilia e insediandosi nel piccolo casale costruito da pastori e contadini. Con le altre andate migratorie, tra cui anche quelle di alcuni Arvaniti provenienti dalla Morea, il casale crebbe di popolazione e di sviluppo.
Attraverso i secoli gli arbëreshë mantennero intatta la loro cultura e continuarono a parlare la lingua madre albanese, fin quando, dal XIX secolo, non entrarono nel paese famiglie provenienti dai territori vicini. Da allora l'equilibrio secolare si ruppe, dando inizio ad un impoverimento della lingua locale e vita ad una comunità in cui oggi coesistono famiglie di rito latino e di rito bizantino. Palazzo Adriano, difatti, aveva a lungo conservato cinque autonomie: amministrativa, giudiziaria, economica, religiosa e militare, di origine balcanica, permesse e riconosciute dalla legislazione del regno meridionale.
Simboli
Ecco la descrizione araldica dello stemma del Comune di Palazzo Adriano:
L'aquila bicipite su sfondo rosso è il simbolo del comune che si ricollega all'antica origine albanese. Il gonfalone comunale consiste in un drappo quadrangolare di velluto rosso, raffigurante all'interno lo stemma comunale, è custodito presso la stanza del sindaco.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa di Maria Santissima Assunta (XVI secolo), di rito bizantino, sita in piazza Umberto I, nella parte centrale del paese, all'interno viene custodito il simulacro di Sant'Antonio il Grande e il simulacro dell'Immacolata Concezione, è considerata la più grande e la più decorata tra le chiese di rito bizantino di Sicilia e Calabria, inoltre è la matrice del paese; Chiesa di Maria Santissima del Lume (XVIII secolo), inizialmente di rito bizantino e in seguito ceduta al rito latino, sita in piazza Umberto I, nella parte centrale del paese, all'interno custodisce il simulacro della Madonna di Fatima, il simulacro di Sant'Antonio di Padova, il simulacro di San Francesco da Paola e il neo restaurato simulacro dell'Immacolata concezione; Chiesa di Maria Santissima del Carmelo (XVI secolo), inizialmente di rito bizantino e in seguito ceduta al rito latino, sita in via XX Settembre, nella parte centrale del paese. A navata unica, presenta un portale con colonne dai capitelli corinzi. All'interno è stata ambientata la sala cinematografica del film Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, al suo interno viene custodito il simulacro della Madonna del Carmine, di San Giuseppe, della Pietà e di Santa Rosalia. Chiesa di San Giovanni Battista (XVII secolo) di rito bizantino, sita in via Emerico Amari. Anche questa chiesa, di proporzioni modeste, ma artisticamente ben costruita, è stata eretta ad opera dei profughi albanesi a Palazzo Adriano. La chiesa anticamente era annessa ad un convento di suore collegine (di clausura) che fino alla prima metà del secolo scorso era sede di alcune classi della scuola elementare. Chiesa di Sant'Antonio da Padova (XV secolo) di rito latino, sita fuori paese, al suo interno vi è un piccolo simulacro di San Antonio da Padova Chiesa della Madonna del rosario (detta della Pietà) (XVIII secolo) di rito bizantino. La chiesa, non molto lontana dall'abitato, venne costruita a spese del nobile Bartolomeo Costa nell'anno 1729. Gravemente lesionata dal tempo e dalle intemperie, essa venne completamente restaurata nel 1966. Essendo stato aggiunto allora un campanile di piccole proporzioni, si venne a trasformare lievemente l’antica struttura architettonica, in questa piccola chiesa viene celebrata la festa dell'Ascensione del Signore, anticamente chiamata "festa de lattuche". Chiesa di San Nicola (XV secolo), sita in salita SS. Crocifisso, di rito bizantino, all'interno viene custodito il simulacro del Santo Patrono San Nicola e la "vara" del Santissimo Crocifisso, scolpita dal Marabitti nel 1639; di recente ristrutturazione è stata riaperta dopo circa mezzo secolo di chiusura per problemi alla struttura; è la chiesa più antica del paese, costruita dagli albanesi dopo il loro arrivo. Santuario di Maria Santissima delle Grazie (XVI secolo), sito fuori paese, di rito bizantino, all'interno viene custodito il simulacro della Madonna delle Grazie; Cappella di San Calogero di rito Latino, sito fuori paese. Cappella di San Calogero di rito Bizantino, sita fuori paese e ristrutturata da pochi anni da parte di privati. Ogni anno il 18 giugno (in cui si fa memoria del Santo), viene celebrata la Divina Liturgia.
Architetture civili
Palazzo Municipale (ex Palazzo Dara): sito in Piazza Umberto I, edificio appartenuto alla famiglia Dara, di nobili origini arbëreshe. Palazzetto settecentesco, caratterizzato da un arco di entrata attraverso il quale si accede in un cortile interno adornato da una fontana. Il palazzo è di proprietà del comune dal 1948. Palazzo dei Baroni Mancuso: palazzetto settecentesco prospiciente sulla piazza principale e dotato di più ingressi, sia su via Vittorio Emanuele che su via Armando Diaz, dove il toponimo Orto Barone ricorda la proprietà originaria dell'attuale giardino pubblico donato dai Mancuso. Il palazzo, forse originariamente dimora dei Baroni Schirò, passò ai baroni Mancuso tra cui si ricorda Pietro Mancuso Dara, prodittatore nominato da Garibaldi nel 1860 e successivamente Sindaco della cittadina per qualche decennio. Nella prima metà del Novecento a pianterreno erano allocati i trasformatori per l'elettricità prodotta da un impianto idroelettrico del Barone Vincenzo Mancuso Pasciuta, figlio del precedente, che fu la prima forma di alimentazione di tal genere per Palazzo Adriano. Casa d'infanzia di Francesco Crispi, sita nell'omonima via, con una lapide commemorativa sulla facciata. Villa del Barone Vincenzo Mancuso Pasciuta: sita in Viale Vittorio Veneto, fu realizzata tra la fine del XIX e i primi anni del XX secolo. La casa, il cui giardino è stato occupato da una costruzione moderna, fu decorata con pitture di Giuseppe Enea, pittore-decoratore palermitano attivo anche nel Teatro Massimo di Palermo. Adiacente al giardino scomparso era altro terreno che fu donato dal Barone Vincenzo a favore della stazione del treno che fu inaugurata nel 1920. I pilastrini del cancello furono realizzati dall’architetto Emanuele Palazzotto alla fine degli anni Trenta del Novecento, autore anche della cappella Mancuso nel cimitero locale. Palazzotto aveva sposato Angela figlia del barone Vincenzo.