Secondo una tradizione non per forza fedele, sorta con Diodoro Siculo, che gli era avverso., Agatocle nacque da una famiglia di umili origini e, grazie alla sua prestanza fisica e abilità militare, riuscì ben presto a scalare le vette del potere della Pentapoli di Siracusa. Nel contesto della guerra civile di Siracusa, divenne prima capo della fazione democratica e in seguito venne nominato «stratega e custode della pace». Alla fine della guerra prese, con un atto di forza, il titolo di stratēgòs autokràtōr (στρατηγὸς αὐτοκράτωρ) e instaurò a Siracusa una nuova tirannide.
Il suo governo fu in linea con quelli sorti in epoca ellenistica, segnata da numerosi conflitti bellici e nuove scoperte territoriali. Durante la riaccesa ostilità tra Cartaginesi e i Sicelioti, Agatocle affrontò per la prima volta i Cartaginesi sul suolo africano durante la spedizione siracusana in Africa.
Sotto il suo comando i Siracusani rimasero quattro anni in Libia (dal 310 al 307 a.C.) ma, dopo una serie di clamorosi successi, una disfatta militare costrinse Agatocle a fare ritorno in Sicilia, dove con la battaglia di Torgio affrontò e vinse definitivamente la fazione oligarchica che gli si opponeva. Conclusa la pace con Cartagine, si autonominò primo re di Sicilia, prendendo la corona sull'esempio dei diadochi di Alessandro Magno. Si dedicò al consolidamento del suo regno e alla difesa della grecità italiota; nel 301/300 a.C. sbarcò in Magna Grecia, dove ingaggiò un conflitto armato contro le popolazioni italiche, e da qui giunse sul mar Ionio e sull'Adriatico per affrontare su mare e su terra le truppe di Cassandro, re di Macedonia. Dopo aver sconfitto il diadoco, Agatocle fece sposare sua figlia Lanassa con Pirro, re dell'Epiro, e strinse rapporti con il faraone d'Egitto Tolomeo I, sposando la figlia della regina Berenice I, Teossena, principessa adottiva del faraone.
Negli ultimi anni della sua vita presentò suo figlio Agatocle II come legittimo erede al trono e lo fece riconoscere tale dal nuovo re di Macedonia, Demetrio Poliorcete, che in qualità di alleato si unì in seconde nozze con la figlia Lanassa. Agatocle ebbe in tutto sei figli, ma nessuno di essi prese il suo posto sul trono siceliota: violente lotte dinastiche impedirono ad Agatocle di continuare la propria basileia, tanto da decidere in punto di morte di restaurare la democrazia nominando ufficialmente, in assemblea, suo erede il «popolo di Siracusa».
Fonti storiografiche
Le principali fonti storiche su Agatocle provengono da antichi testi dell'età classica (greco-romana), scritti da Diodoro Siculo, storico di Agira noto per avere composto la Bibliotheca historica, contenente una monumentale storia universale; da Marco Giuniano Giustino, lo storico romano autore dell'epitome dell'opera del narbonese Pompeo Trogo che scrisse le Historiae Philippicae, dedicata principalmente alla dinastia macedone; da Polibio, lo storico di Megalopoli autore delle Storie, che raccontano gli eventi nel Mediterraneo. Questi tre storici, che vissero tra la fine del II secolo a.C. e il II secolo d.C., trassero a loro volta le fonti su Agatocle da autori dell'epoca ellenistica, contemporanei al tiranno siracusano: Callia di Siracusa; Duride di Samo e Timeo di Tauromenio (esiliato da Agatocle e per questo avverso alla sua figura) furono coloro che fornirono le maggiori testimonianze basilari; a essi si aggiungono altri autori locali, tra i quali alcuni filo-agrigentini e filo-messenici..
Biografia Origini e giovinezza Agatocle nacque a Terme, figlio di Carcino, un vasaio (kerameus) esule di Rhegion (Reggio) ed emigrato in Sicilia, e di una donna del luogo.. . Terme (in seguito detta Thermai Himeraìai, la moderna Termini Imerese), situata sulla costa della Sicilia occidentale (l'epicrazia cartaginese), fu una polis fondata per concessione dei Cartaginesi con coloni libiciDiod. Sic., XIII, 79, 8. e con i superstiti di ImeraMarco Tullio Cicerone, In Verrem III, 35. . (distrutta da Cartagine nel 409 a.C.).Diod. Sic., XIII, 79. .
