Belvedere (noto anche con l'appellativo di "Belvedere del Grappa"P. Fiorenzo Silvano Cumàn, Belvedere di Tezze sul Brenta: La Chiesa madre dei capitelli: dalle edicole sacre alla Chiesa e dalla Chiesa a Dio, IRSEPS, 1994, p. 39., Belvedàre in veneto) è una frazione del comune italiano di Tezze sul Brenta, in provincia di Vicenza.
Geografia fisica Territorio Situata nel nord-est della penisola italiana, nel cuore del Veneto, in provincia di Vicenza, Belvedere è la più grande frazione del comune di Tezze sul Brenta (da cui dista circa 6 chilometri) e anche la più popolosa (conta oltre abitanti, ma la popolazione è in continuo aumento).
Posta nella parte orientale del territorio comunale, si trova in una zona di confine di ben tre province (Vicenza, Padova e, poco distante, Treviso). Ubicata a sinistra del fiume Brenta, la frazione di Belvedere è adagiata nell'alta pianura veneta, ai piedi delle Prealpi Venete, in fronte all'altopiano di Asiago e al monte Grappa, monte sacro alla Patria (per questo viene denominata anche “Belvedere del Grappa”).
Il territorio è completamente pianeggiante, con un'altitudine media di circa 70 m sul livello del mare; esso è caratterizzato da un'estesa e fitta rete di canali e rogge, la più importante chiamata “Munara”.
Origini del nome Il primo nome del paese non era Belvedere, ma "Ca' Dolce" ("Cadolse" in veneto). Ciò è spiegato dal fatto che un tempo il territorio era un possedimento dei Dolce, una famiglia di nobili veneziani, che qui avevano anche una villa, ancor oggi esistente, detta appunto "Casa Dolce", da cui "Ca' Dolce".
Sull'origine del nome "Belvedere" esiste una leggenda: si narra che un giorno Napoleone Bonaparte stava risalendo da Padova diretto verso nord. Quel giorno durante tutto il viaggio aveva trovato una nebbia fittissima, tale da non riuscire a vedere nulla. Giunto nei pressi di Ca' Dolce la nebbia improvvisamente scomparve, e così Napoleone esclamò: "Oh, che bel vedere!" Da allora il paese fu denominato per l'appunto "Belvedere".Narciso Loro, Giuseppe Busatto, Storia di Belvedere (Ca' Dolse), 2016, p.10
Storia Epoca romana Nel territorio di Belvedere è ancora oggi ben visibile la tradizionale centuriazione romana.
Nel 148 a.C. venne costruita la Via Postumia, grande strada romana voluta dal console Spurio Postumio Albino Magno, che collegava Genova ad Aquileia attraversando tutta la Pianura padana. La Via Postumia passava qualche km più a sud di Belvedere. I Romani avevano scelto la strada Postumia come decumano massimo (asse stradale con direzione est-ovest), mentre l'asse nord-sud detto cardine massimo era la direttrice Padova-Bassano.
La centuriazione stabilita in questa zona (area Cittadella, Bassano del Grappa) è avvenuta nello stesso modo di altre: i Romani, definiti i due assi stradali, procedevano a tracciare allineamenti perpendicolari tra loro detti cardini o decumani minori, o limites (conosciuti dai contadini locali col nome di cavini), aventi lo scopo di dividere il territorio in superfici quadrate dette saltus.
Ogni saltus veniva poi suddiviso, per lo più da strade intersecantisi ad una distanza di 20 actus ossia a 710,40 metri, le stesse misure che oggi sono ancora riconoscibili nel territorio di Belvedere e zone vicine.Tezze sul Brenta 1948-1988, 1989, p. 13.
Dominazione veneziana Nel 1404 tutta la zona passò sotto la dominazione della Serenissima Repubblica di Venezia, che mantenne pace e prosperità per quattro secoli. Il territorio di Belvedere venne incorporato nell'agro bassanese e, più tardi, con la creazione dell' “Università della Rosà”, entrò a far parte di uno dei quartieri di Bassano, il Quartiere dei Confini (che includeva le attuali frazioni di Campagnari-Laghi e Belvedere-Cusinati e che probabilmente era così chiamato perché identificava il limite tra Cittadella e Bassano).Tezze sul Brenta 1948-1988, 1989, p. 18.
