Monterotondo (Montretunnu in dialetto monterotondese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Roma nel Lazio. È tra le città decorate con la medaglia d'argento al Valor Militare, per l'eroica resistenza della sua popolazione durante la seconda guerra mondiale.
Geografia fisica Territorio
Descrizione Monterotondo oggi è un centro abitato di medie dimensioni, posto su un colle, a 165 m sul livello del mare, che domina la Valle del Tevere, e costituisce una naturale zona di raccordo tra l’Agro Romano e i rilievi della Sabina. Il centro abitato storico si trova in posizione strategica lungo l’asse formato dalle antiche direttrici della via Salaria e della via Nomentana, cirocstanza che ne ha storicamente favorito il suo sviluppo come nodo di collegamento tra Roma e l’entroterra sabino. Il territorio comunale, di poco superiore ai 40 km², presenta una morfologia articolata tra dorsali collinari, pendii coltivati e aree di pianura verso il fondovalle tiberino.
Poco distante dal centro abitato si estende la campagna eretina che forma una sorta di fascia verde intorno alla città. Questa è formata dalla Macchia del Barco e la Macchia della Gattaceca, dalla campagna di Tor Mancina e da quella di Valle Ricca che, in precedenza, hanno rappresentato un'adeguata e redditizia fonte di sostentamento per la popolazione contadina.
Morfologia Dal punto di vista geomorfologico, il territorio risulta caratterizzato dall’azione combinata della storia geologica pleistocenica e dell’erosione fluviale, soprattutto del Tevere, che ha inciso e modellato il territorio, mentre sotto il profilo geologico l’area appartiene al settore della valle tiberina sinistra Tevere e alla fascia collinare orientale fino alle propaggini occidentali dei monti Sabini-Cornicolani; l’assetto attuale è il risultato della sedimentazioni causate dal Tevere, e delle successive fasi piroclastiche legata ai distretti vulcanici sabatino e albano.
Idrografia Il bacino idrografico locale è dominato dal Tevere, ma comprende anche fossi e corsi d’acqua minori, fra cui il Fosso della Fiora con i suoi affluenti, il Fosso della Casetta e il Fosso Fornaci, che incidono il margine collinare e convergono verso la piana alluvionale.
Clima
Origini del nome Tradizionalmente considerata erede dell'antica città stato sabina Eretum (originariamente consacrata alla dea Era, da cui il nome), nei primi documenti che ne attestano la toponomastica (1012-1013), Monterotondo è ricordata come Campum Rotundum o Mons Rotundum (con metaplasmo di genere maschile/neutro), in riferimento alle caratteristiche orografiche del luogo del primo effettivo insediamento: un'altura dalla forma circolare, particolarmente adatta a offrirsi come luogo di difesa.
Secondo alcune fonti, caduto progressivamente in disuso per via delle trasformazioni urbanistiche l'originario Campum Rotundum, è nella seconda metà del XII secolo che si attesta e poi si impone definitivamente il toponimo Mons Rotundus, da cui, normalmente, l'esito romanzo (MONTEM > monte; ROTUNDUS/UM > rotondo) agglutinato Monterotondo.
Storia
Origini ed Età Romana La città, secondo alcune correnti antichistiche sviluppatesi soprattutto nei secoli passati ma di cui una notevole eco si ascolta ancora oggi, avrebbe raccolto l'eredità dell'antica città stato sabina di Eretum, i cui resti si troverebbero, secondo altre fonti, poco più a nord del confine monterotondese con Montelibretti, lungo il corso del fiume Tevere la cui storia risale tanto indietro quanto quella di Roma stessa
Di Eretum non resta però alcuna identificabile rovina. Gli storici antichi, da Strabone a Plinio a Tito Livio, concordano nell'indicarne il sito al XVIII miglio della via Salaria dove l'antico tracciato della consolare si incrociava con quello della via Nomentana.
Citata nell'Eneide di Virgilio tra le città latine che presero le armi contro Enea, Eretum è ricordata dagli storici antichi soprattutto come teatro delle lotte tra Romani e Sabini in età monarchica. Battaglie presso Eretum si combatterono secondo lo storico Dionisio, sotto i regni di Tullo Ostilio e di Tarquinio il Superbo e poi ancora nella prima età repubblicana. Tito Livio racconta che nella sua spedizione contro Roma vi passò anche Annibale, ma è certo che dopo la sottomissione delle città stato sabine a Roma (290 a.C.), l'importanza della città andò scemando.
