Il delitto di Garlasco è un caso di omicidio avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia, di cui fu vittima Chiara Poggi, ritrovata senza vita nella villetta di famiglia dal fidanzato Alberto Stasi.
Secondo le prime ricostruzioni, Stasi, avendo tentato senza riuscirci di contattare la fidanzata da casa, dove si trovava per ultimare la tesi di laurea, si recò presso l'abitazione della vittima poco dopo le 13:30. Entrato nell'abitazione, rinvenne il corpo sui gradini della scaletta che conduce in cantina; immediatamente uscì e, mentre si recava alla caserma dei carabinieri, contattò il 118 alle 13:50, dando l'allarme. Pochi minuti più tardi giunsero i sanitari e i carabinieri, che constatarono il decesso.
L'orario del delitto fu oggetto di ampio dibattito nei vari gradi di giudizio. Le prime valutazioni medico-legali collocarono la morte nella tarda mattinata, tra le 10:30 e le 12:00, con una stima centrale intorno alle 11:00; in seguito, le sentenze di appello e di Cassazione ridussero la finestra temporale a un intervallo precedente, compreso tra le 9:12 e le 9:35, ritenuto compatibile con l'ultima disattivazione dell'allarme di casa Poggi e inconciliabile con l'alibi fornito da Stasi.
Il fidanzato della vittima, Alberto Stasi, all'inizio unico indagato e rinviato a giudizio, fu assolto sia in primo grado nel 2009 e sia in appello nel 2011. Tuttavia, la Cassazione annullò la sentenza e ordinò un nuovo processo di secondo grado: Stasi venne riconosciuto colpevole nella sentenza d'appello bis e condannato a 16 anni di reclusione. Nel 2015 la Corte Suprema di Cassazione confermò definitivamente la condanna.
La rilevanza mediatica del caso sollevò il problema di come la pressione dei mass media possa averne influenzato le indagini e l'esito dei processi (tra i primi in Italia a essere basati interamente sulle perizie scientifiche) e, inoltre, di come il modo con cui furono condotte le indagini possa avere pregiudicato l'esito delle stesse a seguito di errori accertati nella raccolta delle prove, tanto che, a distanza di quasi vent'anni dal delitto e nonostante una sentenza definitiva di condanna pronunciata nei confronti di Alberto Stasi, sono state avviate nuove indagini e nuove ipotesi investigative sono state vagliate dagli inquirenti.
Storia
Nella mattinata di lunedì 13 agosto 2007, Chiara Poggi, 26 anni, originaria di Vigevano, impiegata laureata in economia all'Università di Pavia, fu colpita a morte con un oggetto contundente mai identificato (forse un martello o un attizzatoio da camino) nella villetta in cui viveva con la famiglia a Garlasco; al momento del delitto la ragazza era sola in casa, poiché il resto della famiglia era in vacanza.
Il corpo venne ritrovato riverso sulle scale che conducevano alla cantina della villetta dal fidanzato della vittima, Alberto Stasi, 24 anni, all'epoca studente di economia all'Università Bocconi di Milano; Stasi tornò in auto e chiamò i soccorsi mentre si dirigeva alla caserma dei carabinieri, dove raccontò che aveva trovato il corpo di Chiara Poggi. Le prime indagini vennero svolte senza le necessarie attrezzature che di norma vengono utilizzate per evitare di inquinare la scena del delitto,Le 25 persone che ebbero accesso alla scena del crimine non indossarono i calzari protettivi e questo costrinse il PM a sequestrare le 25 paia di scarpe per rilevarne le impronte (comprese le proprie in quanto anche il PM era entrato senza protezioni). e il gatto stesso della ragazza fu lasciato libero di muoversi per la casa per tutto il tempo.
I sospetti si concentrarono su Stasi a causa del fatto che le scarpe che aveva indosso al momento della scoperta del cadavere erano pulite, pur avendo camminato su pavimenti sporchi di sangue. Le scarpe vennero sequestrate 19 ore dopo, durante l'interrogatorio di Stasi, il quale a domanda su quali scarpe avesse indossato quella mattina, rispose indicando quelle che aveva ai piedi.
