La locuzione Colonia degli artisti di Darmstadt (Darmstädter Künstlerkolonie in tedesco) si riferisce sia ad un gruppo di artisti dello Jugendstil, sia alle costruzioni della Mathildenhöhe ("Altura di Matilde") a Darmstadt, in cui vissero e produssero le loro opere tali artisti. Essi furono ampiamente finanziati da mecenati e lavorarono assieme a colleghi che idealmente condividevano il medesimo gusto estetico.

La colonia degli artisti nacque a Darmstadt intorno al 1900, patrocinata dal granduca d'Assia Ernst Ludwig von Hessen. Egli tentò di mettere in atto quell'idea della Guild of Handcrafts perseguita da vittoriani come Ruskin e Morris, realizzando un villaggio-atelier che comprendeva abitazioni-studio, un laboratorio-scuola e la sua stessa residenza. L'obiettivo della colonia era promuovere la crescita economica della regione mediante la presenza dei più importanti artisti di lingua tedesca, i cui lavori vengono presentati al pubblico in una serie di esposizioni; per questo motivo è possibile affermare che Darmstadt ha costituito una tappa intermedia fra la concezione dell'"arte per l'arte" e la successiva alleanza col mondo economico. Scopo della colonia era anche quello di raggiungere l'ideale di unità delle arti. Nel progetto furono coinvolti personaggi come J.M. Olbrich (il quale costruì il villaggio stesso), P. Behrens e G. Metzendorf.Rainer Metzendorf: Georg Metzendorf 1874–1934. Siedlungen und Bauten. Selbstverlag der Hessischen Historischen Kommission u. a., Darmstadt u. a. 1994, ISBN 3-88443-185-4 (Quellen und Forschungen zur hessischen Geschichte 96), (Samtempe: Akeno, Tekn. Altl-ejo., Doktortezo, 1993). Quella di Darmstadt si rivelò col tempo una sperimentazione "timida" ed economicamente fallimentare (presentava costi altissimi), tuttavia contribuì, attraverso le varie esposizioni, a concretizzare gli ideali Arts and Crafts.

Fondazione

La colonia degli artisti fu istituita nel 1899 da Ernesto Luigi d'Assia. Il suo motto era: Mein Hessenland blühe und in ihm die Kunst ("Possa fiorire la mia Assia, ed anche l'arte in Assia"), e si aspettava che la combinazione di arte e commercio avrebbe conferito impulso economico alla sua terra. L'obiettivo degli artisti doveva essere lo sviluppo di forme di costruzione e di vita moderne e proiettate al futuro. A tal fine, Ernesto Luigi riunì a Darmstadt diversi artisti della Secessione Viennese e dello jugendstil tedesco: Peter Behrens, Paul Bürck, Rudolf Bosselt, Hans Christiansen, Ludwig Habich,Bibliografia in punto:

Arthur Dobsky: Ludwig Habich. In: Illustrirte Zeitung (Leipzig) 151 (1918), Nr. 3932, S. 523f. Dorothea Stern: Habich, Ludwig. In: Ulrich Thieme, Felix Becker u. a.: Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart. Band 15, E. A. Seemann, Leipzig 1922, S. 401 f.. Peter Weyrauch: Der Bildhauer Ludwig Habich (1872–1949). Hessische Historische Kommission, Darmstadt 1990, ISBN 3-88443-166-8. Artikel Ludwig Habich, in: Historischer Verein für Hessen (Hrsg.): Stadtlexikon Darmstadt. Konrad Theiss Verlag, Stuttgart 2006, S.339. Patriz Huber e Joseph Maria Olbrich.

Prima mostra 1901 La prima esposizione della colonia degli artisti ebbe luogo nel 1901 con il titolo "Un documento dell'arte tedesca". La manifestazione era ospitata nelle singole case della colonia, nei relativi atelier e in varie costruzioni temporanee. La mostra si aprì il 15 maggio con un festival proposto da Peter Behrens e suscitò interesse ben oltre i confini di Darmstadt, nondimeno si concluse con una rilevante perdita finanziaria in ottobre. Paul Bürck, Hans Christiansen e Patriz Huber lasciarono la colonia poco dopo, come avrebbero fatto nel giro di qualche anno anche Peter Behrens e Rudolf Bosselt.