Il «figlio del destino» La sua nascita fu accompagnata da presagi, come del resto è consuetudine che avvenga per i condottieri divenuti celebri (la vicenda della sua venuta al mondo ricalca quella narrata per Cipselo, tiranno di Corinto, e per il persiano Ciro il Grande.). Egli è il «figlio del destino», come lo definisce Diodoro di Agira, poiché i presagi indicavano che questo bambino avrebbe rappresentato, crescendo, il flagello di Cartagine e della Sicilia.Così come il «figlio del destino» Dionisio I lo era stato per l'Italia e la Sicilia. ..
Narra lo storico di Agira che il padre di Agatocle, tormentato da oscuri presagi sulla futura nascita di questo bambino, affidò a dei theoroi (ambasciatori sacri) cartaginesi il compito di recarsi presso l'oracolo di Delfi per sapere a cosa fosse dovuto questo suo senso di tormento; i theoroi, di ritorno da Delfi, gli comunicarono il responso che condannava il nascituro in quanto futura minaccia di Cartagine.. Il padre, spaventato dalla reazione dei Cartaginesi a tale notizia, decise di esporre pubblicamente il neonato e di darlo ai Punici, condannandolo a morte certa. La madre, tuttavia, colta da pietà, riuscì a sottrarre il bambino dal luogo pubblico e a metterlo in salvo.
Il bambino crebbe con la madre nella casa dello zio materno Eraclide e portò il nome del nonno materno. Tempo dopo il padre Carcino venne a sapere della sua salvezza e pentito di ciò che aveva fatto lo accettò. Secondo la versione diodorea, la famiglia di Agatocle sarebbe giunta a Siracusa per scappare da Terme, avendo Carcino timore delle ritorsioni dei Cartaginesi nei loro confronti, colpevoli di non aver ucciso l'Agatocle bambino.
Arrivo a Siracusa Diodoro afferma che Agatocle giunse a Siracusa quando aveva sette anni,. mentre Polibio dice che il giovane ne aveva già diciotto.. Molto probabilmente, data la discordanza tra le fonti primarie (anche Diodoro in seguito si contraddice con la durata del regno di Agatocle), è giusto affermare che Agatocle giunse a Siracusa in giovane o giovanissima età (prima dei diciotto anni presunti da PolibioAltrimenti non avrebbe potuto avere inizio la relazione pederastica con il generale Damas.), «in una data non precisabile»..
Nel 343-342 a.C. avvenne il bando di colonizzazione emesso dal generale corinzio Timoleonte con il quale si invitavano i Sicelioti, i Greci della Magna Grecia e quelli dell'Ellade a ripopolare Siracusa (fortemente provata dopo la caduta della tirannide dionisiana); potrebbe essere questo il motivo che portò Agatocle e la sua famiglia a Siracusa.; .
Secondo altri studiosi la sua venuta e cittadinanza potrebbe invece coincidere con la successiva apertura di Timoleonte verso i nuovi coloni nel 339-338 a.C., dopo i fatti del Crimiso. (la battaglia tra i Siracusani guidati da Timoleonte e i Cartaginesi di Amilcare e Asdrubale).
La madre di Agatocle, della quale non si conosce il nome, nel prosieguo della sua vita a Siracusa, ebbe un presagio sul figlio: sognò la statua che lo raffigurava, da lei stessa fatta erigere, avvolta da uno sciame d'api; chiaro simbolo di fama e potere (le api sono notoriamente un presagio positivo; si vedano le similitudini con le api che avvolgono la mano di Dionisio I e il responso dei Galeoti di Ibla).. . Dalle fonti risulta anche che Agatocle ebbe un fratello di nome Antandro, il quale sarà al suo fianco in ruoli di grande responsabilità.
