Il prete Gianni () è un leggendario sovrano cristiano orientale la cui origine risale alla tradizione medievale. Fu Wolfram von Eschenbach che, all'inizio del XIII secolo, mise in relazione la storia del prete Gianni con la leggenda del santo Graal nel suo poema Parzival, in cui il Prete è il figlio della fanciulla del Graal e del cavaliere saraceno Feirefiz, fratellastro di Parzival.

La figura di questo personaggio divenne popolare nelle cronache e nella tradizione europea dal XII al XVII secolo. Si diceva che governasse su una nazione cristiana nestoriana. Ispirò vari racconti di origine medievale; si fecero varie ipotesi su quale potesse essere il suo regno, dall'India fino all'Etiopia.

L'origine del mito risale a una lettera in latino della fine del XII secolo con la quale un misterioso personaggio, il prete Gianni, sedicente re e sacerdote di una terra orientale, descrive il proprio regno dall'enorme estensione, popolato da strani esseri come da tradizione dell’immaginario medievale sull'Oriente. Questa lettera ha interessato per secoli storici, cronisti, scrittori e viaggiatori tanto che furono numerose le traduzioni o le rielaborazioni del testo originale; il mito è rimasto tale nei secoli e anche in epoca contemporanea ha interessato scrittori e storiciUmberto Eco: "Storia delle terre e dei luoghi leggendari", Bompiani, 2016, pp 104-109), tra cui Umberto Eco nel romanzo Baudolino.

Furono avanzate varie ipotesi, ma l'origine del nome e l'identità rimangono inspiegati. Per Jacques de Vitry si trattava dello stesso Gengis Khan, per Vincenzo di Beauvais di un imperatore indiano; negli Annales sancti Rudberti Salirburgensis è identificato in Abaka, secondo re mongolo di Persia; per Odorico da Pordenone fu un principe cinese, mentre per Marco Polo e per Alberico delle Tre Fontane fu un sovrano keraita (popolazione mongola convertita al cristianesimo nestoriano)Il milione, Istituto Geografico deAgostini, 1955, pg. 428.

Anche l'ubicazione del reame rimane sconosciuta: "Man mano che i viaggiatori europei si allontanavano dall'Occidente, il prete Gianni recedeva verso lontananze sempre più mitiche: dagli Urali alla Persia e all'India, dalla Mongolia alla Cina, all'Indocina e alla Manciuria. Ciò che restava fissa era la strabiliante ricchezza del Prete e la sua volontà di accostarsi alla dottrina di Roma. (...) Poi quando l'Asia sembrò non offrire nuovi appigli alle speranze di trovarvi un valido alleato (...) fu la volta dell'Africa: l'Egitto prima, la Nubia infine l'Etiopia».Il milione, Ettore Camesasca, Milano 1977, nota

Venne romanzato sia nel Guerin meschino, sia nellOrlando furioso, dove Ludovico Ariosto lo immagina quale re d'Etiopia, di nome Senapo, che Astolfo libera da una maledizione divina che lo costringeva a soffrire la fame. Il personaggio è presente anche nella Gerusalemme liberata di Torquato Tasso: come già nel Furioso egli regna in Etiopia e si chiama Senapo; è inoltre padre della donna guerriera Clorinda. Compare anche nel prologo di Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, quando il suo amico immaginario gli consiglia come scrivere il prologo stesso, smontando tutti gli stereotipi del romanzo cavalleresco.

Fonti della leggenda Sebbene la genesi diretta non sia chiara, la leggenda attinge da precedenti resoconti di viaggiatori occidentali in Oriente. Particolarmente influenti furono le storie di proselitismo in India dell'apostolo Tommaso, riportate negli Atti di Tommaso, opera del III secolo, che inculcò negli occidentali un'immagine dell'India come un luogo di meraviglie esotiche, oltre a descrivere la fondazione da parte di san Tommaso della prima comunità cristiana, elementi che saranno presenti nei racconti del prete Gianni.Silverberg, pp. 17–18.

