Filacciano è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio.
Geografia fisica Territorio L'area del Comune, scarsamente popolato e pertanto rurale, appartiene alla zona altimetrica denominata collina interna. Il territorio comunale, che si estende per circa 6 km², è in gran parte collinare, con altitudini che si aggirano intorno ai 200 m s.l.m., tranne che nella parte dove si trova l'ansa del Tevere, del tutto pianeggiante (32 metri s.l.m.) e coltivata. Il paese stesso si trova su uno sperone tufaceo che raggiunge nel punto più alto, i 247 metri di altitudine dominando la sottostante Valle del Tevere. Il borgo aderisce all’Associazione Nazionale Piccoli Comuni Italiani.
L’economia è prevalentemente agricola. Filacciano confina con Torrita Tiberina, Nazzano Romano e Ponzano Romano della provincia di Roma e con Poggio Mirteto e Forano della provincia di Rieti.
Clima Classificazione climatica: zona D, 1814 GR/G
Origini del nome Alcune fonti fanno provenire il nome Filacciano da Faliscanum o Faliscianum, mentre altri sostengono che provenga da Flaccianum, nome che designava la proprietà del ricco possidente romano Flacco. Questa tesi, proposta dal celebre archeologo Antonio Nibby, si fonda su un documento di donazione del VII secolo, che attribuisce il possesso del fondo Flaccianus all'Abbazia di Farfa, possesso poi confermato da una bolla del papa Stefano IV dell'817.
Storia Età antica Nel territorio del comune di Filacciano sono stati rinvenuti reperti archeologici che attestano la presenza di una necropoli preromana in località Marisano, di cultura affine a quella Falisca-Capenate nella valle del Tevere. I reperti sono conservati nei magazzini del Museo archeologico di Capena.
Dopo la conquista di Veio, Capena, Poggio Sommavilla e Faleri Veteres (Civita Castellana) da parte dei romani in epoca repubblicana guidati dal tribuno militare Marco Furio Camillo, l'area dell'odierno comune di Filacciano fu introdotta probabilmente nell'Ager Faliscum o Capenate, in epoca romana imperiale parte della Regio VII Etruria.
Il comune di Filacciano occupa la parte orientale dell’antico “Ager Capenas” e sorge su una collina che domina la valle del Tevere offrendo uno splendido panorama dei monti della Sabina.
Sull’origine del nome esistono tesi contrastanti: Filacciano sembrerebbe derivare o da “Felicianus”, imperatore o console romano che ne iniziò la costruzione, o da “Fiscon”, “Faliscanum”, “Faliscianum” che indurrebbe a ritenere i primi insediamenti di origine falisca, o, ipotesi più probabile e condivisa sia dal Nibby che dal Tomassetti, da “Fundus Flaccus” ovvero “Fondo di Flaccus”, antico proprietario romano di un appezzamento terriero situato in questa zona. A conferma di questa tesi molte terre circostanti traggono il loro nome dalle antiche famiglie romane proprietarie: così come dalla “gens Flavia” deriva Fiano e dalla “gens Pontia” deriva Ponzano, da “Fundus Flaccus” per corruzione derivererebbe “Flaccianus” oggi Filacciano.
Età medioevale La prima notizia di un “fondus Flacciano” che ci giunge è del 779 e la si trova in una donazione fatta da un certo Zaro all’abbazia di Farfa.
Si può ipotizzare che nell’ager Capenas già in questo periodo ci fossero insediamenti e villaggi nati a partire dall’inizio del medioevo, cioè da quando, a causa delle invasioni barbariche, abitanti di antichi siti furono costretti a spostarsi in luoghi più sicuri dando origine a nuovi centri fortificati sorti in posizioni strategiche di difesa.
Nell’817 il pontefice Stefano IV riconosce e conferma all’abbazia di Farfa il possesso di un “casalis Flaccianus”. Il casale doveva essere stato costruito tra il 790 e l’817 ad opera di monaci e doveva avere funzione di eremo e dimensioni modeste come si legge nell’inventario dei beni della Confraternita di Sant’Egidio. Successivamente (nel 980 circa) fu edificata la chiesa dedicata a Sant’Egidio Abate, eremita vissuto nell’osservanza degli insegnamenti di san Benedetto e per questo scelto dai monaci benedettini che vivevano a Filacciano.
