Il Carnevale ricopre un ruolo molto importante nel folclore italiano, tradizionalmente legato alle maschere regionali, ed è festeggiato in moltissime città, alcune delle quali sono note nel mondo proprio per i particolari festeggiamenti che organizzano per questa ricorrenza.
Maschere carnevalesche delle regioni italiane
Abruzzo: Patanello. Maschera tipica di Francavilla al Mare, in provincia di Chieti. Rappresenta un povero ciabattino, simbolo dell'uomo comune abruzzese che affronta la vita con ironia e spavalderia. È una maschera popolare recente, non legata alla Commedia dell'arte, nata nel XX secolo. Il nome Patanelle in dialetto locale si riferisce a un tipo di calzature di fortuna.
Puglia: Farinella è la maschera simbolo del Carnevale di Putignano, radicata nella tradizione locale e nella cultura popolare. Il suo nome deriva dal piatto più rappresentativo della cucina putignanese: una farina finissima di ceci e orzo, abbrustoliti e macinati, che per secoli ha nutrito le tavole contadine come alimento semplice e versatile. Basilicata: Le maschere lucane sono spesso legate a riti arcaici e figure zoomorfe che celebrano il ciclo della natura e il risveglio primaverile. Tra le più note ci sono il Toro e la Mucca di Tricarico, i Rumit (gli uomini-albero, figure silenti ricoperte di edera) di Satriano di Lucania, e Sarachella (la maschera ufficiale e più recente di Potenza).
Calabria: Giangurgolo (o Zangrìgolo). Maschera tradizionale di Reggio Calabria (e in generale della regione), rappresenta un personaggio dai tratti spagnoleggianti. Il suo nome deriva probabilmente da "Gianni ingordo" ed è caratterizzato da una fame insaziabile e una spavalderia di facciata. Indossa un costume colorato con un alto cappello a cono, un corpetto e calzoni ampi, ed è noto per il suo incedere buffo e arrogante.
Campania: Pulcinella (o Pucinella). È la maschera simbolo di Napoli e, per estensione, del teatro comico e del Carnevale italiano nel mondo. Originaria della Commedia dell'arte (introdotta dall'attore Silvio Fiorillo nel XVII secolo), rappresenta il popolo napoletano: un servo pigro, opportunista, ma anche vittima delle ingiustizie e capace di una risata liberatoria. Il suo costume è caratteristico: camicia e pantaloni bianchi larghi, una maschera nera con un naso ricurvo da uccello e un cappello a cono. La sua voce nasale e stridula è inconfondibile.
Emilia-Romagna: La regione vanta diverse maschere storiche legate alla Commedia dell'arte e al folclore locale. Balanzone (o Balanzon). Tipico di Bologna, rappresenta la figura del dottore o del giudice pedante e saccente, che parla in dialetto bolognese usando un latino maccheronico per confondere gli interlocutori. Sandrone. Maschera legata alla tradizione modenese e reggiana, rappresenta il contadino semplice ma saggio, che arriva in città per dire la sua sul mondo. Tasi. La maschera ufficiale e storica del Carnevale di Cento (Ferrara).
Lazio: Rugantino. La maschera simbolo di Roma e del dialetto romanesco. Rappresenta il classico "bullo" di Trastevere: arrogante, sfacciato, sempre pronto al litigio (da "rugare", litigare in romanesco), ma in fondo generoso e di buon cuore. Il suo costume tipico prevede pantaloni logori, una giacca corta e spesso un fazzoletto al collo, con un cappello a due punte (detto "carciofo").
Liguria: Capitan Spaventa. Maschera storica di Genova, è un personaggio della Commedia dell'arte. Appartiene alla famiglia dei Capitani ed è caratterizzato da un linguaggio forbito e ridicolmente pedante. Il suo costume prevede abiti eleganti e aderenti, spesso a strisce gialle e arancioni, con un'enorme spada al fianco.
Lombardia: La regione è famosa per le maschere dei servi (gli Zanni) bergamaschi, centrali nella Commedia dell'arte. Arlecchino (o Arlechin). Il servitore per eccellenza, simbolo di Bergamo. È astuto, opportunista, perennemente affamato e combina guai. Il suo costume a rombi colorati (originariamente stracci rattoppati) è iconico. Brighella. Altra maschera bergamasca, è il compagno di avventure di Arlecchino. Più malizioso e musicale, è spesso a capo di intrighi e imbrogli. Meneghino. La maschera tipica di Milano, rappresenta il servitore onesto e fedele, che si fa beffe della nobiltà e della tirannia austriaca.
