Il concilio di Roma fu celebrato il 1º marzo 499 nella basilica di San Pietro, sotto la presidenza di papa Simmaco.

Fonti e datazione I codici manoscritti Burgundianus 495 e Vaticanus 1342Aimone, Le falsificazioni simmachiane, p. 207. riportano tre concili simmachiani. Il primo è cronologicamente indicato con la seguente espressione: «Post consulatum Paulini viri clarissimi sub die kalendarum martiarum in basilica beati Petri apostoli...»;Acta synhodorum habitarum Romae, p. 399. ossia: "Il giorno delle calende di marzo (=1º marzo) nella basilica del beato apostolo Pietro dopo il consulato di Paolino". A differenza degli altri due concili celebrati all'epoca di papa Simmaco, il concilio del 1º marzo è unanimemente attribuito dagli storici all'anno 499, poco più di quattro mesi dopo l'elezione di Simmaco al soglio di san Pietro.

Gli atti conciliari furono pubblicati nelle antiche collezioni conciliari, come quella di Philippe Labbe (Sacrosancta concilia ad regiam editionem exacta, 1671) e di Giovanni Domenico Mansi (Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, 1762). Nel 1894 lo storico tedesco Theodor Mommsen pubblicò l'edizione critica degli atti sinodali nel volume XII della serie Auctorum antiquissimorum delle Monumenta Germaniae Historica.

Il contesto storico

Il concilio del 499 fu occasionato dalla contestata elezione pontificia del 22 novembre 498, successiva alla morte di papa Anastasio II, che portò il clero romano ad una duplice elezione: da una parte il diacono di origine sarda Simmaco, eletto in San Giovanni in Laterano, e dall'altra l'arciprete romano Lorenzo, eletto in Santa Maria Maggiore.

La divisione del clero e del popolo romano in due fazioni si inquadra nel più ampio contesto della vita della Chiesa imperiale sul finire del V secolo, divisa dallo scisma acaciano, e nelle difficoltà interne della Chiesa di Roma. «Su un piano esterno e generale vi era la contrapposizione tra l'ortodossia calcedonese, prevalente in Occidente e sostenuta da Simmaco, e le tendenze monofisite allora caldeggiate a Costantinopoli dall'imperatore Anastasio cui il partito di Lorenzo era strettamente legato; su un piano interno alla Chiesa di Roma, si scontravano invece opinioni diverse sul ruolo dei laici nelle elezioni papali e il controllo delle proprietà ecclesiastiche.»Borghese, v. Lorenzo, nel "Dizionario biografico degli italiani".

In particolare, l'elezione di Lorenzo era sostenuta dal partito che cercava di imporre a Roma e nelle Chiese d'Occidente l'Henotikon, l'editto di fede voluto dall'imperatore Zenone (482), per conciliare la teologia monofisita con i dogmi del concilio di Calcedonia, ma che finiva per limitare la portata delle decisioni calcedonesi.

Per sanare il problema della doppia elezione, e per sedare i tafferugli e gli scontri che ne erano seguiti, entrambe le fazioni fecero appello al re goto Teodorico, il quale, benché di fede ariana, governava allora l'Italia per volontà e con l'accordo dell'imperatore d'Oriente. «Questi stabilì che legittimo papa dovesse essere considerato Simmaco. La decisione fu presa sulla base di un criterio di oggettività: la maggiore anzianità di ordinazione nella carriera ecclesiastica di Simmaco e la maggioranza di sostenitori a suo favore.»Sardella, v. Simmaco, santo, nell'"Enciclopedia dei Papi". Lorenzo comunque si sottomise alla decisione.

Il concilio Una volta riconosciuto come unico vescovo di Roma, Simmaco si preoccupò di indire un concilio per regolare l'elezione del pontefice ed evitare che si potesse ricreare una situazione simile a quella del 22 novembre 498. Il concilio fu indetto nella basilica di San Pietro, roccaforte di Simmaco e del suo partito, e celebrato il 1º marzo 499.

