Il Neo è una lingua ausiliaria internazionale creata nel 1937 e perfezionata nel 1961 da Arturo Alfandari, diplomatico di origine italiana ma naturalizzato belga.

L'autore (8 giugno 1888 - 1º maggio 1969), nato in Italia e di religione ebraica, partecipò alla prima guerra mondiale come crittologo. Dopo la guerra si stabilì in Belgio dove lavorò prima come esportatore, poi come diplomatico per lo Stato belga. Senza contare il Neo, parlava sette lingue.

Storia La lingua Neo si colloca nella tradizione delle lingue ausiliarie internazionali come il Volapük, l'Esperanto, l'Ido, l'Occidental e l'Interlingua della IALA; con lo stesso scopo di creare una seconda lingua per tutti, semplice, neutrale e di facile apprendimentoDalla prefazione di Alfandari al libro Rapid Method of NEO (trad. dall'inglese): .

Il primo abbozzo fu pubblicato nel 1937; ma l'autore rilanciò il proprio progetto, perfezionato, soltanto dal 1961; sicuramente dopo decenni di studi, in quanto nel 1961 Alfandari aveva 73 anni e pubblicò in pochi anni una quantità considerevole di opere, evidentemente in gran parte scritte in precedenza. Esse comprendevano una grammatica breve, una grammatica completa, un corso in 44 lezioni, esempi per l'uso della lingua (nel suo Méthode rapide 108 pagine su 318 riguardano gli esempi per l'uso), traduzioni di opere letterarie sia di prosa che di poesia, letteratura originale in Neo, testi scientifici e tecnici, frasari idiomatici, dizionari dettagliati a doppia sezione dal francese e dall'inglese. Il totale delle pubblicazioni ammonta a 1.304 pagine, e i dizionari comprendono circa 75.000 parole. A quel tempo una simile mole di dettagli non aveva precedenti tra le lingue artificiali.

La lettura dei numerosi scritti dell'autore, originali e traduzioni, lo qualifica come valido letterato; anche se accessibile soltanto agli appassionati e agli specialisti nel campo dell'interlinguistica, data la modesta diffusione della sua lingua.

Il Neo suscitò l'interesse della cerchia della International Language Review, un periodico pubblicato da alcuni promotori delle lingue ausiliarie, i cui editori, in particolare i coniugi statunitensi Floyd ed Evelyn Hardin, fondarono con Alfandari, il 28 novembre 1961, l'associazione internazionale "Amikos de Neo" (Gli amici del Neo)Belgisch Staatsblad, 1 febbraio 1962, n. 479, che pubblicava anche un proprio bollettino intitolato Neo-bulten. Il 22 maggio 1968 questo gruppo venne sciolto e sostituito da una nuova meglio strutturata organizzazione, la "Akademio de Neo" (Accademia del Neo)Belgisch Staatsblad, 20 giugno 1968, n. 3725, sotto la direzione di Marie-Jeanne Mottoulle, moglie del filologo belga Fernand Desonay.

Durante gli anni sessanta il Neo fu visto come un serio concorrente delle lingue ausiliarie già conosciute e praticate come l'Esperanto e l'Interlingua. Ma dopo la morte dell'autore esso venne in gran parte dimenticatoDon Harlow, How to Build a Language: Neo, da:The Esperanto Book.

La grammatica del Neo mostra un'influenza soprattutto dell'Ido e dell'Esperanto; ma alcune caratteristiche come i plurali in -s e i pronomi più vicini alle lingue naturali lo avvicinano alle lingue ausiliarie di tipo naturalistico come l'Interlingua e l'Occidental.

La formazione dei vocaboli e la preferenza per parole corte, spesso monosillabiche, mostra una certa influenza del Volapük (es. Olanda = Nedo, lingua olandese = nedal); ma a differenza di quest'ultimo, nel quale le radici delle parole vengono spesso modificate e abbreviate fino a diventare irriconoscibili, le radici dei vocaboli del Neo restano riconoscibili nella loro origine neolatina.

Il Neo è anche notevole per la sua concisione, che le dona una certa rapidità di espressione; e per la semplicità della sua grammatica, la cui descrizione schematica occupa non più di due pagine.

Grammatica

Fonologia Alfabeto Il Neo adopera le 26 lettere dell'alfabeto latino, ovvero 5 vocali e 21 consonanti. Per nominare le consonanti viene aggiunta la finale -e: a, be, ce, de, e, fe, ge, he, i, je, ke, le, me, ne, o, pe, qe, re, se, te, u, ve, we, xe, ye, ze.

