L'insurrezione giacobita del 1745 interessò il territorio della Gran Bretagna tra il 1745 e il 1746 e fu l'ultimo episodio delle insurrezioni giacobite nonché l'ultimo tentativo per riportare sul trono del Regno di Gran Bretagna il casato degli Stuart, spodestato all'inizio del XVIII secolo in favore del casato di Hannover. Per via della sua data di inizio, l'insurrezione è nota nel Regno Unito anche come "il Quarantacinque" (in inglese The Forty-Five).

L'insurrezione prese avvio nell'agosto del 1745: approfittando dell'impegno del Regno di Gran Bretagna nella guerra di successione austriaca, Carlo Edoardo Stuart, ultimo pretendente al trono per il casato degli Stuart, sbarcò in Scozia grazie all'appoggio dei suoi alleati francesi dando nuova linfa al movimento dei "giacobiti"; sotto le sue insegne si radunò ben presto una vasta armata grazie al massiccio supporto dei clan scozzesi della regione delle Highlands, e con il grosso delle truppe fedeli agli Hannover impegnate sul continente europeo le forze dei giacobiti furono ben presto in grado di ottenere varie vittorie contro le improvvisate milizie locali, sollevando l'intera Scozia e spingendosi all'interno della stessa Inghilterra avanzando fino a Derby.

Il richiamo in patria di alcuni esperti reparti di truppe regolari britanniche sotto il comando di Guglielmo, duca di Cumberland, decise l'esito della rivolta: la battaglia di Culloden del 16 aprile 1746 vide i disciplinati reggimenti di "giubbe rosse" sbaragliare completamente la semi-medievale armata degli highlander, e nel giro di pochi giorni Carlo Edoardo dovette fuggire dalla Scozia. Oltre a decretare la fine del movimento giacobita, l'insurrezione sancì anche il tramonto del sistema dei clan scozzesi e l'assoggettamento della Scozia al dominio britannico.

Antefatti La causa giacobita

La politica di apertura verso la Chiesa cattolica intrapresa dal re Giacomo II d'Inghilterra (contemporaneamente re di Scozia come Giacomo VII) sul finire del XVII secolo provocò il forte malcontento delle classi politiche e religiose inglesi fedeli all'anglicanesimo; la possibilità che il figlio di Giacomo II, educato alla religione cattolica, potesse succedere al padre e divenire quindi anche capo della Chiesa anglicana spinse gli ambienti Whig del Parlamento d'Inghilterra a organizzare la salita al trono di Londra di un protestante: la scelta cadde su Guglielmo III d'Orange, Statolder delle Province Unite, nipote di Giacomo II e marito della figlia di lui Maria, sostenitrice dell'anglicanesimo. Nel novembre 1688, l'incruenta "Gloriosa rivoluzione" vide quindi l'ingresso trionfale di Guglielmo e Maria a Londra mentre contemporaneamente Giacomo fuggiva con il figlio in Francia sotto la protezione del re Luigi XIV.

Sotto il regno di Guglielmo e Maria, il Parlamento di Londra vide rafforzati notevolmente i suoi poteri tramite l'approvazione del Bill of Rights del 1689. Vista la mancanza di eredi diretti della coppia regnante, per evitare ogni pretesa cattolica al trono il Parlamento inglese impose con l'Act of Settlement del 1701 la successione alle corone di Inghilterra, Scozia e Irlanda da parte di un protestante esponente del casato di Hannover; le pressioni del Parlamento inglese perché anche il Parlamento di Scozia approvasse l'Act of Settlement portarono quindi alla redazione nel 1707 dell'Atto di Unione tra i due paesi: Inghilterra e Scozia furono unite sotto un unico stato, il Regno di Gran Bretagna, con un unico Parlamento. Dopo essere transitata nelle mani della sorella di Maria, Anna, la corona di Gran Bretagna pervenne quindi nel 1714 al principe elettore di Hannover Georg Ludwig von Hannover, salito al trono di Londra come Giorgio I di Gran Bretagna.

