Nella psicologia sociale dei gruppi, la pigrizia sociale (in inglese social loafing) è quel fenomeno comportamentale per cui alcune persone, quando lavorano in un gruppo, profondono un impegno minore, per raggiungere un obiettivo, minore rispetto a quando lavorano da sole. Tale fenomeno è considerato una delle principali ragioni per cui i gruppi sono a volte meno produttivi rispetto alla prestazione combinata dei loro membri quando operano come individui, ma dovrebbe essere distinto dagli effetti legati ai problemi accidentali di coordinamento che i gruppi a volte sperimentano.
La pigrizia sociale può essere spiegata dalla teoria del free-rider e dal conseguente "effetto parassita", che è la riduzione dello sforzo di un individuo per evitare di accollarsi anche il lavoro di un altro membro del gruppo. Le ricerche sulla pigrizia sociale cominciarono con gli esperimenti sul tiro alla fune di Ringelmann, che trovò che i membri di un gruppo di tiro alla fune tendevano a esercitare uno sforzo minore di quanto facessero gli individui da soli. In ricerche successive, gli studi che coinvolgono la tecnologia moderna, come i gruppi su Internet e quelli sparsi, hanno mostrato anch'essi sintomi chiari di pigrizia sociale. Molte delle cause della pigrizia sociale derivano dalla sensazione, che un individuo sperimenta, per cui il suo sforzo non sia importante per il gruppo.
Storia Esperimenti sul tiro alla fune
Le prime ricerche conosciute sull'effetto della pigrizia sociale cominciarono nel 1913 con lo studio di Max Ringelmann. Quando egli chiese a un gruppo di uomini di tirare una fune, trovò che collettivamente non tiravano forte come facevano quando ciascuno stava tirando da solo. Queste ricerche non distinguevano se ciò fosse il risultato del fatto che gli individui in gruppo esercitavano uno sforzo minore o della scarsa coordinazione all'interno del gruppo.Max Ringelmann, "Recherches sur les moteurs animés: Travail de l'homme" [Ricerche sui motori animati: Il lavoro dell'uomo], Annales de l'Institut National Agronomique, 2ª serie, vol. 12, pp. 1-40. Nel 1974, Alan Ingham e i suoi colleghi replicarono l'esperimento di Ringelmann usando due tipi di gruppi: 1) gruppi di varie dimensioni con veri partecipanti (coerenti con l'impostazione di Ringelmann) o 2) pseudo-gruppi con solo un vero partecipante. Negli pseudo-gruppi, gli assistenti dei ricercatori facevano solo finta di tirare la fune. I risultati mostrarono una diminuzione nella prestazione dei partecipanti, con i gruppi dove tutti i partecipanti esercitavano uno sforzo che subivano i cali maggiori. Poiché gli pseudo-gruppi erano isolati dagli effetti di coordinazione (dal momento che gli alleati del partecipante non tiravano fisicamente la fune), Ingham provò che la comunicazione da sola non rendeva conto della diminuzione dello sforzo, e che le perdite motivazionali erano la causa più probabile del calo della prestazione.
Esperimenti sugli applausi e sulle grida In contrasto con le prime conclusioni di Ringelmann, Bibb Latané et al. replicarono le precedenti conclusioni della pigrizia sociale mentre dimostrarono che la prestazione diminuita dei gruppi era attribuibile al ridotto sforzo individuale, distinto da un deterioramento dovuto alla scarsa coordinazione. Essi dimostrarono questo bendando gli studenti maschi del college mentre facevano indossare loro auricolari che mascheravano tutto il rumore. Poi chiesero loro di gridare sia nei gruppi effettivi, sia negli pseudogruppi nei quali gridavano da soli ma credevano di stare gridando con gli altri. Quando i soggetti credevano che un'altra persona stesse gridando, gridavano con l'82% dell'intensità di quando facevano da soli, ma con altri cinque il loro sforzo diminuiva al 74%.
