Ercolano (Resìna fino al 1969) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania.

È conosciuta per gli scavi archeologici dell'antica città romana, fondata secondo la leggenda da Ercole e distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79. Insieme a quelli di Pompei e Oplontis, gli scavi di Ercolano fanno parte del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

Il tratto del Corso Resina che dagli scavi archeologici conduce a Torre del Greco è denominato Miglio d'oro per le numerose ville vesuviane del XVIII secolo situate lungo il suo percorso.

Da Ercolano parte inoltre la strada che conduce al Gran Cono del Vesuvio, che consente la visita al cratere.

Geografia fisica Ercolano è un comune montano, compreso nell'elenco allegato alla delibera motivata di autorizzazione a adottare il DPCM recante la classificazione dei comuni montani, approvata nella seduta del Consiglio dei Ministri del 18 febbraio 2026 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 20 febbraio 2026. Il 61,75% del territorio comunale ricade nella fascia altimetrica compresa tra 0 e 299 m s.l.m. mentre il 17,96% in quella tra 300 e 599 m s.l.m.

Ercolano è uno dei tredici comuni ricadenti nell'area del Parco nazionale del Vesuvio, uno dei più piccoli d'Italia. La via di accesso al cratere sale da via San Vito o da via Vesuvio e prosegue per via Osservatorio (12 km dal centro di Ercolano).

Nel 1997 il complesso vulcanico Somma-Vesuvio è stato inserito nella rete mondiale di riserve della biosfera nell'ambito del programma MAB dell'UNESCO.

Lungo la strada è situata la mostra permanente all'aperto "Creator Vesevo", che raccoglie dieci sculture in pietra lavica realizzate da altrettanti artisti europei.

Sono visitabili anche i sentieri del Parco nazionale del Vesuvio e il museo dell'Osservatorio Vesuviano.

Storia Ercolano antica

Secondo la leggenda riportata da Dionigi di Alicarnasso (Antichità romane, I, 35), Ercolano sarebbe stata fondata da Ercole, di ritorno dall’Iberia, durante il suo viaggio verso la Grecia.

In base ai dati storiografici, la città sarebbe stata fondata dagli Osci nel XII secolo a.C., come sostenuto da Strabone, o dagli Etruschi tra il X e l’VIII secolo a.C.

Conquistata nel 479 a.C. dai Greci, che le conferirono l’impianto urbanistico attribuito a Ippodamo da Mileto, passò successivamente sotto il dominio dei Sanniti. A seguito della guerra sociale, nell’89 a.C. fu annessa a Roma, divenendo un municipio.

Durante il periodo romano, Ercolano divenne un importante centro residenziale per l’aristocrazia, conoscendo il suo massimo splendore sotto il tribuno Marco Nonio Balbo, che ne promosse l’ampliamento e la costruzione di nuovi edifici, tra cui la basilica, i complessi termali e il teatro.

La città fu gravemente danneggiata dal terremoto del 62 e successivamente sepolta, nel 79 d.C., sotto uno spesso strato di fango e materiali piroclastici, alto dai dieci ai venticinque metri. Tale coltre, solidificandosi nel tempo, formò un piano di roccia denominato pappamonte, simile al tufo ma più tenero, che contribuì a preservare i resti della città.

La nascita di Resina Dopo l’eruzione del 79 d.C., la vita riprese gradualmente nell’area circostante e già nel 121 d.C. è attestata la riattivazione dell’antica via litoranea che collegava Napoli a Nocera. Nella Basilica di Santa Maria a Pugliano sono conservati due sarcofagi paleocristiani risalenti al II e al IV‑V secolo d.C., testimonianza della presenza di comunità abitate sul sito dell’antica Ercolano.

Non si hanno notizie certe del periodo compreso tra la caduta dell’Impero romano d'Occidente e l’anno Mille; l’area vesuviana fu probabilmente coinvolta nelle guerre che interessarono i popoli succeduti all’impero, tra cui la guerra greco-gotica e le lotte tra il Ducato di Napoli, formalmente dipendente da Bisanzio, e il Principato di Capua, di fondazione longobarda. È inoltre documentata una presenza saracena sul finire del IX secolo.