L'assemblea fu aperta dal diacono Fulgenzio, che anticipò le posizioni sostenute dallo stesso papa.Mommsen, Acta synhodorum habitarum Romae, p. 402, nº 2. Hefele, Histoire des Conciles d'après les documents originaux, II/2, p. 948. Intervenne poi Simmaco il quale dichiarò che, benché fosse inverno, aveva ritenuto di convocare i vescovi perché era indispensabile fissare delle regole per l'elezione del vescovo di Roma ed impedire che anche nel futuro si manifestassero le sommosse popolari avvenute nella città negli ultimi mesi.Mommsen, Acta synhodorum habitarum Romae, pp. 402-403, nº 3. Hefele, Histoire des Conciles d'après les documents originaux, II/2, p. 948. Alle parole del papa seguì la lettura dei quattro decreti conciliari affidata al notaio Emiliano:Testo originale in: Mommsen, Acta synhodorum habitarum Romae, pp. 403-405. Traduzione in: Hefele, Histoire des Conciles d'après les documents originaux, II/2, pp. 948-949. se, mentre è ancora vivo il papa e a sua insaputa, un prete o un chierico si permette di raccogliere firme in vista delle successive elezioni pontificie, o promette il proprio appoggio o il proprio voto ad un candidato, o fomenta riunioni private per deliberare sulle future elezioni, costui sarà privato delle sue funzioni ed escluso dalla comunione ecclesiastica; la stessa pena sarà comminata a colui che, ancora vivo il pontefice, si proporrà come suo successore o agirà in tal senso; se il pontefice muore improvvisamente senza aver potuto raccomandare la scelta del suo successoreGli atti riportano la seguente espressione: Si transitus papae inopinatus evenerit, ut de sui electione successoris non possit ante decernere, … Circa la possibilità dei vescovi di Roma di consigliare la scelta del proprio successore, vedere: Hefele, Histoire des Conciles d'après les documents originaux, vol. II/2, pp. 1349-1366 (appendice a cura di H. Leclercq)., spetta al clero scegliere, all'unanimità, il suo successore e consacrarlo vescovo; se i voti sono divisi fra più candidati, è eletto colui che ottiene la maggioranza dei voti; in queste circostanze, se un elettore, forte delle promesse fatte, non vota in piena libertà, sarà privato delle sue funzioni ecclesiastiche; colui che segnala abusi contro questi decreti, se lui stesso è parte in causa, non solo sarà assolto, ma dovrà ottenere anche una ricompensa. Questi decreti furono approvati e sottoscritti da tutti i presenti, compreso l'antipapa Lorenzo, che firmò con il titolo di Prassede. Forse durante il concilio stesso, o probabilmente appena terminato il concilio, Lorenzo fu promosso da Simmaco a vescovo di Nocera in Campania.

«Le deliberazioni del concilio del 499 sono state giudicate un atto politicamente fazioso di Simmaco. Egli avrebbe così inteso assicurarsi una successione che potesse garantire una linea di continuità alla sua politica di chiusura nei confronti dell'Oriente. In realtà, le modalità di successione del vescovo, così come furono stabilite nel loro complesso dal concilio del 499, sono tali da far pensare piuttosto a decisioni dettate da preoccupazioni normative in una materia, quella della successione papale, estremamente delicata e fino ad allora svincolata da regole. In ogni caso, non è sicuro che Simmaco le abbia applicate per l'elezione del successore, papa Ormisda.»

Partecipanti Gli Acta synhodi a. CCCCXCVIIII pubblicati da MommsenActa synhodorum habitarum Romae, pp. 399-415, riportano due liste di partecipanti al concilio del 499: la prima si trova all'inizio degli atti ed è quella delle presenze al concilio; è costituita da un elenco di 67 vescovi, con l'indicazione della sede di appartenenza, e da un elenco di 74 presbiteri e 7 diaconi, ma senza indicazione dei tituli; la seconda lista si trova alla fine ed è quella delle sottoscrizioni degli atti sinodali; è costituita da un elenco di 71 vescovi, 67 presbiteri (con l'indicazione dei tituli) e 6 diaconi. Circa i vescovi, nella seconda lista sono presenti cinque vescovi assenti nel primo elenco: Claro di Alife, Vitale di Fondi, Lorenzo di Trevi, Romano di Pettino e Mercurio di Sutri. Tuttavia la lista delle presenze conciliari riporta il nome del vescovo Basilio di Matelica assente nell'elenco delle sottoscrizioni sinodali. Dal confronto fra i due elenchi, si deduce che furono 72 i vescovi che presero parte al primo concilio simmachiano.

L'elenco che segue è quello delle sottoscrizioni sinodali.

