Il passaggio della Chiusella si combatté il 26 maggio 1800 nell'ambito della guerra della Seconda coalizione. L'esercito francese, comandato da Jean Lannes, superò il fiume Chiusella e sconfisse le forze del generale austriaco Hadik che si erano fermate per impedirne il passaggio.

Contesto storico Dopo la propria ascesa al potere come Primo Console, Napoleone doveva trovare il modo di consolidare rapidamente la propria posizione. Il modo più semplice e rapido per farlo era ottenere una rapida e schiacciante vittoria sugli austriaci, loro principali rivali nel continente dopo che i russi avevano abbandonato la coalizione nei primi mesi del 1800..

Dopo che l'Armata d'Italia era stata messa sotto assedio a Genova, una corsa contro il tempo attendeva il generale corso: doveva trovare il modo di arrivare in Italia e forzare una battaglia campale contro le forze austriache, se non per salvare i suoi soldati, almeno per tentare di vincere la guerra. Ebbe così inizio la celebre manovra attraverso le Alpi dell'Armata di Riserva..

Antefatti

Superati il Colle del Gran San Bernardo e le prime truppe austriache di stanza a Châtillon, Napoleone dovette fermare la propria avanzata di fronte all'imponente Forte di Bard. La fortezza, che occupava un punto cruciale per il passaggio dei francesi nella valle della Dora Baltea, si era rifiutata di arrendersi ed impediva ai repubblicani di passare. Un assalto era stato tentato ma il forte aveva resistito ed i francesi avevano subito diverse perdite. Non potendo rimanere bloccati a lungo, i francesi cercarono una strada alternativa e la trovarono: fu indicato loro un piccolo passaggio che gli avrebbe condotti in una valle parallela, lontano dagli occhi austriaci e dai cannoni del Forte di Bard. Unico prezzo da pagare era l'artiglieria: non sarebbe stato possibile portarla su tale strada e quindi avrebbe dovuto attendere la conquista del forte per poter passare e scendere in pianura. Napoleone indicò di procedere lungo il nuovo sentiero ed abbandonare momentaneamente l'artiglieria. A condurre l'avanzata dei francesi vi era l'avanguardia del generale Lannes, fidato sottoposto di Napoleone sin dai tempi della prima campagna italiana e dalla spedizione in Egitto..

Dopo pochi giorni, il 24 maggio, l'avanguardia era arrivata davanti a Ivrea, dove da otto giorni si trovava una divisione nemica di 5000 o 6000 uomini. I difensori avevano già iniziato l'armamento di questa piazza e nella cittadella quindici cannoni erano già in batteria. Tuttavia di questa divisione di 6000 uomini ve n'erano 3000 di cavalleria, poco adatti alla difesa d'Ivrea, e la fanteria era quella che già era stata battuta a Châtillon pochi giorni prima dallo stesso Lannes. La città, attaccata da una parte dal generale Lannes e dall'altra dal generale Watrin, fu presto catturata, così come la cittadella, dove si trovarono numerose provviste di ogni genere. Il nemico si ritirò dietro la Chiusella, e prese posizione a Romano per coprire Torino..

Il generale austriaco non aveva capito le manovre dell'Armata di Riserva. Vedendolo dirigersi verso Ginevra, credette che Bonaparte volesse soltanto fare una forte deviazione nel nord del Piemonte, per liberare Genova. Ritenne quindi sufficiente distaccare prima un corpo di uomini per coprire Torino, dove trasferì poi il suo quartier generale con una seconda divisione, lasciando però il grosso delle sue forze davanti a Genova (il generale Ott, con uomini) e sul Var (il generale Elsnitz, con uomini). Questa seconda divisione portò a combattenti il numero delle truppe di cui disponeva per contrastare la marcia dell'esercito di riserva.

