Noto per i suoi reportages tematici sulla ripresa della società italiana nel dopoguerra, divenne ben presto un punto di riferimento di un fotogiornalismo raffinato e «colto» che secondo alcuni estimatori ricalcava l'esempio dei reportages statunitensi pubblicati dalla prestigiosa rivista Life.

È considerato «uno dei più importanti fotografi italiani del XX secolo», esponente della fotografia neorealista. Con lo pseudonimo Pat Monterosso, inoltre, fu fotografo di guerra documentando la guerra in Russia nella seconda guerra mondiale. Il Fondo delle sue fotografie considerato «di impronta socio-antropologica» e consistente in più di scatti, è conservato presso il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo.

Biografia Figlio di Aldo, un avvocato di Monza, Federico incomincia in età liceale ad avvicinarsi alla fotografia grazie proprio al padre, che oltre alla ripresa (gli regalò una macchina a tendina di piccolo formato), gli insegnò lo sviluppo e la stampa fotografica in camera oscura. Continuando a studiare per avvocato come il padre, presso la facoltà di giurisprudenza di Milano, frequentò diversi circoli artistici e letterari, finché nel 1935 come ufficiale dell'esercito italiano fu incaricato di fotografare le operazioni del Genio in Africa orientale. Al suo ritorno in Italia scelse di lasciare la carriera di avvocato per dedicarsi completamente alla fotografia. Sposatosi con Laura Schibler, «nel 1938, nacque il figlio Aldo». Nel 1939 incomincia a collaborare con il rotocalco Tempo,Catalogo della mostra: Federico Patellani, professione fotoreporter, Roberta Valtorta, direttore scientifico del MuFoCo, Torino 2015 un settimanale che doveva diventare ben presto il primo esempio del fotogiornalismo in Italia, con immagini che "raccontavano" gli avvenimenti come le parole e in cui Patellani rappresenta da subito un punto di riferimento anche per i suoi fototesti,«[…] i cosiddetti "fototesti", reportage fotografici in cui per la prima volta il rapporto tra testo e immagine era invertito: era infatti quest’ultima il centro del servizio, mentre le parole avevano una semplice funzione esplicativa o di accompagnamento» un modo nuovo, ideato proprio dal fotoreporter, per la descrizione delle fotografie con un breve testo esplicativo delle stesse.

La seconda guerra mondiale lo consacra fotografo di guerra, è infatti reporter sul Fronte orientale con lo pseudonimo di Pat Monterosso. I suoi reportages sulla guerra oltre che in Russia, continuano anche in Italia, dove nel 1943 fotografa gli effetti distruttivi dalla guerra a Milano e Valmontone, Cassino e Napoli con sue foto che appaiono non solo sulla rivista Tempo ma anche su diverse testate di quotidiani nazionali.

Fotografa inoltre aspetti della ripresa italiana con reportage sulla FIAT e l'Italsider, aspetti della quotidianità con la cronaca oltre che attori, attrici e Miss Italia. È impegnato inoltre in inchieste che affrontano il sociale, come quella sugli operai delle miniere di carbone a Carbonia (Sardegna), realizzata nel 1950 per il settimanale «Tempo».

La sua collaborazione oltre che rivolta verso moltissimi quotidiani italiani è anche per riviste importanti come Epoca, La Domenica del Corriere e La Storia Illustrata. Reportage tematici in diverse parti del mondo come in Kenya e diversi altri stati africani, Messico, Ecuador e nel 1976 in Ceylon.

Secondo il figlio Aldo, un ulteriore esclusivo aspetto riguardante il lavoro del padre, grazie alla notorietà e alla fiducia professionale goduta come fotogiornalista presso le redazioni italiane ed estere di tutta Europa, era quello di essere lui stesso il proponente dei propri reportages; anziché svolgere servizi su commissione, era quindi lo stesso Patellani ad indicare ai giornali l'acquisto dei servizi che si proponeva di realizzare o che erano in via di realizzazione.

Muore a 65 anni, il 10 febbraio 1977, a Milano.

Copiosa la produzione di libri fotografici a tema e di foto apparse in diversi libri di importanti case editrici di tutto il mondo. Il suo archivio fotografico si trova oggi presso il Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo. Le sue foto sono richieste da diversi enti in molte città d'Italia ed in alcuni paesi del mondo, sia per mostre personali che tematiche collettive.

Fotografo di guerra

Guerra d'Etiopia nel 1935; Seconda guerra mondiale nel Fronte orientale o campagna di Russia; Italia, Milano 1943 e Valmontone nel 1945, sono gli scenari di guerra, dove Federico Patellani o Pat Monterosso (suo pseudonimo da inviato in Russia), presta la sua opera come fotoreporter di guerra.

I suoi reportage di guerra iniziano nel 1935, nella parte orientale del Corno d'Africa, in Eritrea e nella Etiopia italiana. L'ufficiale del genio dell'Esercito italiano, Federico Patellani, ha in quel tempo ventiquattro anni. Con la sua Leica I fotografa nella campagna d'Africa cento rullini. Le sue fotografie sono incentrate più sugli "scenari" e sulle "condizioni" della guerra in corso, che su immagini cruenti dei combattimenti. Fotografa i suoi compagni d'armi, la popolazione del luogo, i mercati, gli indigeni, lo sbarco e la ripartenza delle truppe per e dall'Africa. Sarà un giornale di Milano, L'Ambrosiano, che al suo ritorno in Italia, si interessa all'acquisto e alla pubblicazione di quelle foto per alcuni servizi giornalistici. Già da questo primo servizio «[...] si può già individuare lo stile narrativo che caratterizzerà costantemente il suo lavoro fotografico;un gusto per il racconto sviluppato e derivato anche dalla sua forte passione per la letteratura».Gli anni africani, di Paola Chiodi in Lombardia Beni Culturali «Da questo momento Patellani farà della fotografia una professione. Nel 1939 infatti lascia definitivamente il diritto per dedicarsi al fotogiornalismo».

