La strage di Ayotzinapa avvenne il 26 settembre 2014 a Iguala, in Messico. Ne furono vittime alcuni studenti della Escuela Normal Rural Raúl Isidro Burgos di Ayotzinapa. Secondo le ricostruzioni i ragazzi erano in viaggio per Città del Messico a bordo di tre autobus sequestrati per svolgere un'iniziativa di raccolta fondi. Durante il viaggio furono intercettati dalla polizia locale che li attaccò brutalmente causando la morte di 6 studenti; 25 studenti riportarono gravi ferite e 43 furono rapiti.
I dettagli sul massacro sono ancora poco chiari ma, dopo le varie inchieste effettuate dalla procura generale, si concluse che dopo il rapimento i giovani sequestrati furono consegnati ad alcuni esponenti di un noto gruppo criminale della zona, i Guerreros Unidos, e uccisi.
Sotto accusa finirono il sindaco di Iguala José Luis Abarca e sua moglie María de los Ángeles Pineda Villa; i due furono arrestati il 4 novembre 2014 dopo circa un mese di latitanza.
L'attacco La sera del 26 settembre 2014 circa 100 studenti della Escuela Normal Rural di Ayotzinapa, a Tixtla (Guerrero), si recarono a Iguala per sequestrare alcuni autobus da utilizzare in una prossima manifestazione a Città del Messico. Il sequestro dei veicoli da parte degli studenti in occasione di manifestazioni era già avvenuto in passato e si era sempre concluso con la restituzione dei mezzi. Dopo aver lasciato Iguala per tornare ad Ayotzinapa, gli studenti che viaggiavano a bordo di tre autobus vennero intercettati dalla polizia locale; ciò che seguì fu una vera e propria carneficina.
I dettagli in merito allo scontro tra polizia e studenti variano: secondo i rapporti dei poliziotti coinvolti lo scopo dell'operazione era di raggiungere e fermare gli studenti che fuggivano a bordo degli autobus sequestrati; secondo il sindacato degli studenti, invece l'attacco sarebbe stato perpetrato mentre gli autobus erano fermi e i ragazzi per strada. Durante questo attacco due studenti persero la vita, alcuni fuggirono nelle colline circostanti, e gli altri furono sequestrati dalla polizia.
In un episodio correlato inoltre alcuni uomini armati non identificati spararono contro un autobus che trasportava una squadra di calcio locale, mezzo che era stato presumibilmente scambiato per uno degli autobus dei manifestanti, e contro un taxi. Nelle sparatorie furono uccisi un giovane calciatore di 15 anni, l'autista dell'autobus, e una donna che viaggiava all'interno del taxi.
In totale persero la vita sei persone tra cui Julio César Mondragón, uno degli studenti che aveva provato a fuggire durante le sparatorie. Sul suo corpo vennero trovati evidenti segni di tortura: la pelle del volto era stata scorticata e i gli occhi cavati.
Dopo gli attacchi, i sopravvissuti cercarono i loro compagni nelle varie stazioni di polizia senza trovare nessuna traccia.
Alcuni giorni dopo la strage si contarono 43 scomparsi.
Il rapimento e l'uccisione Dopo la sparatoria, gli studenti rapiti vennero tenuti in custodia dalla polizia di Iguala, su ordine del sindaco della cittadina Luis Abarca, considerato, insieme con la moglie María de los Ángeles Pineda Villa, il mandante della strage.
La polizia trasportò gli studenti su una camionetta e li consegnò ad alcuni membri della banda Guerreros Unidos, nei pressi della discarica di Cocula. Presumibilmente i sicari credevano che alcuni studenti appartenessero al gruppo Los Rojos, una banda rivale. In seguito il procuratore generale, Murillo Karam, affermò in una conferenza stampa che nessuno degli studenti aveva legami con la criminalità organizzata.
Durante il viaggio morirono per asfissia circa 15 studenti. Gli altri ragazzi vennero uccisi nella discarica da Patricio Retes, Juan Osorio e Agustin Garcia Reyes.
Gli assassini diedero successivamente fuoco agli studenti, mentre alcuni di loro erano ancora in vita, facendo turni di guardia in modo da assicurarsi che il fuoco bruciasse per ore, alimentando le fiamme con gasolio, copertoni e altri oggetti, rendendo quindi difficile l'identificazione dei corpi.
