La chiesa di Santa Grata in Columnellis, comunemente chiamata chiesa di Santa Grata in Via Arena per distinguerla da quella detta inter Vites di via Borgo Canale, si trova nella parte alta della città di Bergamo, e fa parte del monastero benedettino claustrale omonimo, il più antico della città.. L'antico nome Columnellis riporta alle colonne del porticato esterno presente nella chiesa primaria antecedente i restauri del XVI secolo.

Storia Il monastero di Santa Grata è il più antico di Bergamo e, pur non avendone documentazione, viene attribuita la sua fondazione, avvenuta nel IV secolo, ad Adleida, moglie di Lupo, duca di Bergamo, e mamma di Grata; all'edificio di culto fu conferito il nome di Santa Mater Vetur. La piccola chiesa, di origine longobarda, è ancora presente dentro il complesso monastico ed è detta vecchia per distinguerla dalla vicina chiesa intitolata alla Vergine, che divenne poi la basilica di Santa Maria Maggiore. Risulta documentato il monastero di Santa Maria Antica ancora nel 911, nell'antica vicinia Antescolis.

Il monastero viene citato nel 938 in un atto notarile del diacono Adalberto riguardante terreni a vite posti «subtus monasterio qui nominatur Sancte Marie qui dicitur Vetere», descrizione ripetuta poi in altri atti del novembre del 953 e 971. Da questo si ritiene che fosse presente una vita comunitaria già nel IX secolo forse con caratteristiche simili a quella dell'ordine Benedettino.. La presenza di pochi elementi non consente la ricostruzione dei primi anni, andati perduti forse anche a causa di un incendio, solo dal XII e XIII secolo, è possibile ricostruire una storia più approfondita.

Santa Grata è stata una matrona cristiana vissuta tra III e IV secolo a Bergamo; ebbe in questa città una devozione tanto viva da far edificare due chiese a lei dedicate, quella chiamata Santa Grata inter Vites, dove avvenne la sua sepoltura, e questa, in via Arena dove poi la salma fu traslata e conservata.

Con l'introduzione della regola di San Benedetto, nel 1027 grazie alla volontà dell'abbadessa donna Officia venne ampliato il monastero, e il 1º maggio, vennero traslate le reliquie della santa dal luogo della prima sepoltura, a questa che era ancora la chiesa di Santa Maria Vetus, con una solenne processione presieduta dal vescovo Ambrogio II.

L'archivio del monastero conserva settantuno documenti che vanno dal 1049 al 1791, alcuni sono originali e altri copie. Il documento del 1049, nel quale si indicava che il convento possedeva la “curtis e costrum” di Serina con sentenza di papa Leone IX, ha da subito mostrato la sua falsità non presentandosi secondo i canoni caratteristici del papa, questo fu probabilmente realizzato su commissione delle benedettine per difenderne le proprietà dalla controversia con Maifredo de Martinengo. Il documento serviva anche a ottenere quell'autonomia necessaria dalla curia di Bergamo che viveva un periodo difficile con il vescovo imperialista Gerardo poi deposto. Sarà poi papa Urbano III a concedere i privilegi al monastero il 20 settembre 1186 ponendolo sotto la sua protezione.

Il papa confermò la regola di san Benedetto, il possesso della curtis di Calvenzano e Seranica nonché del luogo dove sorgeva il monastero. Autorizzava l'accoglienza a nuove novizie e l'obbligo di clausura se non l'uscita previa il permesso della badessa che veniva eletta direttamente dalle monache e che aveva diritto di sepoltura all'interno. Il privilegio inseriva il monastero nella «protectio apostolica» ma vi era anche la clausola “salva sedis apostolicae auctprotate”. Rimaneva quindi il diritto del vescovo di Bergamo dell'ordinazione monacale.. Il monastero non aveva obbliga di pagare le decime.

Il documento più antico relativo ai beni patrimoniali del monastero risale al 1197 che indica l'acquisto di alcuni terreni di Grassobbio..

Fu grazie all'intervento del vescovo Giovanni Tornielli se nel 1214 il monastero ottenne l'esenzione dall'ordinario diocesano. Il Duecento vide la presenza della badessa Giustina, a cui fece seguito la badessa Grazia d'Arzago che resse il monastero per quarant'anni e che collaborò con Pinamonte da Brembate nella stesura dello statuto della congregazione della Misericordia Maggiore.. Con documento del 30 aprile 1235 papa Gregorio IX confermava i privilegi già concessi al monastero. Fino al 1410 è indicato che il monastero ospitava anche personaggi esterni come nel 1286 il frate Pietro de Picenno converso predicti monasterii tempore dominae Adelaxiae del Talliumo, tunc Dei pratia hanatissa, e Lanfranco di Villongo nel 1297 indicato come abitante suprascripti monasterii e nel 1338 Anexia di Credaro 00habitantrice in suprascripto monasterio..

Dopo il concilio tridentino con il “Decretun de regularibus et monialibus”, tornò di diritto al vescovo il ruolo di responsabile della disciplina, portando così le monache a una più stretta clausura che impediva loro di uscire a svolgere anche gli interessi del convento. La struttura richiese modifiche che obbligassero a dividere le strutture architettoniche per il completo isolamento..Il concilio aveva imposto anche un numero minimo di 12 monache per convento, quindi furono chiusi molti monasteri femminili che si trovavano ubicati lontani dalle mura cittadine. Fu quindi chiuso il monastero di santo Spirito di Trescore e unito a quello di Santa Grata nel 1575, portando la presenza delle monache nel numero di 57. Il monastero fu anche oggetto di indulgenza. Il patriarca di Aquileia con una lettera del 26 novembre 1474 concedeva l'indulgenza per cento anni a chi visitava la chiesa di Santa Grata nei giorni dedicati a san Benedetto, di santa Grata e della sua traslazione, nonché di san Martino e che dedicasse il suo tempo a lavori di manutenzione ai locali e con oggetti liturgici portati in dono. Del 25 aprile 1701 da papa Clemente XI l'indulgenza per chi pregava e riceveva i sacramenti con le monache e la priora del convento..

