La strage di Cima Vallona (in tedesco Anschlag an der Porzescharte) fu un attentato terroristico perpetrato il 25 giugno 1967 contro una pattuglia di militari italiani che indagavano su un precedente attentato. In un processo a Firenze il cittadino austriaco Norbert Burger, presunto ideatore dell'attentato, ed i cittadini tedeschi Peter Kienesberger, Erhard Hartung e Egon Kufner, presunti esecutori, furono condannati in contumacia all'ergastolo. Dopo forti pressioni diplomatiche italiane anche l'Austria processò Kienesberger, Hartung e Kufner, che furono però assolti per mancanza di prove.
Storia
Negli anni cinquanta-sessanta il BAS compì numerosi attentati. Uno dei più cruenti fu l'uccisione e il ferimento con trappole esplosive di alcuni militari tra Cima Vallona di San Nicolò di Comelico e Sega Digon di Comelico Superiore in provincia di Belluno.
La strage avvenne in seguito a un attentato con il quale il 25 giugno 1967 i terroristi abbatterono un traliccio dell'alta tensione, con 6 cariche per complessivi 8-10 chilogrammi di esplosivo, innescato con un sistema ad orologeria ed accensione elettrica. Tra i reperti vennero recuperati un orologio Kienzle, una sveglia Peter, frammenti di nastro adesivo di fabbricazione tedesca ed un guanto di lana di colore grigio. I fatti ebbero inizio alle ore 3:40, quando una sentinella del distaccamento di Forcella Dignas, nel territorio del comune di San Pietro di Cadore (BL), avvertì una forte esplosione in direzione del passo di Cima Vallona. Dell'accaduto venne informato il comando del presidio di Santo Stefano di Cadore (BL).
Allo scopo di accertare la causa della deflagrazione si dispose l'invio di una pattuglia composta da alpini, artificieri e finanzieri, che alle ore 5:30 partì dalla sede del presidio a bordo di autovetture da ricognizione. Giunti a circa 600 metri dal traliccio che appariva danneggiato, i militari, non potendo proseguire oltre con gli automezzi per la presenza di cumuli di neve, procedettero a piedi. La pattuglia era guidata dal capitano degli Alpini Alamari e dal tenente della Guardia di Finanza Marinetti seguiti dagli altri. Improvvisamente, a circa 70 metri dal manufatto, si verificò l'esplosione di un ordigno collocato sotto un mucchio di ghiaia. L'esplosione investì in pieno l'alpino radiofonista Armando Piva, nato a Pederobba (TV) il 2 dicembre 1945 e residente a Valdobbiadene (TV) nella frazione di Bigolino, effettivo al battaglione "Val Cismon". Trasportato all'Ospedale di San Candido (BZ) morì alle ore 23 dello stesso giorno, dopo agonia dovuta alle mutilazioni subite nell'esplosione.
A bordo di un AB 204 del IV Reparto Elicotteri di Uso Generale dell'Aviazione dell'Esercito decollato dall'Aeroporto di San Giacomo (BZ) fu inviata a Sega Digon una squadra della Compagnia Speciale Antiterrorismo, con il compito di raccogliere indizi utili all'indagine e per identificare gli autori dell'attentato. La squadra era composta da: Francesco Gentile, classe 1930, di Udine (UD), capitano del Battaglione Carabinieri paracadutisti Mario Di Lecce, classe 1936, di Lecce, sottotenente del Battaglione sabotatori paracadutisti Marcello Fagnani, classe 1940, di Roma, sergente maggiore artificiere del Battaglione sabotatori paracadutisti Olivo Dordi, classe 1943, di Gromo San Marino (BG), sergente artificiere del Battaglione sabotatori paracadutisti
Assolto il loro compito, i quattro si avviarono incolonnati sulla via del ritorno lungo lo stesso itinerario percorso all'andata e in direzione dell'elicottero rimasto in attesa, quando, inavvertitamente, uno di loro attivò una trappola esplosiva valutata intorno ai 5 kg piazzata a circa 400 metri dal luogo dell'attentato e lungo l'unico sentiero disponibile. A seguito dell'esplosione il sottotenente Di Lecce, il capitano Gentile e il sergente Dordi morirono sul colpo. Il sergente Marcello Fagnani, colpito da oltre 40 schegge, rimase gravemente ferito.
Sul luogo dell'esplosione furono trovate due tavolette di legno con incisa una rivendicazione a firma dell'organizzazione terroristica separatista altoatesina BAS (Befreiungsausschuss Südtirol)In italiano, Comitato di liberazione del Sudtirolo. Il testo riportava:
Armando Piva fu insignito della medaglia d'argento al valor militare "alla memoria", il 14 agosto 1967. «Alpino radiofonista si offriva volontario per una rischiosa azione di rastrellamento, conseguente ad un attentato dinamitardo verificatosi nel la zona di Cima Vallona. Nel corso dell'operazione veniva ferito mortalmente da un ordigno esplosivo precollocato sul terreno. Sereno e forte nel dolore, decedeva dopo oltre 12 ore di agonia, esempio fulgido di attaccamento al dovere e di spirito di sacrificio, per tutti gli alpini delle giovani generazioni. Cima Vallona (Alto Comelico), 25 giugno 1967».
