Questa voce tratta in dettaglio la storia di Savoca.

Antichità e Alto Medioevo (III-XI secolo)

Sulle origini della cittadina di Savoca esistono varie congetture.

Secondo la prima, proposta da Agatino Ajello, il primitivo centro abitato di Savoca ebbe origine in epoca tardo-antica, IV-V secolo d.C. In quegli anni le prime incursioni barbariche dei Vandali resero insicura la vita sul litorale ionico, ove sorgeva Phoinix, villaggio ubicato presso la foce del torrente Agrò (ove sorge Santa Teresa di Riva) abitato da agricoltori e pescatori, che, nell'estate del 36 a.C. aveva dato ospitalità all'esercito di Sesto Pompeo prima della battaglia contro Ottaviano. Qualche studioso pensa anche sia possibilmente sorta al tempo delle guerre puniche, o che fosse coeva dell'antica Abacena. Quindi sembrerebbe che, tra il 365 e il 410 d.C., il villaggio di Phoinix si spopolò fino a scomparire e i suoi abitanti diedero origine al più sicuro sito di Pentefur, che fu il primo nucleo abitativo di SavocaSanti Muscolino. Savoca: un forziere pieno di Meraviglie. Maggioli Editore. 1968. p. 8. La seconda teoria vuole che l'origine di Savoca/Pentefur sia ascrivibile sempre agli abitanti di Phoinix, ma nel I secolo a.C. Parrebbe che Ottaviano abbia distrutto Phoinix per punire l'ospitalità data da questa alle armate di Sesto Pompeo; gli abitanti superstiti avrebbero deciso di fondare uno nuovo abitato in un sito collinare più salubre, ubicato ove oggi sorgono le rovine dell'omonimo castello e il quartiere del centro storico ancora nominato "Pentefur". Potrebbe sembrare condivisibile anche l'opinione di alcuni storici locali moderni, secondo la quale Pentefur sarebbe stata larx, cioè l'acropoli, della città di PhoinixSanti Muscolino. Savoca: un forziere pieno di Meraviglie. Maggioli Editore. 1968. p. 9

<li> Da alcuni studi sulla Cattedrale di Savoca, si presume che la stessa possa essere stata edificata qual primo edificio sacro dallo stesso generale Belisario al tempo dell'imperatore Giustiniano, viste le recenti scoperte di vestigia bizantine dell'antico catino absidale, che insisteva rivolto ad oriente. <li> Nel 1936, padre Basilio Gugliotta da Naso e padre Giampietro Rigano da Santa Teresa di Riva, frati cappuccini che abitarono nel convento di Savoca, sostenevano che i Pentefur fossero un gruppo di persone venuto dalla città di Phoinix, in un periodo in cui, per un motivo o per un altro, la vita sul litorale non era più sicura e agevole. Il toponimo Pentefur deriverebbe quindi dal patronimico Punctifur che stava probabilmente a indicare il nome di un eroe o capopopolo o di un qualche gruppo socialeCarmelo Duro, La Valle d'Agrò, Città del Sole, 1987. pp. 187-188.. <li> Secondo lo storico siciliano Tommaso Fazello, Savoca ebbe origine solo nel XII secolo, quando Re Ruggero II di Sicilia, "accozzando insieme alcuni villaggi saraceni" istituì un nuovo feudo, fondandone dal nulla il capoluogo sul colle bivertice di PentefurCarmelo Ucchino, Le Valli d'Agrò, di Savoca e di Pagliara. Antonello da Messina. 2008. p. 67.. <li> Una poco verosimile leggenda popolare, di origine medievale, narra che Savoca venne fondata da cinque ladroni (pente dal greco cinque, e fur dal latino ladro) che evasi dal carcere della vicina Tauromoenium, trovarono sicuro rifugio sul colle bipartito ove sorge il centro storico di Savoca, e da lì iniziarono le loro scorrerie per le contrade vicineSanti Muscolino, Savoca, un forziere pieno di meraviglie. Maggioli. 1968. p. 19.. <li> Infine, secondo recenti studi, in toponimo "Pentefur" deriverebbe da "πέντε - pente" = cinque e "φυλή - fulè" = quartiere, quindi cinque quartieri, per il fatto che l'originario abitato di Savoca, attorno all'VII secolo era ripartito in cinque quartieri. Detta recente teoria collocherebbe la nascita di Pentefur alias Savoca ad un periodo compreso tra la tarda età antica e il IX secolo d.C. A tutt'oggi, l'assenza di ritrovamenti archeologici non consente di stabilire quale delle suesposte teorie sia corrispondente alla realtà storica dei fatti.

