Fu uno dei più influenti uomini politici e diplomatici francesi tra la fine dell'Ancien Régime e la Monarchia di luglio. Deputato del clero agli Stati generali del 1789, vescovo di Autun, più volte ministro degli affari esteri, presidente del governo provvisorio del 1814 e del Consiglio dei ministri nel 1815, rappresentò la Francia al Congresso di Vienna e fu infine ambasciatore a Londra sotto Luigi Filippo.

Appartenente a un'antica famiglia aristocratica, fu destinato alla carriera ecclesiastica e ordinato sacerdote nel 1779. Divenuto vescovo di Autun alla vigilia della Rivoluzione francese, aderì ad alcune delle principali riforme della Costituente, proponendo fra l'altro la nazionalizzazione dei beni ecclesiastici e prestando giuramento alla Costituzione civile del clero. Nel 1791 consacrò alcuni dei primi vescovi costituzionali e fu colpito dalle sanzioni canoniche di papa Pio VI. Dimessosi dalla diocesi, abbandonò progressivamente l'esercizio del ministero ecclesiastico. Nel 1802 papa Pio VII gli concesse la secolarizzazione; negli ultimi mesi di vita Talleyrand sottoscrisse una dichiarazione di riconciliazione con la Chiesa cattolica e, prima di morire, ricevette i sacramenti.

Dopo l'esilio in Gran Bretagna e negli Stati Uniti tornò in Francia nel 1796. Fu nominato ministro delle Relazioni esterne durante il Direttorio e, dopo una breve interruzione, riprese l'incarico in seguito al Colpo di Stato del 18 brumaio, divenendo uno dei principali collaboratori diplomatici di Napoleone Bonaparte. Fu tra i protagonisti delle trattative che accompagnarono la costruzione dell'ordine europeo napoleonico e nel 1806 ricevette il principato di Benevento. Nel 1807 lasciò il ministero per il crescente dissenso con la politica espansionistica dell'imperatore, pur conservando inizialmente importanti dignità di corte, tra cui quella di vice-grande elettore.

Con il progressivo declino dell'Impero contribuì alla restaurazione dei Borbone. Nel 1814 presiedette il governo provvisorio e, nominato ministro degli Affari esteri da Luigi XVIII, rappresentò la Francia al Congresso di Vienna, dove riuscì a reinserire la potenza sconfitta nel sistema diplomatico europeo e a sfruttare le divisioni fra gli Alleati. Nel 1815 fu per alcune settimane presidente del Consiglio dei ministri e contemporaneamente ministro degli Affari esteri.

Rimasto Pari di Francia durante la Restaurazione, tornò a un ruolo diplomatico di primo piano dopo la Rivoluzione di luglio del 1830, quando Luigi Filippo lo nominò ambasciatore a Londra. In tale veste contribuì alla formazione dell'intesa franco-britannica e alla sistemazione internazionale del nuovo Belgio, ritirandosi definitivamente dalla vita pubblica nel 1834.

La capacità di servire regimi molto differenti – la monarchia di Luigi XVI, la Rivoluzione, il Direttorio, il Consolato e l'Impero napoleonico, la Restaurazione borbonica e infine la Monarchia di luglio – contribuì a fare di Talleyrand uno degli esempi più celebri di adattabilità e realismo politico. Tale continuità gli procurò sia l'ammirazione per l'abilità diplomatica sia accuse di opportunismo e tradimento.

Il poeta Giuseppe Giusti, dopo la sua morte, gli dedicò in chiave satirica Il brindisi di Girella, nel quale prese di mira proprio la capacità del diplomatico di adattarsi ai successivi mutamenti politici.

Nel corso della sua vita gli furono attribuiti numerosi soprannomi, tra i quali il più celebre fu «il diavolo zoppo», allusione sia alla sua menomazione fisica sia alla reputazione di uomo politico estremamente abile e difficile da decifrare. La sua figura, insieme a quella di Klemens von Metternich, rimane strettamente associata alla diplomazia europea dell'età napoleonica e della Restaurazione.

Biografia Origini familiari e giovinezza

Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord nacque a Parigi il 2 febbraio 1754, in rue Garancière, da Charles-Daniel de Talleyrand-Périgord e da Alexandrine de Damas d'Antigny. Apparteneva a un'antica famiglia dell'alta nobiltà francese, la cui pretesa discendenza diretta dagli antichi conti di Périgord è stata tuttavia oggetto di discussione genealogica.

