Vigévano (IPA: o , Avgevan in dialetto vigevanese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Pavia in Lombardia.
Centro industriale di rilievo nazionale, Vigevano è nota per essere stata a lungo uno dei principali centri di produzione di scarpe nel mondo. Nel 1866 vi sorse il primo calzaturificio a modello industriale, aprendo una stagione che nel secolo successivo avrebbe portato il capoluogo lomellino a produrre decine di milioni di scarpe esportate in tutto il mondo, guadagnandosi l'appellativo di "capitale della scarpa". Ancora oggi il Museo internazionale della calzatura, ospitato nei locali del Castello Sforzesco, conserva le testimonianze di un periodo cruciale della storia industriale italiana. Il comune è il secondo della provincia per numero di abitanti, dopo il capoluogo, e primo per superficie, compreso interamente nel parco naturale lombardo della Valle del Ticino.
Ha a lungo goduto di diverse autonomie nel corso della sua storia, già libero comune federato nella seconda Lega Lombarda e capoluogo del Vigevanasco, oltre che sede vescovile. È stata inoltre la prima città lombarda ad aver ottenuto in epoca moderna il titolo di città.
Geografia fisica Territorio Vigevano si trova nella Lomellina nord-orientale, sulla sponda destra del fiume Ticino, che lo separa dalla città metropolitana di Milano. Il paesaggio, trovandosi Vigevano all'interno della Pianura Padana, è pianeggiante.
Clima Vigevano presenta un clima temperato caldo, stabilmente umido, con estate molto calda (classificazione Köppen-Geiger Cfa) tipico della pianura Padana. Gli inverni sono umidi e freddi (media 3,1 °C), ed estati assai calde e parimenti umide (media 21,7 °C). Le precipitazioni raggiungono il picco massimo nel mese di ottobre (122 mm) e il picco minimo nel mese di luglio (58 mm), totalizzando un dato annuo di 1003 mm.
Storia
Le origini Il territorio del comune di Vigevano fu popolato fin dall'età preromana, come testimoniano i numerosi rinvenimenti archeologici scoperti in varie aree del territorio comunale, e in particolar modo presso la Sforzesca. Per quanto nel Novecento fu rinvenuto un breve tratto (purtroppo non ben indagato) di strada, forse di età romana, nel centro storico cittadino, non esistono prove che documentino l'esistenza di un insediamento in età romana. Il primo documento che prova con certezza l'esistenza di un castrum (insediamento fortificato) a Vigevano risale al 963, si trattava di un recinto fortificato posto nel punto più elevato, all'interno del quale potevano, nei momenti di pericolo, rifugiarsi gli abitanti dei dintorni.
Nel XII secolo le fortificazioni precarie furono sostituite da strutture più solide e l'insediamento crebbe, all'interno dell'area fortificata, ora difesa anche da un fossato; sorsero così numerose case e magazzini. Tuttavia, l'insediamento fu a lungo conteso tra Pavia e Milano e, soprattutto nel Duecento, fu più volte saccheggiato, distrutto e ricostruito. Vigevano fu concessa a Pavia dal Barbarossa nel 1154, conquistata dai milanesi nel 1157, per poi tornare sotto il controllo di Pavia. Nel 1197 Vigevano fu elevata al rango di borgo della città di Pavia e, in quell'occasione, fu costruita nel castello un'alta torre.
Fu assediata e conquistata dai milanesi nel 1201 e nel 1212, tuttavia rimase parte del distretto pavese fino agli anni '50 del Duecento, quando divenne stabile possesso milanese.
È in questo periodo, nel 1227, che come libero comune aderì alla seconda Lega Lombarda, dalla quale si distaccò nel 1237, quando l'esercito di Federico II sconfisse le forze della lega nella battaglia di Cortenuova, e Vigevano si riavvicinò all'imperatore.
In seguito, con l'avvento delle signorie, le condizioni migliorarono; tra il XIV e il XV secolo il borgo divenne feudo dapprima dei Della Torre, poi dei Visconti e infine, tra il 1450 e 1535, degli Sforza.
