Fonti agiografiche Le fonti che riportano informazioni su un Pellegrino, martire o confessore siciliano, sono le seguenti.Vaccaro, Cenni sull'antica diocesi di Triocala..., pp. 9-10. La più antica menzione di san Pellegrino sembra essereL'incertezza verte sulla controversa datazione dei documenti successivi, in particolare il Martyrium, attribuito al V secolo in epoca vandalica (Rizzo), tra il VI e VII secolo (Amore), entro il VII secolo (Scorza Barcellona), dopo la conquista normanna (Mercurelli), di epoca recente (De Miro) o di "non antica data" (Pace). l'Encomio di Marciano di Siracusa, testo redatto dopo il 680 e prima della metà dell'VIII secolo.Acta sanctorum Junii tomus tertius, pp. 277-283. Il calendario marmoreo di Napoli (IX secolo) riporta, alla data del 30 gennaio, la depositio Sancti PeregriniMallardo, Il calendario marmoreo di Napoli, p. 2.; questa data può essere attribuita solo al Pellegrino siciliano tra i vari santi con questo nome.Tuttavia, Benedetto Cignini attribuisce il san Pellegrino menzionato nel calendario marmoreo ad un "Pellegrino di Napoli", peraltro sconosciuto e noto solo dal monumento napoletano (Bibliotheca Sanctorum, Ist. Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense, Città Nuova Editrice, vol. X, 1968, col. 465). Esiste poi un Martyrium sancti Libertini episcopi Agrigentini et sancti Peregrini ("Martirio di san Libertino vescovo di Agrigento e di san Pellegrino"), noto anche come Passio; di questo testo non si conserva più il manoscritto originale, ma solo la sua copiaSecondo Fortunatina Vaccaro (Cenni sull'antica diocesi di Triocala..., p. 10, nota 16), più che di una copia, si tratterebbe di una rielaborazione, avendo il Gaetani "corretto" gli anacronismi ed i solecismi presenti nel Martyrium. pubblicata da Ottavio Gaetani nelle Vitae Sanctorum SiculorumVitae Sanctorum Siculorum, pp. 22-23., e riprodotta poi anche negli Acta sanctorum al 3 novembre.Acta sanctorum Novembris, vol. I, pp. 611-612. Nel 1991 Scorza Barcellona ha pubblicato l'edizione critica del Martyrium a partire dalla copia, presa sul manoscritto originale da Costantino Gaetani per il fratello Ottavio. Di san Pellegrino è poi nota anche una vita in latino, pubblicata negli addenda degli Acta sanctorum al 30 gennaio con il titolo di Vita auctore anonymo, ex ms siculo, ossia "Vita [di san Pellegrino,] di autore anonimo, da un manoscritto siculo"Acta sanctorum januarii, vol. II, 1734, pp. 1153-1154. Il testo si trova negli addenda; la voce principale De S. Peregrino confessore Calatabellottae in Sicilia è a p. 1031.; questo manoscritto è «verosimilmente copia di un esemplare più antico».Vaccaro, Cenni sull'antica diocesi di Triocala..., p. 10, nota 16. Un'altra vita, dal contenuto molto simile alla precedente, fu pubblicata dal Gaetani nelle Vitae Sanctorum SiculorumVitae Sanctorum Siculorum, p. 37., con il titolo Vita S. Peregrini confessoris ex m.ss. codicibus Calatabillottensibus (Vita di san Pellegrino confessore, da codici manoscritti di Caltabellotta). Secondo Scorza Barcellona, «il testo pubblicato in Acta Sanctorum corrisponde con poche varianti a quello che si legge nel ms. di Palermo, Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, di cui invece quello edito in Vitae Sanctorum Siculorum costituisce un parziale rifacimento»La Passione di S. Pellegrino di Agrigento, p. 238, nota 32. Infine, il testo biografico più dettagliato, legato alla tradizione orale del santo, è il Ragguaglio della vita e morte dell'apostolo di Sicilia santo Pellegrino, primo vescovo triocalitano e protettore di Caltabellotta. Cavato d'alcuni antichi codici manoscritti di detta città e trasportato dal latino in volgare 1794; il manoscritto, con il testo in italiano, è conservato presso la biblioteca comunale di Sciacca ed è stato pubblicato per la prima volta da Daneu Lattanzi nel 1965 e poi da Giustolisi nel 1984Nel 2006 l'Associazione culturale Daedalos ha pubblicato una riproduzione fotografica del manoscritto originale.
