La piccola era glaciale (; ) o PEG è un periodo della storia climatica della Terra che, pur senza una totale convergenza degli studi, va approssimativamente dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo nel quale si registrò un sensibile abbassamento della temperatura media terrestre. Per l’entità dell’intervallo temporale interessato non può dunque essere propriamente assimilata a un'era geologica (ossia centinaia di milioni di anni). La PEG, climatologicamente parlando, è considerata una fase stadiale dell'attuale periodo interglaciale.

Descrizione

La piccola era glaciale fu preceduta da un lungo arco temporale caratterizzato da temperature relativamente elevate, il cosiddetto periodo caldo medievale. Dal 1300 si assistette a un graduale avanzamento dei ghiacciai, i quali si erano ritirati nel periodo precedente o erano scomparsi, e si assistette alla formazione di nuovi. In un primo tempo si credette che la piccola era glaciale fosse un fenomeno globale, ma attualmente si tende a dubitarne, relegandolo per lo più al continente europeo nel quale le piccole variazioni globali di temperatura hanno provocato grandi cambiamenti climatici locali. Per esempio la ricostruzione delle temperature medie dell'emisfero nord negli ultimi 1000 anni non mostra un pronunciato raffreddamento. Dai dati raccolti sembra che in questo periodo le temperature medie si abbassarono soltanto di 1 °C circa. Il dibattito sull'entità di tale raffreddamento, così come del precedente riscaldamento medioevale, rimane tuttavia ancora aperto.

L'estensione dei ghiacciai arrivò al culmine intorno al 1850, quando le temperature ripresero ad aumentare causando una nuova riduzione della massa dei ghiacci (ritiro dei ghiacciai dal 1850). Questa fase è tuttora in corso, aggravata da fattori umani che producono effetto serra sull'atmosfera, nota come riscaldamento globale e comporta una riduzione dell'estensione delle superfici ghiacciate.

Un esempio spettacolare di questo fenomeno è visibile nell'alta valle del Rodano in Svizzera.

Nel mondo Africa Sono numerose le pubblicazioni che evidenziano l'impatto della piccola era glaciale sul clima dell'Africa dal XIV al XIX secolo. Sulla base delle variazioni avvertite in tutto il continente, si è ritenuto che il calo medio delle temperature in Africa fu di 1 °C.

In Etiopia e in Nord Africa, si segnalò la caduta di neve sulle cime delle montagne a livelli diversi da oggi. Timbuctù, un'importante città situata sulla via delle carovane trans-sahariana, fu allagata almeno 13 volte dal fiume Niger e non esistono notizie di inondazioni simili avvenute prima di quel momento storico.

Diversi studi paleoclimatici dell'Africa meridionale hanno suggerito cambiamenti significativi nel clima e nelle condizioni ambientali. In Africa meridionale, le carote sedimentarie recuperate dal lago Malawi evidenziano condizioni più fredde tra il 1570 e il 1820, le quali «avvalorano ulteriormente ed estendono la portata globale della piccola era glaciale». Un innovativo metodo di ricostruzione della temperatura degli ultimi 3000 anni, basato sul tasso di crescita delle stalagmiti e calcolato in una grotta del Sudafrica, conferma l'ipotesi di una parentesi più fredda tra il 1500 e il 1800. La ricostruzione della temperatura della stalagmite δ18O durante un arco temporale lungo 350 anni, con specifico riferimento al 1690-1740, suggerisce che il Sudafrica potrebbe essere stata la regione più fredda dell'Africa, con temperature che arrivarono fino a 1,4 °C in estate. Infine, anche il campo magnetico terrestre e i cicli di oscillazione ENSO si rivelarono fattori chiave nella variabilità climatica nella regione subtropicale. Le cicatrici periglaciali negli altopiani orientali del Lesotho potrebbero aver subito dei cambiamenti morfologici in corrispondenza della piccola era glaciale. Un'altra ricostruzione archeologica dal Sudafrica rivela l'ascesa del popolo del Grande Zimbabwe favorita dall'aumento delle precipitazioni rispetto ad altre aree popolate da tribù rivali, come i Mapungubwe.

