La storia di Siracusa in epoca contemporanea concerne gli avvenimenti significativi che hanno coinvolto la città dai primi del Novecento fino ai giorni nostri.

Siracusa post-unitaria

Solo con l'unità d'Italia Siracusa riacquistò il proprio ruolo di capoluogo, nel 1865, non senza un acceso dibattito con la fazione netina, poiché il perdurare della particolare situazione d'età borbonica era divenuta oramai una vexata quaestio tra le due città. L'approvazione giungeva dopo cinque anni dalla prima richiesta: già il 18 e 20 maggio del 1861 alla camera dei deputati era giunta la «Petizione della Città di Siracusa per la reintegrazione a capoluogo di Provincia». In quei frangenti si trovò l'opposizione dell'onorevole Matteo Raeli che in quanto netino difendeva il titolo di capoluogo per Noto, mentre la difesa per la città aretusea fu presa dal senatore Luigi Greco Cassia; il siracusano si mostrò abile nella retorica quanto il suo collega netino. A causa del forte contrasto in sede politica, il trasferimento venne rinviato fino al 1865, quando fu deciso in maniera definitiva che Noto doveva restituire il titolo a Siracusa.Cfr., tra gli altri, Santuccio, Governare la città: territorio, amministrazione e politica a Siracusa (1817-1865), 2010; Il pungolo: giornale della sera, Milano 1863, p. 629. Il ritorno a capoluogo favorisce un'ulteriore spinta urbanistica.

Gli interventi di modificazione del suo assetto urbanistico furono drastici: dal 1870 vennero distrutte tutte le mura che interamente la cingevano e venne costruito il ponte di collegamento tra l'isola e la terraferma (il ponte Umbertino); l'anno successivo iniziò la costruzione della ferrovia, con la stazione centrale situata a est della città e con una stazione marittima inaugurata nel 1892, che permetteva il facile scambio dei passeggeri con le linee di navigazione, allora importanti, del porto di Siracusa.

Il 7 aprile 1896 attraccò al porto lo yacht Hohenzollern con Guglielmo II di Germania, che in occasione del primo centenario della nascita di August von Platen-Hallermünde, assistette alla posa di una lapide commemorativa in via Amalfitania, luogo della prematura morte del poeta. L'Imperatore tedesco, e ultimo re di Prussia, sarebbe approdato per altre due volte in terra aretusea: la seconda volta nell'aprile 1904 e la terza volta nel 1908. Guglielmo II giunse con la famiglia imperiale e visitò a lungo uno dei più antichi monumenti aretusei: il castello Eurialo, rimanendo colpito dal suo sistema difensivo d'epoca greca.Istituto poligrafico dello stato, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 1908, p. 1791.

Il 17 settembre 1910 giunse in città Sigmund Freud, il quale soggiornò presso lHotel des Étrangers accanto alla fonte Aretusa. Durante i quattro giorni di permanenza il suo lavoro psicoanalitico non si fermò. Freud fu portato a visitare i papiri del Ciane (l'austriaco portò con sé uno di questi papiri, ornandovi in seguito il calco del suo bassorilievo Gradiva, posto nel suo studio di ViennaRiccardo Romano, Il racconto della mente. Il mito nella relazione psicoanalitica, 2002, p. 119, p. 122 ; Giuseppe Barone, Storia mondiale della Sicilia, cap. 1910: i templi di Freud ) e presso la fonte Aretusa visitò la statua dedicata ad Archimede, scolpita nel 1870 dal poliedrico milanese Ignazio Villa (odiernamente posta all'interno del liceo scientifico siracusano Orso Mario Corbino); la figura del matematico dovette colpirlo in particolar modo, poiché la sognò e inserì Siracusa nel suo libro L'interpretazione dei sogni.Sigmund Freud, Opere 1886-1921, cap. L'interpretazione dei sogni, 2013