Vescovi

Papa Simmaco Celio Rustico di Minturno Celio Bonifacio di Velletri Celio Miseno di Cuma Rufino di Canosa Cresconio di Todi Claro di Alife Basilio di Tolentino Vitale di Fondi Decio di Tre Taverne Innocenzo di Bevagna Valentino di Amiterno Basso di Ferentino Vitale di Fano Vitaliano di Roselle Massimo di Blera Costantino di Capua Benigno di Acquaviva Fortunato di Sessa Palladio di Sulmona Vindemio di Anzio CostantinoLa lista delle presenza conciliari riporta il nome Constantius e non Constantinus. di Otricoli Giovanni di Rimini Germano di Pesaro

Martirio di Terracina Candido di Tivoli Lorenzo di Trevi Vitaliano di Arna Sereno di Nomento Giusto di Acerenza Adeodato di CereNella lista delle presenze, Adeodato è indicato come episcopus Lorensis. Stefano di Norcia Dolcizio di Sabina Fortunato di Anagni Pascasio di Volturno Santolo di SegniEssendo impedito, al suo posto firmò gli atti Bonifacio di Velletri. Valerio di Calvi Felicissimo di Caudium Innocenzo di Fossombrone Romano di PettinoAl suo posto, firmò gli atti conciliari Valentino di Amiterno. Colonico di Forum Clodii Epifanio di Benevento Giovanni di Spoleto Costanzo di Venafro Massimiano di Perugia Sallustio di Amelia Luciano di Tarquinia Molensio di Centocelle

Fiorenzo di Plestia Massimiano di Subaugusta Fortunato di Foligno Giovanni di Vibo Gaudenzio di Tadino Mercurio di Sutri Felice di Nepi Sereno di Nola Aucupio di Pozzuoli Timoteo di Avellino Rosario di Sorrento Stefano di Napoli Orso di RietiAl suo posto firmò gli atti il vescovo Rosario di Sorrento. Gaudenzio di Bolsena Progettizio di VescovioAl suo posto firmò gli atti il vescovo Gaudenzio di Bolsena. Quinto di Teano Gaudenzio di Salerno Bellatore di Ostia Mario di Tiferno Lampadio di Urbisaglia Adeodato di Formia Orso di Stabia Saturnino di Erdonia

Presbiteri

Celio Lorenzo del titolo di Prassede Celio Ianuario del titolo di Vestina Marciano del titolo di Santa Cecilia Gordiano del titolo di Pammachio Pietro del titolo di Clemente Urbico del titolo di Clemente Paolino del titolo di Giulio Valente del titolo di Santa Sabina Pietro del titolo di Crisogono Sorano del titolo di Vestina Asterio del titolo di Pudente Giustino del titolo di Pudente Felice del titolo di Equizio Redento del titolo di Crisogono Progettizio del titolo di Damaso Giovino del titolo di Emiliana Bono del titolo di Crescenziana Pascasio del titolo di Eusebio Giovanni del titolo di Pammachio Sebastiano del titolo di Nicomede Martino del titolo di Ciriaco Epifanio del titolo di Ciriaco Andrea del titolo di San Matteo

Servusdei del titolo di San Clemente Opilio del titolo di Vestina Pietro del titolo di Crisogono Romano del titolo di Tigrido Marcellino del titolo di Giulio Donnino del titolo di Crescenziana Abbonanzio del titolo di Sabina Marcello tituli RomaniTitolo sconosciuto; la tradizione erudita gli assegna il titolo di Santo Stefano al Monte Celio. Pietri ipotizza che ci possa essere stato un errore nella tradizione manoscritta con l'inversione dei nomi; in questo caso sarebbe Romanus tituli Marcelli. Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Roma 2000, pp. 1376-1377. Asello del titolo di Bizante Agato del titolo di Bizante Sebastiano del titolo di Equizio Valentino del titolo di Eusebio Anastasio del titolo di Anastasia Genesio del titolo di Nicomede Dionisio del titolo di Emiliana Epifanio del titolo degli Apostoli Aconzio del titolo di Fasciola Paolino del titolo di Fasciola Agapio del titolo degli Apostoli Adeodato del titolo di Equizio Benedetto del titolo di Gaio Domenico del titolo di Prisca

Redento del titolo di Tigrido Severo del titolo di Gaio