Oltre alle oscillazioni riguardanti la temperatura, i dati dell'Africa orientale equatoriale suggeriscono dei cambiamenti sul ciclo idrologico alla fine del 1700. Le ricostruzioni dei dati storici dei dieci principali laghi africani indicano che un episodio di «siccità e prosciugamento» si verificò in tutta l'Africa orientale. Anche gli specchi d'acqua sopravvissuti videro drastiche riduzioni delle loro profondità. È molto probabile che la gente del luogo potesse attraversare a piedi il lago Ciad, tra gli altri, e che i periodi di «intensa siccità rappresentassero una costante». Ciò significa che le comunità locali probabilmente si scontrarono in logoranti conflitti o preferirono migrare altrove, poiché praticare l'agricoltura in territori riarsi era molto difficile.

Antartide

Nel 1989, si diede inizio in Antartide al progetto scientifico internazionale GISP2, allo scopo di studiare carotaggi di ghiaccio fino alla profondità di 3000 m per ricostruire i dati climatici relativi agli ultimi 200000 anni. Kreutz et al. (1997) hanno confrontato i risultati ottenuti scoprendo che la piccola era glaciale coinvolse anche il continente più remoto della Terra. Un sedimento oceanico estratto nel bacino orientale di Bransfield, nella penisola antartica, ha consentito di ricostruire eventi di diversi secoli or sono, ricollegati dagli autori alla piccola era glaciale e al periodo caldo medievale (PCM). Gli autori hanno sostenuto: «Emergono anche altri eventi climatici inspiegabili paragonabili per durata e ampiezza agli eventi della PEG e del PCM».

Sulla base degli studi avvenuti dopo il GISP2, si è scoperto che presso il duomo di ghiaccio di Siple si verificò un evento climatico coincidente con quello della piccola era glaciale nel Nord Atlantico. Il periodo freddo in esame risulta l'evento climatico più travagliato nella documentazione glaciochimica dell'Olocene a Siple. Le carote di ghiaccio estratte in loco contenevano anche il più alto tasso di strati di fusione (fino all'8%) tra il 1550 e il 1700, molto probabilmente a causa delle estati calde. Le carote di ghiaccio presso il duomo di Law lasciano trapelare livelli inferiori di CO2 tra il 1550 e il 1800, con Etheridge e Steele che ritengono tale dato «probabilmente frutto del clima globale più freddo».

I nuclei di sedimenti studiati nel bacino di Bransfield, nella penisola antartica, hanno consentito di raccogliere dati sulle diatomee e sulla loro distribuzione durante la piccola era glaciale, così come delle variazioni dei taxa del ghiaccio marino. Gli isotopi stabili estratti dal sito della carota di ghiaccio del monte Erebus Saddle suggeriscono che la regione del Mare di Ross aveva registrato temperature medie di 1,6 ± 1,4 °C più basse durante la piccola era glaciale rispetto agli ultimi 150 anni.

Asia Benché l'iniziale estensione della piccola era glaciale si credeva limitata alla riduzione delle temperature in Europa e Nord America, esistono alcune prove di lunghi periodi di raffreddamento anche in altri continenti, malgrado non sia chiaro se si tratti di eventi correlati o indipendenti. Mann afferma:

In Cina, le colture tipiche del periodo caldo come le arance furono abbandonate nella provincia di Jiangxi, dove erano state coltivate per secoli. I due tifoni più intensi nel Guangdong coincisero con le due parentesi più fredde e più secche vissute dalla Cina settentrionale e centrale (1660-1680, 1850-1880). Gli studiosi hanno affermato che una delle ragioni della caduta della dinastia Ming potrebbe rintracciarsi proprio nella siccità e nelle carestie causate dalla piccola era glaciale.

