Biografia Dalla nascita al 1945
Discendente da famiglia di piccola ma antica nobiltà originaria di FilottranoAndrea Borella (a cura di): Annuario della Nobiltà Italiana, XXXI edizione (2007-2010), Teglio, 2010, volume II, Aldo fu figlio secondogenito di un medico condotto, Silvestro Spallicci, e di Maria Bazzocchi.
Visse gioiosamente gli anni dell'infanzia in campagna: trascorse tutto il tempo libero con i figli dei contadini che vivevano a S. Maria NuovaSocietà di Studi Romagnoli, Aldo Spallicci. Studi e testimonianze, La Fotocromo emiliana, Bologna 1992, p. 112.. Sapeva inoltre che sarebbe diventato medico, per volere del padre: quando questi morì, nel 1904, la madre si trasferì a Forlì per fornirgli un sicuro avvenire. Frequentò il Liceo Morgagni. Al liceo conobbe Maria Martinez (1885-1967), che nel 1911 diventò sua moglie e da cui, nello stesso anno, ebbe la prima figlia, Ada. L'anno seguente (1912) si laureò in Medicina e chirurgia all'Università di Bologna. Discusse la tesi con Augusto Murri. Il suo primo impiego è all'Arcispedale Sant'Anna di Ferrara. Successivamente è medico interino: dapprima a Lugo (RA), poi a Cervia ed a Sant'Alberto (Ravenna).
Mazziniano nell'animo, nel 1912 s'iscrisse al Partito Repubblicano Italiano (PRI)Società di Studi Romagnoli, Aldo Spallicci, cit., p. 302.. Nello stesso anno si arruolò tra i ranghi della spedizione di volontari italiani (la Legione Garibaldina, guidata dal figlio di Garibaldi, Ricciotti), che combatterono al fianco della Grecia contro la TurchiaL'Impero turco manteneva ancora dei vasti possedimenti nella penisola balcanica. La coalizione Serbia-Bulgaria-Grecia (Macedonia compresa), alla luce della vittoria dell'Italia del 1911, decise che era venuto il momento di riconquistare i restanti territori che riteneva le appartenessero.. Partecipò alla battaglia per la conquista della quota di Drisko (9-10-11 dicembre 1912).
Nell'agosto 1914 scoppiò la prima guerra mondiale. L'Italia scelse una posizione neutralista. Ma non Spallicci, convinto interventista, che si arruolò come medico volontario nella Legione Garibaldina. Fornì il suo apporto alle truppe che combattevano per la difesa della Francia a Nîmes. Nella primavera del 1915 nacque la secondogenita, Anna. Il 24 maggio l'Italia annunciò l'entrata in guerra contro l'Impero austriaco. Spallicci, desideroso che Trento e Trieste si riunissero alla madrepatria, si arruolò volontario; venne assegnato all'11º Reggimento fanteria "Casale", di stanza sulla linea del fronte tra il Monte Podgora e la piazzaforte di Gorizia come ufficiale medico. Prestò la propria opera in trincea e nei posti di medicazione allestiti dietro le linee di combattimento. Rimase tra i ranghi della Brigata "Casale" fino alla primavera del 1917, quando venne trasferito al XXXI Gruppo BombardeLa bombarda è un pezzo d'artiglieria a tiro parabolico. Nate nel XV secolo, ai tempi della Prima guerra mondiale le bombarde erano lunghe parecchi metri e potevano sparare proiettili talmente grandi da creare crateri nelle trincee. Il loro calibro variava dai 58 mm ai 240 mm.. Si trovava nel Carso quando l'Austria-Ungheria lanciò l'offensiva di Caporetto, che determinò lo sfondamento delle linee difensive italiane e il ripiegamento sul Piave.
Successivamente Spallicci venne trasferito al 207º Reggimento della Brigata "Taro". Fu congedato con il grado di capitanoDino Pieri, Aldo Spallicci a 40 anni dalla scomparsa, in la Ludla, . Durante il conflitto fu insignito di tre croci di guerra. Al ritorno dal fronte aprì un proprio studio medico a Forlì e, come molti forlivesi, prese una casa al mare sul litorale cervese. Nel 1919 nacque il terzo figlio, Mario. Per tutta la sua vita, Spallicci affiancò alla sua professione l'attività di divulgatore della cultura romagnola.
