Biografia
Arrivato in Formula 1 nel , lavorò inizialmente per il team tedesco disegnando due auto, la D6 (1983) e la D7 (), prima di abbandonare in seguito a una serie di litigi con il titolare Hans Gunther Schmidt. Il lo vide al lavoro per la britannica dove progettò la monoposto 03. In questo periodo si guadagnò una certa reputazione nell'ambiente per la capacità di disegnare buoni telai anche a budget ridotto, nonostante le squadre per cui aveva lavorato non avessero ottenuto risultati di rilievo.
In seguito lavorò dapprima sempre in Gran Bretagna per la e poi in Italia per la dove, oltre alla Formula 1, collaborò anche al progetto della Ferrari Cart, prototipo pensato per l'omonimo campionato nordamericano. Lasciò la scuderia di Maranello nel a causa dell'arrivo di John Barnard e passò alla teutonica , nuovo team di Schmidt, dove disegnò l'ARC1, divenuta famosa come "la piccola Ferrari blu" per la somiglianza con la precedente opera di Brunner, la F1-87. Presto chiuse una seconda volta la collaborazione con Schmidt per diventare direttore tecnico del team .
Quando la squadra tedesca si ritirò alla fine della stagione , passò alla britannica . Durante questo periodo è ricordato soprattutto per avere scavalcato il muretto dei box ed essere corso in mezzo alla pista del Paul Ricard, dove il suo pilota Ivan Capelli aveva appena conquistato un insperato secondo posto nel Gran Premio di Francia 1990.
Con il ritiro della Leyton House passò alla faentina nel , progettando l'ottimo telaio M193, prima di trasferirsi al reparto ricerca e sviluppo del team Ferrari, per poi ritornare alla Minardi come direttore tecnico nel . Dopo tre stagioni consecutive in cui si guadagnò il plauso per i suoi telai innovativi e per l'efficienza della gestione economica, venne strappato dalla che lo pose a direttore tecnico del loro neonato team di Formula 1; lasciò la casa nipponica alla fine del .
Note
Categoria:Persone della Formula 1