Russi (Ròss in romagnolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna.

L'abitato si sviluppò nel Medioevo attorno a una fortificazione dei Da Polenta e fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1688. Nel comune si trovano la villa romana, la Rocca e Palazzo San Giacomo. Il territorio è prevalentemente pianeggiante e a vocazione agricola.

Geografia fisica Dista 17 km da Ravenna, 17 km da Faenza, 20 km da Forlì, 40 km da Cesena.

Storia Antichità L'area di Russi vanta una storia bimillenaria, come attesta l'area archeologica della Villa Romana del II secolo d.C. La ricerca archeologica mostra come la zona fosse interessata da coltivazioni di tipo intensivo.

Dopo le invasioni barbariche il territorio fu progressivamente abbandonato. La mancanza del lavoro di regimentazione idraulica dell'uomo causò il ritorno degli acquitrini e delle paludi.

Medioevo ed età moderna Fin dall'Alto Medioevo faentini e ravennati si scontrarono più volte lungo il confine tra i loro territori. I ravennati, per difendersi dalle aggressioni faentine, costruirono i presidi militari (castra) di Raffanaria, a guardia del fiume LamoneSui resti del castrum Raffanariae nella seconda metà del XVII secolo fu costruito il palazzo San Giacomo., e di Cortina. Nel corso dell'XI e XII secolo Russi era un locus poi una curtis e infine, a partire dal Duecento, una villa (unione di case vicine, villaggio).

Nel 1234, durante una delle frequenti battaglie fra le due città, i faentini espugnarono le due roccaforti lasciando così i ravennati senza difesa.Fabio Pasi (a cura di), Il fiume Lamone. Aspetti storici, Ravenna, Longo, 2000, p. 121. Nel secolo seguente Guido III da Polenta (sesto dei Signori della casata ravennate) fondò un nuovo castrum. Nacque così nel 1371 Russi. Guido da Polenta visse nella fortificazione fino al 1377. Il casato Da Polenta e quello dei faentini Manfredi si disputarono lungamente il controllo dello castrum russiano.

I primi tre decenni del XVI secolo causarono grandi sofferenze alla popolazione; la rocca subì infatti diversi assedi: prima da parte delle truppe del Borgia, poi dalle forze della Lega di Cambrai, infine il tremendo eccidio del 3-4 aprile del 1512 da parte di Gastone di Foix. Ad accrescere le sventure, nel 1527 passarono per il territorio russiano le truppe di Carlo di Borbone dirette a Roma, che occuparono il castello, poi si abbandonarono a saccheggi ed uccisioni.

Dopo varie vicende, Russi nel 1568 ritornò sotto la giurisdizione di Faenza, nello Stato Pontificio, ma riuscì ad ottenere magistrature proprie ed autonomia amministrativa.

Nel 1688 il paese fu quasi interamente distrutto da un terremoto.

Risorgimento e Unità d'Italia Russi fece parte dello Stato della Chiesa fino al 1859, quando i territori della Legazione delle Romagne furono occupati dalle truppe del Regno di Sardegna. Russi annovera alcuni personaggi che furono protagonisti del periodo risorgimentale: i Farini (in testa Domenico Antonio Farini) e i Baccarini diedero alto prestigio al paese e alla nazione in campo politico e sociale, i Babini ed altri in quello economico-industriale, provocando un radicale cambiamento nella vita economica del paese e imponendosi in campo internazionale.

Nei moti del 1831 Russi fu il primo paese di Romagna ad insorgere, ma a fare le maggiori spese di tale insurrezione fu, il 31 dicembre del 1834, lo stesso Farini, che in un'imboscata venne colpito a morte. Da quell'anno fino alla presa di Roma, ben 367 furono le presenze di russiani in moti e guerre per l'indipendenza d'Italia.

L'eredità morale e politica di Domenico Antonio Farini proseguì comunque con il nipote Luigi Carlo, che diventerà più tardi Dittatore dell'Emilia e Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia. Sempre su quelle orme si muoveranno poi il ministro Alfredo Baccarini e Domenico Farini, figlio di Luigi Carlo, Presidente della Camera e del Senato.