Nel 1920 diede vita alla rivista La Piê, che curò fino alla fine dei suoi giorni e rappresentò la sua iniziativa editoriale più importante. L'anno seguente organizzò, con B. Pergoli ed E. Rosetti, le «Esposizioni romagnole riunite» (Forlì), antesignane del Museo etnografico. Nel 1925 ottenne la libera docenza in Clinica pediatrica. A causa della sua opposizione al fascismo fu minacciato, poi arrestato (novembre 1926) e recluso nel carcere della Rocca di ForlìEraldo Baldini, Giuseppe Bellosi, Luciano De Nardis studioso del folklore romagnolo in Luciano De Nardis, Romagna popolare. Scritti folklorici 1923-1960, La Mandragora, Imola 2003.. La libera docenza gli fu revocata. Fu costretto a trasferirsi in domicilio coatto a Milano con la famiglia e la madre (febbraio 1927). Nel capoluogo lombardo aprì un ambulatorio (in via Monforte) e visse poveramente, ma dignitosamente, mantenendo i rapporti con gli altri "esuli" romagnoli. Nello stesso periodo scrisse sette trattati di storia della medicina, ciascuno dedicato a un autore latino. L'elenco comprende: Plauto, Marziale, Plinio il naturalista, Lucano, Orazio, Persio e Plinio il Giovane.
Nel 1941 fu inviato per alcuni mesi al confino a Mercogliano (Avellino), da dove tornò in agosto a Milano. Nel 1943 il capoluogo lombardo fu colpito dai bombardamenti alleati. Spallicci si rifugiò a Cervia-Pineta (l'odierna Milano Marittima). Qui fu arrestato e ricondotto a Milano nel carcere di San Vittore, dove rimase detenuto fino alla caduta del regime (25 luglio 1943). Liberato, dapprima partecipò alla riorganizzazione del Partito Repubblicano lombardo, poi ritornò con la famiglia nella cittadina ravennate. Nel periodo del passaggio del fronte (1944), si unì alla VIII armata britannica e pronunciò undici discorsi radiofonici (poi raccolti in volume) per incitare i romagnoli a continuare a combattere fino alla vittoria finale. Dopo la Liberazione decise di stabilirsi definitivamente a Milano Marittima. Abitò dapprima in viale Gramsci, poi si trasferì in via G. Vasari, dove prese residenza in una villa cui diede il nome di Buscarola (la sterpazzola, un passeraceo che nidificava nei cespugli della stessa villa).
Nel dopoguerra Aldo Spallicci fu uno dei maggiori esponenti del Partito repubblicano in Romagna. Il 2 giugno 1946 fu eletto deputato all'Assemblea Costituente per il PRI nel XIII Collegio (Bologna-Ferrara-Forlì-Ravenna). Collaborò soprattutto alla stesura del punto 5 dei Principi fondamentali (autonomie locali e decentramento amministrativo). Fu eletto senatore nella I legislatura, sempre per il PRI, nel collegio di Ravenna, e nella II legislatura nel collegio di Cesena. Durante la II Legislatura fu, assieme ad altri deputati, membro italiano dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Ebbe anche incarichi governativi: per tutta la seconda legislatura (1948-1953) fu Alto commissario aggiunto per l'igiene e la sanità pubblica, collaborando alla nascita del Ministero della SanitàIl ministero entrò in funzione nel 1958.. Fu Sottosegretario di Stato al Turismo nel VI e VII Governo De Gasperi (1950 e 1951). Una volta cessati gli impegni politici, continuò a Cervia la professione di medico pediatra e l'attività di divulgatore e promotore della cultura romagnola. Nel 1955 inaugurò a Forlì il Giardino della flora spontanea della Romagna, da lui fatto allestire con il naturalista Pietro Zangheri. Nel 1961 decide di raccogliere la sua produzione poetica in un volume unico: esce Poesie in volgare di Romagna (sarà seguita da una nuova raccolta, Tutte le poesie in volgare di Romagna, uscita nel 1975); nello stesso anno, in occasione delle celebrazioni per il centenario dell’Unità d’Italia, prese parte alla giornata dedicata all’Emilia-Romagna a Torino, intervenendo con un discorso dal titolo L’Emilia Romagna nella tradizione e la storia.
