Questa voce raccoglie le informazioni riguardanti i colori e simboli dell'Associazione Calcio Milan.

La società calcistica di Milano, fin dalla sua nascita nel 1899, utilizza come colori sociali le tinte del rosso e del nero, da cui il soprannome di Rossoneri; queste vennero scelte da Herbert Kilpin, fondatore e primo capitano del club, a rappresentare rispettivamente il fuoco dei diavoli milanisti e la paura degli avversari nell'affrontarli. Per derivazione, tra i simboli del club c'è la figura del Diavolo, da cui l'altro soprannome di Diavoli; dall'araldica cittadina è inoltre presa a prestito la bandiera di Milano, una croce rossa su campo bianco, che dagli albori e per lungo tempo è stata sfoggiata sopra le casacche come scudo societario, e oggi inserita all'interno dello stemma milanista.

La maglia Prima divisa Storia Fin dalle origini, il Milan vestì quella che rimarrà per tutta la sua storia la propria, canonica, uniforme: una maglia palata rossonera, abbinata a pantaloncini bianchi e calzettoni neri; nei decenni seguenti, solo ciclici cambiamenti dettati dalle mode del tempo andranno a intaccare questo schema, che tuttavia rimarrà pressoché inalterato sino ai giorni nostri. A cavallo tra XIX e XX secolo, la prima casacca dei Rossoneri fu una semplice camicia di seta caratterizzata da una fitta rigatura, con lo scudo cittadino di Milano cucito all'altezza del cuore; i pantaloni – o, forse, sarebbe il caso di parlare di "braghe" – presentavano inoltre una foggia decisamente ampia. In questa decade iniziale, da segnalare lo speciale abbigliamento del fondatore Herbert Kilpin che – probabilmente per rimarcare le sue origini british, o solo per meglio identificare il suo doppio ruolo di allenatore e capitano – alla sopracitata divisa aggiungeva un singolare berretto di stampo anglosassone, anch'esso a strisce rosse e nere.

Il 1911 portò in casa meneghina il primo cambio di stile degno di nota: la camicia degli albori lasciò spazio a una vera maglia da gioco, chiusa nello scollo da tre bottoni, sopra cui le righe andarono ad allargarsi sempre più; anche le braghe d'inizio Novecento si accorciarono per diventare dei normali pantaloncini. Sulla schiena, la successiva apposizione dei numeri di gioco avvenne colorandoli di bianco. Tale muta sopravviverà alle due guerre mondiali e verrà sfoggiata sino alla primavera 1961. In questo lungo lasso di tempo, nel corso degli anni 1930 le casacche mostrarono uno scollo a "V" e, data la situazione politica in cui si trovava l'Italia del periodo interbellico – che peraltro portò il club, sul finire del decennio, a italianizzare il proprio nome in un più autarchico Associazione Calcio Milano –, allo stemma comunale sul petto venne affiancato il fascio littorio del regime fascista al potere.

L'approdo negli anni 1960 fu segnato dal ritorno in auge delle sottili strisce delle origini, stabilmente utilizzate fino alla metà degli anni 1980 salvo una breve parentesi all'inizio di questo decennio, in cui si rividero dei pali rossoneri nuovamente di maggiore ampiezza. In questo stesso intervallo di tempo, specificatamente tra i campionati 1979-1980 e 1980-1981, la maglietta del Milan si rese protagonista di un importante primato portando al debutto nel calcio italiano, in via sperimentale, i cognomi dei calciatori sulla schiena:. la novità ebbe tuttavia una saltuaria applicazione e ancor più un'effimera vita, presto rigettata da Federazione e Lega Calcio che apriranno a questa soluzione solamente dalla stagione 1995-1996. Da non dimenticare, inoltre, un makeover fugacemente ammirato nel campionato 1981-1982, con il ricorso per la prima divisa a pantaloncini di colore rosso al posto dei tradizionali bianchi.

