San Mauro Castelverde (Santu Màuru in ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia.
Geografia fisica L'abitato sorge sull'omonimo monte a circa 1050 m s.l.m.. Esso è avvolto tra le Madonie a ovest e i Nebrodi a est; a nord, di rimpetto, è visibile il Mar Tirreno che spazia incontrastato, la cui vista è interrotta soltanto da altri rilievi in cui sono presenti paesaggi locali e paesi limitrofi come Pollina e Castelbuono, nonché a sud Gangi e Geraci Siculo. È uno degli 82 comuni dell'ex provincia di Palermo e dista dal suo capoluogo circa 114 km. Fa parte del Parco delle Madonie.
Territorio La conformazione topografica del territorio, che si espande per oltre 11000 ettari, è prevalentemente in zona montana ed è classificata perlopiù in seminativi, pascoli, uliveti, frassineti e boschi. Pochi sono i fiumi, di medio-piccola estensione, che ne lambiscono le terre: il Buonanotte, il Calabrò e il Pollina. Pur essendo uno dei pochi comuni d'Italia ad avere una spiaggia propria nonostante gli oltre 1000 metri di altitudine, da punti sparsi si possono scorgere diversi paesi delle Madonie, dei Nebrodi e di altre province, senza escludere lo spettacolare scenario dell'Etna. Tra di essi è utile menzionare il "Pizzo Vuturo", vale a dire “avvoltoio”, con 1223 metri di quota o, ancor meglio, i 1346 metri di "Timpa del Grillo" sui Nebrodi (in gergo locale "Pizzu di tri finàiti", ossia "dei tre confini", poiché zona che delimita le Province di Palermo, Enna e Messina, oltre che frontiera di tre importanti feudi locali: Gàllina, Sallèmi e Colombo). Da quest'ultimo, in particolare, si riescono a scorgere ben 32 paesi, isole comprese, e colli inerenti ai territori delle Province di demarcazione.
Clima A San Mauro Castelverde il clima è temperato: le estati sono calde e gli inverni piuttosto rigidi (date anche le precipitazioni nevose), così che in estate si ha molta meno pioggia che in inverno. Secondo la classificazione dei climi di Köppen, il paese appartiene alla fascia Csa, ossia al clima temperato delle medie latitudini con estate calda. 13.1 °C è la temperatura media, mentre la piovosità media annuale è di 513 mm. Il mese con indice di maggior siccità è tendenzialmente giugno; di contro, il più piovoso è ottobre. Il mese più caldo dell'anno è agosto con una temperatura media di 22.4 °C. Agli antipodi, invece, 5.5 °C è la temperatura media di gennaio, che risulta così essere la più bassa in assoluto. La differenza tra le precipitazioni del mese più secco e quelle del mese più piovoso è di 65 mm. Durante il corso dell'anno le temperature medie variano di 16.9 °C.
Origini del nome Sotto il titolo “Santo Mauro” il paese esisteva sicuramente fin dai tempi dei Normanni e risulta iscritto tra i manieri della contea di Geraci nella diocesi di Messina. Non avrebbe potuto prendere questo nome prima del 15 gennaio 584, data della morte di san Mauro, ma il paese, seppur sotto forma di agglomerato di costruzioni, probabilmente esisteva già. Stando alla tradizione, pare che "San Mauro" sia stato dato al paese in seguito alla donazione di una reliquia del suddetto santo da parte dei monaci benedettini di un convento esistente sul luogo. L'appellativo "Castelverde" fu aggiunto con decorrenza 27 maggio 1863, quando, in seguito all'unificazione del regno d'Italia, per distinguerlo dagli altri 22 paesi d'Italia dello stesso nome, la Prefettura di Palermo chiese di aggiungere un secondo nome e l'allora Consiglio Comunale deliberò il 16 dicembre 1862 per tale identificativo.