Mentre si svolgeva il soggiorno di Freud e del suo amico Ferenczi, in Ortigia cominciarono a circolare le voci sulla nuova epidemia di colera che stava tormentando Napoli; vi era il forte timore che potesse affliggere nuovamente anche la Sicilia (Siracusa aveva patito l'epidemia già nel 1867). Freud annoterà nel suo diario di viaggio come i siracusani prendessero estremamente sul serio tutto ciò che riguardasse il temuto colera. Il pensiero di rimanere bloccati in nave a causa dell'epidemia preoccupò i due stranieri, i quali, afflitti anche dal clima umido che mal sopportavano («C’è un’atmosfera un po’ paralizzante e qualcosa di opprimente nell’aria, il cielo non è terso, tutto è attutito, un po’ perturbante» descriveva Freud), decisero di interrompere lì il loro viaggio in Sicilia:

Terminata la Grande Guerra (che se pure non coinvolse direttamente il suolo siracusano richiese all'omonima provincia uno dei più alti tributi di sangue dell'isola di Sicilia, contando migliaia di vittime tra gli uomini inviati al fronteGiuseppe Barone, Banca popolare di Ragusa, La Biblioteca - Gli Iblei nella Grande Guerra, 2015, p. 13.), l'area aretusea visse una delicatissima fase politica, dove le tensioni sociali rischiavano di esplodere da un momento all'altro: il popolo ibleo oltre alle ristrettezze quotidiane d'ogni genere, derivate da un'economia da guerra, fu provato dall'insorgere della pandemia dell'influenza spagnola: per quel che concerne il capoluogo, l'archeologo Paolo Orsi, da tanti anni stanziato in città in qualità di direttore del museo archeologico nazionale di Siracusa, si premurò di annotarne le varie fasi sui suoi taccuini (oggi esposti nel museo archeologico regionale Paolo Orsi). Negli anni '20 del '900 abbracciò in maniera abbastanza compatta una linea politica di sinistra, che si rifaceva all'esperienza della recente Rivoluzione russa: tra bolscevismo, massimalismo e socialriformismo, la provincia di Siracusa si guadagnò l'appellativo storiografico di «provincia rossa d'Italia».Giorgio Alberto Chiurco, Storia della rivoluzione fascista, vol. 2, 1972, pp. 190, 200.

Il capoluogo sosteneva il socialriformismo, mentre il comunismo all'inizio non ebbe presa nei vari comuni siracusani, che preferirono una linea rossa più moderata rispetto a quella suggerita dalla Russia.Giuseppe Miccichè, Dopoguerra e fascismo in Sicilia, 1919-1927, 1976, p. 85. Il fascismo di Benito Mussolini, con irruenza, mutò radicalmente il contestoAntonio Baglio, Il Partito nazionale fascista in Sicilia: politica, organizzazione di massa e mito totalitario, 1921-1943, 2005, p. 29 ; Maurice Aymard, Giuseppe Giarrizzo, La Sicilia, 1987, p. 434 .: nel 1927 la riforma del dittatore divise in due l'antica provincia, ricavando dalla stessa la nuova provincia di Ragusa e ponendo i confini aretusei presso Capo Passero (punta sud-orientale di Sicilia). In tempi rapidi, il fascismo s'irradiò in tutti gli aspetti della vita sociale siracusana, permeandola di cultura totalitaria.

Siracusa nella seconda guerra mondiale Siracusa era divenuta, nel corso degli anni 1930, uno scalo di una certa importanza sulle rotte da e per l'impero coloniale italiano in Africa. Dal punto di vista militare formò, con la vicina città di Augusta, una piazza militare a cominciare dal 24 settembre 1941 con ordine apposito di Supermarina; la base aveva fama di posizione ben protetta e bene armata: si sviluppava per 50 chilometri sul lato di terra e per 91 chilometri su quello marittimo, disponeva di un arsenale militare e aveva alle proprie dipendenze l'idroscalo di Siracusa. Siracusa era inoltre non lontana dalla roccaforte britannica di Malta, non occupata dall'Italia fascista al momento dell'ingresso nella seconda guerra mondiale e che, con Gibilterra e Alessandria d'Egitto, formava una rete di basi in reciproco appoggio nel teatro di guerra mediterraneo: l'isola fu oggetto di un lungo assedio aeronavale iniziato nella stessa estate 1940 e divenne destinataria di molte operazioni di rifornimento condotte dalla Royal Navy, oltre a servire da rifugio per la Force K e gruppi di sommergibili incaricati di attaccare le linee di collegamento tra l'Italia e la colonia di Libia.

