Biografia
Famiglia e inizi come docente universitario Figlio del cargeghese Giangiacomo Manconi, dirigente dei laureati cattolici dell'Azione CattolicaGuido Rombi, Chiesa e società a Sassari dal 1931 al 1961, Vita e Pensiero - Università cattolica, Milano, 2000, pag. 102, si laureò in scienze politiche presso l'Università Statale di Milano, dopo essere stato espulso dall'Università Cattolica del Sacro Cuore perché indicato come uno dei dirigenti del movimento studentesco dell'ateneo. Successivamente si dedicò all'insegnamento universitario, prima presso l'Università di Palermo e, successivamente, nella Libera università di lingue e comunicazione IULM di Milano, dove è stato docente di sociologia dei fenomeni politici (s.s.d. SPS/11).
Impegno in Lotta Continua e critico di cinema, letteratura e musica Tra il 1969 e il 1975 ha militato in Lotta Continua, inizialmente come redattore dell'omonimo settimanale. Nel 1973 la rivista Quaderni piacentini pubblicò una «lettera di un compagno di Lotta Continua», a firma Marcello Manconi. Uno pseudonimo che, oltre alla responsabilità individuale di Manconi, richiamava la condivisione delle sue opinioni da parte di settori di Lotta Continua a proposito della legittimità di forme di «violenza rivoluzionaria». Quella posizione, negli anni successivi, venne radicalmente criticata dagli stessi autori in vari scritti e, in particolare, in La violenza e la politica, con prefazione e cura di Luigi Manconi, pubblicato da Savelli nel 1979.
Negli stessi anni e fino al 1980 Manconi ha scritto sulla rivista Ombre rosse, diretta da Goffredo Fofi, come critico cinematografico e letterario, diventandone poi condirettore. Nella seconda metà degli anni settanta, con lo pseudonimo di Simone Dessì, collaborò a riviste musicali come Muzak e partecipò alla stesura di articoli e volumi sulla musica popolare e sulla musica leggera italiana.
Di questa attività si ricorda, tra l'altro, la critica a Fabrizio De André per l'album Storia di un impiegato: «Il tentativo, clamorosamente fallito, di dare un contenuto "politico" a un impianto musicale, culturale e linguistico assolutamente tradizionale, privo di qualunque sforzo di rinnovamento e di qualunque ripensamento autocritico»Recensione di Simone Dessì pubblicata su Muzak e ristampata poi nel volume C'era una volta una gatta, edizioni Savelli-Il pane e le rose, Roma, 1977, pag. 44. Anni dopo, nel volume La musica è leggera, pur confermando il giudizio assai negativo su quell'album (di cui pure si apprezzava «la bellissima Nella mia ora di libertà»), a proposito di De André, Manconi scrive: «Ha quel merito raro già evidenziato: la sua produzione risulta eccellente lungo l’intero corso della sua attività. Perché sottolineare questo? Perché spiega come la forza dello scrivere e del musicare di De André fosse assai più solida e più "lunga" del contesto nel quale era immerso e si voleva immerso».
Decenni dopo, Goffredo Fofi scriverà di lui: Manconi «è stato ieri un coerentissimo militante della nuova sinistra ed è oggi personaggio tra i più integri e puri di un ceto politico e culturale perlopiù malato di mediocrità e di superficialità».
Lavoro di scrittura Dal 1987 è giornalista professionista iscritto all'Ordine dei giornalisti del Lazio, fino alle dimissioni date nel 2020.
Nel 1980 pubblicò per Mondadori il romanzo poliziesco Lavoro ai fianchi, scritto con il neuropsichiatra infantile Marco Lombardo Radice.
Negli anni ottanta ha fondato e diretto, con Massimo Cacciari e Rossana Rossanda, la rivista Antigone. È stato editorialista e commentatore delle più importanti testate italiane, come Il Messaggero, Il Foglio, La Stampa, il manifesto, l'Unità, Il Sole 24 Ore, il Corriere della Sera e la Repubblica. Attualmente è editorialista di questo ultimo quotidiano.