Storia La storia di questo antico paese non risulta di certa attendibilità. Pur mescolandosi alle millenarie leggende tramandate oralmente, si fa qui riferimento alle opere del La RoccaArc. Dr. Don Francesco La Rocca, “Tradizioni e Memorie della terra di S. Mauro”. 1976. U.S.E.C, Palermo.Parroco, teologo, moralista e canonista. Benefattore dei poveri e di aperta liberalità, regolò l'amministrazione dei legati locali. Primo ad aver concepito il pensiero di un lavoro storico sulle vicende del paese, il suo manoscritto è attualmente la fonte più antica (1700) di quelle in nostro possesso. Reggente della chiesa locale per ben 55 anni, morì il 5/9/1736. e del LeonardaMauro Leonarda, “Ricerca ed esame delle notizie tradizionali e storiche di Santo Mauro Castelverde”. Egli fu anche Sindaco di San Mauro Castelverde dal 1877 al 1894; poi anche nel 1896 (S. Mauro C/de, 09/07/1843 – 13/01/1903). (autori locali) in quanto testi di maggiore affidabilità.
Età antica Si dice che i primi conquistatori o dimoranti, se non altro di passaggio, siano stati i Greci. A dimostrazione di ciò esistono ancora oggi un antico bevaio e una via omonima (dette dei "rièggi") che lasciano forse pensare a un primordiale insediamento in quel periodo. In effetti le tracce greche, stando agli atti del Tribunale del Real Patrimonio del 1593 (documentazione sui più antichi censimenti siciliani), sono state non soltanto un dato di fatto ma addirittura vivente. Infatti, oltre a persistere un quarterio delli greci, vi si inserisce una diretta testimonianza realmente vissuta: Joanna la greca, una vedova nullatenente Pag 33.
Per via della sua peculiare posizione, inoltre, il paese sarà stato di certo noto nell’antichità dal momento che esiste una cartografia della Sicilia di Ignazio Danti, conservata nella galleria delle carte geografiche dei Musei Vaticani, che cita per iscritto il nome dell'abitato come "S. Maura".
Le prime fortificazioni e il castello Con la denominazione Terra si soleva indicare un abitato fortificato circondato da mura protettive, distinto chiaramente da un conglomerato aperto definito Casale. Caduto l'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), la Sicilia fu conquistata dagli Ostrogoti di Teodorico e, nel VI secolo, dai Bizantini. Per cui, avendo questi ultimi creato delle fortificazioni in difesa dagli attacchi Saraceni, costruirono anche imponenti roccaforti per osservare i nemici. Una di queste probabilmente è il castello maurino (del quale oggi si conservano nient'altro che poche rovine parietali), anche se, in merito alla istituzione e alla cronologia di esso, si è aperta una questione storica rilevante. Una prima ipotesi, insufficientemente documentabile del La Rocca, ne parla come già esistente al tempo della conquista di Siracusa da parte dei Romani (III secolo a.C.). Più in avanti, sotto il dominio normanno, è certo che nel 1082 risulta essere parte della diocesi di Troina, donato dal Conte Ruggero. Un'altra posizione è stata messa in luce dalla ParutaEnza Paruta, “Geraci Siculo”. 1973, Palermo. Sicilia Nuova Editrice. (con analoga risoluzione del dott. Gioachino Drago CalascibettaEsploratore del passato Maurino e attento giornalista dell'allora “Corriere delle Madonie”.) che lo farebbe risalire, invece, al 1196 con fondazione avvenuta da parte della contessa Guerrera Creone Bernavilla, succeduta al padre Ruggero nello Stato di Geraci proprio l'anno precedente. Nonostante le si attribuisca nello stesso anno anche la fondazione del Monastero di Santa Maria di Altopiano in località Batìa, Rocco Pirri, nella sua opera Sicilia Sacra, sostiene indirettamente che tale data non sia di fondazione, bensì di attestazione del castello e che nel 1196 San Mauro fosse già abitato e reso luogo fortificato. Il fortilizio fu poi legato alla famiglia dei Ventimiglia, i quali dal 1296 al 1812 ne esercitarono il dominio quasi ininterrottamente. Un'altra attestazione è inoltre contenuta in una pergamena risalente al febbraio del 1322. Si tratta di una quietanza rilasciata da Francesco Ventimiglia, conte di Geraci, a un tal Novello da Montonino, procuratore della contea, in cui emerge chiaramente la controprova sia dell'esistenza del castello sia della fortificazione dell'abitatoDomenica Barbera, Op. cit., pp. 29-30.. Infine nel 1394 ne risulta signore Fernando Lopez de Luna, anche se incerti ne furono i destini. Inoltre pare che esistevano già da tempo degli agglomerati sul monte e ciò è provato dal fatto che nelle murature laterali della struttura sono stati ritrovati rottami di tegole o mattoni, tutti materiali derivati da fabbricati. A tutt'oggi si evincono tracce di una costruzione edificata a ridosso di costoloni rocciosi, probabilmente utilizzati come basamento per una torre centrale più alta. Si identificano allineamenti di muri che racchiudevano un’area scoperta, nonché una complessiva costruzione dall’andamento allungato e con piccole torri richiamanti il Castello a Mare di Palermo. Del periodo bizantino restano anche la chiesa di Santa Sofia o del Monte, giacché in essa si era dediti ai culti della santa. Importante da segnalare è che, oltre al mitico castello, in sua difesa vennero istituite delle torri laterali quali quella del Colle della Maddalena e quella del Colle San Marco, collegate al fortilizio per mezzo di cunicoli sotterranei. Oggi sono tutte andate in rovina.