Piemonte: Gianduja. La maschera tipica di Torino e del Piemonte, nata nella zona dell'Astigiano all'inizio del XIX secolo. Il suo nome deriva dal piemontese Gioann dla doja, che significa "Giovanni del boccale", a causa del suo amore per il vino. È un personaggio allegro, saggio e di buon senso. Il suo costume è di foggia settecentesca, con giacca e calzoni verdi, gilet giallo e calze rosse. Indossa un cappello a tricorno e una parrucca con il codino. È spesso accompagnato dalla sua compagna, Giacometta. La maschera divenne un simbolo del Risorgimento piemontese e il suo nome fu dato al celebre cioccolatino torinese, il Gianduiotto, nel 1865.
Sicilia: Peppe Nappa. Maschera tipica e storica della Sicilia, originaria del Carnevale di Sciacca. È un servo (Zanni) agile, scaltro e un po' indolente. Il suo nome significa "Giuseppe toppa" o "rattoppo", a indicare la sua condizione povera. Il suo costume è un'ampia casacca e pantaloni azzurri, un cappellino a spicchi e una maschera che mette in risalto il suo carattere buffo e il suo appetito. È celebre per le sue danze e le sue acrobazie durante le sfilate.
Toscana: La regione presenta due figure carnevalesche distinte per origine ed epoca. Stenterello. Maschera storica di Firenze, rappresenta il servo chiacchierone, magro e gracile, ma di buon cuore e ingegno. È l'ultima maschera della Commedia dell'arte a essere stata creata, alla fine del XVIII secolo, dall'attore Luigi del Buono. Burlamacco. La maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio, creata nel 1930 dal grafico Uberto Bonetti. Il suo costume unisce elementi di altre maschere (come Arlecchino e Pierrot) e rappresenta lo spirito festoso e moderno della manifestazione viareggina.
Veneto: Il Carnevale di Venezia è famoso per le sue maschere eleganti e storiche. Pantalone. La maschera simbolo di Venezia. Rappresenta il vecchio mercante avaro, brontolone e spesso ingannato dai suoi servi astuti (come Arlecchino) o da giovani innamorati. Il suo nome deriva dal veneto Piantaleoni. Colombina. La vivace e astuta servetta veneziana. È una delle poche maschere femminili di rilievo, spesso al centro degli intrighi amorosi e sempre pronta a consigliare la sua padrona o a imbrogliare Pantalone.
I principali carnevali italiani Soprattutto il Carnevale di Venezia e il Carnevale di Viareggio, ma anche il Carnevale di Acireale ed il Carnevale di Ivrea, il Carnevale di Putignano, il Carnevale di Manfredonia hanno una fama che travalica i confini nazionali e sono meta di turisti provenienti sia dall'Italia, sia dall'esteroSi riportano le fonti in lingue straniere che considerano questi quattro carnevali (Venezia, Viareggio, Acireale, Ivrea) come i più noti all'estero (tutti i testi sono consultabili su Google Libri): Claudia Cerulli, Carnevale Italiano - Italian Carnival, Long Bridge Publishing, 2010 (capitolo "Famous carnivals"): Venezia, Viareggio, Ivrea, Acireale; Celia Woolfrey, Martin Dunford, Ros Belford, Tim Jepson, The Rough Guide to Italy (Google eBook), Rough Guides UK, 2013 (capitolo "Festivals"): Venezia, Viareggio, Acireale; Autori vari, Eyewitness Travel Family Guide Italy (Google eBook), Dorling Kindersley Ltd, 01 mag 2014, (pagina 14): Venezia, Viareggio, Acireale, Ivrea; Robert Charles Davis, Garry Marvin, Venice, the Tourist Maze, University of California Press, 2004 (pagina 247): Venezia, Viareggio, Ivrea; Charles L. Killinger, Culture and Customs of Italy, Greenwood Publishing Group, 2005 (pagina 94): Venezia, Viareggio; Pat Bulhosen, Francesca Logi, Loredana Riu, Compact Oxford Italian Dictionary, Oxford University Press, 2013 (pagina 10): Venezia, Viareggio; Paula Hardy, Alison Bing, Abigail Blasi, Lonely Planet Reiseführer Italien, Lonely Planet, 2014 (pagina 31): Venezia, Viareggio, Oristano; Autori vari, Italienisch für Dummies, John Wiley & Sons, 2011 (pagina 231): Venezia, Viareggio, Ivrea, Putignano; Monika Pelz, Italien, Langenscheidt, 2010 (pagina 32): Venezia, Viareggio..
