Nel territorio di Avezzano appaiono chiari i segni lasciati nel tempo dai grandi eventi che ne hanno caratterizzato la storia, l'architettura e anche l'urbanistica. In primo luogo la colonizzazione romana, l'incastellamento medievale, il totale prosciugamento del lago Fucino, infine le distruzioni e le ricostruzioni legate al terremoto del 1915 e ai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Le origini e il nucleo storico
La presenza del lago Fucino ha creato, fin dal Paleolitico le condizioni climatiche ideali per accogliere l'uomo in un contesto positivo dapprima ambientale e in seguito economico..Testimonianze preziose dello stanziamento a carattere continuativo delle popolazioni in questi luoghi, sin dai tempi remoti, sono la grotta di Ciccio Felice (nome presumibilmente derivato da quello che fu il proprietario della caverna e dei terreni circostanti, Francesco Felice Nanni.), l'insediamento neolitico di Paterno, situato in località pianura di Cellitto, i monumenti funerari di valle Solegara, situati tra Avezzano e Antrosano risalenti, con ogni probabilità, tra il VII e V secolo a.C. Oltre all'area di scavo archeologico dell'ex collegiata di San Bartolomeo, la villa romana adiacente al tracciato originario della via Tiburtina Valeria e al sito archeologico di Alba Fucens, distante appena 7 chilometri a nord della città. Resti di abitati fortificati della prima età del ferro, gli ocres safini, sono stati individuati sui monti che dominano Avezzano, in particolare sui monti Salviano e Cimarani, nelle serre di San Donato, Arrio, Cima Grande e Alizio e in località Santa Maria in Vico, nei pressi del vecchio cimitero cittadino. Analoghe tracce sono state individuate sui Tre Monti che dominano gli abitati di San Pelino, Paterno e Castelnuovo.
Con la fondazione tra il 303 ed il 304 a.C. della vicina città militare e commerciale di Alba Fucens ebbe inizio anche il processo di urbanizzazione del territorio albense e dunque anche di quello di Avezzano.
Fu la via Valeria a collegare l'area fucense con Roma rappresentando il proseguimento in territorio abruzzese del percorso dell'antica via Tiburtina. Altre importanti vie di comunicazione che favorirono il processo di urbanizzazione della Marsica si diramavano da Alba Fucens verso le nuove municipalità romane..
Medioevo
Il primo vero e proprio nucleo urbano di Avezzano si sviluppò all'incrocio tra la via Marsicana che univa Celano alla valle Roveto in epoca medievale. La città crebbe intorno alle due costruzioni più importanti. La prima era l'antica chiesa della località Pantano, intitolata forse a San ClementeToponimi e riposizionamento degli insediamenti ad opera di Serafino Del Bove Orlandi, Planimetria con individuazione dei "vichi" dall'unione dei quali ebbe origine Avezzano, in Teresa Cucchiari mostra, 1999, p. 6.Giuseppe Grossi, Avezzano Historia. Dalla Preistoria al Medioevo, Avezzano, Agesci, 2020, p. 65. oppure, secondo una delle altre ipotesi, a Sant'Antonio abate.. e successivamente, nel XII secolo, dedicata con chiarezza a San Bartolomeo. L'altra era la torre medievale, costruita nel XII secolo dal feudatario Gentile di Palearia con il fine di controllare militarmente l'area fucense da una posizione di allineamento visivo con le altre strutture militari che erano collocate per lo più sulle alture perilacustri del Fucino e che svolgevano soprattutto un'azione di controllo sul territorio. La cittadina nel medioevo presentava la cinta muraria dotata di torri rompitratta e di tre porte risalenti all'epoca normanna..