Il 16 giugno 1940 le torpediniere e affondarono al largo di Siracusa il sommergibile . La sera del 24 maggio 1941 il transatlantico , in rotta per la Libia con un carico di truppe, fu colato a picco dal sommergibile circa 20 chilometri da Siracusa; dalla piazzaforte furono pertanto inviati aiuti e, delle 242 salme recuperate, 151 furono inumate a Siracusa e 91 ad Augusta. L'episodio segnò il primo vero contatto che la cittadinanza ebbe con la guerra in corsoGiuseppe Bordonali, Uomini del «Conte Rosso», 2014 . La perdita della nave giustificò l'allestimento di un'operazione della Xª Flottiglia MAS contro Malta: i barchini esplosivi e gli uomini incaricati dell'attacco salparono dalla piazzaforte il 25 luglio, senza però riuscire a ottenere risultati.

Nelle acque a sud di Siracusa furono distrutti due sommergibili della Regia Marina. L'11 dicembre 1942 l', al comando del siracusano Gaetano Arezzo della Targia e in posizione con altri battelli per costituire una linea di difesa e rilevamento, fu localizzato mentre stazionava in superficie e affondato dai cacciatorpediniere e (greco) dopo un combattimento a colpi di cannone; il comandante e altri sedici uomini rimasero uccisi, mentre i trenta superstiti furono fatti prigionieri. Il 28 febbraio 1943, non lontano da Capo Murro di Porco, il sommergibile FR 111 cadde vittima di cacciabombardieri anglo-statunitensi mentre navigava in superficie per tornare ad Augusta, dopo l'annullamento di una missione di rifornimento alla guarnigione dell'isola di Lampedusa: rimasero uccisi il comandante (capitano di corvetta Giovanni Celeste) e l'intero equipaggio.

I bombardamenti aerei

La preparazione della difesa contraerea nella zona di Siracusa rifletteva la generale carenza che affliggeva l'intero apparato difensivo italiano, provocata da incertezza istituzionale, spreco di risorse, enormi problemi logistici dovuti al gran numero di armi (spesso obsolete) e alla produzione insufficiente di proiettili, inutile moltiplicazione dei comandi e delle responsabilità.. Grave era, inoltre, la totale inadeguatezza dei rifugi antiaerei, che spingeva la popolazione a fare uso degli scantinati dei palazzi (la cui costruzione non beneficiava del calcestruzzo armato) e di altri ricoveri di fortuna.. Dei trentotto rifugi contraerei, tredici si trovavano nell'isola di Ortigia e numerosi non erano altro che le antiche catacombe paleo-cristiane, latomie riadattate alla buona o i sotterranei dell'anfiteatro romano. I cunicoli del castello Eurialo furono invece riutilizzati nel 1941 per mettere al sicuro i reperti e le opere d'arte del museo archeologico.

Praticamente tutti gli attacchi furono condotti dall'aeronautica basata a Malta.. Nel corso del 1941 e 1942 la popolazione cominciò ad accusare la pressione psicologica provocata dalla guerra aerea, amplificata dalle annose deficienze militari italiane. Il fenomeno dello sfollamento si fece sempre più importante con il proseguire della guerra e il progressivo deteriorarsi della situazione strategica per l'Asse: una parte dei siracusani preferì abbandonare la città per la relativa sicurezza dell'entroterra e dei monti Iblei. Anche queste zone, tuttavia, cominciarono a essere oggetto di incursioni aeree dal 1943, dirette in particolare a disarticolare le vie di comunicazione isolane.

La Royal Air Force, affiancata dal novembre-dicembre 1942 dalle United States Army Air Forces, incrementò il numero di attacchi e di velivoli per incursione, con il preciso intento di terrorizzare la popolazione civile e affrettare il crollo del fronte interno italiano (moral bombing); l'attenzione per l'incolumità dei non combattenti, dunque, passò in secondo piano rispetto all'obiettivo di scardinare il regime fascista e costringere l'Italia a uscire dalla guerra..