La leggenda di "Pietro Verde" In un manoscritto latino apocrifo, che si disse ritrovato allora nel castello, si narra della poco attendibile storia di un nobile feudale carolingio, Pietro Verde, che, caduto in disgrazia e profugo, rifugiatosi in Sicilia e sbarcato alla foce del fiume Pollina, si diresse verso Calandra dominata dagli Ateniesi . In seguito, dopo aver comperato un vasto appezzamento nei paraggi, costruì un castello in posizione strategica che affacciava sul mare e, portato a compimento nel 788, venne chiamato “Castello Verde” (da ciò si giustifica anche il secondo nome dato al paese nel 1862). Dopo essersi unito in matrimonio con un'altra nobile castellana di Calandra, Maria Coco, iniziarono i primi discendenti tra cui il primogenito Diacinto e, in seguito, l'intera sua stirpeMauro Leonarda, Op. cit., pp. 53 sgg.. Questo racconto, seppur spurio, confermerebbe un altro secolo per l'attribuzione del castello: l'VIII.
Età medievale L'occupazione saracena del IX secolo, meglio conosciuta come “dominazione araba”, fu probabilmente il periodo più importante riguardo ai cambiamenti universali della cultura, delle tradizioni e del territorio: infatti, gran parte del luogo venne suddiviso in zone diverse con nomi differenti e la parte nord-orientale venne chiamata Val Demone, nella quale fu inserita anche San Mauro. Nel paese, come tracce di tale periodo, rimangono contrade (Xinni; Karsa, il cui significato probabilmente sarebbe “giardino”) e cognomi (Xialabba, Zillì) di certo propri dei conquistatori orientali. Dal 1060 al 1091 si attuò la sconfitta degli Arabi e l'ascesa dei Normanni del Conte Ruggero. Restaurata la religione cristiana, San Mauro passò alla diocesi nuova di Messina e il re in persona ne portò il totalitario potere fino all'avvento borbonico. Dopo diverse lotte e molteplici movimenti di contee, si arriva alla famosa battaglia di Benevento (1266) in cui soccombe Manfredi di Svevia e subentra in Sicilia Carlo d'Angiò. Nel 1282, con la rivoluzione dei Vespri, la vecchia Trinacria si liberò dal giogo angioino e passò alla casata d'Aragona perché non riuscì a mantenere una indipendenza forte e fu, come si dice, “offerta” loro dal popolo stesso. Dal 1282 al 1410 l'isola, governata in successione da otto re d'Aragona e fu regno indipendente. Del periodo angioino sappiamo che San Mauro si inaridì economicamente e solo dopo i Vespri la Sicilia crebbe nuovamente, poiché Federico II concesse al conte Francesco Ventimiglia le terre di diversi paesi attigui, tra cui San Mauro stesso. Assieme a Geraci Siculo, Castelbuono e Pollina fu sempre legato alla loro casata e non fu mai oggetto di cessioni o elargizioni.
Età moderna Nel 1492 i cittadini si ribellarono ai Ventimiglia e ottennero che nei giorni di mercato non si sarebbe dovuto pagare alcun dazio. A testimonianza di ciò, esiste una targa con scritta “fera franca e luoghi franchi” nella cammino discendente corso Umberto I.