Il Noncello (Nonsel in dialetto pordenonese, Nunciel in friulano standard, Nunsiel in friulano occidentaleToponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana .) è un fiume di risorgiva del Friuli, lungo circa 15 chilometri e compreso interamente nella provincia di Pordenone. Nasce a Cordenons, attraversa Pordenone e confluisce nel Meduna presso Visinale di Pasiano.

Al fiume è legata l'origine stessa del capoluogo, che al traffico fluviale verso l'Adriatico e Venezia deve il proprio nome e il proprio sviluppo; fra Ottocento e Novecento le sue acque alimentarono inoltre i tre grandi cotonifici che fecero di Pordenone uno dei principali centri tessili del Regno d'Italia.

Etimologia Anticamente il fiume era noto come Naone; il toponimo attuale era in origine probabilmente riferito a uno dei suoi rami, come diminutivo del nome del corso principale. Nei documenti antichi compaiono entrambe le forme Naunzel e Naun. L'idronimo potrebbe derivare dalla radice celtica nantu-, nanto-, con il significato di "valle" o "ruscello".

Dal vecchio nome del fiume derivano sia il toponimo di Pordenone (Portus Naonis, "porto del Naone") sia quello di Cordenons (Curtis Naonis, "corte del Naone").

Circola inoltre una paretimologia popolare che collega il nome a quello del Cellina, il fiume dal cui bacino provengono in parte le acque di risorgiva: il Cellina "si cela" a lungo sottoterra fra i sedimenti ghiaiosi, mentre il Noncello, sgorgando dalle risorgive, "non si cela".

Geografia

Sorgenti e regime di risorgiva Il Noncello è alimentato dalla fascia delle risorgive, nella quale le acque provenienti dai bacini montani e dall'alta pianura ghiaiosa tornano in superficie perché il deflusso sotterraneo è ostacolato dai sedimenti argillosi progressivamente più frequenti verso valle.

Il sistema sorgentifero è articolato: la polla più a monte si trova nel comune di Cordenons, ma altre risorgive poste più a valle danno origine a rivoli che si uniscono al ramo nativo, in particolare nell'area dell'ex cotonificio Makò, di via delle Sorgenti e della frazione di Torre.

Corso Nel tratto iniziale il fiume attraversa l'abitato di Cordenons, lambendo il complesso dell'ex cotonificio Makò. All'altezza del ponte di Braida Foenis il corso si allarga e le sue acque sono utilizzate da un allevamento ittico delimitato da paratie, che hanno anche la funzione di deviare buona parte della portata verso il canale artificiale realizzato per alimentare la centrale idroelettrica di Torre; a valle della derivazione l'alveo naturale prosegue sensibilmente impoverito.

Superate le bassure di Torre, le acque si dividono in più alvei e alimentano due rami che circondano il parco del Seminario vescovile, per poi riunirsi poco prima del centro cittadino. In questo tratto la portata aumenta grazie al contributo delle rogge Vallona, Mulini, Codafora e Brentella. Il fiume sottopassa quindi la strada statale 13 Pontebbana e costeggia l'area dell'ex cotonificio Amman, dove riceve le acque del canale Amman.

Attraversata Pordenone, il Noncello lascia sulla propria destra il centro storico e ne bagna il margine lungo la Riviera del Pordenone. Più a valle riceve la roggia Burida, in prossimità dello scarico dell'impianto di depurazione cittadino. Sulla riva sinistra si trova l'abitato di Vallenoncello, quartiere periferico del capoluogo ed ex comune autonomo, mentre sulla destra il fiume divide gli abitati di Porcia di Rustighiel, Portovieli e Rondover. Dopo aver sottopassato l'autostrada A28, confluisce nel Meduna presso Visinale di Pasiano.

Affluenti e canali Il reticolo che alimenta il Noncello è in larga parte costituito da rogge di risorgiva e da canali artificiali di origine industriale.

Fra gli affluenti naturali figurano le rogge Vallona, Mulini, Codafora e Brentella, che confluiscono nel tratto compreso fra Torre e il centro di Pordenone, e la roggia Burida, che raccoglie le acque dell'omonimo lago artificiale, a sua volta alimentato dal rio Maj e dal rio delle Remengole.

