ʿAlāʾ al-Dīn ʿAli ibn Muhammed è stato un importante scienziato centro-asiatico (attuale Uzbekistan), che si trasferì nell'Impero ottomano qualche tempo prima del 1472.

Come discepolo di Ulugh Beg, è noto per lo sviluppo degli studi di fisica astronomica, indipendente dalla filosofia naturale, e per aver provato in modo empirico la rotazione terrestre nel suo trattato A proposito della supposta dipendenza dell'astronomia dalla filosofia. Oltre ai suoi contributi al famoso lavoro di Ulugh Beg dello Zij-i Sultani e ad aver fondato la Sahn-ı Seman Medrese - uno dei primi centri per lo studio delle varie scienze tradizionali islamiche nella capitale sultanale ottomana - Ali Qushji fu anche l'autore di numerosi studi scientifici e di trattati di astronomia.

Biografia Gioventù e opere Ali Qushji deve il suo nome Qushji - in turco kuşçu, "falconiere" - al fatto che suo padre Muhammad era falconiere reale di Ulugh Beg. Molte fonti lo considerano turco"During the fifteenth century this method of representing decimal fractions came to be known outside the Islamic world as the Turkish method, after a Turkish colleague of al-Kashi, known as Ali Qushji, who provided an explanation." Joseph, George Gheverghese (2010) The crest of the peacock: non-European roots of mathematics Princeton University Press, p. 469. ISBN 0-691-13526-6, ISBN 978-0-691-13526-7 ma altre lo indicano come persiano.G. A. Russell, The 'Arabick' Interest of the Natural Philosophers in Seventeenth-century England, Leida, Brill, 1994, ISBN 90-04-09888-7, p. 162;"Greaves quotes from Risala dar 'ilm al-Hay’a of 'Ali b. Muh. 'Ala al-Din Qushji. This Persian author was the son of an official of Ulugh Beg, and also a student of Qadi Zadeh".

Frequentò le lezioni di Qāḍī-zāde-i Rūmī, rettore della madrasa di Samarcanda, e di Ghiyāth al-Dīn Jamshīd Kāshānī. Si trasferì a Kerman (Persia), dove condusse alcune ricerche sulle tempeste nel Golfo di Oman. Portò a compimento il Hall-e Eshkal-i Ghammar (Spiegazioni sui periodi lunari) e lo Sharh-e Tajrid. Si spostò quindi a Herat e insegnò Astronomia nella Molla Cami (1423), prima di rientrare a Samarcanda, dove presentò i suoi lavori sulla Luna a Ulugh Beg, che li trovò talmente stimolanti da indurlo a leggere seduta stante quei suoi contributi scientifici. Ulugh Beg lo nominò direttore dell'Osservatorio di Samarcanda che porterà il suo nome e che, all'epoca, era chiamato semplicemente Osservatorio di Samarcanda, succedendo così al suo antico Maestro Qāḍī-zāde-i Rūmī.

Qushji vi lavorò fino all'assassinio di Ulugh Beg.Osmanlı imparatorluğunun doruğu 16. yüzyıl teknolojisi, Prof. Dr. Kazım Çeçen (ed.), Istanbul, Omaş ofset A.Ş., 1999. Dopo la morte di Ulugh Beg, Ali Qushji tornò a Herat (Grande Khorasan), spostandosi poi a Tashkent, per dirigersi infine a Tabriz (Azerbaigian iraniano), dove, verso il 1470, il signore degli Ak Koyunlu, Uzun Hasan, lo spedì come suo delegato presso il Sultano ottomano Mehmed II, detto "il Conquistatore" (Fatih). A quel tempo, Husayn Bayqara era giunto al potere a Herat e Qushji preferì rimanere a Istanbul per l'atteggiamento positivo che il Sultano ottomano esprimeva a scienziati e intellettuali. Mehmed II lo nominò quindi professore di scienze della madrasa Ayasofya, finendo con l'influenzare positivamente lo sviluppo delle scienze nell'Impero ottomano.

