Caso Catania è un evento giudiziario amministrativo avvenuto nel 2003 e avente come attore la società calcistica del . Si sviluppò a seguito di un ricorso del club al Tribunale Amministrativo Regionale in opposizione a una sentenza della giustizia sportiva relativa al campionato di serie B 2002-03 e sfociò in riforme strutturali dell'intera piramide italiana e della giustizia sportiva.«Questo formato [a 20 squadre] resta in vigore fino al 2003-04 quando la FIGC, bloccando le retrocessioni in seguito alle sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali, crea una Serie B a 24 squadre con 5 promozioni e 3 retrocessioni dirette e 2 spareggi con gare di andata e ritorno: uno per la promozione-permanenza in Serie A, tra la quart'ultima classificata del massimo campionato e la sesta di B; un altro per la salvezza, tra la quart'ultima e la quint'ultima di B (spareggio che non si sarebbe giocato nel caso in cui il distacco tra le due squadre fosse stato superiore a 5 punti). Il risultato è un torneo di A allargato a 20 squadre ed una Serie B a 22.» Cfr. .
Antefatti Normative vigenti Il contenzioso affondava le proprie radici in casi di squalifiche inflitte a calciatori, normativa così trattata dal codice di giustizia sportiva:
Articolo 17, comma 31: «Il calciatore colpito da squalifica per una o più giornate di gara deve scontare la sanzione nelle gare ufficiali della squadra nella quale militava quando è avvenuta l'infrazione che ha determinato il provvedimento […] il concetto di squadra espresso dal comma 3 non può essere dilatato e confuso – stante la sua specificità, rafforzata dal riferimento alle gare ufficiali con essa disputate – con quello di Società sportiva di appartenenza».
Articolo 17, comma 13: «La squalifica irrogata impedisce al tesserato di svolgere qualsiasi attività sportiva, in ogni ambito federale, per il periodo della squalifica, intendendosi per tale, nelle squalifiche per una o più giornate, le giornate in cui disputa gare ufficiali la squadra di appartenenza, ovvero quella in cui militava, quando è avvenuta l’infrazione che ha determinato il provvedimento disciplinare».
Nella primavera 2003 assursero agli onori della cronaca episodi relativi ad atleti inibiti per la prima squadra, scesi tuttavia in campo tra le file della formazione giovanile a dispetto delle squalifiche loro inflitte: le controversie trassero origine dalla differente interpretazione con cui gli organi di giustizia si approcciarono ai singoli casi.
I casi di Grieco e Martinelli Gli avvenimenti specifici riguardarono Vito Grieco e Luigi Martinelli, rispettivamente centrocampista del Catania e difensore del Siena nel corso del campionato cadetto 2002-03, entrambi coinvolti nella succitata casistica:
2 - 4 febbraio 2003: durante Catania-Lecce del 2 febbraio (giocata al Massimino e persa 2-1 dai salentini) Grieco viene espulso per un fallo di mano volontario, ricevendo (con provvedimento del 4 febbraio) un turno di squalifica. 7 - 8 febbraio 2003: non partecipando all'anticipo della 22ª giornata tra Genoa e Catania (svoltosi in terra ligure e concluso 2-0 in favore dei padroni di casa) il giocatore scende in campo, all'indomani, nella gara che la formazione Primavera disputa contro la Salernitana. 30 marzo - 1º aprile 2003: in Siena-Cosenza del 30 marzo (finita 1-0 per i toscani) il già diffidato Martinelli riceve un'ammonizione, incorrendo pertanto nello stop di un turno (formalizzato dal referto del 1º aprile). 5 aprile 2003: mentre la prima squadra bianconera è impegnata col Napoli nella 29ª giornata di B, Martinelli viene schierato dalla Primavera contro i pari età della Ternana. 12 aprile 2003: Catania-Siena del 30º turno si conclude 1-1, con Martinelli in campo per 90' e un rigore fallito da Grieco.