La "Gloriosa rivoluzione" e la salita al trono di Guglielmo III non erano stati unanimemente accolti in maniera positiva in tutte le isole britanniche: in Inghilterra il nuovo sovrano era avversato dagli ambienti politici Tory e da elementi scismatici della Chiesa anglicana, mentre la cattolica Irlanda era da sempre una fedele sostenitrice del casato degli Stuart; lo spodestato Giacomo II poteva contare su molti sostenitori anche in Scozia, sia tra i gentry delle Lowlands, in maggioranza cattolici e ostili all'avanzare nel paese del presbiterianesimo, sia tra i bellicosi clan delle Highlands, tradizionalmente in buoni rapporti con il monarca Stuart (che ne aveva rispettato l'autonomia amministrativa) e preoccupati per la politica espansionistica intrapresa dal potente Clan Campbell di Argyll, presbiteriano e alleato con la corona inglese. I sostenitori della dinastia Stuart si diedero quindi il nome di "giacobiti" (da Jacobus, la forma latina del nome di Giacomo II), e per il successivo mezzo secolo avviarono svariati tentativi di spodestare con le armi la dinastia hannoveriana insediatasi sul trono di Gran Bretagna.

I primi tentativi insurrezionali intrapresi dai giacobiti si rivelarono fallimentari: nonostante l'appoggio militare della Francia, tradizionale nemica dell'Inghilterra, il tentativo condotto dallo stesso Giacomo II di sollevare l'Irlanda fu sconfitto dalle forze di Guglielmo III nel corso della cosiddetta "guerra guglielmita" del 1689-1691, mentre l'insurrezione giacobita organizzata in contemporanea in Scozia da John Graham, fu soffocata dai Covenanti presbiteriani fedeli alla nuova dinastia dopo la vittoria nella battaglia di Dunkeld il 21 agosto 1689, anche se il nord del paese rimase sempre ostile ai guglielmiti e fu pacificato solo con molta difficoltà tra il 1690 e il 1692. Dopo la morte di Giacomo II nel 1701, le pretese della dinastia Stuart furono portate avanti dal figlio Giacomo Francesco Edoardo Stuart, poi noto come "il vecchio pretendente" (The Old Pretender): nel 1708 un suo tentativo di rientrare in Scozia al comando di una piccola forza scortata da navi francesi fu cancellato a causa della stretta sorveglianza delle acque scozzesi da parte della Royal Navy, ma subito dopo l'insediamento sul trono del primo rappresentante della dinastia hannoveriana, Giorgio I, il "vecchio pretendente" diede avvio a un nuovo tentativo insurrezionale.

L'insurrezione giacobita del 1715, nota come "il Quindici" (the Fifteen), prese piede in Scozia nel settembre del 1715 per opera di John Erskine, XXIII conte di Mar, un Wigh rimasto senza potere dopo l'avvento del nuovo re, estendendosi poi ad altre zone della Gran Bretagna: un'armata scozzese attraversò il confine e si riunì nel Lancashire con insorti giacobiti inglesi guidati dal membro del Parlamento Thomas Forster ma fu sconfitta nella battaglia di Preston ai primi di novembre, mentre altri tentativi insurrezionali in Galles e Cornovaglia furono soffocati sul nascere dalle forze governative. Né il conte di Mar né Giacomo Edoardo, sbarcato in Scozia in dicembre, erano comandanti militari esperti e i ribelli sprecarono quindi l'iniziale vantaggio consentendo ai governativi di reagire: dopo l'inconcludente battaglia di Sheriffmuir, l'armata giacobita si ritrovò ben presto soverchiata numericamente dagli hannoveriani e ai primi di febbraio del 1716 Giacomo Edoardo dovette ammettere la sconfitta e fuggire nuovamente in Francia. Dopo la stipula di un trattato di pace tra Francia e Gran Bretagna nel 1716, il "vecchio pretendente" dovette cercare nuovi alleati presso la corte del Regno di Spagna: una massiccia forza di invasione spagnola di uomini salpata per la Scozia nel marzo 1719 fu dispersa dalle tempeste prima ancora di arrivare e riuscì a sbarcare solo un piccolo contingente, poi ricongiuntosi a una forza di highlander giacobiti ma successivamente sconfitto dai governativi nel corso della battaglia di Glen Shiel il 10 giugno seguente. Il miglioramento delle relazioni tra Spagna e Regno Unito lasciò nuovamente senza alleati i giacobiti: Giacomo Edoardo, in esilio a Roma, continuò a formulare piani e progetti per una nuova insurrezione, ma a corto di fondi e con il suo movimento infiltrato e decimato dalle spie britanniche non riuscì a realizzare nulla e la causa giacobita sembrò progressivamente tramontare.