Pronuncia c, ch = c dolce, come in Cesena g = g dura, come in Grosseto h = aspirata, come in inglese e in tedesco j = g dolce, come in Genova k = c dura, come in Como q = qu, come in Quirinale; ma in Neo la lettera comprende i due suoni q ed u s = sempre dura, come in sasso sh = sc dolce, come in inglese ts = z dura, come in mazzo w = u semivocalica, come in inglese x = cs, come in xilofono y = i semivocalica, come in inglese e in francese z = s dolce, come in inglese e in francese Tutte le altre lettere si pronunciano come in italiano. Le lettere q e x sostituiscono kw e ks, ma tutte e due le varianti sono accettate. Ogni lettera viene sempre pronunciata allo stesso modo; ad eccezione della lettera h, che è muta soltanto al termine di alcune parole di origine medio-orientale: Es: pashah, muftih, kadih, papah, mamah.

Ortografia Ogni parola viene scritta con l'iniziale minuscola; ad eccezione delle parole che iniziano un periodo, e dei nomi propri.

Accento tonico Le parole che terminano in vocale sono accentate sulla penultima sillaba. Le parole che terminano in consonante sono accentate sull'ultima sillaba. Esempi: libro = libro patro = padre kemio = chimica foyo = foglio garden = giardino amik = amico La desinenza -s, -os del plurale non cambia la posizione dell'accento. Esempi: libros = libri gardenos = giardini amikos = amici La vocale u non porta l'accento nei dittonghi guo, au, eu. Esempi: linguo = lingua auto = automobile neutra = neutro

Morfologia e sintassi L'articolo L'articolo determinativo è lo: lo frato, lo soro, lo arbo. Davanti alle parole che iniziano in vocale la o può, in via facoltativa, essere elisa: l'arbo. L'articolo determinativo, sempre in via facoltativa, può avere la desinenza plurale -s: Los Napoleon

L'articolo indeterminativo è un: un arbo. In via facoltativa può essere omesso: Ma patro ar (un) gran dom (Mio padre ha una casa grande).

Il sostantivo Il sostantivo termina al singolare in -o, al plurale in -os: frato (fratello), fratos (fratelli). La desinenza finale -o in via facoltativa può essere tralasciata, purché non causi difficoltà di pronuncia: frat, hotel, atom, radar (ma ad es. non sono ammessi libr, tabl). La desinenza plurale -os non può essere tralasciata: hotelos. Unica eccezione con i numeri, dopo dei quali la desinenza -os può essere facoltativamente omessa: is mark (10 marchi), qin dolar, (5 dollari), du glas bir (2 bicchieri di birra). La desinenza finale dei sostantivi femminili è -in: doktor, dokorin; biblioteker, bibliotekin.

La declinazione del sostantivo La declinazione del sostantivo si attua per mezzo di preposizioni, mai di desinenze. Il genitivo si esprime con la preposizione de; unita all'art. det. viene articolata (de + lo = del): es. del frat (del fratello). Il dativo si esprime con la preposizione a; unita all'art. det. viene articolata (a + lo = al): es. al frat (al fratello). Non esiste differenza tra accusativo e nominativo.

L'aggettivo qualificativo L'aggettivo termina in -a: grana (grande), leta (piccolo) La desinenza può facoltativamente essere omessa; ma solo se l'aggettivo si trova davanti al sostantivo, e se l'omissione non causa difficoltà di pronuncia. L'aggettivo è invariabile. L'aggettivo può essere sostantivato; solo in questo caso può avere la desinenza plurale: lo blonda (il biondo, la bionda), lo blondas (i biondi, le bionde) Esempi: Mi te vozar lo bonesta = Desidero per te il meglio Lo grava en et afar sir no kapat = L'importante di questa cosa non è stato capito Kas prifar tu, lo granas o lo letas? = Quali preferisci, i grandi o i piccoli? Mi prifar lo medyas = Preferisco i medi

I gradi di comparazione grana = grande granira = più grande granega = grandissimo muy grana = molto grande granisima = un più grande lo granesta o lo plu grana = il più grande

L'avverbio Esistono avverbi originali, es. muy (molto), tro, (troppo), nur (soltanto), nun (ora), e avverbi derivati. Questi ultimi terminano in -e, es. forte (fortemente), energe (energicamente), noxe (di notte), pree (prima).