Avvenimenti Pareri giudici contrastanti (17 aprile - 6 giugno 2003)
Tramite un esposto presentato alla Lega Calcio il 17 aprile, Riccardo Gaucci — presidente del Catania e già nella dirigenza del Perugia — chiese la vittoria a tavolino del match tenutosi il sabato precedente imputando all'aggregazione di Martinelli con la Primavera un mancato rispetto della squalifica: il 24 aprile la Commissione Disciplinare ascrisse l'infondatezza di tale denuncia alla distinzione da operarsi tra competizione cadetta e giovanile, rigettando pertanto la segnalazione e confermando l'esito maturato sul campo. Di parere opposto risultò invece la Commissione d'Appello Federale (CAF), che accogliendo un altro ricorso deliberò il 28 aprile la sconfitta dei toscani per 2-0.
Forte del carattere definitivo attribuito al secondo grado di giudizio, la compagine rosazzurra tentò di scampare alla retrocessione: mentre nuovi episodi assimilabili a quello di Martinelli presero ad emergere, la salvezza per gli uomini di Guerini continuò a rappresentare un'incognita. Il 22 maggio la Corte Federale riportò in auge la sentenza della Commissione Disciplinare, a seguito del reclamo sporto dal club senese giorni addietro e avallato da altre società (nell'ordine Ascoli, Bari, Cosenza, Genoa, Hellas Verona, Messina, Napoli e Venezia): ripristinato l'esito di parità, dalla classifica stagionale furono dedotti i punti che la CAF aveva riconosciuto.
Tale provvedimento fu avversato da Gaucci, il quale sottopose nuove istanze al TAR cittadino e al CONI (presieduto da Gianni Petrucci) rifacendosi alla teorica inappellabilità spettante alla CAF: il giudice locale Vincenzo Zingales riabilitò in data 5 giugno quanto espresso dal verdetto d'appello, con l'intervento della giustizia amministrativa in tema sportivo configuratosi tuttavia quale violazione della clausola compromissoria. L'esito della gara contro il Siena era comunque da ritenersi sub iudice, dacché il pronunciamento definitivo risultava appannaggio dell'ente olimpico.
Retrocessione sul campo e ripescaggio in via giudiziaria (7 giugno - 15 luglio 2003) Il 7 giugno la squadra riportò sul Cagliari l'unico successo in trasferta del proprio torneo, senza però giungere alla salvezza per i contestuali risultati di lagunari e partenopei che la condannarono al quartultimo posto con 44 punti: un responso favorevole del CONI avrebbe tuttavia scongiurato la caduta in C1, divisione nella quale erano già sprofondate Genoa e Cosenza in aggiunta alla Salernitana. All'eventuale riscrittura della graduatoria sarebbe corrisposto uno spareggio tra i suddetti veneti e campani, quintultimi a pari merito: le squadre osteggiarono sin da subito l'ipotetico play-out, dacché non previsto dal regolamento e in ragione del periodo di vacanza spettante agli atleti.
A stagione appena terminata, la FIGC ricorse al Consiglio di giustizia siciliano (CGAR) indicando come risolutorio l'atto compiuto dalla Corte Federale il 22 maggio: i disaccordi insorti tra i vari organi di giustizia avevano però contribuito ad ingenerare un quadro confuso, suggerendo quali possibili vie d'uscita un ripescaggio dei catanesi o il congelamento delle retrocessioni.
Il TAR di Catania nominò Giuliano Urbani e Mario Pescante — rispettivamente ministro dei beni culturali e sottosegretario del medesimo dicastero — commissari ad acta con la funzione di rendere esecutiva la decisione promulgata da Zingales, formulando cioè una classifica favorevole al club di Guerini: il 16 giugno un decreto monocratico emesso dal Consiglio di Stato sospese tuttavia l'esecutività dell'ente regionale, mentre pochi giorni più tardi la Commissione Disciplinare valutò come irricevibile un reclamo del Venezia circa l'episodio che aveva coinvolto Grieco nel mese di febbraio.
