La Sagrestia Nuova è un ambiente della basilica di San Lorenzo di Firenze, tra i capolavori di Michelangelo come architetto e come scultore. Nata come pendant alla Sagrestia Vecchia di Brunelleschi e Donatello, oggi fa parte del complesso museale delle Cappelle Medicee. Contiene diverse sepolture dei Medici: la tomba di Giuliano de' Medici, duca di Nemours, quella di Lorenzo de' Medici, duca di Urbino (con il figlio Alessandro de' Medici, duca di Firenze), e il sarcofago di Lorenzo il Magnifico e Giuliano di Piero de' Medici.
Storia Premesse La morte dei due rampolli di casa Medici, Giuliano duca di Nemours (1516) e Lorenzo duca d'Urbino (1519), aveva profondamente amareggiato papa Leone X, rispettivamente fratello e zio dei due, che si era speso per la loro carriera riuscendo a far sì che ottenessero i primi titoli nobiliari che fregiavano la sua casata.
La nascita dell'esigenza di approntare per loro una sepoltura principesca, come suggerito anche dal cugino Giulio, cardinale e poi a sua volta papa Clemente VII dal 1523, fece insabbiare definitivamente il progetto michelangiolesco della facciata per San Lorenzo, impegnando l'artista in un nuovo progetto che riguardava la stessa basilica. La chiesa era infatti il luogo di sepoltura della famiglia Medici da un secolo, ma all'epoca non erano disponibili spazi in cui creare un nuovo complesso monumentale: la storica cappella di famiglia, la Sagrestia Vecchia, di Brunelleschi e Donatello, era un insieme di sobrio e misurato equilibrio, in cui non potevano essere aggiunte altre decorazioni senza compromettere l'insieme; la cripta, dove si trovano alcuni esponenti familiari, non era all'altezza dei desideri di fasto e celebrazione dei committenti. Nemmeno per Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano era stata ancora predisposta una degna sepoltura, per cui dovette apparire naturale la necessità di realizzare un nuovo ambiente, in cui sistemare le spoglie dei due "duchi" (o "capitani") e i due "magnifici"..
Progettazione Per la realizzazione venne scelto Michelangelo, reduce dall'impasse sul progetto della facciata, il cui contratto venne definitivamente rescisso nel marzo del 1520. Non si conosce il documento esatto di allogazione, ma da altri documenti e lettere si evince che già da quell'anno, proprio da marzo, i lavori per una nuova cappella erano stati avviati.
Venne pensato un ambiente indipendente, simmetrico e analogo nelle proporzioni alla sagrestia brunelleschiana, all'incrocio fra il transetto e il capocroce sul lato nord. La pianta scelta era del tutto analoga al modello: a base quadrata con una scarsella sul lato ovest in rapporto di 1/3, e due vani di servizio ai lati della scarsella, il tutto coperto da cupola con lanterna.
In fase progettuale Michelangelo pensò a varie soluzioni, prima di scegliere la versione messa in opera. Il nocciolo della questione era come disporre i quattro sepolcri in rapporto allo spazio disponibile, all'altare e all'ingresso. La prima idea prevedeva tombe poste agli angoli addossate alle pareti (marzo 1520), ma già il 23 ottobre dello stesso anno Michelangelo presentava al cardinale Giulio un progetto con un'edicola al centro contenente le tombe, che riprendeva l'idea iniziale per la tomba di Giulio II; l'idea non dispiacque al committente, che, nonostante qualche dubbio circa le proporzioni tra l'edicola e il vano della cappella, lasciò piena libertà all'artista, chiedendogli comunque un disegno esplicativo. Questo venne fornito il 21 dicembre e, rinnovati i dubbi sullo spazio, il cardinale propose un arco quadrifronte al centro: l'edicola infatti era stata inizialmente pensata da Michelangelo lunga due braccia, forse troppo poco per contenere i sepolcri, poi quattro braccia, troppo ampia rispetto allo spazio disponibile.
L'artista abbandonò quindi lo schema delle tombe al centro, optando per la loro disposizione addosso alle pareti e studiando varianti con sepolture singole o doppie, fino ad arrivare a un progetto definito con tombe singole per i duchi nelle pareti laterali e doppie per i magnifici sulla parete opposta all'altare. Solo quelle dei duchi vennero alla fine completate: nel 1521 morì papa Leone e i lavori si interruppero.