La rocca di Pentefur venne conquistata dagli islamici nell'827 e successivamente fu annessa all'Emirato di Sicilia, rimanendovi fino al 1072. Sembrerebbe che il nome Siculo arabo dato al piccolo centro fosse "Kalat Zabut" (Rocca del sambuco, dal nome della pianta che cresce rigogliosa su quelle alture) anche se in alcune mappe e documenti risulta la denominazione "Balm", da Palma. Venne riadattata l'antica fortezza di Pentefur che mantiene ancora il primitivo nome. Dal momento in cui Savoca entrò a far parte dell'Emirato di Sicilia, conobbe il suo primo periodo di sviluppo, vennero introdotte le coltivazioni degli agrumi, della melanzana, della canna da zucchero, del cotone e dell'albicocco e l'allevamento del baco da setaSanti Muscolino. Savoca: un forziere pieno di Meraviglie. Maggioli Editore. 1968. p. 11.

Basso Medioevo (XI-XVI sec) - Savoca nel Regno di Sicilia

La fondazione e lo sviluppo dell’attuale centro si deve ai normanni. Savoca aumentò a partire dall'XI secolo, quando la cittadina fu fondata ed entrò a far parte prima della Contea di Sicilia e poi del Regno di Sicilia. Venne rinominata "Sàbuca" (termine tardo-latino che sta ad indicare la pianta del sambuco) e munita di una cinta muraria dotata di due porte d'accesso di cui una ancora esistente. In anni recenti, qualche studioso di storia locale ha voluto dare una diversa origine etimologica del toponimo "Savoca", sostenendo che esso derivi dal Siculo arabo "As-Sabuqah" che andrebbe tradotto come "sella" oppure come "luogo difficilmente accessibile".Giuseppe Salvadore. Savoca e dintorni. Ed. EDAS. Messina. 2018. pp. 24-33

Nel 1139Carmelo Ucchino, Le Valli d'Agrò, di Savoca e di Pagliara. Ed. Antonello da Messina. 2008.p. 68, il re di Sicilia Ruggero II istituì una Baronia, detta "Universitas Sabucae" o "Terra di Savoca", ponendo sotto la sua giurisdizione politica, religiosa e giudiziaria tutti i centri abitati compresi tra il torrente Agrò ed il torrente Pagliara (inclusi i villaggi di Misserio, Locadi e Pagliara) e tra il mare Jonio e la linea spartiacque della catena dei monti Peloritani. Tale territorio, venne donato in feudo all'Archimandrita di Messina, il quale possedeva personalmente 24 dei 48 feudi in cui la Terra di Savoca era ripartita e, da signore feudale, vi esercitava i poteri di "mero e misto imperio", nominando e facendo eleggere alle cariche di governo della città persone di sua fiducia; inoltre gli abitanti di Savoca erano obbligati a diverse prestazioni a vantaggio del loro signore feudale, come il pagamento di una tassa annua sulla casa. Il primo signore della Terra di Savoca fu l'archimandrita messinese Luca I, abate basiliano. Nella prima metà del XII secolo si edificò, su preesistente struttura, la Cattedrale siculo-normanna dedicata alla Madonna Assunta, la quale si conserva ancora pur avendo subito una consistente modifica strutturale nel XV secoloAnnamaria Brancato, L'orologio antiorario della Cattedrale di Savoca. Armando Siciliano Editore. Messina. 2016. p. 22.

Al 1150 risale la prima citazione ufficiale dell'abitato di Savoca, ad opera del geografo siculo-arabo Idrisi col nome di "Sant'ili". Altri documenti coevi o più risalenti appellano questo centro abitato col nome di Balm (=Palma: Phoinix). Un altro antico documento che parla di Savoca risale al XII secolo, è custodito nell'Archivio Vaticano, si tratta di un documento fiscale denominato "Collectoria".

Nel corso del Duecento Savoca si arricchì di almeno due edifici sacri (la Chiesa di San Michele e la Chiesa di San Nicolò); prese parte alla Quinta Crociata e, nel 1282, partecipò ai Vespri siciliani. Durante la Guerra del Vespro, contro i nemici angioini, Savoca fornì al Regno Siciliano venti arcieri per la difesa della strada tra Messina e Taormina.