Il 1939 sarà anche l'inizio della sua stretta collaborazione con il settimanale Tempo. Qui Patellani entra in contatto con personaggi, che collaborando con la rivista, avrebbero influenzato negli anni a venire, il giornalismo, la letteratura, il designer, il cinema e molti altri aspetti della cultura italiana: Alberto Mondadori, Salvatore Quasimodo, Cesare Zavattini, Indro Montanelli, Bruno Munari, Alberto Lattuada e Leonardo Sinisgalli. È in questo ambiente che il "fotografo nuova formula"Definizione dello stesso Federico Patellani per definire se stesso e il nuovo "filone" nascente del fotografo-giornalista.Giornalista nuova formula, un articolo di Federico Patellani su Fotografia. Editoriale Domus del 1943 arricchisce lo stile "narrativo" che contraddistinguerà ogni sua fotografia.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, il fotoreporter è pronto per una nuova impresa. Richiamato nel 1941, l'ufficiale Patellani, fotografo personale del noto generale Giovanni Messe (che diventerà Maresciallo d'Italia), segue l'esercito e la squadra di fotocineoperatori in Russia, meglio conosciuto come Fronte orientale del conflitto mondiale. Anche qui come aveva fatto per la guerra in Africa fotografa «temi legati alla quotidianità» prediligendo fotografie sulla vita di tutti i giorni dell'esercito e della gente del luogo, più che i campi di battaglia. Purtroppo il materiale fotografico su questa "campagna" è scarso e può contare esclusivamente sulle immagini inviate alla rivista Tempo e su quelle poche oggi esistenti nell'archivio del suo Fondo fotografico. Molto materiale infatti si è perso, come per esempio, quello inviato a Roma con una serie di altri filmati per l'Istituto Luce.

Ritornato dalla Russia con un treno ospedale nel 1942, Patellani continua con i reportages legati alla guerra fotografando le distruzioni di alcune importanti città italiane. Nel 1943 è la volta di Milano sotto i bombardamenti e le macerie; è molto probabile che a questo periodo sono riferiti i due documenti dattiloscritti: L'Italie ne danse pas (L'Italia non danza affatto) e La vie des décombres (La vita delle macerie), accurati "fototesti" che descrivono la distruzione e la vita della gente fra le macerie. Nel 1945, dopo che Patellani ha passato due anni in un campo di internamento in Svizzera, è la volta di Valmontone, Cassino e Montecassino dove il fotoreporter documenta le distruzioni provocate da una guerra violenta fra nazisti ed alleati e la vita di stenti dei sopravvissuti.

Fotogiornalista

Da questo momento Patellani diventa il fotoreporter di riferimento del settimanale che diretto prima da Alberto Mondadori ed Indro Montanelli, passa la mano ad Arturo Tofanelli. Dal 1946 in poi il fotografo concentrerà la sua attenzione su alcune realtà del Sud Italia documentando con i suoi scatti la lenta ripresa delle città martoriate e semidistrutte, nonché dei lavoratori che si riorganizzano, dagli operai delle solfare ai contadini ed ai pescatori.

Nel 1950 è la volta della Sardegna fino a quel momento terra italiana dimenticata. In Sardegna realizza per conto di Tempo, quattro reportages esclusivi in cui Patellani scrive anche i testi, una inchiesta articolata sull'isola che il settimanale titola proprio L'inchiesta in Sardegna con temi che spaziano dal sociale al antropologico: Carbonia «ex città/fabbrica di fondazione fascista, colta nel suo stato di degrado e di smobilitazione», famosa la foto bianco nero che mostra in primo piano il viso di un minatore più quelli di altri minatori, posti su piani diversi con i visi neri impolverati per la polvere di carbone, su un fondo di nuvole grigie oscure; Cagliari in cui documenta la semidistrizione e le rovine della città provocata dalla guerra; il banditismo sardo e in particolar la ripresa di quello in Barbagia e infine gli scatti sulla cristallizzazione di una società pastorale e agricola dell'isola nell'evidenza dei suoi aspetti arcaici.

Nel 1952 fonda una propria agenzia fotografica, la Pat Photo Pictures, che diventerà ben presto un folto archivio di foto che realizza lui stesso in diverse parti del mondo, diventando fonte di approvvigionamento di immagini per testate giornalistiche ed editori nazionali ed internazionali.La fotografia di Patellani in un numero de Il Sole 24 ore In quello stesso anno realizza per Tempo un reportage nel Sud Italia che titola Italia magica, famosa diventa una sua immagine sulla divinazione "fai da te" del piombo fuso gettato nell'acqua gelata. Nel 1953 è prima in Grecia e poi in Turchia per immagini dell'archivio della sua agenzia, per poi tornare nel 1954 nel sud Italia dove realizzerà per la televisione i documentari Viaggio nei paesi di Ulisse e Viaggio in Magna Grecia. Nel 1959 è la volta di una serie di reportages intitolati Paradiso Nero e realizzati in Africa centrale dal Congo belga al Kenya, e pubblicati dalla rivista Epoca. Sarà sempre nel 1959 che il fotografo monzese incomincia la sua collaborazione con le più importanti testate nazionali del tempo come La Domenica del Corriere, Storia Illustrata, Atlante e Successo con la cessione di servizi fotogiornalistici realizzati in tutto il mondo.