Medioevo e Rinascimento L'area dell'attuale città, che non insiste sul sito sabino della citata Eretum, venne però abitato in modo più massiccio a partire dai secoli X-XI, quando si originò l'abitato medievale.
Monterotondo, per la sua ubicazione presso la via Salaria, fu per molto tempo un punto strategico, nonché importante baluardo per la difesa di Roma. Il centro abitato, come lo intendiamo oggi, nacque piuttosto tardi rispetto agli altri centri sabini circostanti.
Viene infatti citato per la prima volta in una bolla papale dell'XI secolo, nella quale si faceva riferimento ad un possesso dei monaci di San Paolo di un Campum Rotundum nei pressi di Grotta Marozza. Il possedimento fu successivamente chiamato Monte Ereto, quindi Mons Teres che, volgarizzato, vale come Monte Ritondo, nome che diventa di uso comune dal 1300.
Tale monte, intorno all'anno 1100, fu ceduto in affitto alla famiglia dei Capocci e (*) successivamente nel XII secolo fu ceduta agli Orsini, i quali mantennero il potere fino al XVII secolo. Durante la Signoria di questa famiglia, il nome di Monterotondo ricorse spesso nelle vicende di Roma e dell'Italia, sopportando varie e terribili vicende.
Nel 1432 fu conquistata per un breve periodo da Niccolò Fortebraccio, con l'aiuto della famiglia Colonna e fu teatro di gravi distruzioni durante la guerra tra il papa Innocenzo VIII ed il Re di Napoli, col quale gli Orsini si erano schierati (1484-1492). Quando poi salì al soglio pontificio lo spietato Alessandro VI Borgia, questi, nel tentativo di annientare la potenza degli Orsini, fece avvelenare, dopo averlo imprigionato, il cardinale Battista Orsini di Monterotondo, ed impose nel 1503 la distruzione delle mura della cittadina.
Il momento più glorioso per il ramo eretino della famiglia Orsini fu quando Clarice Orsini andò in sposa, nel 1468, a Lorenzo il Magnifico, uno dei massimi esponenti del Rinascimento italiano. Importante è lo statuto comunale redatto da Francesco e Raimondo Orsini nel 1579 che prevedeva una notevole autonomia nella gestione della comunità: questa faceva capo a quattro Priori eletti per la durata di sei mesi. Il loro operato amministrativo veniva poi controllato allo scadere del mandato da due revisori che dovevano verificarne la correttezza. Per le decisioni più importanti si consultava un Pubblico Consiglio composto da un rappresentante per ogni famiglia: e questo a sua volta esprimeva dal suo seno un organo più ristretto di soli quaranta elementi chiamato appunto Consiglio dei Quaranta.
XVII secolo Per motivi finanziari, nel 1626 gli Orsini cedettero il feudo ai Barberini, i quali cercarono di rendere tale feudo più attivo nonché rigoglioso economicamente. L'acquisto venne solennizzato con una visita in gran pompa di Urbano VIII, accolto dai cittadini in festa, e con l'elevazione di Monterotondo a Ducato, concessa dal Papa nel 1627. Sotto la nuova signoria il palazzo fu ristrutturato ed arricchito di affreschi e stucchi. Nel 1639 venne edificato il Duomo, che divenne cattedrale del vescovo di Sabina. L'abitato fu cinto di mura e reso accessibile da tre porte: la Romana, ancora esistente nel rione San Rocco, la canonica a lato del Duomo e la Ducale nei pressi del giardino del Cigno. Porta Ducale e Porta Canonica sono ora scomparse.
È interessante notare come la società del centro abitato fosse condizionata dalle attività economiche che vi si svolgevano, prima tra tutte quella estrattiva di scaglia e travertino. Le cave, concentrate nelle località di Monte Le Pietre e Pietrara, vennero gestite principalmente da cavatori lombardi e ticinesi, i quali avevano in appalto il rifornimento del travertino per la Fabbrica di San Pietro a Roma.