A partire dal XVI secolo alcune nobili famiglie veneziane qui acquistarono dei terreni e vi costruirono le proprie ville. Sorsero così Villa Ca' Dolce (risalente al Cinquecento), dei nobili Dolce, che dava il nome a tutto il territorio circostante, e Villa Ca' Molin (risalente al Settecento), della famiglia patrizia veneziana dei Molin.
L'Ottocento Con il Trattato di Campoformio (1797) Napoleone Bonaparte pose fine alla gloriosa Repubblica di Venezia e il Veneto venne ceduto all'Impero austro-ungarico. Nel 1805, per decreto napoleonico, l'"Università della Rosà" venne soppressa e l'agro bassanese venne frantumato e suddiviso fra tre nuovi comuni: Cassola, Rosà e TezzeComune di Tezze sul Brenta. Vivi la città 2003-2004 , Gruppo Media, 2003, p. 6.: il territorio di Belvedere andò a far parte di quest'ultimo. In seguito alla disfatta napoleonica, con il Congresso di Vienna del 1815 il Veneto fu incluso nel nuovo Stato, il Regno Lombardo-Veneto, sottoposto al controllo austriaco. La dominazione austriaca durò fino al 1866, quando, dopo la terza guerra d'indipendenza, il territorio veneto venne annesso al Regno d'Italia di Vittorio Emanuele II di Savoia.
Inizi del Novecento La situazione del paese agli inizi del Novecento si può leggere nel questionario della visita pastorale di Mons. Ferdinando Rodolfi, vescovo di Vicenza, in data 2 aprile 1913. Questa era la situazione della Curazia di Belvedere che, a quel tempo si chiamava Ca' Dolce e dipendeva dalla parrocchia di Rosà:Notizie tolte dal Questionario della visita pastorale del vescovo di Vicenza mons. Ferdinando Rodolfi. Abitanti n° 1028 Famiglie n° 155 Le contrade erano quattro: Belvedere - Borgo Zucco - Bressani - Cusinati. La popolazione era prevalentemente agricola; rari i padroni e pochi i fittavoli, i più erano mezzadri; vi erano latifondi; duecento operaie e una decina soltanto di operai erano impiegati in un setificio (filanda). La Curazia di Ca' Dolce aveva: cinque osterie e quattro caffè (uniti all'osteria). Nelle scuole elementari si insegnava fino alla terza classe. La festa del titolare era quella di Santa Teresa d'Ávila (15 ottobre) e si celebrava nella terza domenica di ottobre.
La Grande Guerra (1915-1918) La guerra del 1915-1918 fu un periodo di stragi, di lutti e di rovine. Anche Belvedere non ne andò esente, per quanto immune da distruzioni materiali. Tutta la gioventù e la virilità idonea venne chiamata alle armi; molti non tornarono mai più a casa. Durante la prima guerra mondiale Belvedere, come tutti i paesi vicini, diventò zona di retrovia del fronte, dove venivano le truppe a riposo prima di tornare a combattere sulle vicine montagne.P. Fiorenzo Silvano Cumàn, Belvedere di Tezze sul Brenta: La Chiesa madre dei capitelli: dalle edicole sacre alla Chiesa e dalla Chiesa a Dio, IRSEPS, 1994, p.35.
Qui aveva sede il 324º ospedale da campo, detto "della Croce Rossa Americana" perché l'America aveva fornito i materiali. Esso era situato nella Villa Molin, Giusti del Giardino, Lucci (oggi villa San Gaetano, casa delle Suore della Provvidenza) e nello storico palazzo a nord della Chiesa ("Villa Settecentesca del Comune di Tezze"), ex scuole elementari, che ora ospita la sede del Gruppo Alpini locale (ancora oggi si legge la scritta "324 Osp.tto da campo - Rep.to Medicina").
Verso la fine del 1918 nella zona si diffuse una nuova malattia epidemica chiamata “influenza spagnola”, che aveva invaso tutta l'Europa. In questo periodo l'ospedale da campo 324 mandava a seppellire in media 4 soldati al giorno, quasi tutte vittime di questa malattia. I soldati venivano sepolti senza bara, ravvolti in un sacco o in un lenzuolo per mancanza di tavole di legno (per questo si presume che al di sotto dell'edificio vi sia un ossario). La maggioranza dei civili, invece, riusciva a procurare per i propri cari le bare, fatte con tavole raccolte nelle famiglie e ricavate da barchesse, fienili, da ripari di scale, da pollai o dalle lettiere dei defunti. Mario Baggio, Diario di guerra di un parroco di campagna, a cura della Biblioteca civica di Rosà, 1978.