Nel 1300 Filacciano conta circa 400 abitanti, conteggio desunto dal consumo di sale.
Nel 1344 Filacciano apparteneva alla nobile famiglia degli Orsini. Se ne trova notizia nel testamento di Bertoldo Orsini del 17 marzo 1344 che lasciò alla figlia Palozza e alla moglie Giacoma delle rendite di Torrita e quattromila fiorini d’oro, di cui parte ipotecati sul castello di Filacciano che apparteneva evidentemente alla famiglia.
Età moderna Sotto gli Orsini Filacciano ed i suoi abitanti conobbero una sanguinosa guerra che distrusse la torre, il castello e devastò i terreni circostanti. Nel 1485 Ferrante d’Aragona, Re di Napoli, cercò di usare il suo potere militare per troncare il vincolo feudale che legava il Regno di Napoli alla Santa Sede.
Re Ferrante, alleato di Firenze e di Milano, rispose con l'assunzione al proprio servizio degli Orsini, allora Signori di Filacciano, in qualità di condottieri. Nell'inverno 1485 l'armata napoletana, guidata da Alfonso, figlio di Ferrante, e rafforzata dalle truppe di Virginio Orsini, penetrò nel Lazio da Vicovaro e dai monti Sabini, ma non riuscì a raggiungere l'Urbe a causa della resistenza delle milizie pontificie. Il Sanseverino ordinò il contrattacco il 24 dicembre del 1485 quando giunse a Roma. Nel gennaio del 1486 il contrattacco fu coronato dalla conquista di Filacciano, Torrita, Mentana e ponte Nomentano. Il Cardinale Battista Orsini si distaccò dalla famiglia e consegnò al Papa il feudo di Monterotondo mentre Alfonso Orsini d'Aragona fu costretto a riparare a Pitigliano, una roccaforte degli Orsini nella Toscana meridionale. Lo stallo durò fino ai primi di maggio. Gli aragonesi si riorganizzarono e quindi sconfissero il Sanseverino a Montorio Romano riconquistando Filacciano, Fara Sabina e Torrita, riunendo il "castrum Philassani nunc diritum" a quello di Torrita, ugualmente incamerato. Innocenzo VIII capì che le prospettive di vittoria erano svanite e iniziò a preparare la pace. Finita la guerra gli Orsini tornarono in possesso di Filacciano e il castello e la sua torre furono prontamente riedificati.
A quel tempo Filacciano era sotto i possedimenti di Franciotto Orsini, figlio di Orso Orsini e di Costanza Savelli (1473 - 1533), Signore di Monterotondo, San Polo, Stimigliano, Collevecchio e Fianello. Fu in quel periodo che iniziarono i lavori per la costruzione di un palazzo-castello che inglobasse l'antica torre.
Nel 1515 Ludovico Orsini, Conte di Pitigliano, promette di osservare la dichiarazione di controversia con il fratello Aldobrandino, relativa ai castelli di Fiano, Filacciano e Morlupo.
Nel 1528 Elena Orsini, figlia spuria di Aldobrandino, riceve il possesso del feudo di Filacciano con il titolo di Baronessa dal cugino Arrigo, conte di Nola ed erede di Aldobrandino, morto prima di rispettare un accordo, in sostituzione di una dote in denaro a lei promessa.
Gli Orsini furono signori di Filacciano per duecento anni, cioè fino al 1544, anno in cui Giovanni Francesco Orsini vendette il feudo, ormai incastellato, al nobile Antimo Savelli, allora IX signore di Albano. Antimo purtroppo morì nello stesso anno lasciando in eredità torre e castello al figlio Antonello, X signore di Albano e coniugato con Virginia Orsini (figlia del Conte di Pitigliano, Giovanfrancesco Orsini) dalla quale ebbe Cristoforo, XI signore di Albano. Filacciano tornò quindi nelle mani di una Orsini, in questo caso Virginia, madre di Cristoforo.
Nel 1593 Cinzia D’Alessandro Crescenzi, rimasta vedova di Fabrizio Orsini che aveva ricevuto quale dono di nozze il feudo dalla nonna Elena Orsini (prima moglie di Niccolò II - VI Conte di Pitigliano), vendette a Filiberto e Filippo Naldi della Bardosiera il feudo di Filacciano per ventotto fiorini d’oro riservandosene però il titolo.