Dopo l'unità d'Italia ebbero inizio a Russi nuove attività economiche. Il paese, da centro prevalentemente agricolo, iniziò i primi passi verso l'industria e il commercio (già fiorente in seno alla cittadina dal XVI secolo).

XX secolo e XXI secolo Durante l'alluvione dell'Emilia-Romagna del maggio 2023, una parte del territorio comunale di Russi è stata allagata.

Simboli Lo stemma è stato concesso con regio decreto del 16 giugno 1878 e lettere patenti del re Umberto I del 28 ottobre 1878,L'antico stemma viene descritto: d'azzurro, alla torre d'oro, merlata alla guelfa di sette pezzi, torricellata d'un pezzo non merlato, e fondato sulla pianura erbosa al naturale. con cui viene concesso anche il titolo di Città a Russi, per aver dato i natali a Luigi Carlo Farini, in occasione del ritorno nel paese natale della sua salma.

La torre ricorda la Rocca e compare già in uno stemma dipinto anteriormente al 1520 nella residenza del municipio.

Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Chiesa di Sant'Apollinare - di costruzione settecentesca, è la chiesa del santo patrono cittadino; Pieve di Santo Stefano in Tegurio – Sita nella frazione di Godo, risale all'VIII secolo; Pieve di San Pancrazio - dà il nome al centro abitato omonimo, sito a 4 km da Russi ed ecclesiasticamente in diocesi di Forlì (così come la vicina frazione di Chiesuola). Le due pievi rappresentano splendidi esempi di antica arte religiosa in stile romanico; Chiesa dell'Addolorata - edificata nel XV secolo, è detta anche «dei Servi» poiché appartenne all'ordine dei Servi di Maria. Ricostruita nella seconda metà del XVIII, è affiancata ai resti dell'adiacente convento risalenti al 1482, come pure la prima chiesa. All'interno è conservata la statua settecentesca della Madonna dei Sette Dolori, portata in solenne processione la seconda domenica del mese di settembre in occasione della «Fìra d'j Sët dulur» (vedi Infra).

Architetture civili

Palazzo San Giacomo o Palazzo Rasponi. Il complesso seicentesco, residenza estiva dei conti Rasponi, si erge nei pressi dell'argine del fiume Lamone. Al suo interno si conservano splendidi affreschi a tema mitologico ed allegorico.

Architetture militari Rocca – Fortilizio trecentesco, voluto dalla potente famiglia dei Da Polenta di Ravenna. Dell’antica pianta quadra (con quattro torrioni angolari quadrati, tranne quello posto a nord-est di forma circolare, e il mastio al centro del lato settentrionale), dopo i danni inferti dalle espugnazioni e dai terremoti è giunta ai tempi nostri solo la parte inferiore del mastio. Oggi ospita il Museo Civico. Torrioni - Lungo il percorso dell'antico castrum si possono ammirare ancora oggi alcuni torrioni che ne fortificavano il presidio militare. In particolare, quello di Nord-Est nei pressi dei giardini pubblici che appartenne anche alla nota famiglia Farini, poi donato al Comune e quello di via E. Babini, appartenuto alla ditta F.lli Babini, importante azienda produttrice di cuscini e materassi in penne d'oca fino ai primi decenni del '900. Siti archeologici

Villa romana – In epoca romana l'abitazione fu a capo di un lotto della centuriazione. La sua origine è databile al I secolo a.C.; rimase attiva fino almeno al IV secolo d.C. Riscoperta nel 1939, oggi ne rimangono le fondamenta e i pavimenti a mosaico. Reperti archeologici sono conservati nel museo sito nella Rocca di Russi.

Aree naturali Nel territorio comunale si trova un'area di riequilibrio ecologico dell'estensione di 132 ettari denominata Bacini di Russi e Fiume Lamone. Si tratta di una vasta superficie comprendente la vegetazione ripariale del fiume Lamone, l'area naturalistica attorno alla Villa romana, l'area agricola circostante Palazzo San Giacomo e le vasche dell'ex zuccherificio. Nell'area sono ricompresi i tipici ambienti della bassa pianura russiana: bosco igrofilo, bosco mesofilo, praterie umide e allagate, prato stabile, stagno.