La scandalosa giovinezza di Agatocle
Timeo, indubbiamente avverso ad Agatocle, muove accuse ben precise al giovane Agatocle dicendo, senza mezzi termini, che il giovane vendeva il suo attraente corpo per scalare la vetta del potere. Egli era, secondo Timeo, un pubblico prostituto disposto a concedersi a più uomini pur di riuscire ad «abbandonare la ruota, il fumo, l'argilla».Timeo, F. 124c. . = Timeo, FGrHist F 124b. Timeo lo descrive con tali termini:
Polibio critica aspramente lo scritto di Timeo, definendolo «fazioso e inaccettabile».«Non posso nemmeno approvare il male che lo stesso Timeo ha proferito contro Agatocle, per quanto fosse costui scelleratissimo, ed empio quanto altri mai [...] ». . Diodoro sconsiglia addirittura la lettura dell'ultima parte dei Sikelika timaici, incentrati su Agatocle, e parla espressamente di «menzogne e diffamazione». scaturite da Timeo nei confronti del suo nemico, mai affrontato in vita e per questo offeso post mortem.. Timeo infatti per tutta la biografia di Agatocle attribuisce al dinasta la mancanza di virilità e lo taccia di codardia; aggettivi che né Polibio né Diodoro condividono.
Lo storico di Agira afferma che il giovane Agatocle ebbe un solo amore maschile: il generale dell'esercito siracusano Damas che notandolo per la sua bellezza lo prese con sé, facendo di lui un buon soldato e togliendolo così dal mestiere di ceramista.. Damas, suo tutore e suo erastès, rappresentò la fortuna di Agatocle. Anche Timeo cita Damas; si limita a dire che egli si invaghì del giovane vasaio. (e fu Damas il probabile appiglio per la porneia di Agatocle esagerata da Timeo). L'etica antica non condannava l'amore tra un giovane uomo e il suo tutore (la pederastia greca), tuttavia pare che il rapporto tra Damas e Agatocle sia continuato anche dopo l'età limite consentita per tale pratica; ciò potrebbe aver alimentato lo scandalo timaico..
Dopo un certo periodo Agatocle rivolse le sue attenzioni alla moglie di Damas; Giustino parla di adulterio, per cui i due avrebbero avuto rapporti sessuali quando il tutore di Agatocle era ancora in vita. A ogni modo quando qualche tempo dopo Damas morì, stroncato da una malattia, Agatocle ne sposò la moglie, della quale sfugge il nome, e con lei al suo fianco consacrò definitivamente il suo ingresso nell'alta società siracusana.. La donna in seguito lo rese padre di due o tre figli.I primi due sono certi: Arcagato ed Eraclide. Sul terzo vi è molta discordanza: sul finale Diodoro nomina un altro Arcagato (o meglio Agatarco) figlio di Agatocle che lo aveva seguito in Italia, ma poi lo fa sparire dalla scena e il suo ruolo passa ad Agatarco nipote di Agatocle. Poiché Agatocle morì senza lasciare eredi sarebbe stranissima la sparizione senza spiegazione di un figlio maschio, dunque un erede al trono, dalle antiche fonti che hanno seguito nel dettaglio la vicenda agatoclea. Si è quindi dedotto che il terzo figlio sia in realtà il nipote Arcagato. Vd. biografia.
Secondo diversi studiosi, la figura del giovane Agatocle è vittima di una «deformazione da teatro» (ovvero dell'aggiunta di particolari falsi, inseriti per colpire il lettore), orchestrata ai suoi danni principalmente da Timeo; il quale durante il suo esilio ad Atene aveva ben appreso questo genere di arte, usandola contro la memoria del dinasta..
Le prime battaglie
Quando era ancora in salute, Damas inserì Agatocle all'interno della sua chiliarchia; al fianco di Damas, secondo Diodoro, Agatocle fece il suo ingresso in campo militare, combattendo per la prima volta in una guerra tra Siracusa e Akragas (Agrigento), della quale però si ignora il casus belli. Siracusa e Agrigento erano comunque due poleis che andavano spesso in conflitto tra loro;. probabilmente i Siracusani volevano tenere sotto controllo le mosse degli Agrigentini, che a loro volta ambivano a sostituirsi al ruolo egemone ricoperto dalla polis aretusea (Agatocle infatti tornerà a scontrarsi con Agrigento qualche decennio più avanti).. .