Casa di Ernesto Luigi La casa di Ernesto Luigi fu costruita in forma di atelier comune seguendo i progetti tracciati da Joseph Maria Olbrich. Olbrich aveva lavorato come architetto ed era la figura centrale del cenacolo artistico, mentre Peter Behrens era stato coinvolto solo come pittore ed illustratore. La prima pietra fu posata il 24 marzo 1900. L'atelier era sia un luogo di lavoro sia il punto di ritrovo per la colonia degli artisti. Al centro del piano principale si trova la sala riunioni con dipinti di Paul Bürck, con tre studi da artista per ogni lato. Ci sono due appartamenti interrati di artisti ed altre sale ipogee per finalità di affari. L'entrata è posta in una nicchia decorata con motivi floreali su una doratura. L'entrata è affiancata da due statue alte sei metri, opera di Ludwig Habich, dal soggetto "Uomo e donna" o "Forza e bellezza". Le case degli artisti erano raccolte attorno all'atelier. Verso la fine degli anni 1980 l'edificio fu ricostruito convertendolo in museo della Colonia degli artisti di Darmstadt.

Le case degli artisti Gli artisti potevano acquistare il terreno a prezzo di favore e costruire abitazioni destinate a far parte della mostra. C'era l'idea che i tentativi di combinare architettura, progettazione di interni, decorazioni e pittura sarebbero stati dimostrati con esempi concreti. Solo Olbrich, Christiansen, Habich e Behrens potevano permettersi di costruire case con il loro patrimonio, comunque alla prima esposizione ci furono otto case completamente arredate.

Casa di Wilhelm Deiters Wilhelm Deiters era il manager della colonia degli artisti. La sua casa fu progettata da Joseph Maria Olbrich, che curò anche l'arredamento del piano terra. È la casa più piccola e la sua forma particolare dipende dalla forma quadrata del terreno su cui fu eretta, giacente all'intersezione di due strade. Superò la guerraLa guerra più volte nominata in questa voce è la Seconda guerra mondiale. indenne e fu ripristinata nel suo aspetto originale nel 1991-1992 dopo alcuni infelici tentativi di rinnovarla e riprogettarla. L'edificio divenne sede dell'Deutsches Polen-Institut nel 1996.

La grande casa Glückert Joseph Maria Olbrich fu il progettista anche di una casa per Julius Glückert. Julius Glückert era un fabbricante di mobili ed un importante sostenitore della colonia degli artisti. Aveva previsto di vendere la casa non appena ultimata, ma poco dopo la fine lavori decise di trasformarla in un'esposizione permanente della sua produzione industriale. La casa fu parzialmente distrutta nella Seconda guerra mondiale, poi ricostruita e alla fine restaurata negli anni 1980. Oggi è utilizzata dalla Deutsche Akademie für Sprache und Dichtung.

La piccola casa Glückert (casa di Rudolf Bosselt) È un altro progetto di Joseph Maria Olbrich. Le sculture sulla facciata sono opera di Rudolf Bosselt. Patriz Huber curò invece l'arredamento. Bosselt iniziò a lavorare sulla casa, ma non poteva far fronte ai costi della sua costruzione. Subentrò allora Glückert e saldò le spese per terminarla. Il suo aspetto attuale si discosta poco dalla forma originale.

Casa di Peter Behrens Peter Behrens era un architetto autodidatta. Il progetto per casa sua e per il relativo arredamento rappresentava il debutto in tale arte. Il fatto che lo stesso architetto avesse curato gli esterni e gli interni conferì all'abitazione una spiccata coerenza. Era comunque anche la casa singola più costosa dell'esposizione, per una spesa totale di marchi. Behrens non ci abitò mai, scegliendo piuttosto di venderla poco dopo la mostra. Subì gravi danni nella Seconda guerra mondiale, ma almeno l'esterno è stato in gran parte riportato allo stato originale. Alcuni oggetti e pezzi di mobilio sembrano essere stati trasferiti dalla casa in un'epoca precedente ai bombardamenti e così sono stati preservati.

Casa di Joseph Maria Olbrich La casa che Olbrich realizzò per sé era relativamente economica ( marchi). L'edificio aveva un tetto a padiglione che si estendeva fin quasi a terra sul lato nord. Lo stesso Olbrich aveva progettato tutti gli interni. La casa fu gravemente danneggiata nella Seconda guerra mondiale. Fu ricostruita nel 1950-1951, però tutto ciò che stava sopra al pian terreno fu completamente cambiato. Fu usato dal Deutsches Polen-Institut a partire dal 1980.