XVIII secolo Nel 1701 diventarono signori di Monterotondo i Grillo di Genova che eseguirono nuovi restauri a palazzo, arricchirono il Duomo e costruirono il ponte sul fiume Tevere, lo stesso che ancora oggi è chiamato Ponte del Grillo.Monterotondo godette di un lungo periodo di tranquillità, fino all'arrivo delle truppe francesi del generale Pierre Domonique Garnier, venute a Roma per innalzare la bandiera della democrazia. Costoro cinsero d'assedio la città, ma dopo pochi giorni dovettero rinunciare non solo a Monterotondo, ma anche a Roma, in quanto furono respinti dall'esercito napoletano (30 settembre 1799). In seguito il paese passò dalla famiglia Grillo al Principe di Piombino nel 1815, tornando così a godere di una relativa pace.
XIX secolo Nel 1815 fu più volte occupata dagli eserciti di Gioacchino Murat, che per la prima volta inalberava il vessillo della liberazione d'Italia. Nel marzo del 1821 subì il passaggio delle truppe austriache, venute per ricacciare nel Regno l'esercito napoletano. Nell'anno 1845 il cardinal Luigi Lambruschini, vescovo della diocesi suburbicaria di Sabina, venuto a Monterotondo per consacrare solennemente la basilica collegiale di Santa Maria Maddalena, restaurata ed abbellita da don Antonio Boncompagni Ludovisi, annunciò la visita del pontefice Gregorio XVI per il giorno 6 ottobre dello stesso anno. La visita fu festeggiata con grande pompa e il priore Nicola Fanucci, di fronte alla porta del municipio, consegnò le chiavi d'oro del Comune al papa. I festeggiamenti si protrassero fino a tarda sera e papa Gregorio XVI rimase così colpito dall'affetto mostratogli dai monterotondesi e dalle bellezze naturali del territorio, che il 22 novembre dello stesso anno conferì al comune il titolo di Città, con le inerenti prerogative. Prima di Gregorio XVI anche Urbano VIII fu accolto dai Barberini suoi consanguinei, ma non sembra che concedesse qualcosa di speciale, nonostante le accoglienze calorose anche a lui riservate. In quell'epoca Monterotondo era considerata una delle maggiori città della Sabina: in un libro del tempo fu infatti definita "la Parigi della Sabina".
Fu testimone, nel 1867, della Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma. Il 26 ottobre, al termine dell'omonima battaglia, Giuseppe Garibaldi vi entrò con i suoi volontari bruciando Porta Romana, oggi Porta Garibaldi. A preparare un carretto con zolfo e altre materie incendiarie fu Pasquale Baiocchi, nativo di Città Sant'Angelo e titolare con il padre di una fabbrica di fuochi artificiali nel suo paese. Tra i giovani al seguito dell'Eroe dei Due Mondi si trovavano anche i fratelli Cairoli, Jessie White Mario, la Contessa Blawaski, russa, Giuseppe Pollini, 16 anni, di Rovereto, Fabio, Mario, Ettore, Alessandro e Raffaello Giovagnoli, dallo stesso Garibaldi chiamati "I Cairoli del Lazio", originari proprio di Monterotondo. Oggetti e documenti a loro appartenuti sono nel Museo nazionale della Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma in Mentana.
Cimeli della Campagna del 1867 riferiti a Monterotondo come il catenaccio di Porta Garibaldi (ogni parte è autenticata da sigillo a piombo del Comune di Monterotondo) sono nel MuGa (Museo Garibaldino Mentana - direttore dr. Balducci). Attigua al MuGa l'Ara-Ossario dei Volontari caduti nella Campagna del 1867(www.mugamentana.it).
XX secolo Il 20 agosto 1924 (4 giorni dopo il ritrovamento della salma in un bosco di Riano), partiva dalla stazione di Monterotondo il treno che avrebbe riportato a Fratta Polesine la bara con Giacomo Matteotti. Migliaia di lavoratori, operai e contadini dello Scalo, assiepati ai margini della ferrovia, resero omaggio in silenzio alla salma del deputato socialista barbaramente ucciso da squadristi legati al fascismo il 10 giugno dello stesso anno.