Dati biografici Le fonti agiografiche sono ricche di particolari, contrastanti e contraddittori, sulla vita di san Pellegrino.
L'EncomioTraduzione in italiano di Trigilia, pp. 25-27. La traduzione riguarda solo la parte dell'Encomio che parla di Pellegrino. riferisce che Pellegrino, che non è mai qualificato come vescovo, fu discepolo di san Marciano di Siracusa e subì il martirio sul monte Crotalo assieme al vescovo Libertino di Agrigento, all'epoca degli imperatori Valeriano (253-260) e Gallieno (253-268) o poco dopo. Secondo lo stesso Encomio, Pellegrino scrisse un racconto della passione di Marciano, suo maestro.
Nel MartyriumTraduzione in italiano di Trigilia, pp. 28-33. Il testo di riferimento è quello pubblicato da Scorza Barcellona nel 1991. si racconta che san Pellegrino, originario dell'Africa e contemporaneo di Marciano, era ospite del monastero chiamato Triginta sul monte Crotalo (o Crotaleo)Il nome di questo monte, sconosciuto ai siciliani, è stato interpretato come storpiatura popolare del nome "Triocala". Così scrive Domenico Lancio di Brolo (Storia della Chiesa in Sicilia nei primi dieci secoli del cristianesimo, Palermo 1880, vol. II, p. 100): "...credo possa congetturarsi che per una trasposizione di sillabe solita in molti dialetti e nel volgare siculo, questo monte sia appunto quello di Triocala". Anche Ignazio Scaturro (Storia della città di Sciacca e dei comuni della contrada saccente, Napoli 1925, p. 55), secondo il quale il nome Crotaleo deriverebbe dalla storpiatura di Kratas, nome con cui i Greci chiamavano la montagna che sovrasta la città., quando fu tradito da un monaco di nome Pelagio e consegnato al locale persecutore dei cristiani, di nome Silvano, che lo mise a morte, assieme al vescovo Libertino, all'epoca degli imperatori Valeriano e Gallieno. Condannato al rogo, il suo corpo non subì corruzione e fu sepolto nel luogo stesso del martirio, il monte Crotalo, da una cristiana di nome Donnina.
La VitaTraduzione in italiano di Trigilia, pp. 22-24. Il testo di riferimento è la Vita auctore anonymo pubblicata negli Acta sanctorum. racconta che Pellegrino, originario della Grecia, fu chiamato a Roma dall'apostolo Pietro, che in seguito lo inviò in Sicilia. Nell'isola il santo giunse a Caltabellotta, la cui popolazione era terrorizzata da un drago che si nutriva di giovani vittime; implorato da una madre, il cui figlio era destinato al sacrificio, Pellegrino riuscì a sconfiggere la bestia salvando il ragazzo e liberando la città. Finì i suoi giorni vivendo nello stesso antro in cui aveva trovato rifugio il drago. Dopo la sua morte, continuò ad operare miracoli, sanando molti infermi.
Infine il Ragguaglio della vita e morte dell'apostolo di Sicilia santo PellegrinoTrigilia (pp. 52-84) riporta per intero il testo pubblicato da Daneu Lattanzi, correggendo tuttavia «i numerosi grossolani errori di lingua». costituisce una vera e propria biografia di san Pellegrino. Originario di Lucca di GreciaSarebbe la città di Leucade sull'isola omonima., si trovava a Roma quando, dopo la sua consacrazione episcopale, fu inviato in Sicilia da san Pietro assieme a Macario, Massimo e Marciano, per convertire i "Greci idolatri". Giunto nell'isola, si recò a Triocala dove sconfisse il dragone e, come già raccontato nella Vita, visse da eremita nella grotta abitata in precedenza dal drago, convertendo con la parola ed i miracoli molti infedeli e distruggendo i loro templi e le loro "moschee". Successivamente costruì una chiesa dove iniziò ad esercitare le sue funzioni episcopali e ad amministrare i sacramenti. Condannato al rogo, durante le persecuzioni di Nerone, uscì indenne dalle fiamme e visse ancora molti anni. Diversi vescovi gli succedettero sulla cattedra di Triocala, tra cui anche Liberato, il giovinetto salvato dalle fauci del drago.