Soggiorno a Istanbul Quando giunse a Istanbul, recò con sé suo nipote Mīrim Çelebi, che sarebbe diventato un grande matematico e astronomo,G. Akovalı, Z. A. Mansūrov, The role of government and research institutes in the planning of research and development in some Central Asian and Caucasian republics, IOS Press, 2000, ISBN 1-58603-022-1, ISBN 978-1-58603-022-3, p. 230, nonché autore di un Commentario allo Zīj-i Solṭānī, in onore di Ulug Beg, dal titolo Dastūr al-ʿamal wa taṣḥīḥ al-jadwal. Ali Qushji scrisse nel 1470 in lingua persiana la resāle dar hayʾat (Epistola sui corpi [celesti]) in onore di Mehmed II.Mahārājā Mānasiṃha Pustaka Prakāśa, David Edwin Pingree, ”A descriptive catalogue of the Sanskrit astronomical manuscripts preserved at the Maharaja Man Singh II Museum in Jaipur, India", American Philosophical Society, 2003, p. 138. Redasse anche lo Sharḥ-e resālye Fathiye (Commento sulla Lettera [dedicata a Mehmed II Fatih]), e la Risāla Muḥammadiyya, entrambe in lingua araba, di argomento matematico. Completò poi lo Sharḥ-e tejrīd, un commento del Tajrīd al-kalām di Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī. Quest'opera è chiamata Sharḥ-e jadīd ("Nuovo commento").

Contributi di astronomia Qushji perfezionò il modello planetario di Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī e presentò un modello planetario alternativo per Mercurio.George Saliba, "Arabic planetary theories after the eleventh century AD", in: Rushdī Rāshid and Régis Morelon (1996), Encyclopedia of the History of Arabic Science, pp. 58–127 [123–124], Routledge, ISBN 0-415-12410-7. Oltre al suo contributo allo Zij-e sulṭānī, Ali Qushji scrisse altri nove lavori astronomici, due dei quali in persiano e sette in arabo. Una traduzione in Latino dei due lavori di Qushji, il Trattato di Aritmetica (Risāla dar ʿilm al-ḥisāb) e il Trattato di Astronomia (Risāla dar ʿilm al-hayʾa), furono pubblicati da John Greaves nel 1650.

A proposito della supposta dipendenza dell'astronomia dalla filosofia

Il più importante lavoro astronomico di Qushji è A proposito della supposta dipendenza dell'astronomia dalla filosofia. Sotto l'influenza della teologia islamica, che si opponeva all'interferenza dell'Aristotelismo in astronomia, Qushji rifiutò la fisica aristotelica e separò del tutto la fisica aristotelica dalla filosofia naturale e dall'astronomia islamica, trattando quest'ultima come una scienza matematica empirica. Ciò gli permise di esplorare tracciati alternativi alla nozione aristotelica della Terra immobile, tanto da fargli esplorare l'idea che fosse invece la Terra a muoversi (sebbene Savage-Smith affermi che nessun astronomo musulmano abbia proposto un universo eliocentrico.)

Riscontrò per evidenza empirica che la Terra ruotava, grazie alle sue osservazioni sulle comete, e concluse, sulla medesima base di osservazioni empiriche piuttosto che su quella della filosofia speculativa, che la teoria sulla mozione terrestre era altrettanto probabilmente vera, al pari della teoria della Terra immobile.F. Jamil Ragep (2001), "Freeing Astronomy from Philosophy: An Aspect of Islamic Influence on Science", Osiris, 2nd Series, Vol. 16, Science in Theistic Contexts: Cognitive Dimensions, pp. 49–64, 66–71.

Il suo predecessore al-Ṭūsī si era già reso conto che "la monoformità dei corpi cadenti e l'uniformità delle mozioni celesti", avvenivano entrambe "in identico modo”, anche se ancora contava sulla Fisica aristotelica per fornire "certi principi che solo i filosofi naturali potevano dare agli astronomi".