Società Evoluzione demografica

Etnie e minoranze straniere Al 31 dicembre 2023 la popolazione straniera era di 1226 persone, pari al 9,62% dei residenti.

Cultura Musei

Museo civico: riunisce le raccolte che, conservate in diversi luoghi del paese, dal 1997 sono state collocate all'interno della Rocca trecentesca. Nel Museo sono presenti quattro sezioni: la Raccolta archeologica della Villa romana; le «Sale della Città«, le opere opere d'arte della collezione dell'Azienda USL di Ravenna e il Fondo Archivistico “Alfredo Baccarini”. In più, da dicembre 2025 è conservata la raccolta di ocarine del maestro Michele Carnevali («Collezione Carnevali»), composta da oltre 50 strumenti. Museo della vita contadina in Romagna (nella frazione San Pancrazio), che conserva oggetti che documentano la vita rurale nel territorio di San Pancrazio e Russi Raccolta dell'arte campanaria: collezione di campane, unica in regione, formata da oltre 60 esemplari, alcuni dei quali di raro pregio, frutto della passione di un privato cittadino. La raccolta è affiancata da alcuni pezzi di ceramica rustica romagnola.

Gastronomia Piatto tipico di Russi è il bël e cöt, prodotto con muscolo di maiale, golela, testa disossata e cotenna, servito su fette di pane fragrante. Le carni vengono condite con sale grosso, pepe, chiodi di garofano, cannella, noce moscata e zucchero.

La canẽna è un vino novello di prima spremitura, quasi una sorta di mosto fatto con uve di cui si andava perdendo la coltivazione; è aspro ma con un retrogusto dolce tipico del mosto appena spillato; si accompagna in maniera ideale al bël e cöt. Si ricordano le cantine del Palazzo San Giacomo, in cui veniva fatto riposare il vino delle varietà Canena, Trebbiano e Uva d'Oro.

Eventi e manifestazioni Fīra di sët dulūr La Fīra di sët dulūr (Fiera dei sette dolori) è la più antica sagra della provincia di Ravenna. risale, infatti, al XVII secolo, ed era legata all'ordine dei frati Serviti in quel tempo presenti a Russi. Celebrava la Madonna dei sette dolori e venne istituzionalizzata da Innocenzo XI nel 1688.

Si svolge nella terza settimana di settembre e presenta un'ampia offerta di eventi musicali e culturali nonché appuntamenti gastronomici con specialità locali. Il piatto simbolo della sagra è il bël e cöt, una tipicità di Russi.

La festa venne ripristinata, dopo essere stata sospesa nel 1798 su editto di Napoleone Bonaparte, solo nel 1815, con il ritorno della Romagna sotto l'egida pontificia. A quel tempo, la festa era solo religiosa e consisteva in una processione e una questua che serviva a supportare le spese. Nel 1861 il comune riconobbe la Confraternita dei 7 dolori, disponendo che la festa si tenesse nella terza domenica di settembre. Contestualmente gli esercizi di arti e mestieri iniziarono a beneficiare del passaggio della festa religiosa e fiera di paese. In considerazione di ciò, nel 1871 la festa cambiò nome divenendo Fiera di bestiame detta dell'Addolorata; la fiera di bestiame si svolgeva nel Foro Boario. Nel 1877 la festa si sviluppò ulteriormente tanto che venne istituito un treno speciale da Ravenna che portasse visitatori ad assistere alla corsa dei cavalli berberi e agli spettacoli pirotecnici con i fuochi di artificio.

Dopo la sospensione per la prima guerra mondiale venne istituito nell'ambito della fiera il luna park con giostre e tirasegni.

Alla fine della seconda guerra mondiale la festa ha avuto un ulteriore miglioramento e ha cambiato ancora nome da Fiera dell'Addolorata a Fīra di sët dulūr. Ad arricchire la parte spettacolare si è iniziato a rappresentare grandi opere ed operette all'interno del teatro, mentre hanno continuato a tenersi le corse di cavalli berberi e la mostra del bestiame che è stata soppressa dagli anni ottanta.