La geografia del territorio siracusano viene delimitata dai comuni che amministrativamente fanno parte della provincia di Siracusa, o libero consorzio comunale di Siracusa, un tempo denominato Val di Noto,Sorto in epoca araba. Mentre più raro e tardivo è il termine Vallo di Siracusa: esso rappresentava una suddivisione amministrativa del Regno delle Due Sicilie; fu abolito a seguito del decreto borbonico del 1837 che privava i siracusani del titolo di capovalle e capodistretto, passandolo a Noto; situazione rimasta pressoché immutata fino alla caduta del Regno nel 1860 (cfr. Domenico Pandullo, Nozioni elementari della geografia e storia del reame delle due Sicilie, 1838; Emmanuele de Benedictis, Siracusa sotto la mala signoria degli ultimi Borboni, 1861. che a sua volta trae la propria origine dalla provincia Siracusana: sorta in epoca romana ed estintasi nel medioevo (possedeva confini ampiamente maggiori rispetto a quelli odierni).
Rappresenta la parte geografica più meridionale d'Italia,. l'estrema punta sud-orientale dell'isola; Capo Passero è uno dei tre vertici che formano il nome di Trinacria, l'isola dalle tre punte.
La sua attuale superficie, 2108 km², è una delle più piccole della regione - supera solo quella di Ragusa - ma, come si è potuto constatare, si tratta di una delle aree più complesse e densamente popolate dell'intera Sicilia.. Al suo interno sono state istituite zone naturalistiche a protezione speciale di rilevanza internazionale. L'area inoltre risulta estremamente interessante anche da un punto di vista antropico: numerose le testimonianze provenienti dall'archeologia e soprattutto dalla trimillenaria storia del territorio. In tempi odierni l'UNESCO vi ha individuato numerose aree che sono state quindi dichiarate patrimonio mondiale dell'umanità, rispondendo a criteri significativi come l'unicità dell'insieme culturale e il collegamento ad eventi di universale importanza.
Geologia
Il territorio siracusano funge da cerniera nell'ordito territoriale della Sicilia sud-orientale. Il suo maggiore tratto distintivo viene dato dalla presenza dei monti Iblei; il plateau ibleo è un complesso vulcanico sottomarino emerso tra il Miocene e il Pleistocene, composto da roccia lavica e carbonatica; contenente un elevato numero di fossili e conchiglie.
Nel mar Ionio, a est di Siracusa (nella quale la piattaforma continentale è quasi del tutto assenteSocietà geologica italiana. Congresso, L' Italia nell'ambito dell'evoluzione del Mediterraneo, 1977, p. 252.) sorge la scarpata Ibleo-Maltese (o di Malta-Siracusa) che separa il blocco Pelagiano (avampaese africano) dal bacino ionico, delimitando la piana abissale più profonda del Mediterraneo.
La vastità di caratteristiche geomorfologiche ha portato alla suddivisione del territorio in quattro sub-aree fisiche, che per le singole peculiarità danno luogo a paesaggi anche molto diversi tra loro:
A nord viene accolta una porzione della pianura alluvionale di Catania, caratterizzata dai fiumi Gornalunga e San Leonardo, dal Biviere di Lentini e dai terreni lavici etnei che danno vita a vaste coltivazioni agrumicole. A ovest si erge la barriera naturale del complesso montuoso degli Iblei, contrassegnato da numerosi corsi d'acqua che hanno dato vita a vallate ricolme di boschi e in generale di fitta vegetazione, e dalle cave per l'estrazione mineraria. Nella sua parte più occidentale sfiora i 1000 metri di altezza. Gli altipiani degli Iblei, data la loro complessa natura orografica, non hanno permesso un espansivo fenomeno insediativo; concentratosi invece nella bassa Valle dell'Anapo. A est si apre la lunga fascia litorale: a nord essa assume un aspetto geormorfologico omogeneo, caratterizzato da analoghe dinamiche di trasformazione (coesistenza di siti archeologici e densa industrializzazione). A sud continua il paesaggio costiero qui condizionato dall'azione delle acque: da una parte, la presenza del mare, che con le sue infiltrazioni salmastre penetra nella falda acquifera costiera creando il fenomeno dei pantani; dall'altra, i torrenti che modellano il tavolato carsico su cui scorrono.
