Larco di Traiano di Ancona è un arco trionfale attribuito ad Apollodoro di Damasco, fatto costruire nel II secolo d.C. dal Senato romano per esprimere la propria riconoscenza all'imperatore Traiano il quale aveva ampliato il porto di Ancona a proprie spese, rendendo più sicuro l'accesso d'Italia, come informa l'iscrizione posta sull'attico, ancora ben leggibile.
Ha un singolo fornice affiancato da due coppie di colonne corinzie scanalate. Le sue caratteristiche più salienti sono le proporzioni, più slanciate rispetto ad altri archi romani, e lo stretto rapporto con il mare, sorgendo sul molo del porto di Ancona fatto costruire nel I secolo dall'imperatore Traiano. È uno dei simboli architettonici principali della città. Storia e descrizione miniatura|sinistra|Veduta dell'Arco di Traiano dal fornice dell'Arco Clementino, con il Duomo sullo sfondo (prima della demolizione dei magazzini) miniatura|Arco di Traiano. miniatura|sinistra|Stessa veduta dell'immagine precedente, dopo la demolizione dei magazzini Origine Venne eretto, in marmo proconnesioSino al restauro del 2000, si riteneva che il marmo fosse quello imezio. Vedi: Pasquino Pallecchi, Conoscenza e conservazione: il restauro dell'Arco di Traiano di Ancona, in "Dalla Valdelsa al Conero. Ricerche di archeologia e topografia storica in ricordo di Giuliano de Marinis. Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana". Supplemento 2 al n. 11/2015, All’Insegna del Giglio, 2016 (pagine 137-143)., dal Senato e dal popolo di Roma, probabilmente ad opera dell'architetto siriano Apollodoro di Damasco, per onorare l'imperatore che aveva donato ai naviganti un più sicuro accesso all'Italia, avendo fatto ampliare, a proprie spese, il porto della città. Questo è ciò che si legge, infatti, nella stessa iscrizione dell'arcoPer l'iscrizione si veda il seguente testo di Luigi Canina: .
Datazione La data di costruzione dell'opera ruota attorno al 100 d.C.Fabio Mariano, Architettura nelle Marche, Nardini, 1995 (pagina 52). ISBN 9788840411187, ma l'anno preciso è incerto: infatti si rivela un'incongruenza tra la data desumibile dalla lettura dell'iscrizione centrale dell'arco e la data desumibile dalle immagini della Colonna Traiana che rappresentano Ancona. L'iscrizione dell'arco indurrebbe a datare il completamento dell'arco al 117 d.C., dal momento che Traiano viene chiamato "per nove volte imperatore" e che egli salì al potere a seguito della morte dell'imperatore Nerva nel gennaio del 98. Nella Colonna Traiana a Roma, nella scena 58 si vede però l'arco di Ancona attorniato dalle navi in partenza per la seconda guerra dacica, avvenuta nel 105 d.C.. Come può essere rappresentato un arco realizzato nel 117 d.C. in una scena avvenuta nel 105 d.C.? La spiegazione fornita dagli studi più recenti è questa: l'arco di Ancona fu realizzato intorno al 100 d.C. e portava nell'attico le statue di tre divinità, volte verso il mare; con questo aspetto fu rappresentato nella Colonna Traiana. Poi, nel 114 - 115, fu dedicato all'imperatore e vennero aggiunte sull'attico le statue di Traiano, sua moglie e sua sorella, volte verso la terraferma; in quest'occasione fu modificata o realizzata ex-novo l'iscrizione.