I primi riferimenti al toponimo Resina o Risìna risalgono al X secolo, come riportato da Bartolomeo Capasso: «de alio latere est ribum de Risina [...] de alio capite parte meridiana est Risina».

L’origine del nome è oggetto di diverse ipotesi. Alcuni studiosi la collegano a Rectina, patrizia romana proprietaria di una villa a Ercolano citata da Plinio il Giovane nella lettera a Tacito in occasione dell’eruzione del 79 d.C.; altri la fanno derivare da retincula, le reti utilizzate dai pescatori, oppure dalla resina degli alberi cresciuti sulle colate laviche.

Secondo una tradizione locale, riportata da Giovanni Panzera, il nome Resina potrebbe essere stato interpretato come anagramma di sirena, figura mitica che fino al 1969 compariva sullo stemma del casale e del Comune.

Alcuni studi offrono una diversa interpretazione della lettera di Plinio il Giovane, identificando Retinae Classiarii come la località portuale di Ercolano, sede dei classiarii, personale addetto alle manovre navali che avrebbe inviato la richiesta di aiuto a Plinio il Vecchio.

Nell’XI secolo compaiono i primi riferimenti documentari al casale di Resina, con attestazioni della sua esistenza come centro abitato.Bartolomeo Capasso, Monumenta ad Neapolitani Ducatus Historiam pertinentia, Napoli, 1885.

Il periodo feudale

Nel 1418 la regina di Napoli Giovanna II d'Angiò cedette, secondo fonti locali, le università di Torre del Greco, Resina, Portici e Cremano dapprima al Gran Siniscalco del regno e suo favorito Sergianni Caracciolo, e successivamente ad Antonio Carafa. Il diritto feudale dei Carafa sulla castellania di Torre del Greco fu mantenuto anche da Alfonso d’Aragona, che nel 1454 elevò la castellania a Capitania pur concedendola in burgensatico, ossia priva di vincoli feudali.

Le principali attività economiche dei resinesi erano l’agricoltura e la pesca, con l’impiego delle cosiddette barche coralline, analoghe a quelle di Torre del Greco. Era diffusa anche la lavorazione della pietra lavica, attività regolamentata nel Seicento nel contesto del Regno di Napoli tramite corporazioni di artigiani.

Nel Cinquecento si affermò il culto della Madonna Assunta nella chiesa di Santa Maria a Pugliano, tanto che arrivavano pellegrini da tutto il territorio vesuviano e dal 1574 la chiesa è attestata come basilica pontificia. Nel 1576 la chiesa fu eretta a parrocchia, con giurisdizione spirituale sul territorio compreso tra il Vesuvio e il mare, da Torre del Greco fino a San Giovanni a Teduccio.

Secondo documenti locali, nel 1627 la comunità di Portici ottenne dal cardinale‑arcivescovo di Napoli il distacco dalla parrocchia di Santa Maria a Pugliano, definendo per la prima volta i confini tra i due casali.

Nel Seicento furono inoltre costruite altre chiese e cappelle nel territorio, alcune legate a ordini religiosi come i padri eremitani scalzi di Sant’Agostino.

L'eruzione del 1631 e il Riscatto Baronale del 1699 Nel 1631 il Vesuvio si risvegliò dopo un lungo periodo di inattività, provocando una violenta eruzione che devastò il territorio circostante, causando circa vittime e ingenti danni. Il territorio di Resina fu interessato da colate laviche che scesero lungo i versanti vesuviani, raggiungendo la zona dell’attuale Ercolano e spingendosi fino al mare. Secondo studi locali, l’eruzione determinò modifiche significative all’assetto urbano di Resina.

La peste del 1656 colpì duramente anche Resina: l’epidemia che investì il Regno di Napoli tra il 1656 e il 1658 causò la morte di un numero rilevante di abitanti nelle comunità vesuviane e nel territorio circostante, con perdite stimate in centinaia di persone a livello locale.

Secondo la tradizione locale, alcune famiglie di Resina cercarono rifugio sulle colline ai piedi del Vesuvio nel tentativo di sfuggire al contagio; in seguito, in segno di ringraziamento per la salvezza, fu eretta in quel luogo una cappella dedicata al Salvatore.