Il corpo fu tumulato il 18 agosto. Quando gli investigatori iniziarono a esaminare le relazioni scientifiche, si accorsero che non erano state prese le impronte digitali della vittima, fondamentali per poterle escludere da tutte le altre rinvenute sulla scena del crimine; per questo motivo una settimana dopo il delitto il cadavere fu riesumato.
Stasi fu arrestato il 24 settembre 2007, per del presunto sangue sui pedali della sua bicicletta nera (non compatibile con quella vista da una testimone), con un ordine della procura di Vigevano, ma venne scarcerato quattro giorni dopo dal giudice per le indagini preliminari Giulia Pravon per insufficienza di prove.
L'ora del delitto e l'alibi di Stasi A causa della mancanza della bilancia nell'obitorio di Vigevano dove era stato portato il cadavere, non ne venne misurato il peso, parametro fondamentale, insieme alla temperatura, per determinare l'ora della morte e di conseguenza le indagini si dovettero basare su dati approssimativi per ricostruire l'ora del delitto. L'autopsia fu svolta il 16 agosto e stabilì che la ragazza era stata uccisa tra le 10:30 e le 13 del 13 agosto.
Secondo l'alibi che fornì fin da subito Stasi, la mattina del delitto stava lavorando alla redazione della sua tesi di laurea sul suo computer. Il computer fu consegnato ai carabinieri già il giorno successivo. Alcune operazioni inappropriate degli inquirenti, tuttavia, avrebbero alterato e cancellato gli accessi alla memoria di archiviazione dell'elaboratoreUna perizia fatta durante il processo di primo grado a Stasi ha poi rilevato che le errate metodologie messe in pratica dai carabinieri avevano manomesso oltre il 70 per cento dei file visibili.. Solo grazie a una perizia informatica molto più approfondita si accertò che Stasi ne fece uso continuativamente dalle 9:35 alle 12:20.
Venne appurato che, probabilmente, alle 9:12 la vittima era ancora viva, perché a quell'ora venne disattivato l'antifurto di casa Poggi; questo quindi lascia non chiarito cosa accadde nella finestra temporale di 23 minuti tra le 9:12 e le 9:35.
L'assenza di tracce di sangue Le scarpe di Stasi, quelle che calzava nel momento in cui sarebbe entrato nella villetta e con le quali avrebbe percorso i corridoi sporchi di sangue fino alla scoperta del cadavere, vennero sequestrate circa 19 ore dopo il delitto e non presentavano più tracce di sangue. Secondo l'accusa non erano quelle usate da Stasi il giorno del delitto ma, secondo la perizia ordinata dal giudice, era possibile che nelle ore successive le suole si fossero ripulite per sfregamento durante l'uso.
Secondo la perizia dei RIS del 2014, le scarpe avrebbero dovuto trattenere particelle ematiche, e queste avrebbero dovuto trasferirsi al tappetino dell'auto usata da Stasi dopo la scoperta del delitto. L'auto col tappetino vennero sequestrati dagli inquirenti una settimana dopo il delitto, rendendo incerte tutte le successive perizie.
Secondo l'ipotesi accusatoria, Stasi non sarebbe veramente entrato nella villetta per scoprire il delitto, un delitto di cui era già a conoscenza perché sarebbe stato lui a commetterlo. La difesa invece sostenne che Stasi camminò nella villetta evitando le pozze di sangue e che, a causa del tempo ormai trascorso dal delitto, gli schizzi più piccoli di sangue di cui era cosparso tutto il pavimento erano ormai già secchi (al tempo si sostenne che eventuali bassi residui si sarebbero ripuliti al contatto con l'erba bagnata del giardino). In effetti, particelle di DNA della vittima furono trovate già nel 2007 sul tappeto dell'automobile da lui usata, ma ci fu incertezza sul fatto che fossero sangue e furono scartate dal GUP. Secondo le nuove analisi, invece, almeno le tracce del tappetino sono ematiche.