Il "giovane pretendente"

La situazione internazionale tornò però a essere favorevole per i piani dei giacobiti: lo scoppio della guerra di successione austriaca nel 1740 riaccese nuovamente lo stato di ostilità tra Francia e Gran Bretagna, e agenti giacobiti si recarono alla corte di Parigi per chiedere aiuti; dopo alcuni promettenti contatti con politici Tory in Inghilterra, che diedero il loro appoggio a una nuova sollevazione, il re Luigi XV di Francia si disse favorevole all'impresa purché Giacomo Edoardo abdicasse a favore del figlio Carlo Edoardo Stuart, noto nelle corti europee come il "Bel Principe Carlo" (Bonnie Prince Charlie) e poi come "il giovane pretendente" (the Young Pretender): un'apposita dichiarazione venne firmata il 23 dicembre 1743, facendo di Carlo Edoardo la guida del movimento giacobita.. L'8 febbraio 1744 Carlo arrivò a Parigi mentre intanto un'armata di 10- soldati francesi sotto il comando del generale Maurizio di Sassonia andava radunandosi a Dunkerque in vista di uno sbarco sulle coste inglesi da attuarsi nei pressi di Maldon nell'Essex.; l'azione tuttavia si risolse in un nuovo fallimento: dopo che notizie circa la progettata invasione erano pervenute tramite spie e informatori al Segretario di Stato per il Dipartimento del Sud Thomas Pelham-Holles, duca di Newcastle, un'ondata di arresti colpì il movimento giacobita inglese mentre contemporaneamente il 24 febbraio una violenta tempesta causava gravissimi danni alla flotta francese ancorata a Dunkerque portando alla cancellazione del progetto di invasione..

L'interesse francese per la restaurazione degli Stuart cominciò ben presto a declinare, spingendo Carlo Edoardo a muoversi in proprio: dopo aver ottenuto un prestito di livre dal banchiere parigino George Walters., Carlo fu aiutato dal comandante della Brigade irlandaise dell'esercito francese, Charles O'Brien, a prendere contatti con armatori irlandesi per pianificare il suo sbarco sulle coste scozzesi; Antony Walsh, noto pirata e contrabbandiere irlandese, mise a disposizione dei giacobiti la sua fregata da 16 cannoni Du Teillay, e lo stesso Walsh riuscì poi a noleggiare la Elisabeth, un vascello da 64 cannoni della Royal Navy precedentemente catturato dai francesi. L'11 maggio 1745 l'esercito britannico impegnato contro i francesi nelle Fiandre subì una sconfitta nella battaglia di Fontenoy riportando dure perdite; approfittando del momento favorevole, Carlo Edoardo diede il via alla spedizione e il 22 giugno 1745 la Du Tellay salpò da Nantes con a bordo il "giovane pretendente", un pugno di compagni, un carico di armi e luigi d'oro., incontrandosi poi il 4 luglio al largo della Bretagna con la Elisabeth su cui erano state caricate altre armi oltre a un centinaio di volontari tratti dalla brigata irlandese; il 9 luglio, al largo di Capo Lizard in Cornovaglia, le due navi furono intercettate dal vascello da 64 cannoni HMS Lion della Royal Navy: nello scontro che ne seguì la Elisabeth fu pesantemente danneggiata e dovette fare rotta verso Brest, ma la Du Teillay riuscì a svicolare e continuare il viaggio verso nord alla volta della Scozia.