Si sono sviluppati vivaci dibattiti sui periodi iniziale, intermedio più intenso e finale della piccola era glaciale nel continente asiatico. La maggior parte degli studiosi concorda nel classificare tre distinti periodi freddi: il 1458-1552, il 1600-1720 e il 1840-1880. Secondo i dati della National Oceanic and Atmospheric Administration, l'area monsonica orientale della Cina risultò la prima a sperimentare gli effetti della piccola era glaciale, specie tra 1560 e 1709. Nella regione occidentale della Cina che circonda l'altopiano del Tibet, l'impatto avvenne in un arco temporale lievemente diverso, ovvero tra 1620 e 1749.

La temperatura mutò in un modo che non aveva precedenti per le comunità agricole in Cina. Secondo lo studio del 1972 del geologo e meteorologo Coching Chu, la piccola era glaciale dalla fine della dinastia Ming all'inizio della dinastia Qing (1650-1700) coincise con uno dei periodi più freddi nella storia cinese documentata. Dalle fonti trapelano gravi siccità durante i mesi estivi e frequenti gelate durante gli inverni. Ciò peggiorò notevolmente l'approvvigionamento alimentare durante la dinastia Ming.

La fase più intensa della piccola era glaciale corrispose con il cristallizzarsi dei principali eventi storici della storia cinese moderna. Le tribù degli Jurchen, uno dei popoli di lingua tungusa, vivevano nella Cina settentrionale e componevano uno Stato tributario della dinastia Ming e del suo imperatore Wanli. Dal 1573 al 1620, la Manciuria subì una carestia causata da forti nevicate, le quali colpirono la produzione agricola e decimarono il bestiame. Gli studiosi affermano che i cali di temperatura durante la piccola era glaciale ebbero un grande impatto. Nonostante le carenze di produzione alimentare, l'imperatore Wanli ordinò agli Jurchen di pagare la stessa quantità di tributi ogni anno. Ciò scatenò vari tumulti nella popolazione e gettò le basi per la ribellione contro la dinastia Ming. Nel 1616, gli Jurchen si affermarono grazie alla tarda dinastia Jin. Guidata da Huang Taiji e Nurhaci, la dinastia si trasferì a sud e ottenne vittorie decisive nelle battaglie contro l'esercito dei Ming, come quella di Fushun nel 1618.

Dopo le precedenti sconfitte e la morte dell'imperatore Wanli, l'imperatore Chongzhen conquistò la Cina e continuò lo sforzo bellico. Dal 1632 al 1641, la piccola era glaciale causò drastici cambiamenti climatici nei territori della dinastia Ming. A titolo di esempio, le precipitazioni nella Cina del Nord diminuirono dall'11% al 47% rispetto alla media storica. Nel frattempo, la regione dello Shaanxi settentrionale, situata lungo il fiume Giallo, affrontò sei grandi inondazioni, che causarono la rovina di città come Yan'an. Si può affermare che le gravi alterazioni climatiche contribuirono pesantemente all'indebolimento del controllo del governo sulla Cina e accelerarono la caduta della dinastia Ming. Nel 1644, Li Zicheng guidò le forze dei tardi Jin a Pechino, rovesciò i Ming e fondò la dinastia Qing.

Durante i primi anni della dinastia Qing, la piccola era glaciale continuò ad avere un impatto significativo sulla società cinese. Durante il governo dell'imperatore Kangxi (1661-1722), la maggior parte dei territori Qing erano ancora molto più freddi rispetto alla media dell'epoca. Tuttavia, l'imperatore Kangxi promosse delle riforme che riuscirono a favorire la ripresa socioeconomica dopo i disastri naturali. A favorirlo ulteriormente furono le politiche adottate dai primi membri della dinastia Qing. In concomitanza con tali eventi, poterono dirsi concluse le turbolenze arrecate dalla piccola era glaciale sulla Cina, a cui seguì un periodo più prospero della storia cinese conosciuto come era dell'Alto Qing.