La tradizione familiare faceva risalire la stirpe ad Adalbert, conte di Périgord e vassallo di Ugo Capeto. A quest'ultimo è attribuito un celebre scambio con il sovrano: quando Ugo gli avrebbe domandato «Chi ti ha fatto conte?», Adalbert avrebbe risposto «Chi ti ha fatto re?».Nouveau Larousse Illustré, 1907-1910, I volume, p. 171. L'aneddoto, di carattere tradizionale, divenne in seguito emblematico dell'antichità e dell'orgoglio aristocratico rivendicati dalla famiglia.

Fra i membri più illustri del casato furono annoverati Armand de Périgord, gran maestro dell'Ordine templare, e il cardinale Hélie de Talleyrand-Périgord, importante figura della curia avignonese. In età moderna Henri de Talleyrand-Périgord, conte di Chalais, fu protagonista della Cospirazione di Chalais contro il cardinale Richelieu e venne giustiziato nel 1626.

Il padre di Charles-Maurice intraprese la carriera militare e frequentò la corte, mentre la madre apparteneva alla famiglia Damas d'Antigny. Il nucleo familiare disponeva di un nome prestigioso ma di risorse finanziarie relativamente limitate rispetto al rango occupato nella società di corte. Un ruolo importante nella successiva carriera ecclesiastica di Charles-Maurice fu svolto dallo zio paterno Alexandre-Angélique de Talleyrand-Périgord, dal 1777 arcivescovo di Reims e successivamente cardinale e arcivescovo di Parigi.

Fin dall'infanzia Talleyrand presentò una grave deformazione a un piede, all'origine della caratteristica zoppia che lo accompagnò per tutta la vita. Sull'origine della menomazione esistono versioni differenti. Nelle proprie memorie Talleyrand la attribuì a una caduta avvenuta durante l'infanzia mentre era affidato a una balia; diversi biografi moderni hanno invece ritenuto più probabile che si trattasse di un piede equino-varo-supinato congenito.Mario Praz e Luigi Magnani, Lettere sull'antiquariato, 1952-1981, a cura di Bianca Riccio, Sabina De Vito, 1996, p. 144. L'infermità gli precluse in ogni caso la tradizionale carriera militare propria degli uomini della famiglia e contribuì alla decisione di indirizzarlo verso lo stato ecclesiastico.

Trascorse parte dell'infanzia presso il castello familiare di Chalais, affidato alla bisnonna Marie-Françoise de Rochechouart. Dal 1762 studiò al Collège d'Harcourt di Parigi, uno dei più prestigiosi istituti della capitale, per poi essere indirizzato definitivamente alla formazione ecclesiastica.

Carriera ecclesiastica sotto l'Ancien Régime

Talleyrand proseguì gli studi presso il seminario di Saint-Sulpice e alla Sorbona. Il 28 maggio 1774 ricevette gli ordini minori e il 22 settembre dello stesso anno conseguì il baccalaureato in teologia, grazie a una dispensa rispetto all'età ordinariamente prescritta.Lacour-Gayet, op. cit., p. 40. Il 1º aprile 1775 divenne canonico della cattedrale di Reims, diocesi nella quale lo zio Alexandre-Angélique de Talleyrand-Périgord esercitava una crescente influenza.Waresquiel, op. cit., pp. 56-57. Lo zio era arcivescovo coadiutore di Reims fin dal 1766, sarebbe divenuto arcivescovo di Reims nel 1777.

L'11 giugno 1775 assistette alla consacrazione di Luigi XVI nella cattedrale di Reims.Lacour-Gayet, op. cit., pp. 43-44. Nella primavera del 1778 incontrò Voltaire, verso il quale manifestò in seguito grande ammirazione.

Il 18 dicembre 1779 fu ordinato presbitero nella cappella dell'arcivescovado di Reims da Louis-André de Grimaldi, vescovo di Noyon. Il giorno seguente lo zio lo nominò vicario generale dell'arcidiocesi. Secondo una tradizione biografica, alla vigilia dell'ordinazione Talleyrand avrebbe manifestato a un amico la propria assenza di vocazione; l'episodio, pur ricorrente nelle biografie, è noto soprattutto attraverso testimonianze posteriori.Pier Damiano Ori, Giovanni Perich, p. 8.