Carnevale di Venezia
Nel 1797, con l'occupazione francese di Napoleone e con quella successiva austriaca, nel centro storico la lunghissima tradizione del Carnevale veneziano fu interrotta per timore di ribellioni e disordini da parte della popolazione. Solamente negli altri centri della Laguna di Venezia, come Burano e Murano, i festeggiamenti di Carnevale proseguirono il loro corso, anche se in tono minore, conservando un certo vigore ed allegria. Quasi due secoli dopo, nel 1979, la secolare tradizione del Carnevale di Venezia risorse e nel giro di poche edizioni il Carnevale di Venezia è tornato a ricalcare con grande successo le orme dell'antica manifestazione. Nei vari anni, il Carnevale è spesso dedicato ad un tema di fondo, al quale ispirarsi per le feste e gli eventi culturali di contorno. L'attuale Carnevale di Venezia è diventato un grande e spettacolare evento turistico, che richiama migliaia di visitatori da tutto il mondo.
Carnevale di Viareggio
Il Carnevale di Viareggio ha origine nel 1873 ed è uno dei più importanti e maggiormente apprezzati carnevali a livello internazionale. A caratterizzarlo sono i carri allegorici più o meno grandi che sfilano nelle domeniche fra gennaio e febbraio e sui quali troneggiano enormi caricature in cartapesta di uomini famosi nel campo della politica, della cultura o dello spettacolo, i cui tratti caratteristici, specialmente quelli somatici, vengono sottolineati con satira e ironia. È a Viareggio infatti che nasce il primo carro allegorico in carta pesta nel 1925. Ed è qui che vengono realizzati i carri più grandiosi in questo materiale, carri che passano i 20 metri d'altezza realizzati da più di 25 ditte che coinvolgono più di mille artigiani.
Carnevale di Acireale
Il Carnevale di Acireale, è uno dei più antichi della Sicilia e si svolge ogni anno nella città di Acireale, in provincia di Catania. Tra le sue caratteristiche vi è la sfilata di carri allegorici; in alcuni di essi si utilizzano migliaia di fiori freschi disposti uno a fianco all'altro e perciò sono detti carri infiorati. I carri danno il loro spettacolo anche di notte, attraverso migliaia di lampadine e luci, movimenti spettacolari e scenografie in continua evoluzione durante le esibizioni. I carri infiorati sono tipici anche di diversi carnevali della Costa Azzurra e della Liguria.
Carnevale di Ivrea
Lo Storico Carnevale di Ivrea, famoso per il suo momento culminante della Battaglia delle Arance, è considerato uno tra i più antichi e particolari al mondoFrugoni Chiara, Medioevo sul naso, editori riuniti, 2001, p. 78, seguendo un cerimoniale più volte modificatosi nel corso dei secoli. L'intero carnevale rappresenta, sotto forma di allegoria, la rivolta dei cittadini per la libertà dal tiranno della città, probabilmente Ranieri di Biandrate, ucciso dalla Mugnaia su cui si apprestava a esercitare lo ius primae noctis. Fu quell'evento a innescare la guerra civile rappresentata dalla battaglia tra il popolo e le truppe reali che viene rievocata durante il carnevale, dove le squadre di Aranceri a piedi (ossia il popolo) difendono le loro piazze dagli aranceri su carri (ossia l'esercito) a colpi di arance a rappresentare le frecce, mentre tra le vie della città sfila il corteo della Mugnaia che lancia dolci e regali alla popolazione.
Altri carnevali
In quasi ogni città italiana si celebra il carnevale. Si cita il Carnevale di Foiano della Chiana, una manifestazione che si svolge annualmente a Foiano della Chiana, in Provincia di Arezzo. È uno degli antichi carnevali italiani, essendo stati rinvenuti documenti risalenti all'edizione del 1539.