Casa di Ludwig Habich Joseph Maria Olbrich fu ancora l'architetto della casa di Ludwig Habich, dove lo scultore abitava e teneva il suo atelier. Patriz Huber ne curò gli interni. La costruzione è notevole per il suo tetto piatto e la geometria solida con decorazione spartana. Seriamente danneggiata durante la guerra, fu ricostruita nel 1951 con alcune modifiche nei dettagli ma nel sostanziale rispetto dei progetti originali.

Casa di Hans Christiansen La casa Christiansen fu progettata da Olbrich secondo i desideri del pittore Hans Christiansen. La facciata era dominata da grandi campiture di colore, ma all'epoca la decorazione era anche figurativa. Fu dipinta da Christiansen e offriva ampio materiale di discussione. L'artista vi abitò con la famiglia per qualche tempo, sebbene Christiansen lavorasse soprattutto fuori Darmstadt negli anni successivi. L'edificio fu completamente distrutto nella Seconda guerra mondiale e non venne ricostruito. Nell'area dove sorgeva è rimasto un vuoto, che in qualche modo offende l'originaria simmetria del luogo.

Casa di Georg Keller Questa casa, nota come “Beaulieu” fu eretta per il benestante Georg Keller secondo progetti stilati da Joseph Maria Olbrich. Dopo la distruzione per eventi bellici, fu rifatta in modo del tutto differente.

Seconda esposizione 1904 La seconda esposizione si appoggiava quasi solo a costruzioni temporanee, visto il fallimentare bilancio finanziario della prima edizione. Ai superstiti membri fondatori Olbrich e Habich questa volta si erano affiancati tre nuovi colleghi: Johann Vincenz Cissarz,Katalog der Deutschen Nationalbibliothek, ad vocem Daniel Greiner e Paul Haustein.Bibliografia sull'artista:

Wolfgang Kermer (Hrsg.): Zwischen Buch-Kunst und Buch-Design. Buchgestalter der Akademie und ehemaligen Kunstgewerbeschule in Stuttgart: Werkbeispiele und Texte. Edition Cantz, Ostfildern-Ruit 1996, ISBN 3-89322-893-4 (darin ausführliche bio/bibliographische Daten u.a. über Willi Baumeister, Gunter Böhmer, Walter Brudi, Johann Vincenz Cissarz, Heinz Edelmann, Paul Haustein, Hans Meid, Bernhard Pankok, Karl Rössing, F. H. Ernst Schneidler, Kurt Weidemann). Moritz Otto Baron Lasser: Von Paul Hausteins Schaffen. In: Deutsche Kunst und Dekoration. XIII. Jahrgang, S. 178–188 Johann Friedrich Häuselmann: Schmuck von Paul Haustein. In: Illustrirte Zeitung. 151. Jahrgang, 1918, Nr. 3928, S. 395 Heide Marie Roeder: Paul Haustein (1880–1944). Ein Vermittler der deutschen Reformbewegung – Werk und Material. Dissertation, Universität Stuttgart, 1989.

Gruppo di tre case Le tre case collegate all'angolo tra Striftstraße e Prinz-Christians-Weg furono costruite nel 1904 secondo i progetti di Joseph Maria Olbrich. La casa d'angolo (con strisce di pilastro fatte di mattoni) e la "Casa blu" (il piano terra è coperto di mattonelle verniciate di blu) furono erette per essere vendute, mentre la "Casa grigia", nota anche come "Casa del predicatore", (che è rivestita in ruvido gesso scuro) fu progettata per il predicatore di corte. Olbrich progettò l'arredamento della Casa grigia; Paul Haustein e Johann Vincenz Cissarz decorarono gli interni della Casa blu ed alcune stanze della casa d'angolo. Le tre case miravano ad esemplificare le possibili soluzioni abitative per le classi medie. Riportarono ingenti danni nella Seconda guerra mondiale. La Casa grigia lasciò il posto ad una nuova costruzione, mentre le altre due furono ricostruite con alterazioni radicali.

Terza esposizione (esposizione regionale dell'Assia) 1908 La terza esposizione, che fu aperta agli artisti e agli artigiani dell'Assia, era incentrata sua una colonia di piccole residenze, per dimostrare che le moderne forme abitative erano accessibili con mezzi finanziari limitati. Il tema dell'esposizione era l'arte libera ed applicata. Oltre ad Olbrich, la colonia ospitava anche Albin Müller, Jakob Julius Scharvogel,Bibliografia sull'autore: