Biografia Famiglia e formazione È difficile sottrarsi alla tentazione di non interpretare le contingenze che Stepan Balmašëv sia venuto alla luce proprio il medesimo giorno dell'impiccagione di Željabov e degli altri pervomartovcyIl termine russo, traducibile con Quelli del 1º marzo, sta a indicare gli autori dell'attentato contro Alessandro II. e nella famiglia di un esiliato politico, come segni premonitori di quello che sarebbe stato il suo destino.
Il padre, Valerian Aleksandrovič Balmašëv, nato a Saratov nel 1853, apparteneva alla nobiltà ereditaria e si era avvicinato al movimento rivoluzionario negli anni dell'università, frequentata a Mosca. Arrestato il 30 aprile 1876 per propaganda socialista tra gli operai, fu tenuto in carcere fino a febbraio del 1879, quando fu condannato a cinque anni di confino nel governatorato di Arcangelo, prima a Cholmogory e poi a Pinega, dove sposò Marija Nikolaevna, di professione levatrice e dove, il 3 (15) aprile 1881, nacque Stepan, colui che sarebbe stato il suo unico figlio e così chiamato in onore dell'amico Širjaev, rinchiuso nel rivellino Alekseevskij. Nella primavera del 1884, Valerian Aleksandrovič fece ritorno a Saratov con la famigliaNikolaj A. Troickij, Il caso di Stepan Balmašëv, in Notizie dell'università di Saratov. Nuova serie, Serie: Storia. Relazioni internazionali, 2013, vol. 13, fasc. 4, p. 17. e trovò impiego come bibliotecario del circolo commerciale. Ma fu in realtà un educatore che aiutò i giovani nello sviluppo spirituale, intellettuale e morale, trasmettendo loro il culto per la libertà.Viktor Cernov, Note di un socialista-rivoluzionario, Berlino-Pietroburgo-Mosca, 1922, libro I, pp. 34-35. Collaborò anche con la società di mutua assistenza dei tipografi di Saratov, e condusse tra gli operai un importante lavoro divulgativo.
Sappiamo da una lettera, datata 22 giugno (4 luglio) 1897, di Valerian Aleksandrovič a un conoscente, che il figlio era già registrato in settima classe al liceo di Saratov e che godeva di una borsa di studio, del valore di 250 rubli mensili,Nel testo è scritto «250 руб. в месяц» (250 rub [lej] v mesjac), che abbiamo tradotto con «250 rubli mensili», ma obiettivamente questa è una cifra troppo alta per una borsa di studio dell'epoca ed è verosimile che i 250 rubli fossero erogati nell'arco di un anno. L'imprecisione potrebbe risalire alla lettera originale o essere dovuta a un errore di stampa. Questa riflessione si fonda su quanto riportato a p. 108 del testo di Henri Troyat, In Russia al tempo dell'ultimo zar, Fabbri Editore, Milano, 1998, secondo cui il salario medio di un operaio dell'industria russo era all'epoca pari a 15 rubli mensili. istituita per i figli dei nobili bisognosi da Sergej Vasil'evič Kolyčev (1791-1836), eroe della campagna di Russia del 1812, per testamento, con le rendite provenienti dai suoi beni fondiari.N. A. Troickij, op. cit., p. 21. Stepan studiava con profitto e il padre affermava di sentirsi tranquillo in merito al suo futuro, non avendo dubbi che, nell'eventualità di una sua prematura dipartita, il ragazzo sarebbe riuscito ugualmente a laurearsi. Raccontava poi che Stëpka — affettuoso vezzeggiativo di Stepan — gli rassomigliava nel carattere e, a commento dell'orgogliosa dichiarazione, citava la richiesta, fattagli e accolta, di preparare durante l'estate un'allieva o un allievo, gratuitamente, non volendo, lui che poteva usufruire di un sussidio, «guadagnare dai poveri». E ora stava istruendo «la sorella nubile di un fabbro» a casa della stessa, in un villaggio vicino che raggiungeva in treno.
Conclusi gli studi ginnasiali, nel 1899, Stepan s'iscrisse all'università di Kazan', e quello stesso anno il padre subì nuovamente un provvedimento d'esilio, che lo confinò nel governatorato di Vjatka, per la sua attività di educatore-propagandista nell'ambiente operaio. Era, all'epoca, il giovane Balmašëv, impegnato a costruirsi una propria opinione politica e prese a guardare al marxismo e al populismo con animo critico. L'anno successivo si trasferì all'Università Imperiale San Vladimir di Kiev, continuando sempre il suo percorso di maturazione ideologica, che lo vide progressivamente allontanarsi dalla ricerca teorica per approdare alla necessità della lotta frontale e immediata contro il regime autocratico. All'università prese parte attiva e direttiva nelle agitazioni studentesche che scossero il paese, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, e che spinsero il ministro dell'Istruzione, Bogolepov (1846-1901), a minacciare i responsabili dei disordini di espulsione e di invio sotto le armi.
La minaccia si tramutò in un provvedimento che colpì centottantatré studenti di Kiev, uno dei quali fu giustappunto Stepan Balmašëv, espulso il 7 (20) dicembre 1900, e ventisette, di San Pietroburgo. Il 23 gennaio (5 febbraio) 1901 Balmašëv fu arrestatoN. A. Troickij, op. cit., p. 17. e, dopo due mesi di reclusione, inviato al servizio militare. La misura punitiva darà il via a una nuova ondata di disordini che coinvolgeranno diverse università e contribuiranno a radicalizzare gran parte della gioventù russa.
A luglio, Stepan fu esonerato dal servizio militare che aveva svolto a Roslavl', per effetto della politica di distensione, detta di «cordiale tutela», introdotta dal generale Vannovskij (1822-1904), il successore di Bogolepov all'Istruzione, ucciso il 14 (27) febbraio dall'ex studente Pёtr V. Karpovič (1874-1917), il quale aveva agito a titolo personale. Balmašëv tentò allora di essere ammesso all'università di Charkiv,All'epoca, in quanto facente parte dell'Impero, la città era detta, in russo, Char'kov. ma non fu accettato a causa dei suoi trascorsi politici. Nel breve periodo di permanenza in città, era tuttavia riuscito ad allacciare legami con le locali organizzazioni rivoluzionarie e a lavorare nei circoli operai, sia socialdemocratici che social-rivoluzionari, non ravvisando in questo modo di condursi nulla di contraddittorio, per la sostanziale convergenza osservata in entrambi i programmi. Di ritorno a Kiev fu, con sua sorpresa, riammesso all'università nel mese di settembre.
L'«Organizzazione di combattimento del partito socialista-rivoluzionario» e l'assassinio di Sipjagin
In quello stesso frangente, i vari gruppi social-rivoluzionari che intorno alla metà degli anni '90 erano cresciuti localmente, e cioè lUnione settentrionale dei socialisti-rivoluzionari (Severnyj Sojuz Socialistov-Revoljucionerov), nato da un nucleo originario di Saratov, nel quale erano confluiti gli elementi superstiti del Partito operaio per la liberazione politica della Russia (Rabočaja Partija Političeskogo Osvoboždenija Rossii) di Minsk, distrutto dagli arresti sopravvenuti nell'estate del 1901, e il Partito meridionale dei socialisti-rivoluzionari (Južnuju Partiju Socialistov-Revolucionerov), formatosi dalla fusione dei comitati ucraini, erano in trattative con lUnione dei socialisti-rivoluzionari all'estero (Zagraničnyj Sojuz Socialistov-Revoljucionerov), apparsa a Berna nel 1894, e con la recente Lega socialista-agraria (Agrarno socialističeskaja Liga), di Viktor Černov, per unire le forze e creare un unico organismo politico.
Il principale mediatore nei colloqui fu Grigorij Geršuni, leader del Partito operaio di Minsk, fuggito all'estero dopo essere stato arrestato e quindi rilasciato per aver sottoscritto una dichiarazione in cui si diceva pentito del suo «fuorviamento» e giurava di abbandonare l'attività cospirativa.Valdo Zilli, La rivoluzione russa del 1905. La formazione dei partiti politici (1881-1904), Napoli, 1963, p. 436. Già nel documento programmatico del suo movimento, Libertà (Svoboda), Geršuni aveva scritto che per raggiungere l'obiettivo desiderato e instaurare una democrazia proletaria basata sui principi socialisti, fosse necessario integrare i classici metodi di lotta — propaganda e agitazione — con l'attività terroristica mirata a colpire i pilastri dell'autocrazia, e che a tal fine occorresse costituire una sezione apposita di combattenti disposti a tutto.V. Zilli, op. cit., pp. 299-300.
Il progetto fu ripreso da Geršuni dopo che l'attentato di Karpovič, preceduto e seguito da manifestazioni studentesche e scioperi operai, non era stato accolto dalla generale riprovazione, sintomo — a suo giudizio — che i rivoluzionari potevano ormai contare sull'appoggio popolare.V. Zilli, op. cit., p. 446. Quindi in autunno rientrò clandestinamente in Russia, visitò le regioni del Volga e quelle meridionali, per gettare le fondamenta dell'organizzazione combattente e, con ogni probabilità, fu in questo periodo che si stabilirono i primi contatti tra lui e Balmašëv, che aderì all'iniziativa condividendone logiche e finalità. La formazione di un primo nucleo della Boevaja Organizacija Partii Socialistov-Revoljucionerov (Organizzazione di combattimento del Partito dei socialisti-rivoluzionari) precedette dunque l'annuncio della nascita del nuovo partito unitario dei socialisti rivoluzionari, che fu dato a gennaio del 1902 dalla Revoljucionnaja Rossija (La Russia rivoluzionaria).V. Zilli, op. cit., p. 432.
La teoria del terrore sosteneva che lo scopo di assicurare a tutti gli uomini condizioni di vita migliori non aveva speranze di essere realizzato senza una dura lotta, senza l'eliminazione fisica dei prepotenti, degli artefici della violenza statale. Dal momento che la violenza era il fulcro, il motore della macchina autocratica, la lotta contro il regime non poteva che assumere il carattere della lotta terroristica, della violenza organizzata antigovernativa. La violenza rivoluzionaria come risposta alla violenza dello Stato, godeva, secondo i fautori del terrorismo, della piena giustificazione morale. Se milioni di persone erano oppresse dai rappresentanti dell'autocrazia, non c'era alcun dubbio che i secondi, responsabili delle sofferenze dei primi, dovessero subire il castigo. Questo strumento brutale di lotta era reputato legittimo anche sul piano politico, oltre che su quello etico. Riprendendo un argomento caro ai membri della Narodnaja volja nelle aule dei tribunali, il terrorismo era l'unica e l'ultima forma di lotta in mano ai rivoluzionari per contrastare un governo che né permetteva ai suoi avversari l'uso di mezzi legali di protesta, né aveva volontà alcuna di venire a patti o, quantomeno, di avviare un dialogo con le forze di opposizione. Alla critica avanzata dai socialdemocratici, secondo cui a nessuno è consentito di prendere la vita di qualcun altro, i socialrivoluzionari obiettavano che era «farisaico» negare il terrore e lavorare al tempo stesso per la rivoluzione, giacché essa prende «molte più vite degli atti terroristici».Aleksandr I. Zevelev, Jurij P. Sviridenko, Valentin V. Šelochaev, I partiti politici della Russia: storia e modernità, Mosca, 2000, p.184.