Nella seconda metà degli anni cinquanta, ravvisando nella linea politica del PRI un'attrazione innaturale verso le concezioni marxiste, decise di distanziarsi dalla dirigenza del partito, affermando la propria autonomia. Nel 1964, in seguito all'espulsione dal Partito Repubblicano di Randolfo Pacciardi, lo seguì nella nuova formazione politica da lui fondata, l'Unione Democratica Nuova Repubblica. Nel 1965 ottenne la libera docenza in Storia della medicina.
Il 4 maggio 1967 morì la moglie Maria. Il 28 agosto 1972 morì anche la figlia secondogenita Anna. Spallicci si trasferì presso la primogenita Ada a Premilcuore, centro dell'Appennino forlivese. Qui si spense il 14 marzo 1973 all'età di 87 anni. Riposa nel cimitero di Santa Maria Nuova con i suoi congiunti.
L'autonomia della Romagna Spallicci affiancò all'attività medica un'intensa opera di divulgazione dell'idea dell'autonomia amministrativa della Romagna. Così spiegava il motivo:
Spallicci fu sempre contrario allo "stato accentrato, napoleonico" e favorevole alla "regionalizzazione". Espresse la sua posizione in sede di dibattito in Aula ed in Commissione all'Assemblea Costituente (1946-47), dove appoggiò l'istituzione di una regione romagnola. Nel suo intervento all'Assemblea Costituente del 4 giugno 1947, Spallicci si richiamò alla Romagna con questi termini:
Spallicci intervenne spesso in difesa del patrimonio naturale (faunistico, botanico e paesaggistico) della sua terra, anche con proposte e interrogazioni parlamentari.
Per le sue battaglie politiche in favore del territorio, Spallicci è stato chiamato E' ba' dla Rumâgna (il babbo della Romagna), per la quale propose anche una bandiera.
Poesie e cante
La produzione poetica di Aldo Spallicci è stata ampia: possono essergli attribuiti quasi una ventina di titoli, dal 1908 al 1973. Sin dall'inizio sceglie di esprimersi in romagnolo, che sente la lingua più vicina agli aspetti della realtà che descrive e la più adatta ad esprimere i suoi stati d'animo. Scrive nel dialetto di Forlì, città che l'ha accolto all'età di 18 anniSocietà di Studi Romagnoli, Aldo Spallicci, cit, p. 339.. Spallicci propone una nuova idea di dialetto: non più solo poesia d'occasione o ricreativa, ma poesia lirica, conferendo al romagnolo lo statuto di lingua dei sentimenti e delle emozioni.
La sua opera d'esordio è una raccolta di sonetti in forlivese (Rumâgna, 1908). I suoi temi sono la campagna, gli animali e la vita dei contadini. La sua seconda silloge poetica è I campiùn d'Furlè (1910). Il suo interesse deriva dal desiderio di «rimettere in onore le tradizioni spente o vicine a spegnersi»«Il Plaustro», n. 1, 4 ottobre 1911.. L'intento di Spallicci non è conservativo, cioè volto a "salvare" le usanze dei tempi passati così com'erano: al contrario desiderava rinnovarle e vivificarle. Insieme alle poesie in romagnolo, Spallicci scrive delle cante (termine romagnolo per "canzoni popolari"). Le prime vengono musicate dall'amico forlivese Cesare Martuzzi. Nascono così La Majé, Pr'e cheld, A gramadora, A trebb (primavera estate autunno inverno: è il ciclo delle stagioni)Stefano Orioli, Cesare Martuzzi, cit., pag. 60.. La Majè è la prima canta popolare su testo d'autore composta in Romagna (fino ad allora le cante si tramandavano oralmente e non se ne conoscevano gli autori)Franco Dell'Amore, I canterini di Lugo. Cento anni di folclore in Romagna (1922-2022), Imola, 2023, pag. 44.. Viene eseguita la prima volta a Bertinoro nel 1910 al Trebbo di Monte MaggioAldo Spallicci, Identità culturale della Romagna, Maggioli, Rimini 1988, pag. 417..