Stabia () è un'antica città, corrispondente all'attuale Castellammare di Stabia, la cui storia ha origine intorno all'VIII secolo a.C. per terminare simbolicamente nel 1086, quando in un documento compare per la prima volta il nome di Castrum ad Mare; venne distrutta insieme a Pompei ed Ercolano durante l'eruzione del Vesuvio del 79, anche se il ripopolamento avvenne immediatamente dopo, al contrario delle altre due città.
Stabia comprendeva un territorio chiamato ager stabianus, corrispondente agli odierni comuni di Castellammare di Stabia, Casola di Napoli, Gragnano, Lettere, Santa Maria la Carità e Sant'Antonio Abate.
Originariamente borgo fortificato, dopo la conquista di Lucio Cornelio Silla divenne luogo di villeggiatura per i patrizi romani, i quali costruirono principalmente ville dotium, incentrate principalmente sulla collina di Varano. Nel territorio circostante sorgevano invece ville rustiche, adibite all'agricoltura.
Sulla spiaggia di Stabia, durante l'eruzione del Vesuvio, trovò la morte Plinio il Vecchio.
Storia Origini I popoli già residenti della piana del Sarno dal IX secolo a.C., come Opici prima e Osci poi, iniziarono a migrare nell'VIII secolo a.C.. verso le coste.; cominciò quindi il popolamento di quella zona che a partire dal III-II secolo a.C. avrebbe preso il nome di stabiano.: la prima testimonianza di questa denominazione viene data da un'iscrizione in lingua osca, risalente proprio a tale periodo, ritrovata nei pressi di porta Stabia a Pompei, e che dovrebbe ricondurre al latino stabulum, che significa stalla, forse a rimando dell'attività agricola che si svolgeva nella zona.
Un insediamento stabile, con la costruzione di un vero e proprio villaggio, si ebbe nel VII secolo a.C., sul pianoro di Varano, una collina a picco sull'odierna Castellammare di Stabia, al confine con Gragnano, sia per la disponibilità di acqua, sia per la vicinanza con il mare: a conferma di questa ipotesi è il ritrovamento in una necropoli in località Madonna delle Grazie, utilizzata in questo periodo; inoltre resti di passaggi umani sono stati rinvenuti anche presso Pozzano., Quisisana, Fratte e monte Coppola..
Stabia, così come altre città vicine, risentì dell'influsso della cultura greca intorno al VI secolo a.C. quando divenne una sorta di emporion: ne sono conferma l'individuazione, durante studi stratigrafici a Villa San Marco, di ceramica greca, ma anche la stessa architettura delle case, che si avvicinava molto a quella ellenica, caratterizzata dalla mancanza di atrio.; l'influsso greco tuttavia si pensa provenire maggiormente da Sorrento che da Pompei..
Il cambiamento delle rotte commerciali verso l'Etruria meridionale portò inevitabilmente Stabia a entrare nell'orbita etrusca: nelle necropoli sono state infatti ritrovate anfore e ceramiche di tipo etrusco-corinzio e cinque iscrizioni in lingua e alfabeto etruschi. È inoltre proprio sotto l'influenza etrusca che venne ridisegnata la fisionomia urbana del villaggio, acquisendone la tipica rete viaria regolare e diventando, oltre che un importante approdo marittimo, anche uno snodo viario verso Sorrento e Nuceria Alfaterna. Iniziò inoltre la costruzione di numerose fattorie sparse nella campagna circostante, in quella zona compresa tra i comuni di Santa Maria la Carità, Sant'Antonio Abate, Gragnano, Casola di Napoli e Lettere, che in seguito avrebbe preso il nome di Ager Stabianus.
Periodo sannita
Con l'arrivo dei primi influssi sannitici, all'inizio del V secolo a.C., la città subì una brusca frenata sociale ed economica, in favore dello sviluppo della vicina Pompei, come dimostrato dalla quasi totale assenza di sepolture: tuttavia, quando nella metà del IV secolo a.C. l'impronta dei Sanniti divenne più marcata, Stabia iniziò una lenta ripresa, tant'è che bisognò costruire due nuove necropoli, una scoperta nel 1932 nei pressi del castello, l'altra a Scanzano; alzare mura di cinta ed edificare un santuario, dedicato probabilmente ad Atena, in località Privati..
Entrò quindi a far parte della confederazione nocerina, adottandone la struttura politica e amministrativa e diventando il suo porto militare, pur godendo però di una minore autonomia rispetto a Pompei, Ercolano e Sorrento; nel 308 a.C., dopo un lungo assedio, fu costretta alla capitolazione nelle guerre sannitiche contro i Romani.
