I Pagani di San Vito sono un ramo della famiglia Pagani, attestato a Dergano e a Niguarda, allora comuni autonomi e oggi quartieri di Milano, al quale fu attribuito, a partire dal XVIII secolo, il titolo di conte di San Vito.
Origine e genealogia Il cognome Pagani è diffuso, tra Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia e Veneto, in numerosi rami storicamente non imparentati tra loro: oltre al ramo qui trattato, sono documentati, ad esempio, i Pagani di Susinana (Toscana) e rami distinti a Bergamo, Genova, Mondovì, Saluzzo, Belluno e Reggio Emilia..
Una fonte araldica indipendente di inizio Novecento attribuisce al ramo milanese un'origine documentata dall'XI secolo, con un Ambrogio, giudice e messo imperiale e avvocato della Chiesa metropolitana di Milano, ricordato dal 1095; un Obizzone Pagano, fatto prigioniero dai Tedeschi presso Lodi nel 1160 mentre combatteva contro il Barbarossa; l'esclusione della famiglia, appartenente all'ordine dei valvassori, dalla Matricola degli Ordinari per aver parteggiato per la Casa della Torre; l'erezione, nello stesso periodo, della Chiesa di San Giorgio in Liscate, voce «Pagani» (Famiglie milanesi).; e un Giovannolo Pagano, scelto nel 1348 tra i compilatori dei nuovi Statuti milanesi voluti da Luchino Visconti.
La genealogia del ramo di Dergano e Niguarda pubblicata da un repertorio nobiliare del 1984 muove da un Francesco Pagani, indicato come capostipite della famiglia, seguito da Giuseppe Maria, Girolamo Bartolomeo, Innocente e dai successivi rappresentanti fino a quelli contemporanei.. Il figlio di Giuseppe Maria, Girolamo Bartolomeo Pagani (n. 1726), è indicato dalle stesse fonti come il primo a fregiarsi del titolo di conte di San Vito.
Il titolo di conte di San Vito Secondo copie tarde (Milano, 1955 e 1968), non riscontrate su originali d'archivio, di due brevetti nobiliari, il titolo di conte di San Vito sarebbe stato concesso a Girolamo Bartolomeo Pagani da Vittorio Amedeo III di Savoia, re di Sardegna, con atto datato Moncalieri, 18 maggio 1776, e confermato al figlio Innocente Pagani (n. a Niguarda nel 1767) da Ferdinando IV, re di Napoli, con atto datato Napoli, 16 agosto 1802.
Va segnalato che la copia in circolazione del brevetto del 1802 attribuisce a Ferdinando IV il titolo di «re delle Due Sicilie», denominazione ufficialmente in uso solo dal 1816, con la fusione dei regni di Napoli e di Sicilia; nel 1802 il sovrano regnava formalmente come re di Napoli. Questa discrepanza consiglia cautela nell'attribuire piena autenticità diplomatica alle copie oggi note, in assenza di un riscontro con la documentazione conservata negli Archivi di Stato di Torino e di Napoli.
Tradizione leggendaria del fondatore templare Alcune pubblicazioni araldiche di fine Ottocento e del Novecento fanno risalire l'origine della famiglia Pagani a un Conte Berengario e al fratello Pagano Aicardo, attivi nel 1072, collegandola alla fondazione dell'Ordine dei Cavalieri Templari attraverso la figura di Ugo Pagani, identificato con Hugues de Payns.
Questa tradizione è tuttavia documentata, nella storiografia araldica a stampa, come propria di una famiglia Pagani ferrarese, distinta da quella milanese: la genealogia di quella famiglia, con capostipiti «Co. Berengario» e «Dom. Paganus Aicardus» (1072-1084), è pubblicata dal Pasini Frassoni con un albero che ne segue la discendenza (Jacomo, Salimbene, Zaccaria e altri) fino al XIV secolo, senza alcun punto di contatto con la genealogia del ramo di Dergano.. Lo stesso Pasini Frassoni esprime del resto dubbio sul collegamento tra questo Pagano Aicardo e Ugo/Hugues de Payns, propendendo per un'origine del cognome dal termine «pagani» nel senso di «villani». Analogamente, Frédéric Breghot du Lut, nel suo studio genealogico sulle famiglie Pagani e Pagan, definisce l'attribuzione a Hugues de Payns — ripresa da più rami del cognome, tra cui i Pagani di Mondovì — priva di prove documentarie e figlia di una «tradizione vanitosa» unita alla sola somiglianza del nome, rilevando che i genealogisti ottocenteschi dei Pagani di Mondovì, pur conoscendo la leggenda, ebbero l'accortezza di non riportarla nei propri lavori..
Arma Alla famiglia è tradizionalmente attribuita un'arma raffigurante tre leoni, sormontata da un cimiero e da una corona comitale. La blasonatura pubblicata per i «Pagani di San Vito» da un repertorio araldico del 1984 — «d'argento, a tre leoni partiti d'azzurro e di nero, passanti l'uno sopra l'altro, e tenenti ciascuno con la branca anteriore destra un ramo di palma di verde» — coincide integralmente, tintura per tintura e figura per figura, con quella pubblicata quasi un secolo prima dal Crollalanza per i «Pagani di Bergamo», famiglia distinta e non altrimenti collegata a questo ramo. Un'arma dalla struttura affine (tre leoni «illeopardati», passanti l'uno sull'altro, tenenti ciascuno un attributo di verde), ma di tinture diverse (partiti di rosso e di nero, con una clava anziché un ramo di palma), è inoltre pubblicata sia per i Pagani di Belluno., sia, nello stesso repertorio del 1984, per i «Pagani» generici e per i «Pagani Cesa» di Viterbo. Questa coincidenza rende incerta l'attribuzione esclusiva dell'arma dipinta al solo ramo di San Vito.
Note
Bibliografia
Voci correlate Pagani (famiglia) Nobiltà milanese
Pagani di San Vito Pagani di San Vito