Avezzano dopo la distruzione di Albe a opera di Carlo I d'Angiò, divenne de facto sede di governo della contea che tuttavia continuò ad essere chiamata "contea di Albe".. Anche al feudo di Pietraquaria, abitato da circa 650 persone e quindi il più grande incastellamento presente nella contea di Albe, toccò la stessa sorte, tanto da essere devastato dagli angioini. La crescita demografica, che raggiunse i 1200-1400 abitanti, coincise con la devastazione di Albe e Pietraquaria da parte degli angioini. Nei primi anni del XIV secolo termina il primo e lungo processo aggregativo che trasformò la villa avezzanese in castrum medievale. In località Pantano (Pantanum), corrispondente al centro della città antica distrutta dal sisma del 1915, si trovava la pieve di San Bartolomeo alla quale fecero capo le chiese di diversi villaggi e località come San Felice alle Grotte di Claudio nei pressi della grotta di Ciccio Felice, Castelluccio (o San Lorenzo in Vico), alle pendici del monte Salviano, Arrio alle pendici del monte d'Aria (gruppo montuoso del Salviano), Cerrito (o Cerreto, o anche San Leonardo) sulla via Consolare (la contemporanea via San Francesco), Vico (o Santa Maria in Vico), nei pressi del vecchio cimitero cittadino, Pescina (o San Nicola), corrispondente al contemporaneo quartiere di San Nicola, Perata (o Perrate, Parate) che corrisponde al contemporaneo quartiere di Scalzagallo, San Basilio sui colli Palentini, La Fonte (o San Salvatore), nella contemporanea località di Caruscino, Vicenne (o Sant'Andrea), corrisponde alla via e al quartiere omonimi, Gagliano (o San Sebastiano), località posta all'altezza dell'incrocio fra via XX Settembre e via Garibaldi, Pennerina (o Pennorina, Santissima Trinità) nei pressi della località Le Mole (vicino alla contemporanea sede CAM di via Caruscino), Scimino o (San Simeone), nel contemporaneo quartiere La Pulcina, Le Fratte (o San Paolo), intorno alla distrutta chiesa di Santa Maria di Loreto, San Callisto, tra via Sant'Andrea e via Nuova nei pressi della strada Circonfucense, infine Casole (o Santa Maria di Casa), nei pressi di Caruscino. La struttura pievana presentava già, dunque, numerose chiese e cappelle attorno alle quali si svilupparono gli interessi e le attività della maggior parte dei suoi abitanti.
Con ogni probabilità, nel XIV secolo venne terminata la costruzione della chiesa di Santa Maria di Loreto, andata completamente distrutta a causa del terremoto del 1915. La statua in terracotta policroma della Madonna di Avezzano, databile alla fine del XV secolo, e recuperata dopo il sisma è stata successivamente collocata in Emilia, nella chiesa di Nostra Signora della Fiducia vicino alla via Emilia a levante, tra San Lazzaro di Savena e BolognaGiuseppe Grossi, Avezzano Historia. Dalla Preistoria al Medioevo, Avezzano, Agesci, 2020, p. 1..
Nel 1355 fu edificata invece la chiesa di San Francesco (la contemporanea chiesa di San Giovanni Decollato) con annesso convento.
Un prezioso documento riporta in pergamena la sentenza con cui vennero stabiliti i confini tra le universitas di Avezzano ed Albe, mentre gli statuti antichi, probabilmente risalenti alla seconda metà del XIV secolo e pienamente accettati dai feudatari, regolamentarono la vita sociale della città dentro e fuori le mura; in particolare le fiere, le feste, le attività agricole, di arti e mestieri, e anche gli aspetti relativi alla disciplina e alla raccolta dei rifiuti.Ugo Maria Palanza, Avezzano: guida alla storia e alla città moderna, Comune di Avezzano, 1988..