Latané et al. conclusero che aumentare il numero di persone in un gruppo diminuiva la pressione sociale relativa su ciascuna persona: "Se i contributi individuali non sono identificabili la persona può lavorare meno duramente. Così se la persona sta dividendo il lavoro da eseguire o l'ammontare della ricompensa che si aspetta di ricevere, lavorerà meno duramente nei gruppi."PsyBlog "Social Loafing: when groups are bad for productivity," 29 maggio 2009 (citando, inter alia, Latané).
Studio meta-analitico e il modello di sforzo collettivo (Collective Effort Model, CEM) In una meta-analisi del 1993, Karau e Williams propongono il modello di sforzo collettivo (Collective Effort Model, CEM), che si usa per generare previsioni. Il CEM integra le teorie delle aspettative con le teorie del confronto sociale al livello dei gruppi e dell'identità sociale per dare conto degli studi che esaminano lo sforzo individuale in ambienti collettivi. Da uno stato psicologico, esso propone che l'Aspettativa moltiplicata per la Strumentalità moltiplicata per la Valenza dell'Esito produca la Forza Motivazionale.
Karau et al. conclusero che la pigrizia sociale si verificava perché vi era solitamente una evenienza percepita più fortemente tra lo sforzo individuale e gli esiti stimati quando si lavora individualmente. Quando si lavora collettivamente, altri fattori determinano frequentemente la prestazione, e anche gli esiti stimati sono divisi tra tutti i membri del gruppo. Si presume che tutti gli individui tentino di massimizzare l'utilità attesa delle loro azioni. Il CEM riconosce anche che alcuni esiti stimati non dipendono dalla prestazione. Ad esempio, esercitare un forte sforzo quando si lavora su compiti intrinsecamente rilevanti o con membri della squadra altamente rispettati può avere come risultato l'autocompiacimento o l'approvazione dal gruppo, anche se lo sforzo elevato aveva poco o nessun impatto sui risultati tangibili della prestazione.
Tra le conclusioni notevoli o innovative di Karau e Williams in seguito alla loro implementazione del CEM sono da citare: L'ampiezza della pigrizia sociale è ridotta per le donne e per gli individui originari delle culture orientali. È più probabile che gli individui ozino quando ci si aspetta che i loro compagni di lavoro abbiano una buona prestazione. Gli individui riducono la pigrizia sociale quando lavorano con dei conoscenti e non oziano affatto quando lavorano in gruppi altamente stimati.
Gruppi sparsi contro gruppi localizzati Uno studio del 2005 di Laku Chidambaram e Lai Lai Tung basava il loro modello di ricerca sulla teoria dell'impatto sociale di Latané, e ipotizzava che quando la dimensione e la dispersione del gruppo crescono, il gruppo sarebbe influenzato nei seguenti ambiti: i membri contribuirebbero di meno sia in quantità sia in qualità, il prodotto finale del gruppo sarebbe di qualità inferiore e un determinato prodotto del gruppo sarebbe influenzato da fattori sia individuali che contestuali.
Un campione di 240 studenti universitari di economia fu diviso casualmente in quaranta squadre (metà delle squadre erano di 4 persone e metà di 8) che furono assegnate sempre casualmente a un ambiente localizzato o distribuito. I partecipanti dovevano completare un compito che chiedeva loro di agire come il consiglio di amministrazione di un'azienda vinicola con un problema d'immagine. Dovevano trovare e discutere le alternative e alla fine presentare quella prescelta con una base razionale. I gruppi localizzati lavoravano a un tavolo insieme. mentre i gruppi distribuiti svolgevano lo stesso compito su computer separati che consentivano comunicazioni elettroniche in rete. La stessa tecnologia era utilizzata sia dai gruppi localizzati sia da quelli distribuiti.
