Biografia Figlio del protogiudice barese Leone de Rayza e di Kuraza, iniziò la carriera nella cancelleria regia con la nomina ad "emiro degli emiri" da parte del Re del Regno di Sicilia Ruggero II d'Altavilla, quindi succedette a Filippo di Mahdia nella carica di grande ammiraglio. Con il Re Guglielmo I di Sicilia detto Guglielmo il Malo, Maione fu primo ministro (dal 1150-1151) e la persona più potente del Regno dopo il sovrano stesso.

Esponente dei ceti emergenti borghesi, era inviso alla nobiltà siciliana e al clero.

Si circondò di collaboratori fedeli come suo cognato (marito della sorella) Simone, comandante in Puglia e Terra di Lavoro (1155-1157), ma soprattutto affidò al fratello Stefano da Bari il comando della flotta normanna.

Nel 1156 l'imperatore bizantino Manuele Comneno, nel tentativo di riconquistare a Bisanzio i territori del Sud Italia, col sostegno dei normanni ribelli e di papa Adriano IV, sbarcò in Puglia, conquistò Brindisi e ed era quasi giunto a Taranto quando le truppe di Guglielmo e Maione lo affrontarono sconfiggendolo pesantemente a Brindisi (28 maggio 1156) e costringendolo a ritirarsi a Bisanzio. Il papa firmò l'accordo di Benevento (18 giugno 1156) che confermava le conquiste normanne in cambio del vassallaggio.

Nel 1157 re Guglielmo partì alla riscossa inviando la sua flotta ad attaccare il Comneno. Stefano da Bari, al comando della flotta, attaccò l'Eubea, sconfisse a Negroponte la flotta bizantina e devastò la costa greca fin quasi sotto le mura di Bisanzio, inducendo l'imperatore a concludere una pace trentennale (1158) con il re di Sicilia rinunciando definitivamente ai domini bizantini in Italia.

Nel 1158 Stefano fu inviato da Maione a comandare le truppe in Puglia suggerendogli di aumentare la paga ai soldati per evitare che aderissero alla rivolta scoppiata in varie parti del regno contro il suo potere.

Su Maione ricaddero le responsabilità delle rivolte del 1156 e del 1160 contro la corte normanna. Come vero e proprio "capro espiatorio" della crisi, fu assassinato a Palermo il 10 novembre 1160 dal traditore Matteo Bonello, un suo collaboratore cui aveva addirittura promesso in moglie la propria figlia.

Una tradizione popolare vuole che Maione fosse stato ucciso davanti al palazzo arcivescovile – dove si dice che si fosse recato per avvelenare lo stesso arcivescovo – dove ancora oggi sul portone d'ingresso si troverebbe infissa l'elsa della spada del Bonello. Si tratta tuttavia di un falso storico, in quanto l'elsa è del tipo "a vela", modello del periodo non antecedente al XVI secolo.

Lo stesso Re Guglielmo, fortemente legato a Maione, venne catturato ed imprigionato il 9 marzo 1161.

I familiari di Maione, furono anch'essi catturati, come il fratello Stefano e lo stesso figlio di Maione, Stefano come lo zio, che morirono presumibilmente nelle prigioni di Palermo. La sorella Eustochia (notizie 1160-1200) fu badessa del Monastero di Santa Scolastica a Bari. Il figlio minore di Maione, Ruggero di Bari, scampò alla persecuzione della sua famiglia ed è attestato nel 1197 come agiato possidente a Bari e da lui discese la nobile famiglia de Amirato (a partire da suo figlio Maione de Amirato ufficiale di Federico II di Svevia).

Maione era uomo di raffinata cultura sia letteraria che filosofica, mecenate ed amante dell'arte, scrisse un commento al Pater Noster, una Espositio orationis dominicae (dedicata a suo figlio Stefano), fece tradurre dal greco ad Enrico Aristippo le Vite dei filosofi di Diogene Laerzio, ed a lui il canonico (poi cardinale) Laborante di Capua dedicò l'opera De iustitia et iusto. Grazie a lui ebbero inizio i lavori di edificazione della Chiesa di San Cataldo di Palermo. attigua alla Martorana (S. Maria dell'Ammiraglio).

La sua figura fu sottoposta a damnatio memoriae nella "Historia" o "Liber de Regno Sicilie" scritta dal suo feroce oppositore Ugo Falcando, sostenitore degli interessi dei baroni e contrario alla politica accentratrice di re Guglielmo e del "borghese" Maione.

Note

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