Nonostante il regime feudale non fosse particolarmente gravoso, gli abitanti di Resina maturarono la volontà di affrancarsi dalla dipendenza baronale e, come le vicine comunità di Torre del Greco, Portici e san Giorgio a Cremano, chiesero di esercitare lo ius praelationis per riscattare il feudo, all’epoca oggetto di controversie economiche tra gli eredi dei Carafa e il Demanio.

Dopo due tentativi infruttuosi, risalenti al 1696 e al dicembre del 1698, il 18 maggio 1699 il presidente della Regia Camera della Sommaria, don Michele Vargas Macciucca, decretò che Torre del Greco, Resina, Portici e Cremano (quest’ultima all’epoca frazione del territorio porticese e non l’attuale San Giorgio a Cremano) fossero sciolte dal vincolo feudale mediante il pagamento ai titolari del feudo di ducati, oltre a ducati di spese accessorie.

La somma fu ripartita tra i casali in proporzione alla popolazione e alla capacità economica, secondo le stime redatte dai tavolari di corte: Resina contribuì per circa un terzo dell’importo complessivo, versando ducati più 833 di spese accessorie, mentre Torre del Greco pagò quasi ducati e Portici circa .

L’atto, noto come "Riscatto baronale del 1699", segnò la fine del dominio feudale e l’inizio dell’autonomia amministrativa dei principali centri vesuviani.

La scoperta di Ercolano e la nascita del Miglio d'Oro Nel 1709 il Emanuele Maurizio di Lorena, principe d'Elbeuf, in quei tempi al servizio militare a Napoli, venne a conoscenza che un contadino — Ambrogio Nocerino, detto “Enzechetta” — scavando un pozzo in un podere alle spalle del convento degli agostiniani di Resina aveva rinvenuto frammenti di marmi e colonne antiche. Il principe acquistò il fondo e nel 1711 avviò scavi tramite pozzi e cunicoli che raggiunsero l’antico teatro di Ercolano, da cui estrasse statue, marmi e colonne che furono donati o utilizzati come arredo.

In seguito, Carlo III di Borbone decise di acquistare a sua volta il fondo e promuovere scavi più sistematici; probabilmente dal 1738 iniziarono le prime esplorazioni in gallerie e pozzi per riportare alla luce l’antica città sotterrata.

Il successo delle esplorazioni archeologiche spinse il sovrano a costruire, intorno al 1740, una residenza reale nei pressi degli scavi del fondo, nel casale di Portici: la Reggia di Portici. All’interno della residenza venne allestito l’Herculanense Museum, destinato ad ospitare i reperti provenienti dagli scavi dell’antica Ercolano, costituendo così la prima raccolta archeologica sistematica della zona.

Le collezioni dell’Herculanense Museum si arricchirono a partire dal 1750, quando ebbero inizio gli scavi nella grandiosa villa suburbana appartenuta alla famiglia dei Pisoni, dalla quale furono recuperate numerose statue in bronzo e marmo, tra cui i due Lottatori (o Corridori) e il Mercurio Dormiente. Nel 1752 furono inoltre rinvenuti i papiri carbonizzati all’interno della biblioteca della villa, che da quel momento divenne nota come Villa dei Papiri. I papiri furono successivamente srotolati utilizzando una macchina progettata da Padre Antonio Piaggio, rivelando testi di autori epicurei, tra cui il filosofo Filodemo da Gadara.

Con l’arrivo della famiglia reale a Portici, l’aristocrazia napoletana iniziò a realizzare dimore estive lungo la Via Regia delle Calabrie e nelle campagne circostanti, tra Barra e Torre del Greco. In particolare, il tratto compreso tra Villa de Bisogno a Resina e Palazzo Vallelonga a Torre del Greco si caratterizzò per la concentrazione di ville di pregio, al punto da far sì che la strada venisse successivamente denominata Miglio d'oro.

Tra le residenze più prestigiose del Miglio d’Oro si annoverano Villa Campolieto, progettata da Luigi Vanvitelli, Villa Riario Sforza e Villa Favorita. Quest’ultima, realizzata su progetto di Ferdinando Fuga, prese il nome di “Favorita” poiché risultava tra le preferite della regina Maria Carolina d’Asburgo. Nel 1792 Ferdinando IV la acquistò, conferendole il titolo di Real villa della Favorita, esteso simbolicamente anche all’intero casale di Resina.