Ai corsi naturali si aggiungono due canali realizzati per l'industria cotoniera: il canale artificiale che deriva dal Noncello a Torre per alimentare la locale centrale idroelettrica, e il canale Amman, detto anche canale Meduna, che convoglia alla centrale del cotonificio di Pordenone acque provenienti dal bacino del Meduna. Alla medesima centrale giunge anche il canale di gronda Noncello, che attraversa i terreni del seminario vescovile; a monte dell'impianto uno sfioratore regola le portate in eccesso formando una cascata.

Ponti Il fiume è attraversato da una decina di manufatti. A Cordenons si incontrano, da monte, il ponte del Vado in via Pasch, quello di via Garibaldi accanto all'ex cotonificio Makò e quello di Braida Foenis; seguono l'attraversamento della strada statale 13 in viale Aquileia, le passerelle pedonali del parco del Seminario, il ponte di viale Martelli, la passerella ciclopedonale di via Rivierasca, il ponte di Adamo ed Eva, il ponte di via Pola, il ponte ferroviario e infine il viadotto dell'autostrada A28.

Il più noto è il ponte di Adamo ed Eva, che collega il centro storico alla chiesa della Santissima Trinità. Un ponte in pietra a tre arcate fu costruito nel 1550, contestualmente a una rettifica dell'alveo; gravemente danneggiato dalla piena del 1665, crollò definitivamente nel 1712. Le due statue collocate sui pilastri, che raffigurano Giove e Giunone ma che i pordenonesi chiamano tradizionalmente Adamo ed Eva, furono donate alla città dal luogotenente veneto Antonio Loredan nel 1718, dopo il terzo crollo. Fra il 1761 e il 1763 l'ingegnere Bartolomeo Ferracina rifece l'opera dalle fondamenta, deviando provvisoriamente il fiume. Bombardato nel 1918, il ponte fu riedificato in ferro e muratura fra il 1921 e il 1925 su progetto di Augusto Mior, con la parte centrale mobile per consentire il passaggio delle imbarcazioni dirette a un porto fluviale che non fu mai realizzato. Dopo i danni dell'alluvione del 2002, nel 2004 la struttura e le statue furono oggetto di un restauro.

Il ponte ferroviario, poco a valle, porta la linea aperta nel 1855, il cui arrivo segnò la fine del traffico commerciale sul fiume.

Piene e alluvioni Nonostante il regime relativamente regolare tipico dei corsi di risorgiva, il Noncello ha conosciuto piene di rilievo. Quella del 1665 danneggiò fino alle fondamenta il ponte in pietra del centro storico, avviandone la serie di crolli e ricostruzioni. L'esondazione del 1966 allagò gli impianti industriali di Borgomeduna e segnò l'inizio della fine dell'attività cotoniera in città. L'alluvione del 2002 danneggiò nuovamente il ponte di Adamo ed Eva.

Ambiente

Vegetazione e flora Nonostante il corso si sviluppi in gran parte in contesto urbano e periurbano, il Noncello conserva una fascia di vegetazione ripariale spontanea, particolarmente estesa nel tratto compreso nel parco fluviale del Noncello. Le sponde sono occupate prevalentemente da specie igrofile, con diverse varietà di salice — in particolare il salice bianco e il salice cinereo — pioppi e ontani. Nel tratto cittadino il corteggio arbustivo comprende il pallon di maggio, il sambuco, il biancospino e la robinia, specie esotica ormai naturalizzata; la loro fioritura contemporanea a tarda primavera produce un caratteristico effetto scenografico lungo le rive.

Il paesaggio vegetale del fiume nell'area urbana di Pordenone è stato oggetto di uno studio fitosociologico di Fabrizio Martini e Livio Poldini pubblicato nel 1980, mentre la flora legnosa del parco fluviale è stata censita in una guida interattiva realizzata dal Dipartimento di Biologia dell'Università degli Studi di Trieste nell'ambito del progetto Dryades.

Fauna Non sono disponibili dati di monitoraggio della fauna ittica per il corpo idrico del Noncello: l'elemento di qualità biologica relativo ai pesci non risulta determinato nelle campagne dell'ARPA del Friuli-Venezia Giulia.