I Visconti e gli Sforza
Durante il periodo sforzesco Vigevano raggiunse il suo periodo di massimo splendore, divenendo una delle residenze ducali e centro manifatturiero di notevole importanza per la lavorazione dei panni di lana e di lino.
Nel XIV secolo il borgo migliorò le sue condizioni, soprattutto in virtù degli importanti mutamenti urbanistici introdotti dai Visconti che culminarono nella costruzione dei terraggi (per agevolare il lavoro all'esterno), della rocca (per proteggere il borgo) e nel potenziamento del castello (con l'erezione delle mura). Durante il governo di Luchino Visconti venne costruita la possente Strada Coperta (1347) che collegava il Castello alla Rocca scavalcando le case del borgo.
Gli interventi viscontei non si limitarono alle fortificazioni, un grande ponte in legno fu gettato sul Ticino dai Visconti nei primi anni del XIV secolo, ma esso fu incendiato dalla flotta pavese nel 1315. Un nuovo ponte fu fatto realizzare da Luchino Visconti, ma fu nuovamente distrutto dai pavesi nel 1356 e mai più ricostruito.
L'ultimo dei Visconti, Filippo Maria, morì nel 1447 senza lasciare eredi: a Milano si proclamò così l'Aurea Repubblica Ambrosiana, a cui Vigevano aderì. Quando Francesco Sforza tentò di impossessarsi del potere, Vigevano si ribellò e nell'aprile del 1449 espulse il podestà e il comandante del presidio proclamandosi libero comune, alleandosi con Milano. Le truppe sforzesche posero l'assedio alla città per circa venti giorni, portando numerosi assalti contro i lomellini asserragliati tra le mura del castello. L'impegno del popolo vigevanese, guidato dall'eroina Camilla Rodolfi, non fu però sufficiente: il 6 giugno la città si arrese, riuscendo comunque a ottenere una serie di privilegi commerciali e amministrativi. Conquistato il potere, Francesco Sforza pensò di realizzare a Vigevano una grande azienda agricola, tuttavia le condizioni delle finanze ducali, ancora prostrate dalle spesi militari, non consentirono al primo Sforza di mettere in atto il suo progetto.
Dopo la morte di Galeazzo Maria Sforza, ricordato a Vigevano per aver realizzato alcune scuderie nel castello e allevamenti di cani da caccia, gli succedette il giovane figlio Gian Galeazzo Maria. Fu allora che Ludovico il Moro, fratello di Galeazzo, tentò di impadronirsi del potere assumendo la reggenza nel 1480 e divenendo poi duca di Milano nel 1494.
La presenza degli Sforza a Vigevano fu sporadica e occasionale fino al 1485. Nonostante la grande attrattiva del luogo la città non offriva strutture adeguate alla vita di corte. Il castello trecentesco, nonostante i primi interventi edilizi sforzeschi, era ancora piccolo, privo di locali adatti alla magnificenza cortigiana e poco confortevole. Gli ospiti forestieri venivano spesso portati a Vigevano, ma non sempre c’era il modo di alloggiarli decorosamente. Ancora nel 1490 la sede vigevanese non era ritenuta adeguata a ricevere ospiti importanti. Non a caso, i ricevimenti degli ambasciatori veneziani, solo per citare un caso, che esigevano un protocollo molto ricercato e pomposo, avvenivano a Pavia dove molti nobili avevano palazzi magnificenti e adatti ad alloggiare i seguiti degli ospiti, mentre a Vigevano le case dei nobili non erano abbastanza lussuose e l’unica soluzione praticabile era di sfrattare temporaneamente dai loro appartamenti i cortigiani e i membri di casa Sforza per far posto ai nuovi venuti.
Negli anni’90 del Quattrocento le cose cambiarono e i soggiorni a Vigevano del duca Giangaleazzo e di Ludovico il Moro (e in seguito delle rispettive consorti Isabella d’Aragona e Beatrice d’Este) si fecero più frequenti, mentre diminuì la presenza dei signori a Milano e a Pavia se non per le solennità ufficiali e per le convocazioni dei consigli e le udienze generali.