Castello e cinta muraria
Soltanto verso la fine del XV secolo, esattamente nel 1490, Gentile Virginio Orsini fece costruire il castello inglobando così la preesistente torre medievale.. Con ogni probabilità fu in quel periodo che Gentile Virginio fece rafforzare e ampliare il sistema difensivo della cinta muraria, dotando di fatto la città di quello che può essere definito il primo progetto urbanistico di AvezzanoTommaso Lelio Orlandi, Storia urbanistica di Avezzano, (in "Marsica domani", 1988, anno XII, n. 6, p. 19.). Le mura, provviste di merlature, costituivano un'area irregolare a forma di pentagono e presentavano tre porte: quella di San Rocco (originariamente intitolata a San Felice), posizionata a nord est; quella di San Francesco, che prese il nome dall'omonimo convento trecentesco, situato a sud ovest appena fuori le mura; la porta di San Bartolomeo che si trovava a sud est della città. La parte occidentale delle mura non presentava, invece, nessun accesso verso l'area di Albe, oramai in fase di decadenza. A testimonianza di ciò la costruzione voluta sempre da Virginio Orsini della via di Cesolino che univa Avezzano a Tagliacozzo, attraverso quella che fu definita la via variante della strada Valeria. L'arteria principale di Avezzano era invece la via Centrale, di cui una buona parte venne successivamente intitolata ad Umberto I, che tagliava in due il nucleo urbano e da cui si diramavano a spina di pesce numerosi vicoli.
Nella seconda metà del Cinquecento sotto i Colonna, la cui signoria durò fino all'abolizione dei feudi e quindi per circa tre secoli e con Marcantonio Colonna che scelse Avezzano come una delle sue residenze, la città fu;elevata a capoluogo de facto della contea albense e del ducato di Tagliacozzo.. In questo periodo la cittadina, superati del tutto gli schemi architettonici legati alle esigenze militari dell'incastellamento, ebbe modo di vivere un lungo periodo di evoluzione e sviluppo sia sul piano urbano che architettonico. La sua posizione geografica, privilegiata rispetto al sistema viario che ruotava attorno alla via Valeria, ne fece anche un importante nucleo commerciale avviato ad avere anche più un peso politico e sociale nella sua regione.. Il primo catasto cartaceo della città di Avezzano risale al 22 aprile del 1616.. In particolare a Marcantonio Colonna si devono le numerose opere di riqualificazione della città e migliorative dell'assetto urbanistico realizzate nella seconda metà del Cinquecento. Fu costruita la via Nuova che univa il castello, nel frattempo trasformato in una elegante dimora, alle rive del lago. Mentre via Marcantonio Colonna in direzione sud est affiancava esternamente le mura della città favorendo gli scambi commerciali anche fuori le mura. Superata la fase rinascimentale ci furono molti interventi di recupero e costruzione di palazzi signorili con il miglioramento di spazi che precedentemente apparivano degradate. In particolare le aree occupate da costruzioni fatiscenti vennero man mano sostituite all'interno delle mura attraverso una vera e propria riqualificazione architettonica del nucleo urbano. Nei campi vicini alla cinta muraria si coltivavano cocomeri, oliveti, ortaggi di vario genere, lino e addirittura il crocus per produrre lo zafferano..
Nel 1775 il comune acquistò i terreni corrispondenti a piazza Torlonia che destinò alle attività di supporto logistico dell'agricoltura, in particolare l'Aia venne utilizzata dagli agricoltori avezzanesi per l'essiccazione di legumi e cerealiTommaso Lelio Orlandi, Storia urbanistica di Avezzano, (in "Marsica domani", 1988, anno XII, n.6, p. 20.). Questo primo segnale di espansione verso il territorio circostante fu confermato in qualche modo anche dai piani urbanistici che seguirono.
XIX secolo
Nel 1811 con l'elevazione della città a capoluogo di distretto, il nucleo urbano si avviò ad una trasformazione abbandonando gradualmente la struttura feudale di tipo rurale. In questo periodo il soprintendente Antonio Sardi portò a termine numerose opere urbane che conferirono alla città un aspetto più moderno, disponendo anche leggi che nei decenni successivi contribuirono alla crescita architettonica e sociale di Avezzano.. Tuttavia l'immagine di una città effettivamente moderna appariva ancora molto lontano, tanto che i celebri viaggiatori della prima metà dell'Ottocento, gli inglesi Edward Lear e Richard Keppel Craven, nei loro racconti descrissero Avezzano come un piccolo centro contadino, pur essendo già divenuto nel 1811 capoluogo di distretto e sede della sottintendenza (una delle quattro dell'Abruzzo Ulteriore II).