Allo stesso modo altra ispirazione alla leggenda deriva dai resoconti spesso distorti della chiesa nestoriana in Persia, la quale aveva guadagnato ampio seguito nelle nazioni orientali, che avevano impressionato l'immaginazione degli occidentali;Silverberg, p. 20. particolarmente importanti furono i successi missionari dei Nestoriani tra i mongoli e i turchi dell'Asia centrale; Lo storico francese René Grousset suggerisce che una delle origini della storia potrebbe provenire dal clan Kerait, che aveva convertito migliaia di membri al cristianesimo nestoriano poco dopo l'anno 1000. Nel XII secolo, i sovrani dei Keraiti ancora seguivano l'usanza di portare nomi cristiani, che potrebbe aver alimentato la leggenda.Grousset, p. 191

Inoltre la tradizione potrebbe aver attinto all'oscura figura paleocristiana di Giovanni il Presbitero di Siria, la cui esistenza è stata inizialmente ipotizzata dal vescovo Eusebio di Cesarea sulla base della lettura di testi di alcuni Padri della chiesa.Eusebio di Cesarea Historia Ecclesiastica, III, xxxix, 4. Si suppose che quest'uomo, che in un documento affermava di essere l'autore di due Epistole di Giovanni,According to the 5th-century Decretum Gelasianum. avrebbe dovuto essere l'insegnante del vescovo martire Papia, che a sua volta aveva insegnato Ireneo al maestro di Eusebio. Tuttavia, poco collega questa figura, presumibilmente attiva alla fine del I secolo, alla leggenda del prete Gianni al di là del nome.Silverberg, pp. 35–39. Il titolo "Prete" è un adattamento della parola latina tardiva "presbitero", che significa letteralmente "anziano" e usato come titolo di sacerdoti che ricoprono un alto incarico.

Altra ispirazione furono i testi letterari riguardanti l'Oriente, incluso il grande corpus di letteratura geografica e di viaggio sia antica che medievale. Alcuni dettagli sembrano provenire da resoconti letterari e pseudostorici, come il racconto di Sindbad il marinaioSilverberg, pp. 16, 49–50. o alcuni racconti su Alessandro MagnoSilverberg, pp. 46–48..

Storia

Prime notizie e origine del nome "Gianni" Già nel 1122 circolava voce che il "patriarca delle Indie" avesse fatto visita al papa, Callisto II, parlandogli della sua città, un posto paradisiaco dove vivevano solo fedeli cristiani. In effetti quell’anno un “arcivescovo dell’India” - come riporta una lettera di Odone, abate di Saint-Remi di Reims - era venuto in visita a Roma, parlando con esagerazioni dell’opulenza e dei tesori dei paesi in cui si trova il corpo di san Tommaso.

La speranza di un remoto e fantastico regno cristiano in Oriente aveva così lasciato spazio ai racconti che concorsero a formare la leggenda del «prete Gianni». E la prima volta che compare il suo nome in un’attestazione scritta risale al 1145, a quando Ugo di Gabala, un vescovo siriano, affermò che un «certo Gianni», re e prete insieme, proveniente «da oltre la Persia e l’Armenia, in estremo Oriente» e discendente dei re magi, aveva deciso di venire in aiuto alla Chiesa di Gerusalemme e aveva vinto i medi e i persiani, impadronendosi delle terre al di qua del Tigri (spiegando così fantasiosamente la sconfitta del sultano selgiuchide, Sanjar, ad opera della tribù mongola dei Karakitai nel 1141).

Secondo Jacqueline Pirenne, il nome "Gianni" deriverebbe da Vizan, figlio del re dell’India, Mazdai (che aveva ucciso san Tommaso), e che per opera dell'apostolo si era convertito al cristianesimo, divenendo Vizan-Gian. E presso i nestoriani la formula «prete Gianni» passò poi a designare i successori di Vizan-Gian come capo spirituale e temporale dei "cristiani di san Tommaso".

La lettera del prete Gianni

Una delle prime notizie sul prete Gianni giunse in Occidente nel 1165 per mezzo di una lettera inviata all'imperatore bizantino Manuele I Comneno, da lui girata al papa Alessandro III e a Federico Barbarossa; il mittente della missiva si qualificava come «Giovanni, Presbitero, grazie all'Onnipotenza di Dio, Re dei Re e Sovrano dei sovrani». La lettera è considerata da molti studiosi come un falso.