Seconda fase Con l'elezione al soglio di Clemente VII, nel 1523, nel dicembre di quell'anno l'artista tornò ai lavori di San Lorenzo. Si pensò di accogliere in Sagrestia anche le tombe di papa Leone e, a suo tempo, di Clemente VII, ma presto l'idea venne abbandonata propendendo piuttosto per il coro di San Lorenzo. Alla fine però entrambi vennero sepolti a Santa Maria sopra Minerva a Roma..
Nella primavera del 1524 Michelangelo era al lavoro sui modelli in terra per le sculture e in autunno arrivarono i marmi da Carrara. Tra il 1525 e il 1527 dovevano essere state completate almeno quattro statue (tra cui la Notte e lAurora) e altre quattro erano già definite coi modelli.
Nel 1526 venne murata la prima tomba, quella di Lorenzo e il 17 giugno l'artista inviò una lettera a Roma in cui scrisse: «Io lavoro al più che io posso, e in fra quindici dì farò cominciare l'altro capitano, poi mi resterà, di cose d'importanza, solo e' quattro Fiumi. Le quattro figure in su' cassoni, le quattro figure in terra, che sono è Fiumi, e due capitani e la Nostra Donna che va nella sepoltura di testa, sono le figure che io vorrei fare di mia mano: e di queste n'è incominciate sei, e bastami l'animo di farle in tempo conveniente e parte far ancora l'altre che non importano tanto»Cit. in ..
Si capisce quindi che oltre alle sculture effettivamente esistenti, erano previste anche quattro allegorie fluviali (i fiumi dell'Ade, o forse i fiumi sotto il dominio mediceo) distese ai piedi delle tombe, delle quali resta solo il modello del Dio fluviale a Casa Buonarroti.
Interruzione e ripresa dei lavori Con il duro colpo incassato da papa Clemente durante il sacco di Roma (1527), la città di Firenze si ribellò al dominio mediceo, cacciando il poco amato duca Alessandro. Michelangelo, nonostante fosse legato ai Medici da rapporti lavorativi fin dalla sua gioventù, si schierò platealmente con la fazione repubblicana, partecipando attivamente, come responsabile alle fortificazioni, alle misure di difesa contro l'assedio del 1529-1530. Sconfitti i fiorentini, Michelangelo fuggì dalla città, ma venne dichiarato ribelle e si presentò spontaneamente per evitare misure punitive più gravi. Il perdono di Clemente VII non si fece attendere, a patto che l'artista riprendesse immediatamente i lavori a San Lorenzo dove, oltre alla Sagrestia, si era aggiunto cinque anni prima il progetto di una monumentale biblioteca. È chiaro come il papa fosse mosso, più che dalla pietà verso l'uomo, dalla consapevolezza di non poter rinunciare all'unico artista capace di dare forma ai sogni di gloria della sua dinastia, nonostante la sua indole ingrata e pronta al tradimento..
Nell'aprile del 1531 ripresero dunque i lavori alla Sagrestia ed entro l'estate dovettero essere completate altre due statue e avviata una terza. Si sa poi che il ritratto di Lorenzo venne eseguito tra il 1531 e il 1534, mentre quello di Giuliano nel 1533 veniva dato a Giovanni Angelo Montorsoli per le rifiniture. In quello stesso periodo l'artista preparava due statue allegoriche, il Cielo e la Terra, che avrebbero dovuto essere scolpite dal Tribolo e poste nelle nicchie ai lati della tomba di Giuliano, rimaste però vuote: altre due evidentemente dovevano essere previste per la tomba di Lorenzo.. Nel frattempo, tra il 1532 e il 1533, su progetto di Michelangelo che aveva inviato schemi già nel 1526 da Roma, Giovanni da Udine lavorò a stucchi e decorazioni nella cupola di cui non rimane traccia, dopo gli interventi settecenteschi promossi da Anna Maria Luisa de' Medici che ricoprirono la cupola di solo stucco bianco come ci appare oggi.