Nel 1991 il suo rapporto di collaborazione con la Rai fu bruscamente interrotto e Manconi fu licenziato a seguito di un editoriale assai critico nei confronti dell'allora ministro del bilancio, Paolo Cirino Pomicino, nel corso della trasmissione di Rai 3 Girone all'italiana, condotta da Andrea Barbato.
Negli anni novanta è stato consulente delle trasmissioni televisive di Rai 3 Profondo Nord e Milano, Italia, ideate e condotte da Gad Lerner.
I suoi libri hanno ottenuto un notevole successo di critica. Di Per il tuo bene ti mozzerò la testa. Contro il giustizialismo morale, con Federica Graziani, il Corriere della Sera ha scritto: «Nuotare controcorrente e contro il giustizialismo, come si fa in questo libro, diventa un esercizio di resistenza civile». Su Il senso della vita. Conversazione tra un religioso e un pococredente così il giudizio di la Repubblica: «La conversazione tra Luigi Manconi e don Vincenzo Paglia arriva come un miracolo».
A proposito del libro La scomparsa dei colori, dove l'autore racconta la progressiva perdita della vista e la cecità, Claudio Magris ha parlato di «umana grandezza con la quale Luigi Manconi, accanto a tante battaglie etiche – come politico, come scrittore, come giornalista – fa i conti con la propria perdita della vista» (Corriere della Sera); Concita De Gregorio di «un libro bellissimo» (la Repubblica); e Marino Sinibaldi di «un romanzo personale, fortemente introspettivo ma anche molto comunicativo» (Timbuctù). Daria Bignardi ha commentato: «È nato un vero scrittore» (Vanity Fair); e Goffredo Fofi: «si tratta di uno straordinario manuale di ri-apprendimento (o meglio, di continuità negli impegni umani e civili, nonostante il buio e da dentro il buio» (Corriere del Mezzogiorno). Su il manifesto Tommaso Di Francesco elogia «una scrittura abilissima che distanzia con una forza espressiva la propria vita quotidiana «disabile» come se fosse quella di un altro, attraverso un riannodare delle trame di vita che scavano alle origini del suo stato attuale di non vedente». Andrea Pugiotto, a sua volta, parla di «una lezione politica contro quel paternalismo giuridico che continua a precludere, nel nostro Paese, scelte legislative rispettose dell’autodeterminazione del malato, di cui si nega l'autonomia «ovviamente, “per il suo bene” (l'Unità)». E aggiunge: dietro la debolezza reale della cecità, si svela quella fragilità apparente, ora nutrita da «una certa mitezza e una qualche moderazione», di cui Luigi Manconi è testimonianza incarnata». Infine, Valeria Parrella: «la grazia con cui è scritto, la profonda ironia e il lungo pensare all'essere umano che ha caratterizzato tutta la sua vita pubblica fanno sì che questo testo sia, come dice il Leopardi di certi versi tristi, "che essi però fanno baluginare la vita"».
Nel 2025 è stato tra i vincitori del Premiolino e tra i finalisti del Premio Giuseppe Dessì per la narrativa e del Premio nazionale di cultura Benedetto Croce per la narrativa.