Il Moro si occupò di abbellire Vigevano avviando dapprima la bonifica del territorio, migliorando il sistema di irrigazione a beneficio dell'agricoltura e costruendo la grande fattoria modello denominata Sforzesca, a sud della città. In seguito fece ampliare il castello costruendo nuove scuderie e nuovi edifici quali la Loggia delle Dame, la Falconiera e la Torre, a opera di Donato Bramante; contemporaneamente avviò la costruzione della grandiosa piazza Ducale, terminata nel 1494.
Dopo il 1500
Nel 1500, con la sconfitta del Moro, catturato dai francesi a Novara, per Vigevano si chiuse il breve periodo aureo del rinnovamento urbanistico. Seguirono anni di difficoltà con guerre e occupazioni straniere, controbilanciate solo in parte da una rinnovata e consolidata autodeterminazione amministrativa. Nel marzo 1530 Francesco II Sforza, ultimo Duca di Milano, ottenne infatti da Papa Clemente VII l'erezione di Vigevano al rango di città e sede vescovile, e nel 1532 a capoluogo del Vigevanasco, entità amministrativa autonoma che per due secoli avrebbe riunito un'importante fetta di territorio nella Lomellina settentrionale, con alcuni dei suoi centri più importanti come Gambolò e Robbio, oltre naturalmente al capoluogo Vigevano. Alla sua morte la città cadde però sotto un lungo e difficile dominio spagnolo, attraversando un XVII secolo segnato da carestie, epidemie di peste e assedi.
Nella mappa del 1581 che presso la Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano, il paese è indicato come Viglebanum. Nella stessa mappa figura anche Sforzeſca, ossia il nucleo di Sforzesca.
Nel 1645 Vigevano fu occupata dall'esercito di Tommaso di Savoia e nel 1658 fu conquistata dai francesi. Nel 1696 a Vigevano i delegati di Austria, Francia, Inghilterra e del Duca di Savoia stabilirono un accordo che poneva fine alla guerra della Grande Alleanza e fissava le premesse per la successiva pace di Rijswijk. Dopo una breve dominazione austriaca, nel 1745 la città entrò a far parte del Regno di Sardegna; sotto il dominio sabaudo l'industria e il commercio rifiorirono e il 6 marzo 1750 la città diviene a tutti gli effetti capoluogo della Provincia di Vigevano, con la nomina del primo Intendente, la massima carica all'interno delle province sabaude. Dopo la parentesi della dominazione napoleonica nel 1814 la città torna ai Savoia.
Il 9 agosto 1848, nel corso della Prima guerra di indipendenza italiana, presso l'attuale vescovado venne firmato l'armistizio di Salasco che prevedeva una tregua di sei settimane, tra Austria e Piemonte; in seguito, il 21 marzo 1849 venne combattuta la battaglia della Sforzesca in cui i piemontesi ebbero la meglio sugli austriaci.
Con il decreto Rattazzi del 1859 Vigevano e la Lomellina diventano definitivamente territorio della Provincia di Pavia, concludendo una plurisecolare autonomia solo in parte mantenuta fino al 1926 attraverso il Circondario della Lomellina, il cui capoluogo era però Mortara, a dispetto del primato storico, economico e religioso di Vigevano. Da allora, nonostante la volontà di alcuni singoli esponenti politici, la necessità di una nuova autodeterminazione della città e del territorio scompaiono dal dibattito pubblico locale. Unica eccezione, in ottica però di riorganizzazione amministrativa e non di autonomia, la parentesi negli anni 2010 finalizzata al passaggio del solo comune di Vigevano dalla provincia di Pavia alla confinante città metropolitana di Milano, congelata in ultima istanza dalla Regione e dalla stessa Città metropolitana.
L'industrializzazione Nel 1846 nasce a Vigevano il primo birrificio Peroni a opera del suo fondatore, Francesco.
Nel 1854 viene inaugurata la linea ferroviaria Vigevano-Mortara e nel 1870 il prolungamento fino a Milano.