La domanda avanzata dalla FIGC venne respinta dal CGAR il 26 giugno, assicurando agli Elefanti i punti in discussione e il mantenimento della categoria: il 1º luglio fu quindi il Consiglio Federale ad allinearsi alla risoluzione, emanando tra l'altro una delibera che invalidava il parere della Corte Federale. Decadute poi le ipotesi di uno spareggio-salvezza (col termine dell'annata agonistica occorso il 30 giugno) e di un arbitrato, l'ampliamento del torneo a 21 partecipanti in ragione del ripescaggio fu aspramente criticato dal presidente della FIGC Franco Carraro nonché da varie personalità del mondo calcistico.
Nuovo intervento della CAF e controversia delle fideiussioni (16 luglio - 18 agosto 2003) La vicenda conobbe una nuova svolta il 16 luglio, quando la CAF trattò un altro appello dei lagunari legato al caso di Grieco: ai neroverdi fu dunque assegnato il successo a tavolino per la partita contro i siciliani del 17 maggio, in precedenza persa sul campo. A tale ribaltamento corrispose un −3 in classifica per i rosazzurri., condannati quindi alla retrocessione.Ai fini della classifica, le gare Catania-Siena e Catania-Venezia sono rispettivamente omologate coi punteggi 2-0 e 0-2 "per decisione della giustizia sportiva"; cfr. nota bibliografica 50.
Nella stessa giornata il TAR di Salerno operò il ripescaggio «con riserva» dei locali granata, fatto sul quale la decisione definitiva sarebbe poi giunta il 28 agosto: Genoa e Cosenza tentarono a loro volta di ottenere la riammissione dai rispettivi TAR, generando una bagarre legale che rischiava di porre a repentaglio la compilazione dei calendari. Un riesame accordato al ricorso della FIGC e il riscontro di vizi formali nella sentenza di Zingales indussero il CGAR a tornare sui propri passi, omologando le retrocessioni il 31 luglio.
Il 13 agosto un nuovo collegio riunitosi a Catania deliberò l'esclusione del Napoli — complice una serie d'irregolarità nelle fideiussioni che impedirono l'iscrizione al torneo — in favore dei locali, prima che le indagini appurassero una frode a scapito dei partenopei e non un atto doloso di questi ultimi.
Il decreto salvacalcio e lo sciopero della Serie B (19 agosto - 10 settembre 2003)
Un tassello risolutivo venne posto solamente il 19 agosto, quando la FIGC — dopo un intervento del Consiglio dei ministri volto a evitare simili casi in futuro — deliberò l'annullamento delle retrocessioni per la sola stagione 2002-03Catania, Genoa e Salernitana figurarono rispettivamente al 17º, 18º e 20º posto con la retrocessione evitata dalla riforma dei campionati; cfr. nota bibliografica 50.: l'organico della nuova divisione cadetta risultò pertanto esteso a 24 compagini, con l'ammissione di una Fiorentina che impostasi nel recente torneo di C2 fu ulteriormente promossa (a causa di meriti sportivi e bacino d'utenza) in sostituzione del Cosenza dichiarato fallito. Ne conseguì pertanto un posto vacante nel gruppo A della Serie C1., attribuito ai corregionali dell'Arezzo che pure avevano terminato in coda la precedente annata.
L'effetto-domino si riverberò poi sul girone B comportando il ripescaggio di Fermana, Sora e Paternò: pur arresosi all'Aquila nei play-out, quest'ultimo (espressione calcistica di un comune sito anch'esso nella provincia catanese) riabbracciò la categoria dopo la vittoria assegnata dalla CCA per un match svoltosi a Pescara il 19 aprile e arriso ai Delfini con l'illegittima presenza in campo dello squalificato Antonaccio.Squalificato per un turno dopo l'espulsione rimediata in Sassari Torres-Pescara del 30 marzo 2003, Antonaccio non partecipò a Taranto-Pescara del 13 aprile scendendo tuttavia in campo il giorno precedente nella gara del Campionato Primavera Pescara-Bari; cfr. collegamento esterno (C.U. del 16 maggio 2003). L'assetto del terzo livello si completò col trasferimento della Sassari Torres al raggruppamento centro-settentrionale, fatto che concorse al reintegro di marchigiani e ciociari: una promozione compensativa dalla C2 riguardò infine il Catanzaro, cui aveva giovato il passaggio fiorentino alla lega superiore.