I Naldi governarono su Filacciano finché il figlio di Filiberto, Ottavio, lo lasciò in eredità alla moglie Caterina Nunez Sanchez. Ressero il borgo con una certa asprezza che gli valse il l'ostilità della comunità locale. Una lettera della Communitas Feliciani indirizzata alla Congregazione del Buon Governo riferisce della protesta per una tassazione dei beni stabili che Ottaviano Naldi della Bardosiera si rifiutava di corrispondere gravando il popolo del relativo pagamento "senza alcun riguardo per i poveri" imponendo una colletta di 6 giulii a fuoco che eseguì con la forza. Per tali gravi motivi la Congregazione dei Baroni si pronunciò con un comandamento contro la casa della Bardosiera. questo costrinse Caterina Nunez Sanchez a cedere il feudo per non incappare in una liquidazione forzata a basso prezzo per i crediti pendenti.
Ottenuto il consenso dei Baroni ed il beneplacito di Papa Clemente X, il 2 settembre 1674, con atto del notaio Malvezzi, i fratelli Giovanni, Pompeo, Scipione e Curzio dell'antica famiglia patrizia dei Muti Papazzurri acquistarono il feudo e tutte le proprietà esistenti. La popolazione, i servitori e gli ufficiali furono espressamente richiamati al loro obbligo di prestare atto di vassallaggio.. In tal modo i Muti Papazzurri entrarono in possesso del feudo e del relativo titolo marchionale di cui si fregiarono da quel momento in poi in tutti gli atti e i documenti da loro emessi. Il simbolo araldico dei Muti Papazzurri, la mezzaluna, campeggia ancora sulla facciata principale del palazzo ed è ancora ben visibile sui cippi di pietra innanzi all’arco d’ingresso della piazza, innanzi all’arco del palazzo Del Drago e innanzi al portone della chiesa parrocchiale.
Pompeo Muti Papazzurri assunse quindi il titolo di Marchese di Filacciano. Sotto il governo dei Muti Papazzurri Filacciano conobbe una rinascita.
I Muti Papazzurri completarono il restauro del palazzo trasformando il castello esistente "...dando alla facciata l'aspetto di palazzo secondo la moda di quell'epoca...", aggiunsero una piazza ed intervennero pesantemente sullo sviluppo del borgo. Tanto che nel 1704 arrivò a contare circa 600 abitanti.
Per sviluppare il paese si servirono delle opere dell'architetto Mattia de Rossi, allievo prediletto della bottega del Bernini. Matthia de' Rossi progettò la piazza allineando lungo un unico asse l'arco di ingresso del palazzo con l'arco di ingresso alla piazza e con la fontana del Mascherone. Un asse che secondo il De' Rossi avrebbe dovuto guidare il futuro sviluppo del borgo. Il De Rossi contribuì alla costruzione del Palazzo Muti Papazzurri a Roma in piazza della Pilotta.
Durante queste modifiche urbane il 13 settembre 1706 morì il monsignore Giovanni Muti Papazzurri, fratello maggiore di Pompeo. Questo lutto innescò una guerra fratricida tra Pompeo e il fratello Scipione, che richiesero la successione legittima per via giudiziaria presso il Tribunale della Curia Capitolina. La famiglia crollò rapidamente in una fase di crisi economica e scarso impegno pubblico
Da Girolamo il feudo passò nelle mani del figlio Curzio. La situazione economica molto pesante a causa dei debiti contratti per mantenere il cospicuo patrimonio edilizio spinse Curzio a scelte economiche drastiche, che portarono gran parte del vasto patrimonio artistico ed edilizio posseduto dalla famiglia a un destino precario per l'assenza di manutenzione.
Durante il periodo francese Filacciano fece parte del Dipartimento del Tevere. A seguito del cosiddetto Editto di Saint Cloud emanato da Napoleone nel 1804 nacque l'attuale cimitero di Filacciano in prossimità dell'antica chiesa di Sant'Egidio. Nel 1803 Filacciano, che appartiene ancora al Marchese Muti Papazzurri, conta 445 abitanti