Il giallo delle biciclette e dei pedali Due testimoni (Franca Bermani ed Emanuela Travain) ritenute affidabili notarono quella mattina, verso le 9:10, una bicicletta nera da donna appoggiata al muro di cinta esterno della villetta dei Poggi, che fu da subito collegata con l'assassino di Chiara. Stasi possedeva invece una bicicletta da uomo bordeaux di marca "Umberto Dei", che fu subito sequestrata. Sui pedali di questa bicicletta furono trovate tracce biologiche di Chiara Poggi, benché non ematiche. Stasi aveva anche a disposizione una bicicletta nera da donna di marca "Luxury", di proprietà dei suoi familiari, che fu visionata dal maresciallo dei Carabinieri Francesco Marchetto ma non sequestrata, perché ritenuta non compatibile con la descrizione di una testimone, che la descriveva con un portapacchi nero.
Una perizia condotta 7 anni dopo dalla parte civile, l'avvocato Tizzoni, accertò che la bicicletta nera da donna della famiglia Stasi montava pedali "Union", montati di serie anche sulla bicicletta "Umberto Dei" da uomo bordeaux personale di Stasi. Viceversa, tale bicicletta, sequestrata ai tempi dell'inchiesta, montava pedali non originali Wellgo, sui quali sono state trovate tracce del DNA della vittima. Si è supposto pertanto che potesse esserci stato uno scambio di pedali tra le due biciclette. Secondo questa ricostruzione, Stasi, essendo venuto a conoscenza che delle testimoni avevano notato una bicicletta nera fuori della villetta, nella settimana successiva al delitto avrebbe scambiato i pedali della bicicletta nera, sporchi delle tracce biologiche di Chiara Poggi, con quelli della sua bicicletta bordeaux, allo scopo di confondere le prove.
Al processo di appello-bis nel 2014 è tuttavia il rappresentante dell'accusa, il sostituto procuratore generale di Milano Laura Barbaini, a sostenere che «È matematicamente escluso che vi sia stato uno scambio tra i pedali» delle due biciclette disponibili ad Alberto Stasi. Ella esclude lo scambio di pedali sulla base di una consulenza «sulla data di fabbricazione dei vari componenti e sulle eventuali modifiche» affidata a degli esperti durante le attività istruttorie eseguite nell'ambito del processo di appello-bis. Nell'istanza in cui ha chiesto ai giudici della Corte di Assise d'Appello che siano svolte ulteriori attività istruttorie, Barbaini spiega che la bicicletta nera sequestrata «è coerente in tutti i suoi componenti che hanno date di fabbricazione tra loro congruenti». In realtà - chiarisce il magistrato - non è mai avvenuto nessuno scambio di pedali tra la "Umberto Dei" bordeaux di Stasi e la bicicletta nera da donna sequestrati.
Processi Dell'omicidio fu indagato il fidanzato della vittima, Alberto Stasi, che venne assolto dall'accusa con rito abbreviato, sia in primo grado, nel 2009, che in secondo grado, nel 2011, ma la Corte di cassazione, il 18 aprile 2013, annullò la sentenza di assoluzione ordinando esami del DNA sul capello trovato tra le mani della vittima (non noto durante il primo giudizio) e su residui di DNA sotto le unghie, repertati e mai analizzati; nonostante l'annullamento con rinvio dell'assoluzione, la Suprema corte ribadì che fosse, a proprio giudizio, difficile «pervenire a un risultato, di assoluzione o di condanna, contrassegnato da coerenza, credibilità e ragionevolezza» e quindi «impossibile condannare o assolvere Alberto Stasi», preferendo però non confermare l'assoluzione, in attesa dei nuovi esami scientifici.
Al processo d'appello di rinvio il 17 dicembre 2014 Stasi viene ritenuto colpevole e condannato a ventiquattro anni di reclusione per omicidio volontario, con l'esclusione però delle aggravanti della crudeltà e della premeditazione; la pena verrà ridotta a 16 anni grazie al rito abbreviato. Presentando poi ricorso in Cassazione, il PM chiede la conferma della condanna e l'aggiunta dell'aggravante della crudeltà, mentre la difesa chiede l'annullamento senza rinvio o un nuovo processo, ricollegandosi ai dubbi espressi in precedenza dalla stessa Cassazione sull'impossibilità di determinare la colpevolezza o l'innocenza con certezza.