Antropizzazione
I monti Iblei hanno una storia antichissima; nella parte costiera, lungo la fascia nord-orientale, vi fiorì circa 8000 anni fa una civiltà detta di Stentinello (nelle immediate vicinanze dell'ingresso nord di Siracusa), la quale venne riscontrata anche nella regione calabra, nell'eoliano e nel maltese. Nell'entroterra le più complesse tracce di antropizzazione sono date dalle necropoli di Pantalica (XIII secolo a.C.) e da quella di Cassibile (X secolo a.C.), abitate dalle popolazioni dei Sicani e dei Siculi; Pantalica, secondo diversi studiosi, sarebbe stata la capitale del popolo dei Siculi - dalle origini incerte - e proprio da uno di essi, da un sovrano chiamato Iblone, i monti avrebbero tratto la loro denominazione oppure, come sembra più probabile, fu Iblone a trarre il nome da Ibla; un'antica città degli indigeni di Sicilia che sembrerebbe essere la vera chiave per comprendere l'origine dell'appellativo di questi monti. Verso l'VIII secolo a.C. giunsero sulle coste del territorio i coloni provenienti dall'Antica Grecia: Siracusa e Megara Iblea furono le prime due città a sorgere, ne seguirono diverse altre seppur nessuna eguagliò per potenza e ricchezza la colonia corinzia, che assunse ben presto un ruolo primario su gran parte dell'area iblea, fondando essa stessa delle colonie come Leontinoi, Akrai, Kasmene, Akrillai (a nord-ovest), Eloro (a sud) e Kamarina (a sud-ovest).
Con il passare dei secoli, il territorio fu interamente conquistato dall'Antica Roma e dopo circa un millennio passò sotto il dominio degli Arabi; l'antico e vasto possedimento di Syrakousai fu definitivamente diviso in tre valli: Val Demone, Val di Mazara e Val di Noto - in quest'ultimo ricadde l'attuale intera area siracusana. Con alterne vicende, alcune delle quali del tutto prive di documentazione storica, come quella araba, il Vallo attraversò l'epoca medievale, ovvero l'epoca nella quale vennero fondati la maggior parte dei comuni siracusani; specialmente durante l'epoca tardo-medievale. Durante la monarchia dei Borboni, la provincia di Siracusa, facente parte del regno delle Due Sicilie, subì vari tumulti fino a provocare un cambio di capoluogo da Siracusa a Noto; situazione che durò diversi anni, fino alla stabilizzazione del neonato regno d'Italia. Odiernamente la provincia di Siracusa, divenuta di fatto nel 2015 libero consorzio comunale di Siracusa, conta oltre i 400.000 abitanti ed un'importante densità abitativa, soprattutto in prossimità delle coste.
Orografia Monti Iblei
Dal punto di vista geologico il territorio siracusano è legato alla formazione dei Monti Iblei, i quali costituiscono un complesso montuoso formato da un massiccio calcareo-marnoso bianco conchiglifero del Miocene (Plateau degli Iblei).
L'area Iblea, in base agli studi geologici, è insieme a quella maltese e pugliese, parte delle propaggini settentrionali della placca africana, che nell'area mediterranea e quindi in Sicilia, ha il suo punto di scontro con la placca europea. Inoltre si deve considerare la scoperta fatta dagli geofisici che hanno stabilito la presenza della micro-placca siculo-iblea; una placca appartenente alla placca africana ma con caratteristiche peculiari, per questo singolare. Essa sarebbe la responsabile dei terremoti verificatisi nella parte orientale della Sicilia. Infine bisogna menzionare il "Graben di Floridia (detto anche Graben dell'Anapo per via del fiume che lo attraversa), esso si trova nell'area che comprende i monti Climiti (appartenenti ai monti Iblei) e il promontorio di Belvedere. Questo Graben, ovvero questa fossa tettonica (o valle), è molto importante per la geografia della provincia, poiché esso ha da sempre condizionato l'evoluzione paleogeografia dell'area in questione e di quella circostante. Il Graben di Floridia infatti dal periodo del pleistocene inferiore sino al superiore, fu sede di un grande golfo, dove il mare ha più volte trasgredito e regredito. Il territorio mostra anche un aspetto carsico interessante; esso infatti dispone di stalattiti e stalagmiti, situati all'interno delle grotte siracusane.