Nell'autunno del 1347 anche a Savoca (proveniente da Messina) si propagò il flagello della peste nera che cagionò gravissime perdite tra la popolazione residente e frenò l'ascesa economica della città. Nel corso (o alla fine) di questo frangente epidemico, il 30 novembre 1355, pochi mesi dopo la sua ascesa al trono, re Federico IV di Sicilia, elevò il Castello di Pentefur a "Castello Regio"Carmelo Ucchino, Le Valli d'Agrò, di Savoca e di Pagliara. Ed. Antonello da Messina. 2008.p. 70, sottraendolo di fatto al controllo politico degli Archimandriti messinesi e attribuendolo al nobile messinese Guglielmo Rosso Conte d'Aidone; con "lettera patente", il giovane monarca siciliano ordinò, all'archimandrita Teodoro e ai sindaci e giurati della città di recarsi al Palazzo della Curia di Savoca per giurare fedeltà al nuovo capitano del castello; secondo documentate testimonianze i suddetti notabili e ufficiali si rifiutarono di obbedire al re. Nel periodo in cui il Pentefur fu "Castello Regio", si avvicendarono come castellani alcuni esponenti della nobiltà militare siciliana. Successivamente, a partire dal 1386, con l'Archimandrita Paolo III, il Castello di Pentefur tornò definitivamente sotto il controllo dell'Archimandritato messinese, non risultando più nel novero dei "Castelli Regi"Carmelo Ucchino, Le Valli d'Agrò, di Savoca e di Pagliara. Ed. Antonello da Messina. 2008.p. 71. Per sopperire alle gravi perdite umane dovute alla peste nera, la città, durante tutta la seconda metà del XIV secolo, fu soggetta a un lento ma costante ripopolamento che fu alla base della ripresa che caratterizzò i due secoli successiviCarmelo Ucchino, Le Valli d'Agrò, di Savoca e di Pagliara. Ed. Antonello da Messina. 2008.p. 72.

Rinascimento siciliano (XV-XVII secolo) All'inizio del Quattrocento, la cittadina di Savoca entrò in una nuova fase di sviluppo economico e demografico. In questo periodo si stabilirono nella cittadina collinare, provenienti da Messina, esponenti della piccola nobiltà e dell'alta borghesia, come i Bucalo, i Trimarchi, i Crisafulli e i Trischitta. Provenienti dal Catanese erano le ricche famiglie dei Toscano e dei NicòtinaCarmelo Muscolino, Monografia di Antillo. Ed. la Svolta.Carmelo Ucchino, Le Valli d'Agrò, di Savoca e di Pagliara. Ed. Antonello da Messina. 2008.pp. 104-111. Lo stesso Archimandrita messinese Luca IV de Bufalis, tra il 1421 e il 1450, accompagnato da tutta la sua corte, si trasferì in Savoca, ritenuta più salubre di Messina. Nel 1468, papa Paolo II istituì una minuscola diocesi archimandritale, con capoluogo Savoca, comprendente i territori di Casalvecchio, Pagliara, Locadi, Antillo, Misserio, Forza d'Agrò, Mandanici, Alì, Itala, San Gregorio e Sant'Angiolo. Nella seconda metà del Quattrocento la cittadina conobbe, su iniziativa dell'Archimandrita Leonzio II Crisafi, un certo incremento edilizio. Venne ampliata e ristrutturata, per opera dell'architetto savocese messer Pietro Trimarchi (1465-1534), la Chiesa di Santa Maria in Cielo AssuntaAnnamaria Brancato, L'orologio antiorario della Cattedrale di Savoca. Armando Siciliano Editore. Messina. 2016.p. 73. Subirono analoghi interventi di ampliamento anche la chiesa di San Nicolò e la chiesa di San Michele. Il Castello di Pentefur venne restaurato e ampliato; l'abitato, che fino allora era abbarbicato al colle bivertice di Pentefur, si espanse sensibilmente. Nacquero così, fuori dalla cinta muraria, due nuovi quartieri: "lu Burgu" (il Borgo) con svariate ed eleganti abitazioni appartenenti alle famiglie più agiate, e "Sant'Antonio", con l'omonima chiesetta oggi scomparsa. Infine, tra il 1444 e il 1456, presso piazza Fossìa, si eressero la chiesa dedicata a Santa Lucia e l'annesso convento Domenicano (crollati per una frana nel 1880) ove prese i voti e studiò il religioso savocese mons. Domenico Casablanca che fu poi vescovo di Vico Equense.

Grande fu anche lo sviluppo che apportò l'illustre cardinale Cesare Bessarione che dal 1456 al 1465 fu archimandrita del Santissimo Salvatore e Signore delle Terre di Savoca.