I criminali asportarono poi i resti dei ragazzi, raccogliendoli in buste di plastica che furono gettate nel vicino fiume San Juan, a Cocula.
La strage degli studenti di Ayotzinapa ha scosso il Messico; ancora oggi vengono organizzate varie manifestazioni in un tutto il mondo per fare chiarezza sul caso, provocando malessere generale nella politica attuata dal presidente messicano Enrique Peña Nieto.
Il procuratore generale Murillo Karam si è dimesso dopo due mesi di indagini, le quali vedono direttamente coinvolti come esecutori molti poliziotti nei fatti del 26 settembre.
Gli studenti del Raul Isidro L'istituto è situato ad Ayotzinapa poco distante dalla capitale dello Stato del Guerrero, Chilpancingo. La scuola si definisce “rurale”, in quanto centro di formazione degli insegnanti che saranno inviati nelle comunità montane. Queste scuole rappresentano le comunità più povere del Messico. Proprio in questo contesto spesso vengono organizzate manifestazioni accese da parte di insegnanti e studenti, che non vengono viste di buon occhio dalle autorità locali.
Il noto maestro Lucas Cabanas, formatosi proprio nella scuola di Ayotzinapa, è conosciuto per essere soprattutto il leader di questi movimenti radicali, che spesso comportano il sequestro di autobus che vengono utilizzati nelle manifestazioni.
La strage del 26 settembre è solo una delle tante notizie di violenza perpetrata nei confronti dei normalisti.
Nel 2011 una manifestazione degli stessi studenti dell'Istituto Raúl Isidro venne soppressa dalla polizia provocando la morte di due studenti; al centro delle indagini in quell'occasione finì il sindaco di Iguala Jose Valazquez, insieme con il governatore del Guerrero, Angel Aguirre.
Nel 1995 la polizia del Guerrero provocò 17 morti e 21 feriti durante una manifestazione che portò alla creazione dell'Ejército Popular Revolucionario.
Dopo la strage dei normalisti Iguala fu definita la capitale del “fascismo alla messicana”, dove i partiti politici e narcos rappresentavano un unico corpo nella struttura dello Stato, che nel corso degli anni è diventato sempre più violento.
I primi arresti Nel settembre 2014, per il coinvolgimento nella vicenda, vennero arrestati 22 membri della polizia di Iguala. Il pubblico ministero affermò che gli imputati erano stati trasportati nel carcere penitenziario Los Cruces di Acapulco per motivi di sicurezza.
Francisco Salgado, uno dei capi della polizia, venne accusato di aver ordinato di intercettare gli studenti fuori dalla stazione degli autobus. Secondo le prime ricostruzioni l'ordine di uccidere gli studenti sarebbe arrivato da un boss locale soprannominato "El Cucky".
Il procuratore del Guerrero indagò su Luis Abarca, il sindaco di Iguala, come principale responsabile del massacro.
Proteste e prime indagini
Alla scomparsa degli studenti ha fatto seguito, Il 4 ottobre 2014, il ritrovamento, in tre fosse comuni vicino Iguala, di 28 cadaveri carbonizzati; i successivi test del DNA smentirono tuttavia l'appartenenza dei resti agli studenti. Furono inoltre rinvenuti altri cadaveri in quattro fosse comuni nella stessa zona.
Il procuratore generale annunciò l'arresto di altri 14 membri della polizia locale, in quanto accusati di aver consegnato gli studenti ai narcotrafficanti. Furono arrestate circa 50 persone nel corso delle indagini svolte dai federali; Benjamin Mondragon, presunto capo di un gruppo criminale coinvolto nelle indagini, rimase ucciso a seguito di uno scontro con le forze dell'ordine.
Francisco Salgado Valladares, vice capo della polizia nello Stato di Iguala, fu arrestato con l'accusa di aver dato l'ordine di fermare gli studenti nella notte del 26 settembre 2014 mentre erano di ritorno ad Ayotzinapa. Al momento del suo arresto Salgado Valladares è stato trovato in possesso di vari proiettili di AK-47 all'interno della sua macchina.