Il 29 marzo 2010 gli viene concessa l'onorificenza di "vittima del terrorismo" «per gli alti valori morali espressi nell'attività prestata presso l'Amministrazione di appartenenza e per i quali, a Cima Vallona (BL), il 25 giugno 1967, venne investito da una trappola esplosiva posta da organizzazioni terroristiche sud-tirolesi».
Francesco Gentile fu insignito della medaglia d'oro al valor militare il 14 agosto 1967. «Comandante di Reparto Speciale, da lui stesso meravigliosamente forgiato nello spirito e nella tecnica, per la lotta contro il terrorismo in Alto Adige, dava ripetute prove di capacità e di ardimento in numerosissime azioni condotte con esemplare cosciente sprezzo del pericolo in zone impervie di alta montagna, insidiate da dinamitardi. In occasione di un attentato terroristico - in cui dopo l'abbattimento di un traliccio aveva perso la vita, per lo scoppio di una mina, un alpino - essendo stato richiesto l'invio in zona di elementi specializzati del suo reparto, egli intuiti i rischi e la gravità della situazione, si metteva volontariamente alla testa di alcuni dei suoi migliori uomini e si portava sul luogo dell'attentato dove fermo e sereno di fronte al pericolo sempre incombente dirigeva con perizia le operazioni. Mentre si accingeva a portare a compimento la rischiosa missione, l'esplosione di un ordigno - subdolamente predisposto - lo investiva in pieno troncando la sua esistenza tutta dedicata al servizio ed alla Patria. Bellissima figura di soldato, fulgido esempio di virtù militari e di spirito di sacrificio. Cima Vallona (Alto Comelico), 25 giugno 1967».
Mario Di Lecce fu insignito della medaglia d'argento al valor militare "alla memoria", il 14 agosto 1967. «Comandante di nucleo di Reparto speciale antisabotaggio, di coraggio e capacità più volte provati in rischiose missioni compiute nel corso della lotta contro il terrorismo in Alto Adige, in occasione di un attentato dinamitardo, in cui aveva già trovato la morte un alpino, dava ulteriore luminosa prova del suo ardimento, della sua perizia e del suo alto spirito di sacrificio. Prescelto dal suo Comandante per una pericolosa missione nella zona di Cima Vallona, mentre si dedicava con sereno e cosciente coraggio al suo difficile compito, veniva colpito a morte, investito dall'esplosione di un ordigno subdolamente predisposto. Chiaro esempio di salde virtù militari. Cima Vallona (Alto Comelico), 25 giugno 1967»
Olivo Dordi fu anch'egli insignito della medaglia d'argento al valor militare "alla memoria", il 14 agosto 1967. «Sottufficiale artificiere di un Reparto speciale antisabotaggio, di bellissime doti di coraggio e di capacità, messe in evidenza nel corso di numerose operazioni di ricerca e di disattivazione di ordigni esplosivi precollocati da terroristi, mentre si dedicava con sereno e cosciente ardimento all'assolvimento di una rischiosa missione, conseguente all'attentato dinamitardo nella zona di Cima Vallona, veniva mortalmente ferito, investito dall'esplosione di un ordigno, immolando la Patria la sua giovane esistenza. Esempio sublime di sereno spirito di sacrificio. Cima Vallona (Alto Comelico), 25 giugno 1967»
Marcello Fagnani, il militare rimasto gravemente ferito, ricevette la medaglia d'argento al valor militare, il 14 agosto 1967. «Sottufficiale artificiere di un Reparto speciale antisabotaggio in Alto Adige, già distintosi per capacità, coraggio e sprezzo del pericolo, in numerose operazioni di ricerca e di disattivazione di ordigni esplosivi precollocati da terroristi, mentre si dedicava con sereno e cosciente ardimento all'assolvimento di una rischiosa missione conseguente all'attentato dinamitardo nel quale aveva trovato la morte un alpino, veniva gravemente ferito dallo scoppio di una trappola esplosiva subdolamente predisposta. Vinceva con ferrea volontà lo strazio della carne martoriata, dando prova di eroico stoicismo. Cima Vallona (Alto Comelico), 25 giugno 1967».
Il 29 marzo 2010 furono tutti decorati anche della Medaglia ricordo di "vittima del terrorismo".
L'avvenimento ispirò la canzone Cima Vallona, scritta da Francesco Guccini nel 1968 per Caterina Caselli.
Indagini e processo Successive indagini individuarono in Norbert Burger l'ideatore dell'attentato e capo della cellula terroristica, in Peter Kienesberger l'artificiere che confezionò le bombe che poi collocò con l'aiuto di Erhard Hartung e Egon Kufner.
Per questo ed altri attentati compiuti tra l'agosto 1966 e l'agosto 1967 la Corte d'assise di Firenze con sentenza 6/70 del 14 maggio 1970 condannò in contumacia: Norbert Burger (Austria) all'ergastolo per strage continuata pluriaggravata, vilipendio di cadaveri, danneggiamento aggravato e banda armata; Peter Kienesberger (Germania) all'ergastolo per strage, vilipendio di cadaveri, banda armata, danneggiamento ed attentati; Erhard Hartung (Germania) all'ergastolo per strage e banda armata Egon Kufner (Germania) a 24 anni per strage e banda armata.
Dopo forti pressioni diplomatiche italiane anche l'Austria processò Kienesberger, Hartung e Kufner, che furono però assolti per mancanza di prove. Secondo lo storico Hubert Speckner è da escludere con assoluta certezza che gli attivisti del BAS siano responsabili della strage di Cima Vallona.