Per i corsi d'acqua di risorgiva della bassa pianura, tipologia alla quale il Noncello appartiene, la Carta delle vocazioni ittiche del Friuli Venezia Giulia, elaborata dal Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università degli Studi di Trieste per conto della Regione, individua una comunità di riferimento comprendente fra le specie principali l'alborella, l'anguilla, il cobite comune, la carpa, il luccio cisalpino, il panzarolo, la lampreda padana, il triotto, il ghiozzo padano, la scardola italica, il cavedano italico e la tinca.

Il confronto fra comunità attese e comunità effettivamente rilevate nelle stazioni della medesima zona ittica evidenzia però un forte impoverimento: lampreda padana e tinca, attese nella totalità delle stazioni, non sono state osservate in alcuna di esse, e analogo esito hanno avuto il panzarolo e la trota marmorata. Fra le cause indicate per le zone di pianura figurano l'antropizzazione degli alvei, le canalizzazioni, lo sfalcio della vegetazione riparia a vantaggio delle coltivazioni, i prelievi idrici a scopo irriguo e gli scarichi urbani, agricoli e industriali.

Il monitoraggio della fauna ittica e degli habitat, insieme al ripristino della continuità fluviale e al contrasto delle specie invasive, rientra fra le azioni previste dal contratto di fiume del Noncello.

Qualità delle acque e stato ecologico Il tratto terminale del Noncello, che si sviluppa a valle dell'immissione della roggia Burida in prossimità dello scarico del depuratore di Pordenone, costituisce un corpo idrico monitorato da ARPA Friuli-Venezia Giulia con il codice 06AS2T19. Per il periodo 2014-2019 il corpo idrico è stato classificato in stato ecologico sufficiente e in stato chimico non buono, quest'ultimo per il superamento degli standard relativi al benzo(a)pirene.

I singoli indicatori biologici restituiscono un quadro disomogeneo: le diatomee bentoniche raggiungono la classe elevato, i macroinvertebrati si attestano su sufficiente, mentre le macrofite acquatiche oscillano fra scarso e cattivo. Fra le pressioni significative individuate figurano lo scarico dell'impianto di depurazione, il dilavamento delle superfici urbane e le attività agricole del bacino.

Tutela Nel tratto urbano di Pordenone le sponde del fiume sono comprese nel parco fluviale del Noncello, area verde attrezzata con percorsi ciclopedonali che collega il centro storico al quartiere di Borgomeduna.

L'area sorgentifera ricade in parte nella zona speciale di conservazione IT3310010 Risorgive del Vinchiaruzzo, estesa 261 ettari nel comune di Cordenons e interamente compresa entro il perimetro della zona di protezione speciale IT3311001 Magredi di Pordenone. Il sito conserva un mosaico di vegetazioni igrofile, semiaride e aride legate all'alternanza fra residui di terrazzamento fluvioglaciale e avvallamenti condizionati dall'andamento degli acquiferi superficiali.

Dal 2023 il bacino è interessato da un contratto di fiume, strumento di programmazione negoziata e partecipata sottoscritto nel settembre 2025 e articolato in trentatré azioni, fra le quali il ripristino della continuità fluviale, i monitoraggi della fauna e della vegetazione ripariale, il miglioramento della rete fognaria e degli impianti di depurazione e la realizzazione di percorsi naturalistici e punti di osservazione per il birdwatching.

Storia

Dall'età romana al medioevo Già in epoca romana lungo il Noncello era sorto un insediamento umano all'altezza dell'attuale frazione di Torre, dove sono tuttora visibili i resti di un impianto termale.

Il toponimo Naoni compare nel sigillo della città di Treviso, recante un motto del XII secolo che definiva i confini della Marca Trevigiana ("Monti, Musoni, Ponto Dominorque Naoni"). Al XII secolo risale anche la prima attestazione di un porto sul Noncello presso l'attuale centro storico: anticamente le barche attraccavano in prossimità della città, ma il porto fu successivamente spostato circa due chilometri più a valle.

Il porto e la navigazione veneziana