A Belvedere durante la Grande Guerra passarono anche alcuni personaggi illustri. Per molto tempo sostò p. Adeodato Giovanni Piazza, Carmelitano, che allora era il cappellano di un reggimento di cavalleria. A guerra finita padre Piazza diventò prima arcivescovo di Benevento, poi cardinale patriarca di Venezia e infine segretario della Sacra Congregazione del Concistoro e presidente della Conferenza Episcopale Italiana.P. Fiorenzo Silvano Cumàn, Belvedere di Tezze sul Brenta: La Chiesa madre dei capitelli: dalle edicole sacre alla Chiesa e dalla Chiesa a Dio, IRSEPS, 1994, p.36. Secondo alcune ricerche svolte a Bassano, molto probabilmente passò e si fermò a "Ca' Dolze" anche il famoso scrittore e Premio Nobel americano Ernest Hemingway.Secondo alcune ricerche effettuate a Bassano del Grappa.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa parrocchiale
La chiesa parrocchiale, in stile neogotico, dedicata al Sacratissimo Cuore di Gesù, venne realizzata negli anni 1898-1904, su progetto di Gerardo Marchioro, celebre architetto da Castelnovo, al cui nome sono legate molte chiese del vicentino.
Oratorio "Don Bosco"
L'oratorio parrocchiale (detto anche "patronato" o "centro giovanile") sorge lungo la Strada statale 47 della Valsugana, di fronte alla chiesa. I lavori di costruzione della nuova "Casa della Dottrina Cristiana" (in quel tempo l'oratorio veniva chiamato in questo modo) iniziarono sul finire degli anni quaranta; l'inaugurazione avvenne nel 1954. L'oratorio è dedicato a san Giovanni Bosco, il santo "padre e maestro della gioventù".
Capitelli
In tutto il paese sono disseminati molti capitelli, edicole sacre e nicchie (oltre una quarantina), testimonianza di una fede semplice ma profondamente radicata nella Comunità.Comune di Tezze sul Brenta. Vivi la città 2003-2004 , Gruppo Media, 2003, p. 8. Per questo la Chiesa Parrocchiale di Belvedere è detta "la Chiesa madre dei capitelli".P. Fiorenzo Silvano Cumàn, Belvedere di Tezze sul Brenta: La Chiesa madre dei capitelli: dalle edicole sacre alla Chiesa e dalla Chiesa a Dio, IRSEPS, 1994.
Architetture civili
Monumento ai Caduti Il nuovo monumento, inaugurato il 25 aprile 2009, in occasione dell'anniversario della liberazione, è dedicato ai caduti nelle due guerre mondiali. Il basamento, rivestito in lastre di pietra, riporta i nominativi di tutti i caduti di Belvedere. Sopra il basamento, svetta il monumento, opera dell'artista locale Narciso Loro. Si tratta di una fusione in bronzo alta cinque metri, che rappresenta un'immagine femminile che calpesta i simboli della guerra e si protende verso il cielo, sollevando il mondo sovrastato da una colomba, simbolo di pace. È uno dei pochi monumenti che, più che ricordare solo le guerre, si presenta come simbolo di pace e di fratellanza universale.
Edificio polifunzionale Il nuovo edificio polifunzionale sorge lungo la strada statale 47 della Valsugana, nel centro del paese (tra la scuola elementare e lo storico palazzo ora sede degli Alpini), nel luogo in cui un tempo si trovava lo stabile degli uffici staccati del Comune di Tezze sul Brenta (ex scuola media). Di architettura contemporanea, l'edificio, a pianta rettangolare, ha un paramento esterno in vetro. Per la protezione dall'irraggiamento solare sono presenti dei grandi frangisole in alluminio verniciati colore “legno noce” (nella parte superiore), e una grande pensilina con struttura d'acciaio rivestita in rame ossidato color verde patina. La pensilina, di forma curvilinea, si inserisce tra le grandi colonne bianche del fabbricato ed è sostenuta da dei puntoni in acciaio verniciati colore bianco con andamenti obliqui.
L'edificio ospita la biblioteca e un centro prelievi.
Ville venete A Belvedere si segnala la presenza di alcuni edifici di pregio censiti dall'Istituto Regionale Ville Venete.
Villa Dolce, Comello, Rippa-Bonati, Marchiorello, detta "Ca' Dolce"