Qushji giunse a questo convincimento in un secondo momento e asserì che "l'astronomo non aveva bisogno della Fisica aristotelica, potendo egli stesso stabilire i suoi principi fisici, indipendentemente dai filosofi naturali". Accanto al suo rifiuto del concetto di Aristotele sulla Terra immobile, Qushji suggerì che non vi fosse necessità per gli astronomi di seguire il concetto aristotelico sul movimento dei corpi celesti secondo un movimento uniforme circolare.

L'opera di Qushji costituì un importante passo in avanti rispetto alla Fisica di Aristotele, verso un'astrofisica indipendente. Viene considerato per questo protagonista di una "rivoluzione concettuale" che non aveva precedenti nell'astronomia del mondo cristiano europeo prima della Rivoluzione copernicana nel XVI secolo. Le idee di Qushji sul movimento della Terra furono simili a quelle più tardi concepite da Nicolò Copernico sull'argomento, anche se rimane incerta l'influenza del primo sul secondo. Tuttavia entrambi arrivarono a una medesima conclusione usando come base di ragionamento uno dei primi lavori di Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī. Ciò costituisce più di un'ipotesi, considerando "la notevole coincidenza tra un passaggio del De revolutionibus (I.8) e quello di al-Ṭūsī nella sua Tadhkīra (II.1), in cui Copernico fa propria l'obiezione di al-Ṭūsī alle "prove" di Tolomeo sull'immobilità della Terra".

Qushji fu sepolto nel cimitero della Moschea di Eyüp Sultan di Istanbul.

Opere AstronomiaOsmanlı Astronomi Literatürü Tarihi, Ekmeleddin İhsanoğlu (ed.), İstanbul 1997, I, 27–38 Sharḥ-e Zîj-e Ulugh Beg (In persiano) Resāle fī Ḥall-e Eshkāle Moadeleye Ghamar li-l-Masir (Faide fi Eshkâli Utared) Resāle fī asli l-Hâric Yumkin fī l-Sufliyyayn Sharḥ ʿalā al-Tuhfat al-Shâhiyya fi l-Hayʾa Resāle dar ʿelm-i He'yat (In persiano) al-Fatiḥiyya fī ʿilm al-Hayʾa (In arabo) Resāle fī Ḥall-e Eshkāl-i Ghammār (In persiano) A proposito della supposta dipendenza dell'astronomia dalla filosofia

MatematicaSeyyid Ali Paşa, Mir’âtu’l-Âlem (Haz. Yavuz Unat), Kültür Bakanlığı, Ankara, 2001. Resāletu l-Muḥammediyye fī Ḥesāb (In Persian) Resāle dar ʿelm-e Ḥesāb: Suleymāniye

Kalām e Fiqh Sharḥ-e Jadîd ʿale l-Tejrîd Hashiye ʿale l-Telvîh Unkud al-Zevahir fī Nazm al-Javaher

MeccanicaSevim Tekeli, 16’ıncı Asırda Osmanlılarda Saat ve Takiyyuddîn’, in "Mekanik Saat Konstrüksüyonuna Dair En Parlak Yıldızlar", Ankara, Adlı Eseri, 1966. Tazkare fî Âlâti l-Ruḥâniyye

LinguisticaMusa Yıldız, Bir Dilci Olarak Ali Kuşçu ve Risâle fî’l-İsti‘âre’si, Ankara, Kültür Bakanlığı Yayınları, 2002, pp. 10–14. Sharḥ Risâleti l-Vadiyye El-Ifsâh El-Unkûdu al-Zevâhir fî Nazmi l-Javâher Sharh-e l-Shâfiye Resâle fî Beyâni Vadi l-Mufredât Fâ'ide li-Taḥkîki Lâmi al-Taʿrîf Resâle mâ Ene Kultu Resâle fî l-Ḥamd Resâle fî ʿIlmi l-Me'ânî Resâle fî Bahsi l-Mufred Resâle fî l-Fenni al-Sânî min Ilmih al-Beyân Tafsir-e Bakara ve Âli Imrân Resâle fî l-İstişâre Mahbūb al-Hamayl fî kashf al-mesâil Tajrîd al-Kalâm

Note

Bibliografia

Yavuz Unat, Ali Kuşçu, Kaynak Yayınları, 2010.

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