La battaglia

Il generale Hadik, al quale fu affidato questo compito, ricevette da Torino rinforzi che aumentarono le sue forze a otto battaglioni e trenta squadroni; divise le sue truppe in cinque distaccamenti e presidiò San Martino. Il generale Festenberg, di stanza a Vercelli, aveva sotto il suo comando dieci squadroni; dodici squadroni coprivano Vische e Chivasso. Il generale Palfy, alla testa di tre battaglioni e otto squadroni, difendeva le alture di Romano. Infine due battaglioni presidiavano il ponte della Chiusella.

Lannes fece attaccare questa postazione dalla 6ª Leggera, agli ordini del colonnello Maçon, che fu leggermente scossa dal fuoco di cinque cannoni. Gli austriaci se ne accorsero e, credendo che si stesse per arrendere, ebbero l'imprudenza di attraversare il ponte per caricarla. Tuttavia, dopo un temporaneo successo contro i primi plotoni, furono vigorosamente respinti. Maçon, irritato dagli ostacoli che la sua semibrigata incontrò al ponte, si gettò con i suoi granatieri nel Chiusella e costrinse il nemico ad abbandonare la posizione. Palfy discese dalle alture di Romano, e per riprendere il ponte, si avventò alla testa di quattro squadroni sui francesi che lo accolsero vigorosamente, colpendolo a morte. Le sue truppe, senza condottiero, furono rapidamente riportate a Romano.

Hadik, vedendo la sua cavalleria impegnata in un terreno fitto e sfavorevole alla sua azione, la fece ritirare nei campi di Montaleghe. La fanteria repubblicana seguiva il nemico con il consueto ardore, quando una colonna di cavalli, composta dagli squadroni di Palfy e da truppe fresche richiamate da Vische e Chivasso, lo prese di fianco, lo caricò, lo disperse sull'altopiano e fin sul piedi dei monti, e continuando una rapida manovra, ritornò a Romano. Questo fu il momento in cui la brigata francese di Malher arrivò da sola. La confidenza che un primo successo aveva spronato la cavalleria austriaca fu rapidamente perduta; attaccarono in formazione la fanteria di Malher ma, dopo un leggero vantaggio, fu a sua volta costretta a battere in ritirata, verso il fiume Orco, che Hadik attraversò indisturbato per arrivare a Foglizzo, sebbene tale attraversamento necessitò circa otto ore.

Conseguenze Nel frattempo, il quartier generale di Bonaparte fu stabilito ad Ivrea. Thurreau aveva forzato il passo di Susa e si era stabilito a Bassolino. Bethencourt, dopo una marcia difficile e dopo aver trionfato su ostacoli maggiori di quelli che l'esercito aveva dovuto superare al Gran San Bernardo, si mosse verso il Forte di Arena. Moncey, con il distaccamento dell'esercito tedesco, discese il San Gottardo ed entrò nei baliati italiani. Il piano di Napoleone stava procedendo così perfettamente che von Melas ancora non sapeva nulla del suo arrivo in Piemonte.

Il passo successivo era superare il Ticino e raggiungere Milano: questo avrebbe tagliato fuori von Melas dalle linee di comunicazione con Vienna e l'avrebbe forzato a confrontarsi con Bonaparte ed i suoi uomini.

Censura sugli eventi della battaglia Le cifre dei caduti in battaglia sono state vittima della censura del periodo napoleonico. Sebbene si convenga che lo scontro fu vinto dai francesi, le reali perdite di entrambe le parti furono gonfiate o ridotte per favorire le imprese francesi agli occhi dei cittadini della nazione transalpina. Lo stesso fu fatto, sebbene in verso opposto anche dalle forze austriache, che gonfiarono le perdite francesi in modo che lo scontro apparisse come una loro netta vittoria.

Rapporto del Generale di divisione Watrin a Berthier

Rapporto del 27 Maggio del Generale Berthier al Primo Console

Estratti dal giornale della campagna Armata di riserva dell'Aiutante Comandante Brossier

Estratto della Rivista militare austriaca «Œsterreichische militärische Zeitschrift » t. 26, p. 187-190.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Giuseppe Pietro Bagetti, L'avant-garde française passe la rivière de la Chiusella devant l'ennemi le 26 mai 1800

Chiusella