Aspetto originario Tornando alla scena 58 della Colonna Traiana, si può notare come essa rappresenti Traiano mentre arringa i suoi uomini, in procinto di imbarcarsi dal porto di Ancona per la seconda vittoriosa campagna militare contro i Daci. Nella scena si vede l'arco di Ancona sormontato da tre statue di divinità che sono state identificate in Nettuno (al centro), Mercurio (a sinistra) e Portuno (a destra). La scelta delle tre divinità è evidentemente motivata dal loro legame con la navigazione: Nettuno in quanto dio del mare, Portuno, suo figlio, in quanto dio dei porti, Mercurio in quanto dio dei viaggiatoriPer la rappresentazione dell'Arco di Traiano di Ancona nella Colonna Traiana si vedano: Fiorella Festa Farina, Tra Damasco e Roma. L'architettura di Apollodoro nella cultura classica - L'Erma di Bretschneider, Roma 2001; Salvatore Settis, La Colonna Traiana, Torino 1988 (pag 397, tavola 139); Mario Luni - L'Arco di Traiano e la riscoperta nel Rinascimento, in Studi Miscellanei, II vol. a cura del dipartimento di Scienze Storiche ed Archeologiche dell'Università di Roma "La Sapienza" - edit. L'Erma di Bretschneider - 1996 - ISBN 88-7062-917-1; Italo Calvino, (pubblicato sul quotidiano La Repubblica 12 aprile - 13 aprile 1981 (pp. 18-19) e su Collezione di sabbia, Milano, Garzanti, 1984 (pp. 95-101).La presenza delle tre statue di divinità è comprovata anche da una serie di fori di fissaggio sul lato settentrionale dell'attico. Si veda: Fabio Mariano, Architettura nelle Marche, Nardini, 1995 (pagina 52). ISBN 9788840411187.
Secondo la lunga e costante tradizione, nel lato verso terra, sull'attico, erano poste altre tre statue in bronzo dorato: al centro la statua equestre di Traiano, alla sinistra quella di Plotina, sua moglie, e alla destra quella di Ulpia Marciana, sua sorella. La presenza di queste statue sull'attico è suffragata anche dall'esame dei fori sul ripiano superiore dell'arco. Le ipotesi più recenti confermano questa tradizionePer la conferma della presenza delle statue e per l'ipotesi della statua non equestre di Traiano, si veda: Mario Luni - L'Arco di Traiano e la riscoperta nel Rinascimento, in Studi Miscellanei II vol. a cura del dipartimento di Scienze Storiche ed Archeologiche dell'Università di Roma "La Sapienza" - edit. L'Erma di Bretschneider - 1996 - ISBN 887062-917-1, ma la statua di Traiano non sarebbe stata equestre, ma stante.
Originariamente dunque l'arco aveva sull'attico sei statue in bronzo, forse dorato: tre statue di divinità, verso il mare, e le tre statue dell'imperatore, di sua moglie e di sua sorella, verso terra.
Inoltre era decorato con quattordici rostri, riferentesi come di consueto alla potenza navale romana: quattro su ogni prospetto principale e tre su ogni lato; di questi elementi sono ancora presenti gli attacchi sul marmo. Sulle chiavi di volta sono scolpiti, sui due lati, due busti raffiguranti le personificazioni della Tellus e dellOceanus, che testimoniano che l'arco, oltre a celebrare le opere di Traiano, ha anche il significato di punto di passaggio tra terra e mare, data la sua posizione sulle banchine del portoSandro De Maria, Gli archi onorari di Roma e dell'Italia romana, "L'Erma" di Bretschneider, 1988 (pagina 133) ISBN 9788870626421.. Mentre il busto dellOceanus è ancora ben conservato, quello della Tellus è assai eroso.
Al Museo archeologico nazionale delle Marche e al Museo della Civiltà Romana di Roma sono presenti modellini ricostruttivi dell'arco, che ne mostrano l'aspetto originario.
Iscrizioni Le tre iscrizioni, che tuttora si leggono grazie alle tracce rimaste, erano realizzate con lettere in bronzo.
L'iscrizione centrale recita:
L'iscrizione di destra è invece dedicata alla sorella di Traiano, Ulpia Marciana:
L'iscrizione di sinistra è infine dedicata alla moglie di Traiano, Plotina:
Fondazioni Nel 1936 l'archeologo E. Galli effettuò uno scavo sotto l'arco e nella zona circostante, appurando l'esistenza di un basamento ottagonale di sette filari di blocchi squadrati di calcare del Monte Conero, legati tra loro da pozzolana, utile anche a rendere più regolare il piano di posa dei filari. Sotto al basamento, durante lo scavo, si è scoperta l'esistenza di scogli naturali, livellati sempre utilizzando la pozzolana. La profondità dal piano di calpestio è di circa 1,50 metri.
In tutto il molo circostante, sia verso la terraferma, sia verso la Porta Clementina, si sono trovate simili strutture, prova della costruzione traianea del moloPer tutto il capitolo: I Greci in Adriatico, a cura di Lorenzo Braccesi e Mario Luni, (pagina 27). Consultabile su Google Libri a .