La lettera, con linguaggio ampolloso, descriveva il regno di questo prete e re dell'Estremo Oriente, titolare di domini immensi che, definendosi «signore delle tre Indie», diceva di vivere in un immenso palazzo fatto di gemme, cementate con l'oro, e aveva, ogni giorno, non meno di diecimila invitati alla propria mensa; sette re, sessantadue duchi e trecentosessantacinque conti gli facevano da camerieri; tra i suoi sudditi non annoverava solo uomini, ma anche folletti, nani, giganti, ciclopi, centauri, minotauri, esseri cinocefali, blemmi, gli sciapodi con un unico e gigantesco piede, che si muovevano strisciando sulla schiena, facendosi ombra del loro stesso piede (abitudine, quest'ultima, da cui deriva il nome di sciapodi), e così via. I suoi domini racchiudevano tutto il campionario di esseri favolosi di cui hanno parlato le letterature e le leggende medioevali.

I due imperatori non diedero peso più di tanto a quel fantasioso testo. Il papa, per puro scrupolo (se davvero in Oriente c'era un re cristiano, per giunta prete, rispondere era un dovere), mandò una lettera composta esattamente da mille parole, in cui lo informava che, una volta giunte notizie più precise, avrebbe inviato presso di lui il vescovo Filippo da Venezia, nella duplice veste di ambasciatore e missionario, per istruire il prete Gianni nella dottrina cristiana. È da notare che il mitico personaggio si era definito seguace del nestorianesimo, condannato come eresia dal concilio di Efeso, secondo la quale le due nature di Gesù erano rigidamente separate, e unite solo in modo morale, ma non sostanziale. La corrispondenza si concluse così.

Circa venti anni dopo, alla fine del XII secolo, Ottone, abate dell'abbazia di San Biagio nella Foresta Nera, continuando la Chronica di Ottone di Frisinga, partecipante alla seconda crociata, riferì di un suo colloquio in Siria con un vescovo monaco che gli aveva parlato di un sovrano cristiano nestoriano, re e sacerdote, aveva riconquistato la città di Ecbatana in un grande battaglia "non molti anni fa". Successivamente prete Gianni presumibilmente partì per Gerusalemme per salvare la Terra Santa, ma le acque gonfie del Tigri lo costrinsero a tornare nel suo paese. La sua favolosa ricchezza fu dimostrata dal suo scettro color smeraldo; la sua santità dalla sua discendenza dai Tre Magi.Halsall, Paul (1997). "Otto of Freising: The Legend of Prester John" . Internet Medieval Sourcebook. Retrieved June 20, 2005.Bowden, p. 177Fertur enim iste de antiqua progenie illorum, quorum in Evangelio mentio fit, esse Magorum, eisdemque, quibus et isti, gentibus imperans, tanta gloria et habundancia frui, ut non nisi sceptro smaragdino uti dicatur (It is reported that he is the descendant of those Magi of old who are mentioned in the Gospel, and to rule over the same nations as they did, enjoying such glory and prosperity that he uses no sceptre but one of emerald). Otto von Freising, Historia de Duabus Civitatibus, 1146, in Friedrich Zarncke, Der Priester Johannes, Leipzig, Hirzel, 1879 (repr. Georg Olms Verlag, Hildesheim and New York, 1980, p.848; Adolf Hofmeister, Ottonis Episcopi Frisingensis Chronica; sive, Historia de Duabus Civitatibus, Hannover. 1912, p.366.

Passò un altro mezzo secolo. Fra Giovanni da Pian del Carpine, che, in veste di ambasciatore del papa in Estremo Oriente, aveva assistito nel 1245 all'incoronazione del terzo Gran Khan Kuyuk, nella cronaca dei suoi viaggi (Historia Mongalorum) narra di come Ogüdai, successore di Gengis Khan, era stato sconfitto dai sudditi di un re cristiano, il prete Gianni, che erano conosciuti come «Quegli Indiani chiamati Saraceni neri, o anche Etiopi».