Mentre i lavori fiorentini procedevano ormai sempre più stancamente (in quegli stessi anni Michelangelo lavorava anche, oltre che alla Biblioteca, alla tomba di Giulio II, per la quale stava approntando i Prigioni) l'artista, non felice del clima politico cittadino, colse l'occasione di nuovi incarichi a Roma e lasciò Firenze, nel 1534, non mettendovi mai più piede.. Nonostante mancasse da sistemare un'intera parete con le tombe dei "Magnifici" e dovessero essere ancora create le divinità fluviali, le statue, gli stucchi e gli affreschi di corredo previsti dal contratto, la Sagrestia venne considerata opera conclusa.
Le statue dei Santi Cosma e Damiano, protettori dei Medici, furono scolpite sul modello del Buonarroti rispettivamente dal Montorsoli e da Raffaello da Montelupo. Solo nel 1559, per iniziativa di Cosimo I de' Medici, venne sistemata la cappella su progetto del Vasari, (la cancellazione degli affreschi e degli stucchi realizzati da Giovanni da Udine nella volta non è però opera di Vasari bensì di Maria Luisa de' Medici, intorno al 1740-1741): l'ambiente assunse così il suo aspetto definitivo.
Descrizione Architettura Nata in mezzo ad avvenimenti tanto tumultuosi, la Sagrestia Nuova è un'opera molto innovativa. Partendo dalla stessa pianta della Sagrestia di Brunelleschi, Michelangelo divise lo spazio in forme più complesse, trattando le pareti con piani a livelli diversi in piena libertà. Su di esse ritagliò elementi classici come archi, pilastri, balaustre e cornici, ora in marmo e ora in pietra serena, disposti però in figure e schemi completamente nuovi.
Le pareti si basano su una tripartizione da parte di pilastri in pietra serena in ordine gigante. Agli angoli si dispongono otto porte di eguale disegno, ora vere ora false: le cornici sono sormontate da un'edicola appoggiata su mensola retta da volute, che coincide con l'architrave; sono coronate da timpani circolari poggianti su pilastrini ravvicinati verso l'interno. In ciascuna edicola si apre un doppio riquadro, la cui linea superiore sfiora il timpano, creando un vivace gioco di linee. All'interno, al posto delle statue o dei rilievi bronzei forse previsti nel progetto originale, si trovano festoni a rilievo e una patera.
Al centro di questi elementi laterali che ricorrono in tutte le pareti si trovano la scarsella, nel lato dell'altare, l'incompiuta tomba dei "Magnifici" e le due tombe dei "Duchi" nelle pareti laterali. Queste ultime, sopra le semplici specchiature profilate nella metà inferiore, presentano una tripartizione interna nella fascia mediana, in cui si vedono la nicchia rettangolare con la statua del defunto al centro e ai lati, spartite da pilastri binati in marmo, due nicchie con timpano arcuato su mensole appoggiate sulla cornice, che riprendono, semplificandolo, il disegno delle nicchie sopra i portali. Le tombe si inseriscono dunque nelle pareti interagendo con l'architettura, anziché semplicemente appoggiandovisi. Più in alto la trabeazione inferiore, presente solo nei lati delle tombe, mostra festoni a rilievo sopra i timpani, balaustrini su cui si pronuncia aggettando la cornice sopra i pilastri, e al centro una fascia piana movimentata da una voluta centrale, citando gli archi romani. Sopra corre lungo tutto il perimetro dello spazio la trabeazione in pietra serena, su cui corre un fregio liscio bianco e una seconda cornice modanata in pietra. Su di essa impostano l'arco centrale della parete, ampio un terzo della superficie, e pilastrini in pietra serena che ancora tripartiscono lo spazio. Sopra l'arco alcuni vani rientranti creano un raffinato gioco di luce; ai lati di questa fascia, in asse coi portali, si trovano le finestre in pietra, con uno sviluppato timpano triangolare, creanti l'effetto di rastremazione e quindi di accelerazione verso l'alto.
Ciò ha il culmine nella cupola cassettonata, che ricorda il monumento funebre per eccellenza, il Pantheon di Roma. In questo lavoro molti vedono un'anticipazione della cupola di San Pietro che fu progettata dal Buonarroti in tarda età, 30 anni dopo la Sacrestia.