Il procuratore generale federale, Jesús Murillo Karam, indicò il sindaco di Iguala e sua moglie come mandanti del massacro: il sindaco infatti avrebbe dato l'ordine di attaccare gli studenti, ritenendo che i manifestanti volessero interrompere il comizio della moglie che si stava tenendo proprio la sera della strage.
L'8 ottobre 2014 ebbero luogo alcune manifestazioni a cui aderirono diverse organizzazioni di tutto il paese; l'EZLN espresse attraverso un comunicato la solidarietà a tutti gli studenti scomparsi nella notte del 26 settembre. Nello Stato del Guerrero più di 50 000 insegnanti manifestarono nella città di Chilpancingo, 3 000 a Guadalajara, 2 000 a Guanajuato e Puebla e alcune migliaia a Oaxaca, mentre gli studenti messicani all'estero sfilarono in altre 13 città del mondo.
Il 20 novembre 2014 venne organizzata una manifestazione a Città del Messico per accogliere i familiari dei 43 studenti accorsi per chiedere giustizia; alcuni gruppi di persone occuparono l'aeroporto di Acapulco lanciando pietre e bombe molotov contro la polizia, in assetto antisommossa, che rispose con lacrimogeni. Gli agenti intervennero anche nel centro della città a seguito di numerosi cortei.
Il 23 novembre 2014 l'Unione dei popoli e delle organizzazioni dello Stato del Guerrero (UPOEG), insieme con i genitori delle vittime e altri attivisti, ha condotto una ricerca nei dintorni di Iguala dove sono state scoperte altre 32 fosse comuni. Tuttavia, le autorità federali hanno respinto tutte le informazioni sulle tombe clandestine, rifiutandosi di scavare. Julia Alonso, coordinatrice del CMF, ha affermato che nella zona di Iguala sarebbero nascoste più di 50 fosse comuni in quasi due ettari di terra.
Il 12 gennaio 2015 alcuni studenti messicani hanno cercato di accedere a una base militare nella città di Iguala. I manifestanti hanno accusato i militari di essere coinvolti nella scomparsa dei ragazzi, chiedendo di poter continuare le ricerche intorno alla zona.
Nel marzo 2015, durante una manifestazione da parte di alcuni studenti della scuola normale di Ayotzinapa, più di 600 poliziotti attaccarono tre autobus in cui si trovavano circa 50 studenti attraverso il lancio di gas lacrimogeni e pietre, ferendo 6 studenti. I genitori dei 43 normalisti scomparsi hanno denunciato l'attacco riferendo che, dopo i fatti dell'anno precedente, il clima di aggressione e violenza da parte della polizia è cresciuto nel corso dei mesi.
Arresto di Luis Abarca e Maria Pineda In seguito alle indagini effettuate dal procuratore generale, Jesus Murillo Karam, sulla sparizione degli studenti della scuola normale di Ayotzinapa, il principale indiziato fu il sindaco di Iguala José Luis Abarca, che insieme con la moglie María de los Ángeles Pineda Villa avrebbe dato l'ordine di sequestrare gli studenti.
Subito dopo l'incidente del 26 settembre, Luis Abarca e Maria Pineda scapparono dallo Stato del Guerrero. La coppia fu arrestata il 4 novembre 2014.
Secondo le prime ricostruzioni le autorità furono informate da alcuni vicini che Luis Abarca e sua moglie si nascondevano in una casa fatiscente nel quartiere Santa Maria Aztahuacan di Iztapalapa. Il procuratore generale affermò in una conferenza stampa l'arresto di una terza persona, una donna che avrebbe aiutato la coppia a fuggire, affittandole una casa di sua proprietà.
In seguito i funzionari fecero emergere nuovi dettagli sulla cattura dei due latitanti, ricercati in diverse zone di Città del Messico e nella città di Monterrey senza trovare traccia. Luis Abarca e sua moglie infatti possedevano circa 65 proprietà nella regione, tra cui una serie di negozi di gioielli, un centro commerciale e un ranch.
Il 5 novembre l'ex sindaco di Iguala venne trasferito al Federal de Readaptación Social, un carcere di massima sicurezza ad Almoloya de Juarez, Stato del Messico, accusato di omicidio, sequestro e criminalità organizzata.