I numeri

Cardinali

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 100 1000 106 109 1012 1018 0

un du tre qar qin sit sep ot non is ek mil milyon milyard bilyon trilyon nul, zero

Ordinali Hanno le desinenze -a, oppure -e, secondo la loro funzione logica. Es. una [o prima] (primo, prima), une (prima, in primo luogo); dua, due; trea, tree; ecc. Frazioni Hanno la desinenza -im: duim [o dim] (mezzo), trim (1/3), qarim (1/4), ecc. Decimali Es. 2,5873: du virgul qin ot sep tre Moltiplicatori Hanno la desinenza -ipl: dipla, diple (doppio, doppiamente); tripla, triple; qaripla, qariple; ecc. Ripetuti Hanno la desinenza -yes: unyes (una volta), duyes (due volte), treyes (tre volte), ecc. Distributivi Hanno la desinenza -ope: duope (a due a due, due per ciascuno); treope, qarope, ecc. Collettivi Hanno la desinenza -o: isos (decine), isduo (dozzina), ekos (centinaia)

Esempi di numeri:

Cifre 12 16 20 30 41 865 1001 2978 406.966 Elisabetta II 2 + 2 = 4 4 - 1 = 3 3 x 3 = 9 10 : 2 = 5 62 103 0,25

Neo isdu issit duis treis qarisun otek-sitisquin milun dumil-nonel-sepisot dumil-nonek-sitissit Elisabet du (2, II) du plu du far qar qar min un far tre tre yes tre far non is pe du far qin sit duposa is treposa nul virgul du qin

I pronomi

Soggetto mi tu il el it so nos vu zi zel

(Italiano) io tu egli ella esso si (impersonale) noi voi essi esse

Oggetto me te lu, le luy, ley it se ne ve zu, ze zuy, zey

(Italiano) a me, mi a te, ti a lui, gli a lei, le ad esso, gli a sé, si a noi, ci a voi, vi ad essi, loro, gli ad esse, loro, gli

Possessivi ma ta la la la sa na va za za

(Italiano) mio tuo suo (di lui) suo (di lei) suo (di esso) suo (di sé) nostro vostro loro (di essi) loro (di esse)

Non esiste forma di cortesia. Il si usa per esseri viventi, persone e animali di sesso maschile, compreso Dio. El si usa per esseri viventi, persone e animali, di sesso femminile. It si usa per i nomi di cosa; e per gli esseri viventi, persone e animali, quando il sesso non è determinato. Es: "infante". Il pronome possessivo sa si riferisce sempre al soggetto della frase. Jan donar al patro sa pluvil (Jan dà al padre il suo ombrello, cioè l'ombrello di Jan). Jan donar al patro la pluvil significa "Jan dà al padre l'ombrello (del padre)". Le preposizioni reggono sempre il pronome soggetto, e non il pronome oggetto: Venar tu kon nos? (Vieni con noi?), Il parlar pri so (Egli parla di sé stesso). Se nella stessa frase ci sono due pronomi oggetto, l'oggetto indiretto (dativo) va al primo posto: Mi te it vendar (Io te lo vendo). Al posto del pronome oggetto indiretto (dativo) è possibile dire anche: a mi (a me), a tu (a te), ecc. Mi vendar it a tu (Io vendo questo a te). Esistono altre forme del pronome possessivo: lo ma (il mio), lo mas (i miei), ecc. E anche forme rafforzative: mia, tua, ila, ela, ita, nosa, ecc.

Il verbo

Modo e tempo Presente Passato Futuro Condizionale Imperativo Infinito /Imperativo Participio presente Participio passato Participio futuro

Desinenze -ar -ir -or -ur -iu / u -i -ande -at -inde

Esempi mi vidar mi vidir mi vidor mi vidur vidu!/ giu! vidi vidande vidat vidinde

Traduzione io vedo io vidi io vedrò io vedrei vedi!/ va'! vedere vedente veduto che sarò visto

Varie Tratti notevoli 1) È caratteristico l'uso dei verbi monosillabi. Si vedano i seguenti esempi, con gli equivalenti bisillabi: i - avi = avere, come verbo ausiliare del perfetto. bi - bevi = bere fi - fari = fare pli - plazi = piacere si - esi = essere var - volar = volere vi - voli = volare