L'orografia dell'intera provincia mostra i segni di antichi fenomeni vulcanici che hanno dato origine a sollevamenti superficiali a carattere prevalentemente collinare e che costituiscono la maggior parte del territorio interno, mentre lungo la costa sono dislocate le poche aree in pianura. I rilievi più importanti fanno parte della catena dei Monti Iblei, che segna il confine con la provincia di Ragusa, ma non superano i mille metri. La cima più alta è il Monte Lauro che raggiunge appena 986 m s.l.m., seguono: il Monte Contessa (914 m), il Monte Casale (910 m), il Monte Santa Venera (869 m) e il Monte Erbesso (821 m) - tra i rilievi Iblei - quindi, il Monte Pancali (m 485) nei pressi di Carlentini e i Monti Climiti che fronteggiano il Golfo di Augusta (416 m).
Altra caratteristica geomorfologica della zona è la presenza di profonde fenditure causate dall'erosione superficiale dei vari corsi d'acqua che solcano gran parte dell'altopiano su cui sorge la Provincia, che sono alla base del fenomeno dei canyon e che vengono denominate cave. Tra queste, le più significative sono quelle di Pantalica, Cavagrande del Cassibile, nelle vicinanze di Avola, nonché Cava d'Ispica, compresa tra Rosolini, Modica ed appunto, Ispica; anche se può affermarsi che quasi ogni corso d'acqua presenta tali caratteristiche. L'importanza delle cave, però, non è solo di carattere naturale o geologico, ma anche e soprattutto storico-antropologico), poiché tali erosioni formavano nascondigli ed anfratti naturali, ideali per i primitivi insediamenti umani della zona, che si svilupparono, in buona parte, proprio in grotte scavate nel calcare. Ne sono un esempio la stessa Pantalica e la Cava del Rivettazzo.
Vulcanologia
L'area pre-etnea
La sua vicinanza con il monte Etna comporta una certa influenza nell'area iblea; capita infatti che quando il vulcano emetta fenomeni eruttivi, la sua cenere vulcanica, derivata dalla sua colonna piroclastica, arrivi a ricoprire alcuni comuni del siracusano, portando della sottile cenere nera sui balconi, sulle strade e sui tetti delle abitazioni dei comuni a lui più prossimi.
Mineralogia La pietra bianca
Nel siracusano si hanno calcari molto porosi e poco compatti, il cosiddetto calcare tenero o pietra da taglio che nel siracusano prende il nome di pietra bianca di Siracusa o arenaria di Siracusa. Viene detta pietra bianca perche la roccia mostra questo colore, ma può divenire anche giallo-oro o leggermente grigia a seconda della cava in cui viene estratta o in base all'effetto climatico che ha subito.Vincenzo Cicero, La pietra nelle esperienze costruttive del territorio degli Iblei, dopo il terremoto del 1693
Essa è fossilifera (contiene resti di conchiglie).Fernanda Cantone, Pietra e intonaco: Stone and plaster, p. 53. e si è formata circa 10 milioni di anni fa. Essendo calcare tenero, ben si presta all'intaglio. Essa è venuta alla luce quando i monti Iblei sono affiorati dalla superficie del mare (Miocene superiore-Pliocene). Nella zona costiera di Siracusa (formazione monti Climiti, membro dei calcari di Siracusa) ciò è avvenuto in tempi più recenti, rispetto all'entroterra (Miocene medio-inferiore e Pleistocene inferiore). Particolarmente conosciute e sfruttate sono state le cave di Siracusa, dalla cui città la pietra prende il nome, e quelle di Palazzolo Acreide, Noto e Modica.Biblioteca italiana ossia giornale di letteratura scienze ed arti , A. F. Stella, 1816, p. 372.
Costa Baie e spiagge Le baie