Ricerca sociale L'attività di sociologo di Luigi Manconi si è concentrata su tre principali aree tematiche:
A) Le forme dell'azione collettiva e i movimenti sociali. Nell'arco di quattro decenni Manconi ha costantemente studiato le forme e le modalità dell'azione collettiva, i metodi di lotta e le strutture della mobilitazione. La prima sistematizzazione di queste ricerche si è avuta in Solidarietà, egoismo. Buone azioni, movimenti incerti, nuovi conflitti, Bologna, Il Mulino, 1990;
B) Gli atteggiamenti dei gruppi sociali in relazione all'immigrazione straniera. In particolare lo studio delle dinamiche di competizione territoriale tra autoctoni e immigrati, che determinano conflitti intorno alla disponibilità di risorse scarse (servizi, spazi, beni); e che hanno come ricadute atteggiamenti xenofobi e di intolleranza. Manconi ha inoltre approfondito la tematica del «conflitto etnico» alla luce del ruolo che i soggetti politico-istituzionali giocano nella sua diffusione, riflettendo sul concetto di «imprenditore politico dell’intolleranza». I risultati di tale attività di ricerca si trovano in numerosi report e nelle seguenti pubblicazioni:
I razzismi possibili, con Laura Balbo, Milano, Feltrinelli, 1990; I razzismi reali, con Laura Balbo, Milano, Feltrinelli, 1992; Razzismi. Un vocabolario, con Laura Balbo, Milano, Feltrinelli,1993; Accogliamoli tutti. Una ragionevole proposta per salvare l'Italia, gli Italiani e gli immigrati, con Valentina Brinis, Milano, Il Saggiatore, 2013; Non sono razzista, ma. La xenofobia degli italiani e gli imprenditori politici della paura, con Federica Resta, Milano, Feltrinelli, 2017;
C) Le devianze, le dipendenze, i diritti di cittadinanza. Nel corso della prima conferenza nazionale sulla droga, organizzata dal Dipartimento per gli Affari sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Palermo, 24-26 giugno 1993), Manconi ha presieduto la Commissione sulle Strategie di riduzione del danno. Negli anni più recenti, ha studiato come la devianza sia connessa a processi di stigmatizzazione sociale e come questi ultimi perpetuino meccanismi di esclusione. Ha esaminato, inoltre, le strategie di recupero e riabilitazione nei loro principali approcci: quello delle comunità terapeutiche e quello delle politiche di riduzione del danno. I risultati di tale ricerca si trovano in Legalizzare la droga. Una ragionevole proposta di sperimentazione, Autori vari, a cura e con introduzione di Luigi Manconi, Milano, Feltrinelli, 1991;
D) Le garanzie dei diritti. Ovvero l'effettività e l'esigibilità dei diritti e, in particolare, di quelli di libertà. Già nella seconda metà degli anni Ottanta ha diretto la rivista Antigone, interamente dedicata alle garanzie dei diritti nel processo penale. Dal 1996 e fino al 2004 ha curato la rubrica “Né grazia né giustizia” su Il Foglio, focalizzata sul tema del garantismo. Nel corso di questi anni è intervenuto sulle problematiche delle garanzie individuali, sia attraverso un’intensa attività pubblicistica sia attraverso il lavoro di ricerca scientifica. Dentro questo filone di ricerca di collocano gli studi sulla violenza politica e sul terrorismo di sinistra in Italia. Tra il 1981 e il 1988 Manconi è stato uno dei ricercatori che ha condotto l'indagine Terrorismo e violenza politica, promossa dall'istituto Cattaneo di Bologna. Di questo lungo lavoro sono stati tratti numerosi saggi:
Storie di lotta armata, a cura di Raimondo Catanzaro e Luigi Manconi, Bologna, Il Mulino, 1995; Terroristi italiani. Le Brigate Rosse e la guerra totale, 1970-2008, Milano, Rizzoli, 2008.
Di recente Manconi è tornato sul tema con la pubblicazione di Poliziotto-Sessantotto. Violenza e democrazia, con Gaetano Lettieri, pubblicato da Il Saggiatore nel 2023.
E) Il carcere e gli istituti di privazione della libertà. Lo studio del rapporto tra allarme sociale e penalizzazione e tra crisi economica e panico morale. Manconi ha concentrato la sua attenzione su eventi critici quali autolesionismo, tentati suicidi e suicidi, indagando sulle relazioni tra ambiente detentivo (regole, linguaggi, rapporti) e fenomeno suicidario, nonché tra integrazione nel sistema e capacità di adattamento dell’individuo recluso. I risultati di tale ricerca si trovano in:
Suicidio e autolesionismo in carcere. 2002-2004, con Andrea Boraschi, in "Rassegna Italiana di Sociologia", n. 1/2006, pp 117-150; Quando hanno aperto la cella. Stefano Cucchi e gli altri, con Valentina Calderone, Milano, Il Saggiatore, 2011; La pena e i diritti. Il carcere nella crisi italiana, con Giovanni Torrente, Roma, Carocci, 2015; Abolire il carcere. Una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini, con Stefano Anastasia, Valentina Calderone e Federica Resta, Milano, Chiarelettere, 2015; nuova edizione 2022.
Carriera politica Senatore e portavoce nazionale dei Verdi