Come accennato, sino a metà degli anni 1980 sulla maglietta dei Diavoli la fecero da padrone le sottili strisce degli albori: singolare la scelta stilistica applicata alle maniche della casacca del campionato 1985-1986, dove le righe non seguivano l'andamento delle braccia ma di contro fasciavano gli arti, riproponendo il verso della rigatura applicata al petto;. anche tale innovazione, così come i succitati cognomi, avrà breve durata. La stagione 1986-1987 segnò un importante punto di snodo, quando al ritorno sulla maglia di una rigatura più ampia venne abbinata la ben più rilevante novità di una diversa tonalità di rosso, più accesa rispetto alla tradizione, per una muta definita «televisivamente al passo con i tempi». In misura minore, dalla fine degli anni 1980 i diversi sponsor tecnici dell'epoca scelsero di modificare la canonica uniforme: dapprima, colorando di bianco i vecchi calzettoni neri, ottenendo così un effetto all white, e successivamente in senso opposto, ricorrendo a pantaloncini neri che generarono una predominanza scura nella zona inferiore dell'uniforme; tali licenze creative ebbero termine solo pochi anni dopo l'inizio del III millennio.

Da qui in avanti, di fatto, la divisa milanista non mutò più sia nell'abbinamento maglia-pantaloncini-calzettoni che nell'ampiezza della rigatura rossonera. Il template delle origini rifece capolino solo in tre frangenti: dapprima nel 1999, in occasione del centenario della società, quando ci fu l'esatta riproposizione della casacca sfoggiata da Kilpin e compagni;.. successivamente nella stagione 2011-2012, con una maglia ispirata a quella che esattamente centodieci anni prima aveva dato all'allora Milan Foot-Ball and Cricket Club il primo titolo italiano della sua storia; infine nell'annata 2019-2020. All'inizio del XXI secolo, la divisa casalinga del club meneghino mutò di anno in anno solo in piccoli particolari; tra le innovazioni ci furono l'inserimento di dettagli in bianco, soprattutto per quanto concerne colletto e bordini, e il ricorso all'oro, colore talvolta usato anche per i numeri di maglia.

Evoluzione

Seconda divisa Storia

La maglia di cortesia del Milan, nel corso dei decenni, è stata pressoché bianca con dettagli rossoneri, attingendo talvolta a template fasciati – soprattutto nel secondo dopoguerra, e di nuovo a cavallo degli anni 1980 e 1990 – o con palo. In linea generale è tuttavia la semplice divisa all white quella che identifica nell'immaginario collettivo le trasferte del club: ulteriormente, grazie al fatto di essere stata indossata dal 1963 in poi nella maggior parte delle finali internazionali giocate – e spesso vinte – dalla squadra, tale uniforme ha assunto nel tempo un notevole rilievo nell'iconografia milanista e, di riflesso, nella storia del calcio mondiale, guadagnandosi per questo il soprannome di The Lucky One.

Tra le poche eccezioni, l'unica deroga a questa prassi si verificò a metà degli anni 1940, quando il club ricorse a una casacca fasciata che, tuttavia, riproponeva le due tinte della prima divisa, con una predominanza nera nella stagione 1943-44, e rossa nel 1945-1946; è inoltre degna di nota la moderna consuetudine che, limitatamente alle trasferte sul terreno del , dalla stagione 1998-99 vede il Milan presentarsi allo stadio Renato Dall'Ara quasi stabilmente con un particolare completo spezzato, composto dalla tradizionale seconda maglia bianca abbinata a pantaloncini di diverso colore, solitamente rossi o più raramente neri.

