Sacrofano (Scrofano fino al 1928) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Roma Capitale, nel Lazio.

Geografia fisica Sacrofano sorge sulle pendici del Monte Musino, sul margine della caldera dell'antico vulcano di Sacrofano, uno dei principali centri eruttivi del distretto vulcanico sabatino. Quest'ultimo costituisce parte di un più vasto complesso vulcanico sviluppatosi tra il mar Tirreno e il monte Soratte, la cui attività si è protratta approssimativamente da 600 000 a 40 000 anni fa.

Territorio Il territorio comunale si estende per (2 852 ettari), dei quali circa il 97% ricade in aree naturali protette gestite da enti pubblici e collettivi. In particolare, 2 373 ettari appartengono al Parco regionale di Veio, 197 ettari all'Università Possidenti di Bestiame di Sacrofano e 190 ettari all'Università Agraria di Sacrofano.

L'ampia presenza di superfici boscate e aree sottoposte a tutela ambientale determina una densità abitativa relativamente contenuta rispetto alla media regionale. Sebbene il comune confini direttamente con Roma, il suo territorio non è interessato dal fenomeno della conurbazione che caratterizza numerosi altri centri dell'area metropolitana della Capitale.

Orografia L'assetto geomorfologico del territorio è strettamente legato all'attività del vulcano di Sacrofano, la cui fase principale risale a circa anni fa. Le eruzioni produssero estesi depositi piroclastici e colate di materiali vulcanici che costituiscono ancora oggi il substrato geologico dell'area.Donatella De Rita, Il Vulcano di Sacrofano, IRECO, 1995.

Tra i principali prodotti vulcanici si annoverano: il tufo stratificato varicolore di Sacrofano, localmente noto anche come peperino semilitoide; il tufo giallo di Sacrofano; i depositi di ignimbrite, considerati tra i primi prodotti eruttivi del vulcano.

Nel territorio comunale sono inoltre presenti manifestazioni di vulcanismo secondario, tra cui alcune solfatare, il cui caratteristico odore sulfureo è ancora percepibile in diverse aree poste a nord del centro abitato.

Sacrofano riveste un notevole interesse mineralogico poiché nel suo territorio sono state identificate per la prima volta numerose specie minerali. Nella località di Valle Bianchella sono state rinvenute la sacrofanite,https://www.mindat.org/min-3498.html la biachellaite,https://www.mindat.org/min-32621.html la giuseppettite,https://www.mindat.org/min-1703.html la marinellite,https://www.mindat.org/min-25638.html la kircheritehttps://www.mindat.org/min-39877.html e la steudelite.https://www.mindat.org/min-55454.html Nell'area di Monte Cavalluccio, rilievo situato sul bordo settentrionale della caldera al confine con Campagnano di Roma, sono invece state scoperte la peprossiite-(Ce), l'alloriitehttps://www.mindat.org/min-29546.html e la mottanaite.https://www.mindat.org/min-10798.html

Idrografia Gran parte del territorio comunale appartiene al bacino idrografico del fosso della Torraccia, corso d'acqua che confluisce nel Tevere in corrispondenza dell'abitato di Prima Porta, a una quota di circa 17 metri s.l.m..

Clima Secondo la classificazione climatica dei comuni italiani, Sacrofano ricade nella zona D con 1 751 gradi giorno. Il clima è di tipo temperato, caratterizzato da estati generalmente calde e asciutte e da inverni freschi, umidi e moderatamente piovosi, risentendo sia della vicinanza del mar Tirreno sia dell'altitudine del territorio.

Origini del nome L'antica denominazione dell'abitato era Scrofano, attestata nelle fonti storiche almeno dall'età medievale.Antonio Nibby, Delle vie degli antichi, p. 69. L'etimologia del toponimo è tradizionalmente ricondotta a diverse interpretazioni, alcune delle quali di carattere leggendario. Una di esse collega il nome alla presenza di una scrofa, animale che compare anche nello stemma comunale.

Secondo un'altra interpretazione, il nome deriverebbe invece dall'espressione latina Sacrum Fanum ("tempio sacro" o "luogo sacro"), con riferimento a un antico santuario che sarebbe sorto sul Monte Musino e attorno al quale si sarebbe sviluppata la comunità. Tale ipotesi è stata più volte richiamata dalla tradizione locale, sebbene l'origine del toponimo non sia stata definitivamente accertata.

Storia L'area dell'attuale territorio comunale di Sacrofano appartenne originariamente allager Veientanus, il territorio della città etrusca di Veio, situandosi nella sua estremità settentrionale. In età etrusca il territorio era attraversato da una fitta rete viaria, in larga parte riutilizzata anche durante il periodo romano, lungo la quale sorsero numerosi insediamenti rurali. Dopo la conquista romana questi furono progressivamente affiancati o sostituiti da numerose ville, distribuite prevalentemente sui versanti collinari.

Posto tra la via Cassia e la via Flaminia, il territorio era attraversato da un'importante arteria di collegamento tra la Flaminia e la strada che risaliva la valle del Tevere verso Capena, funzionale ai numerosi insediamenti agricoli della zona. Gran parte delle ville romane fu progressivamente abbandonata tra il V e il VI secolo, nel quadro della trasformazione dell'insediamento rurale dell'Italia centrale.