Medioevo Nel corso dell'incursione dell'839, i Saraceni si impadronirono di tutti i manufatti in bronzo presenti nell'arco: le lettere delle iscrizioni, le statue, i rostri.
Dalla parte del Cantiere navale sorse, nel 950 circa, l'alta torre di Gamba; anche le mura urbiche medievali vennero costruite appoggiandosi all'arco. La torre fu demolita attorno al 1532 e il suo materiale fu utilizzato nella costruzione della Cittadella. Le mura invece rimasero appoggiate all'arco sino all'Ottocento.
Umanesimo L'Arco di Traiano ha una sua importanza nell'Umanesimo, in quanto è legato alla nascita della vocazione archeologica di Ciriaco Pizzecolli, considerato il fondatore in senso generale dell'archeologia* Bodnar chiama Ciriaco: «the founding father of modern classical archeology» ("il padre fondatore della moderna archeologia classica"); R. Bianchi Bandinelli, M. Pallottino, E. Coche de la Ferté - Treccani, alla voce Valentino Nizzo, Prima della Scuola di Atene: alle origini dell'“archeologia” italiana in Grecia; supplemento al nº 4 (aprile 2010) di Forma urbis, Editorial Service System. Consultabile in , mentre Winckelmann è considerato il fondatore dell'archeologia moderna.
L'iscrizione dell'Arco di Traiano di Ancona fu in effetti la prima di una lunga serie che Ciriaco riportò nei suoi libri, diffondendone la conoscenza per tutta l'Europa. Ciò avvenne nel 1421, quando, per lavori di restauro, vennero montate delle impalcature attorno all'arco di TraianoIl restauro dell'arco era stato deciso dal legato pontificio Gabriele Condulmer (il futuro Papa Eugenio IV), al quale, fra il 1441 e il 1442, Ciriaco avrebbe indirizzato lItinerarium. Vedi V. Nizzo, opera citata.. Per Ciriaco, che aveva allora trent'anni, si presentò pertanto una straordinaria occasione per osservare i marmi dell'arco da vicino. Le proporzioni perfette, le iscrizioni, costituirono un'attrattiva irresistibile, e forse, alla base di tutti i suoi viaggi, vi era il desiderio di riprovare l'emozione vissuta da ragazzo nell'osservare il principale monumento antico della sua cittàValentino Nizzo, Prima della Scuola di Atene: alle origini dell'“archeologia” italiana in Grecia; supplemento al nº 4 (aprile 2010) di Forma urbis, Editorial Service System. Consultabile in .
Periodo contemporaneo La Barriera Gregoriana Tra il Rinascimento e l'Ottocento, l'arco e la zona circostante non subirono cambiamenti degni di rilievo.
Nel 1847, l’ingegnere Michele Bevilacqua sistemò tutta la zona circostante all'arco, ancora caratterizzata dalle mura urbiche medievali e rinascimentali, all'interno delle quali si estendeva piazza San Primiano. Per dotare la città di un ingresso monumentale al porto e per rendere visibile l'arco anche dalla piazza e quindi dalla città, l'ingegnere demolì un tratto di mura e realizzò al suo posto la "Barriera Gregoriana", dal nome del papa allora regnante, Gregorio XVI.
In quest'opera Bevilacqua adottò lo stile neoclassico; la barriera era una cancellata monumentale imperniata su quattro colonne, affiancata da due piccoli templi classici, tutto in stile dorico; essa fungeva da filtro ottico tra l’area portuale e l'area prettamente urbana.
Nel 1859 fu completata la sistemazione dell'area: fu demolito il tratto di mura medievali che si attaccava direttamente all'arco, ricostruito qualche metro più a nord; fu costruita anche la scalinata di accesso e, nei decenni successivi, fu installata una cancellata che proteggeva tutto il monumento.
Tra le due guerre
Durante la prima guerra mondiale le necessità belliche causarono nella zona un degrado crescente, segnato dalla costruzione, nei primi anni di guerra, di una grande caserma a ridosso dell'arco romano. Negli anni Venti il degrado era talmente grave che piazza S. Primiano era attraversata dai binari a servizio delle banchine portuali e un muro la tagliava diagonalmente.