Evoluzione

Terza e quarta divisa Storia

Pur avendo in archivio sporadici esperimenti risalenti agli anni 1930 e 1940, è solo con gli anni 1990 che il Milan ha iniziato a dotarsi stabilmente di una terza divisa nella propria fornitura tecnica. Nonostante questi capi siano i meno legati alla tradizione e giocoforza i più influenzati dalle mode stilistiche del momento, fatto sta che, dopo il debutto avvenuto nel biennio 1994-96 con un completo giallo – rimasto nella memoria dei tifosi per avere contraddistinto l'affermazione nella Supercoppa UEFA 1994 –, e un altro successivo biennio marchiato da template all red, dalla stagione 1998-99 il club mostra di prediligere uno schema cromatico ben definito in questo ambito, ovvero uniformi nere con dettagli rossi; dagli anni 2010 in poi, queste hanno talvolta presentato ulteriori inserti tricolori volti a richiamare l'italianità, suscitando tuttavia rimostranze a causa dello storico significato assunto dalle tinte nazionali nello sport italiano. Tra le rare eccezioni allall black, si segnalano opzioni come il grigio, l'oro e il verde.

Tra il 1995 e il 2003 e nuovamente dal 2022, inoltre, la squadra lombarda ha tentato di proporre una quarta divisa, concetto tuttavia incapace di radicarsi nell'immaginario milanista.

Evoluzione Terza

Quarta

Divise dei portieri

Gli estremi difensori del Milan non hanno globalmente lasciato negli annali divise di riferimento, eccezion fatta per la maglia gialla di Enrico Albertosi nella seconda metà degli anni 1970 e, prima ancora, per Fabio Cudicini, portiere rossonero a cavallo degli anni 1960 e 1970, il quale si guadagnò il soprannome di Ragno Nero per via dell'uniforme indossata all'ombra della Madonnina: una muta completamente nera con bordini rossi che fece epoca.

Altre divise Nel corso della sua storia il Milan ha attinto anche a speciali divise, appositamente create ad hoc per particolari sfide o ricorrenze.

Divise unitarie

La prima volta risale al 20 settembre 1926 quando a Milano una rappresentativa cittadina, vestita in maglia granata,. superò 4-1 una corrispettiva tedesca.. Il 27 novembre 1949, in occasione della partita contro l'Austria Vienna per i festeggiamenti del 50º anniversario di fondazione del Milan, quando i giocatori dell'Inter e del Milan si trovarono a giocare assieme, sotto la bandiera della rappresentativa di Milano, con una maglia bianca fasciata dove l'azzurro dell'Inter e il rosso del Milan trovavano spazio nella fascia rossonerazzurra che attraversava il busto.

Il 13 ottobre 1965, in un incontro valido per la Coppa Principe Filippo d'Edimburgo contro il Chelsea, i giocatori di Inter e Milan indossarono una maglia bianca rossocrociata, simile a quella adottata dai concittadini dell'Ambrosiana nella stagione 1928-1929. Infine, per la sfida benefica del 17 dicembre 1980 con il , volta a sostenere i terremotati irpini, e per quelle d'inizio 1982 in cui fece da sparring partner alle nazionali polacca e peruviana in vista del , il MilanInter scese in campo al Meazza in una divisa azzurra che richiamava quella italiana.

Divise speciali

In occasione della semifinale di Coppa Latina 1951 contro l'Atlético Madrid, i rossoneri non disponevano di un set di divise che si differenziasse abbastanza dalle maglie biancorosse dei rivali, sicché nei momenti precedenti l'incontro vennero frettolosamente acquistate delle camicie azzurre a mezze maniche, con cui i giocatori meneghini affrontarono e superarono gli spagnoli (andarono poi a vincere la coppa nell'atto conclusivo contro il ); l'esito di quella partita spinse verosimilmente il Milan a rivestirsi scaramanticamente d'azzurro per la finale dell'edizione del 1953, tuttavia in questo caso persa contro i francesi dello Stade Reims.

A cavallo degli anni 1980 e 1990, in occasione di ben quattro delle cinque finali di Coppa dei Campioni/Champions League disputate in quel periodo, il Milan creò delle speciali casacche da utilizzare in tali appuntamenti, bianche con bordini rossoneri (differenti dalle seconde mute stabilmente utilizzate in quel periodo), che andavano a ricalcare lo storico completo all white con cui il club sollevò nel 1963 la sua prima Coppa dei Campioni: da allora è diventata una consuetudine per i meneghini ogni qual volta si presentano dinanzi a una finale europea.

Divise celebrative