La ricostruzione del 1477 La costruzione di una nuova chiesa risale al 1477 su progetto dell'architetto Leonardo Moroni e Alessio Agliardi, risulta infatti che quest'ultimo fu procuratore delle monache: “Alexius filius quondam domini Bonifacii de Ayardis”, ed economicamente sostenuta dal lascito testamentario di Arigino dei Capitanei di Mozzo del 1477., edificata dove santa Grata, raccolte le spoglie del martire sant'Alessandro compose nei terreni di sua proprietà. I restauri hanno portato alla luce parte del primo edificio che venne poi modificato nel XVI secolo su progetto di Pietro Ragnolo. La chiesa fu consacrata il 23 agosto 1492. L'antico edificio era largo circa metri e 27 di lunghezza, la controfacciata presentava un “logia, et sopra il coro de li madonni” accessibile dall'interno del monastero, probabilmente una copertura lignea di cui sono rimaste brevi tracce decorate, di cui alcune nella piccola chiesa di Santa Maria che riportano la data del 1471. Vi era il porticato esterno a sei fornici che si apriva sullo spiazzo che anticipava la Domus Magna, poi chiuso. L'antica aula era divisa in due parti, come era d'uso, di una parte per le monache e una per i fedeli, e l'altare maggiore posto sulla parete divisoria, diventando due porzioni quadrate e di piccole dimensioni, presentava analogie con altre chiese claustrali come quella del milanese Santa Maria al Cerchio.

La ricostruzione del Cinquecento Dal 1561 al 1588 la città di Bergamo subì, in alcune parti dell'antica città alta, con la costruzione delle mura veneziane un radicale cambiamento, di questo fu molto interessato anche il monastero e la chiesa di Santa Grata che ebbero un completo rinnovamento architettonico. Malgrado non vi siano conservati atti notarili, l'archivio presenta alcuni disegni del tempo che permettono la ricostruzione di questa trasformazione.. Le antiche mura medioevali dividevano le proprietà del monastero, la parte ortiva e coltivata si trovava all'esterno e questo obbligava le monache a uscire, con le nuove mura tutto restava all'interno di un'unica struttura.

Durante l'edificazione delle mura venete con la rimozione di parti di territorio si ebbe il cedimento di alcune zone, di questo fu sicuramente coinvolto il monastero, nonché la chiesa che iniziò a presentare crepe preoccupanti, obbligando le monache per motivi di sicurezza di traslare il corpo di santa Grata all'interno del cenobio, nella chiesa di santa Maria a Vetere. I lavori di riedificazione iniziarono nel 1567 con il coinvolgimento di tutta la struttura che fu ampliata permettendo l'accoglienza delle monache di Borgo di Terzo e Trescore in quanto soppressi i relativi monasteri. I lavori della chiesa si fermarono per un paio d'anni a causa del cedimento dei sei nuovi piloni che erano stati posti a sostegno della chiesa stessa. La chiesa fu poi ultimata con la consacrazione il 13 novembre 1600 dal vescovo Giambattista Milani.. Dell'antica chiesa rinascimentale rimane un rilievo di Pietro Ragnolo eseguito prima della nuova ricostruzione.

Gli atti della visita apostolica del 1575 di san Carlo Borromeo, riportano: “Santissimum Sacramentum asservatur in tabernaculo super altari miore”, indicando una chiesa già in ottime condizioni anche se verrà poi aggiunto di eseguire altri adeguamenti.. Dispose che si erigesse una parete fra le colonne, e si collocasse l'altare sul presbiterio sopraelevato da tre gradini e chiuso da una cancellata tra le due aule, quella del popolo e quella delle monache, e che si provvedesse a ingrandire il monastero, e una ruota che permettesse il passaggio degli abiti della sagrestia: “fenestrellula ad usum exponendi vestes sacres” e una finestre per permettere alle monache in clausura di ricevere la comunione: “fenestrellula ad usum ministrandai sacrae Communionis”.

Il nuovo progetto di Pietro Ragnolo fu accettato con la sottoscrizione anche della badessa:

La ristrutturazione iniziò nel dicembre del 1594 con molte modifiche dal progetto originale. Fu chiuso il porticato esterno, per permettere l'ampliamento interno e la formazione delle cappelle sul lato sinistro dell'aula, e la realizzazione di un edificio sotterraneo che ospitasse la sepoltura delle monache e dei benefattori come indicato da Borromeo che vietava la sepoltura nelle chiese.. Nel 1627 le reliquie di santa Grata furono nuovamente portate nella chiesa e poste nella prima cappella a cornus epistole, sant'Alessandro di Bergamo nella terza mentre quelle dei santi vescovi Narno e Viatore nella cappella sotterranea. La decorazione in stile barocco all'interno della chiesa richiese molto tempo, e fu molto lenta,

È del 1640 la costruzione del portale del monastero. I lavori di decorazione interna alla chiesa, non terminarono prima del 1620, venendo poi sospesi a causa della peste del 1630. Lavori di stuccatura e doratura ripresero e proseguirono durante tutta la seconda metà XVIII secolo. Il rinnovamento artistico della chiesa fu possibile grazie alle doti personali portate delle giovani consacrate fra queste la figlia del pittore Enea Salmeggia che realizzerà la pala d'altare.

Le soppressioni