Periodo romano ed eruzione del Vesuvio del 79 Le prime testimonianze romane nel territorio stabiano sono da ricondursi alla scoperta di alcune monete di Roma ed Ebusus nel santuario di Privati, risalenti al III secolo a.C., probabilmente portate da mercanti. Durante le guerre puniche anche gli stabiani diedero il proprio contributo schierandosi al fianco dei Romani contro i Cartaginesi con alcuni giovani sulla flotta di Marco Claudio Marcello, come ricordato da Silio Italico che scriveva:
Con lo scoppio della guerra sociale Stabia fu contro Roma aderendo alla Lega Italica: la reazione degli avversari portò alla totale distruzione delloppidum il 30 aprile dell'89 a.C.. per mano di Lucio Cornelio Silla, sia per la posizione strategica del suo porto, sia per il timore che questa sarebbe potuta rifiorire prontamente, ma anche per una dimostrazione di forza del generale romano verso le altre città nemiche.; anche Plinio il Vecchio ricorda l'evento nella Naturalis historia, scrivendo:
Stabia entrò quindi ufficialmente sotto il dominio romano, diventando probabilmente pagus di Nuceria Alfaterna: anche se venne ricostruito un piccolo centro urbano dotato di mercato, botteghe e piccole case, la collina dove sorgeva la città andò popolandosi di numerose ville d'''otium di proprietà di aristocratici romani., in particolar modo di veterani e ufficiali della flotta di capo Miseno, della quale presumibilmente Stabia ospitava nel suo porto una statio navalis. Pur non conoscendo il nome dei proprietari di queste ville non è da escludere che qualcuna potesse appartenere a uno dei novantuno proprietari illustri romani di residenza in Campania.. Tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo, in piena età imperiale, Stabia andò affermandosi come centro residenziale di lusso, tant'è che Cicerone scriveva in una lettera all'amico Marco Mario Gratidiano:
Il fenomeno della costruzione delle ville dotium lungo tutta la costa del golfo di Napoli in questo periodo era tale che anche Strabone scriveva:
Nel 62 la città venne colpita da un violento terremoto, il quale provocò notevoli danni alle strutture.: non erano ancora finiti i lavori di restauro, ritardati da terremoti minori che si verificarono negli anni successivi, che la mattina del 24 agosto del 79, o presumibilmente nei mesi successivi a questa, un'eruzione del Vesuvio seppellì la zona sotto una coltre di circa due metri e mezzo di ceneri e lapilli.. Gli effetti dell'eruzione, durante la quale perse la vita sulla spiaggia stabiana Plinio il Vecchio, che era ospite dell'amico Pomponiano da cui si era rifugiato in cerca di riparo, asifissiato dopo aver respirato gas velenosi per essere rimasto troppo a lungo a osservare il fenomeno, furono comunque di entità minore rispetto alle vicine Ercolano e Pompei.: la sommità degli edifici, in parte crollati sotto il peso dei materiali piroclastici o oggetti di incendi, rimase scoperta, coprendosi solo negli anni successivi a seguito dei depositi alluvionali.; a sostegno dell'ipotesi che l'eruzione nella zona di Stabia fosse stata meno violenta fu anche per il ritrovamento di pochissimi scheletri e ciò fa supporre che, con una caduta di ceneri abbastanza lenta, la popolazione fosse riuscita a mettersi in salvo, per poi forse ritornare alla fine dell'evento per recuperare gli oggetti di valore, impresa piuttosto ardua..
Periodo post eruzione Contrariamente a Ercolano e Pompei, dove i danni dell'eruzione furono tali da non consentire in alcun modo il normale svolgimento della vita quotidiana e che portarono quindi allo spopolamento dei siti, a Stabia questa riprende quasi immediatamente. Non si è comunque a conoscenza di dove si sviluppi il nuovo centro: gli archeologi sostengono che possa essere nella zona collinare di Castellammare di Stabia, altri ancora più in alto, nei pressi di Lettere, ipotesi tuttavia molto remota, altri ancora lungo la lingua di terra collina di Varano, lungo la costa, sfruttando in parte la piana che si era creata a seguito dell'eruzione dopo la cenere di pioggia di ceneri e lapilli, dove sorge il centro antico di Castellammare di Stabia.. Il motivo di questa ripresa è da spiegarsi nel fatto che Stabia fosse il principale sbocco sul mare di Nuceria Alfaterna, soprattutto dopo che il porto di Pompei diventò impraticabile, ma anche per riattivare l'approdo per un comando militare.. Sicuramente già nel 92 la vita nell'area stabiana riprese, in quanto Publio Papinio Stazio scriveva alla moglie:
Altra testimonianza della ripresa delle attività è datata al 121., anno in cui, per volere dell'imperatore Adriano, venne riaperta la strada che conduceva a Nuceria Alfaterna e a Sorrento, come testimoniato da una frase scolpita su un cippo miliario ritrovato nel 1879. durante i lavori di costruzione della cappella in onore di san Catello, nella cattedrale di Castellammare, che insiste su un antico sepolcreto paleocristiano. Proprio lungo quest'asse viario avvenne gradatamente il ripopolamento di Stabia, specie tra il II e il VI secolo: si trattava per lo più di una classe sociale umile, che per le costruzioni di abitazioni utilizzò materiali di reimpiego. Tra il III e il IV secolo, come dimostrato dal ritrovamento di un sarcofago, si ebbero le prime testimonianze della comunità cristiana nel territorio stabiano.: seguì quindi, nel V secolo, la formazione della diocesi, con le notizie sui primi vescovi, tra cui, il primo attestato dalle fonti, Orso e Catello, quest'ultimo, vissuto nel VI secolo, divenuto poi patrono di Castellammare di Stabia.; nel VI secolo si assistette inoltre, grazie all'arrivo dei benedettini di una forte diffusione del nuovo culto religioso, con la riconversione dei tempi pagani in cristiani.. La città venne ancora citata nei documenti di Quinto Aurelio Simmaco ai tempi di Valentiniano I e di Graziano., nel V secolo quando Cassiodoro ne lodò le qualità del latte e quando venne scelta tra quelle città da cui Belisario trasse gente per ripopolare Napoli dopo i rimproveri avuti da papa Silverio per i massacri che aveva compiuto nel centro partenopeo nel VI secolo.. Nel 685 la città, insieme ad altre della zona, venne interessata nuovamente da un'eruzione del Vesuvio che causò numerosi danni.. Le ultime citazioni di Stabia risalgono al 983 e al 984 in dei documenti per la delimitazione di alcuni terreni.. Nel 1086 comparve, anche questa volta in un documento, per la prima volta l'appellativo di Castrum ad Mare, divenuto in seguito Castellammare, a discapito dell'appellativo di Stabia.
Urbanistica