Nel 1780 fu scelto, insieme a Thomas de Boisgelin, come agente generale del clero di Francia, uno degli incarichi amministrativi più importanti della Chiesa gallicana. L'ufficio comportava la rappresentanza degli interessi economici e amministrativi del clero presso la monarchia e mise Talleyrand direttamente a contatto con i problemi finanziari dello Stato e della Chiesa.

Durante gli anni trascorsi come agente generale acquisì una notevole conoscenza dell'amministrazione ecclesiastica e delle finanze pubbliche e si avvicinò agli ambienti riformatori della monarchia. Entrò in rapporto, fra gli altri, con il controllore generale delle finanze Charles Alexandre de Calonne, del quale condivise alcune proposte dirette alla riforma fiscale.

La caduta politica di Calonne nel 1787 rallentò temporaneamente l'ascesa di Talleyrand, la cui vita privata e la fama di ecclesiastico mondano avevano inoltre suscitato riserve negli ambienti più conservatori della corte. Nonostante ciò, nel 1788 si aprì per lui la possibilità di accedere all'episcopato.

Il 2 novembre 1788 Luigi XVI lo designò alla sede episcopale di Autun. La nomina ricevette l'istituzione canonica da papa Pio VI il 15 dicembre e Talleyrand fu consacrato vescovo il 4 gennaio 1789 da Louis-André de Grimaldi.

L'episcopato di Autun fu molto breve ma politicamente decisivo. In vista della convocazione degli Stati generali, Talleyrand si candidò come rappresentante del clero del baliaggio di Autun, sostenendo un programma favorevole a profonde riforme amministrative, fiscali e politiche. Il 3 aprile 1789 fu eletto deputato del clero.

La Rivoluzione

Talleyrand partecipò all'apertura degli Stati generali a Versailles il 5 maggio 1789. Inizialmente sedette fra i rappresentanti del Primo Stato, ma si mostrò presto favorevole a un compromesso con il Terzo Stato e alle trasformazioni costituzionali in corso. Il suo mandato all'Assemblea durò dal 3 aprile 1789 al 30 settembre 1791.

Dopo la costituzione dell'Assemblea nazionale costituente, Talleyrand divenne una delle personalità ecclesiastiche maggiormente favorevoli alla nuova organizzazione politica. Pur assumendo posizioni assai distanti da quelle della maggior parte dell'episcopato francese, non fu uno dei principali redattori della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino né può essergli attribuito specificamente il suo articolo VI, come sostenuto talvolta nella storiografia divulgativa.

Il suo intervento più importante in materia ecclesiastica giunse il 10 ottobre 1789, quando propose all'Assemblea di mettere i beni della Chiesa a disposizione della nazione, sostenendo che lo Stato avrebbe dovuto contemporaneamente assumersi il mantenimento del culto e del clero. Il 2 novembre l'Assemblea approvò il principio della nazionalizzazione dei beni ecclesiastici.

Talleyrand appoggiò inoltre la trasformazione dell'organizzazione ecclesiastica operata dalla Rivoluzione e aderì alla Costituzione civile del clero, approvata il 12 luglio 1790. La riforma subordinava profondamente la struttura temporale della Chiesa francese al nuovo ordinamento statale, prevedendo tra l'altro l'elezione civile di vescovi e parroci e una nuova circoscrizione delle diocesi.

Il 14 luglio 1790 celebrò la messa solenne al Campo di Marte in occasione della Festa della Federazione, alla presenza del re, dell'Assemblea e delle delegazioni provenienti da tutta la Francia.Pier Damiano Ori e Giovanni Perich, Talleyrand, p. 28.

La tensione con Roma divenne tuttavia progressivamente insanabile. Il 13 gennaio 1791 Talleyrand si dimise dalla diocesi di Autun e il 24 febbraio consacrò, con altri due vescovi, i primi vescovi costituzionali. Papa Pio VI, che aveva già manifestato la propria opposizione alla riforma, condannò formalmente la Costituzione civile del clero con il breve Quod aliquantum del 10 marzo 1791 e dichiarò illegittime le consacrazioni costituzionali con il breve Charitas del 13 aprile.