Chidambaram e Tung trovarono che la dimensione del gruppo importava immensamente nella sua prestazione. Più il gruppo era piccolo, più era probabile che ciascun membro partecipasse, indipendentemente dall'ampiezza (sparso o localizzato). La principale differenza affermata tra gruppi distribuiti e localizzati era la pressione sociale almeno per apparire occupati che è presente nei gruppi localizzati. Quando sono presenti altri, le persone sentono il bisogno di far sembrare che stiano lavorando sodo, mentre quelle che non sono alla presenza di altri no.
Effetto della cultura Nel 1989, Christopher P. Earley ipotizzò che la pigrizia sociale sarebbe stata mitigata nelle culture collettiviste che si focalizzavano più sul successo del gruppo che sull'individuo. Egli condusse uno studio negli Stati Uniti e in Cina, due poli opposti in termini di cultura (con gli Stati Uniti che sono individualisti e la Cina che è collettivista), al fine di determinare se tra i due tipi di culture fosse presente una differenza nella pigrizia sociale. Earley formò gruppi di entrambi i paesi simili per la demografia e nel tempo trascorso l'uno con l'altro (i partecipanti in ciascuno dei gruppi si conoscevano da tre-cinque settimane). Ciascun gruppo era incaricato di completare varie forme di lavoro d'ufficio simile a quello che sarebbe stato richiesto di fare ai partecipanti nella loro professione. Il lavoro d'ufficio era progettato in modo da impiegare da due a cinque minuti per ciascuna pratica, e le pratiche quando erano completate erano date a un assistente, così che nessuno potesse giudicare il suo lavoro in confronto agli altri. A ogni partecipante erano dati 60 minuti per completare quante più pratiche possibili ed era separato o nel gruppo ad alta responsabilità, dove gli veniva detto che doveva raggiungere un obiettivo di gruppo, o in un gruppo a bassa responsabilità, dove gli veniva detto che doveva raggiungere un obiettivo da solo. Tutti erano anche separati in gruppi ad alta e bassa responsabilità condivisa. Si trovò che, in coerenza con altri studi, le persone altamente individualiste rendevano più scarsamente sul compito quando c'era un'alta responsabilità condivisa e una bassa responsabilità rispetto a quando vi era un'alta responsabilità. I collettivisti, tuttavia, rendevano un po' meglio sul compito quando era presente un'alta responsabilità condivisa, indipendentemente da quanto fossero tenuti ad essere responsabili in confronto a quando stavano lavorando da soli. Queste evidenze suggeriscono che il pensiero collettivista riduce l'effetto di pigrizia sociale. Ulteriori evidenze di uno studio simile mostravano che l'effetto era legato al pensiero collettivista piuttosto che alla nazionalità, in quanto i lavoratori cinesi individualisti mostravano effettivamente un comportamento da pigrizia sociale.
Cause Diffusione di responsabilità/Potenziale di valutazione Quando il numero di persone nel gruppo o nella squadra aumenta, le persone tendono a sentire una deindividualizzazione. Questo termine definisce sia la dissociazione dalla realizzazione individuale sia la diminuzione della responsabilità personale, producendo come risultato un minore sforzo esercitato dagli individui in ambienti collaborativi. Questo fenomeno può diminuire così l'efficacia complessiva del gruppo perché è contagioso e difficile da correggere. Una volta identificato dal capo del gruppo o della squadra, è loro responsabilità rivalutare e mettere in moto nuove regole e nuove aspettative per tutti.
Le persone potrebbero semplicemente sentirsi "perse tra la folla", pensando perciò che il loro sforzo non sarebbe ricompensato anche se lo compissero. Questa idea può anche dare alle persone l'impressione che possono semplicemente "nascondersi tra la folla" ed evitare gli effetti avversi del non applicarsi.
Quando l'entusiasmo per l'obiettivo o il compito complessivo è diminuito, il contributo complessivo calerà. Quando si pensa che i propri sforzi complessivi siano ridotti o non importanti, è probabile che si diventerà oziosi sociali.
Motivazione