A questi dati biografici, desunti dalle fonti antiche, Gaetani, nella sua biografia sul santo, riporta come anno di morte il 90 dell'era cristiana, aggiungendo che «non mancano coloro che credono che dal Beato Pietro Apostolo gli sia stata data la carica di primo Vescovo; e che da lui ebbe inizio l'episcopato triocolitano».Vita S. Peregrini confessoris auctore Octavio Caietano Societatis Iesu, p. 36. Questa Vita S. Peregrini si trova tradotta da Trigilia, S. Pellegrino di Caltabellotta, pp. 8-12.
Critica La critica agiografica ha sollevato dubbi sull'esistenza storica di san Pellegrino, sulla definizione dei dati cronologici e biografici del santo e sull'attribuzione delle fonti agiografiche ad un unico Pellegrino, il santo venerato a Caltabellotta.
Già Ottavio Gaetani, nelle Animadversiones, ossia "considerazioni" sul manoscritto del MartyriumTesto riportato in traduzione italiana da Trigilia, pp. 43 e seguenti; in particolare pp. 45-46., riteneva verosimile, benché a suo avviso improbabile, l'esistenza di due martiri con lo stesso nome Pellegrino.
Francesco Aprile, nella sua Della cronologia universale della Sicilia (1725)Della cronologia universale della Sicilia libri tre, Palermo 1725, pp. 445 e 449-450., distingueva due santi di nome Pellegrino, deceduti entrambi nell'anno 90 dell'era cristiana: un san Pellegrino martire "nel monte detto Crotaleo ne' confini di Girgenti", celebrato il 3 novembre; e un san Pellegrino confessore, celebrato il 30 gennaio e patrono di Caltabellotta, il quale, "alcuni argomentano, avesse fondato la cattedrale triocalitana".
Tommaso De Angelo, negli Annales historico-critici ecclesiae siculae (1730)Thoma De Angelo, Annales historico-critici ecclesiae siculae, Messina 1730, pp. 22-40., avanza l'ipotesi dell'esistenza di due Marciano, di due Pellegrino e di due Libertino nel I e nel III secolo,Annales historico-critici…, pp. 42-44. giustificando così l'origine apostolica della Chiesa siciliana, di cui è convinto sostenitore.Annales historico-critici…, p. 53 nº 31.
Più recentemente, Francesco LanzoniLe diocesi d'Italia..., p. 641. ha per primo avanzato la tesi di uno sdoppiamento della figura del santo; quando la sua devozione si è diffusa a Caltabellotta, il martire Pellegrino di Agrigento del III secolo è diventato Pellegrino di Triocala, confessore e vescovo del I secolo. Questa ipotesi del Lanzoni è fatta propria da Agostino Amore e dagli editori della Bibliotheca Sanctorum, che tra i vari santi di nome Pellegrino escludono il santo di Triocala.
Trezzini invece ritiene «plausibile l'esistenza di due santi di nome Pellegrino, vissuti in età diversa nel territorio di Triocala»Trezzini, San Pellegrino tra mito e storia..., p. 149., uno anacoreta e taumaturgo, l'altro pastore, vescovo e fondatore della diocesi.
Secondo Amore l'esistenza storica di un Pellegrino, martire forse di Agrigento, «è possibile o probabile», ma di lui «niente si conosce di sicuro»;Bibliotheca Sanctorum, col. 460. inesistente invece è il Pellegrino di Triocala.
Culto Sebbene la documentazione discordante sulla figura del santo Pellegrino, perfino sulla sua esistenza, nella cittadina il culto è vivo e tramandato di generazione in generazione dalla popolazione di Caltabellotta.
Le date del 30 gennaio e del 18 agosto si riferiscono alla data della morte e alla data in cui, secondo la tradizione, la sua salma fu riportata in Grecia. Tuttavia alcuni sostengono il contrario, cioè che sia il 18 agosto la data della sua morte e il 30 gennaio quando il corpo fu riportato in Grecia, anche se questa versione sarebbe contraria all'usanza della Chiesa di ricordare liturgicamente una figura santa nel giorno della sua morte, o rinascita in Cristo. Pertanto è da considerarsi più verosimile la prima versione.
Sia a Caltabellotta che nella frazione di Sant'Anna sono conservate delle reliquie, ma solo nel centro principale viene portata in processione. La reliquia, frammento dell'omero del santo, è conservata in un'urna d'argento, sormontata dalla figura del santo. Essa è portata dalla chiesa del Carmine, dove è normalmente custodita, alla chiesa di san Pellegrino il 17 agosto, vigilia della festa patronale.