Nel 780, durante il pontificato di papa Adriano I, il territorio venne incluso nella domusculta Capracorum, una vasta azienda agricola ecclesiastica comprendente fundi, massae e casalia. A questo periodo risale anche una delle più antiche attestazioni documentarie del toponimo, nella forma fundus Scrofanum. Dal 775 il fondo apparteneva inoltre ai possessi della chiesa di Santa Maria in Cosmedin.

Tra il X e l'XI secolo il territorio fu interessato dal fenomeno dell'incastellamento, con la costruzione di nuclei fortificati destinati alla difesa della popolazione e al controllo della viabilità. Resti di tali insediamenti sono stati individuati in località Pian di Lalla e sul Monte Musino, in posizione strategica presso l'incrocio delle principali direttrici di comunicazione. Nel 1027 il castello di Sacrofano apparteneva alla diocesi di Selva Candida e le fonti documentarie attestano l'esistenza di diverse chiese in Scrofano.

Nella seconda metà del XIII secolo il castello appartenne ai prefetti di Vico; successivamente passò ai Savelli e quindi ai Nardoni. Durante il pontificato di Gregorio XI (1370-1377) il feudo entrò nei possedimenti degli Orsini, che lo mantennero per quasi tre secoli, fatta eccezione per il periodo della signoria dei Borgia, tra il 1503 e il 1516. Nel 1560 Sacrofano fu incluso nel ducato di Bracciano, mentre nel 1662 Flavio Orsini cedette il feudo alla famiglia Chigi, sotto la cui giurisdizione rimase fino alla fine dell'ancien régime.

Nel corso del XVIII secolo il borgo conobbe una fase di sviluppo urbanistico promossa dalla famiglia Chigi, che intervenne sul tessuto edilizio medievale con opere di sistemazione degli accessi al centro abitato, il consolidamento delle mura e la realizzazione di nuovi edifici civili e religiosi. A questo periodo risalgono anche diversi interventi che contribuirono a conferire al centro storico l'aspetto in gran parte conservato ancora oggi, caratterizzato da abitazioni in tufo, vicoli, archi e passaggi coperti.

Con la fine del Stato Pontificio, in seguito alla presa di Roma del 1870, Sacrofano fu annesso al Regno d'Italia. Il nuovo ordinamento amministrativo favorì una graduale modernizzazione del centro abitato, pur mantenendo il paese una spiccata vocazione agricola e pastorale. Per tutto il XIX secolo e nei primi decenni del XX l'economia locale continuò infatti a fondarsi prevalentemente sulla cerealicoltura, sull'olivicoltura, sull'allevamento e sullo sfruttamento dei boschi.

Nel 1928, per effetti del Regio Decreto n. 2088 del 17 agosto, l'antica denominazione ufficiale di Scrofano venne modificata nell'attuale Sacrofano, forma già da tempo diffusa nell'uso comune e nella tradizione locale.

Durante la seconda guerra mondiale il territorio comunale non fu interessato da operazioni militari di particolare rilievo, ma risentì delle difficoltà economiche e sociali comuni all'Agro Romano. Nel secondo dopoguerra il paese conobbe un progressivo incremento demografico e una graduale espansione edilizia, favorita dalla vicinanza con Roma, pur conservando il nucleo storico medievale e gran parte del paesaggio agricolo circostante.

Un'importante svolta nella tutela del territorio si ebbe con l'istituzione del Parco di Veio, avvenuta con la legge regionale del Lazio n. 29 del 1997. La maggior parte del territorio comunale ricade infatti all'interno dell'area naturale protetta, che salvaguarda il patrimonio naturalistico, geologico, archeologico e storico dell'antico ager Veientanus.

Nel corso del XXI secolo Sacrofano ha consolidato il proprio ruolo di centro residenziale dell'area metropolitana romana, coniugando la crescita urbanistica con la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico e ambientale. Il borgo medievale è stato interessato da interventi di recupero e riqualificazione, mentre il territorio comunale è divenuto meta di attività escursionistiche, cicloturistiche ed equestri legate ai percorsi del Parco di Veio e del Monte Musino.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone comunali sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga del 17 aprile 1990.

Attuali Stemma

Gonfalone

Bandiera La bandiera è un drappo rettangolare partito di giallo e di verde, caricato dallo stemma comunale, al di sotto del quale campeggia la denominazione istituzionale in caratteri latini neri.

Desueti

Fin dagli anni 1920 era segnalato l'utilizzo da parte del Comune di uno stemma così formato: un monte boscoso sormontato da un tempietto circolare, il tutto al naturale, al Capo d'azzurro con l'epigrafe aurea FSHM, iniziali delle parole Fanum Sacrum Herculi Musino, in ossequio al mito di fondazione della località, per il quale la comunità si sarebbe sviluppata attorno a un edificio di culto costruito sul monte Musino. Il tutto era cimato da una corona turrita e, per legge, dal Capo del Littorio.

Nel 1934, la circolare prefettizia n. 19661/Gabinetto dell'11 dicembre autorizzò formalmente il Comune a fregiarsi del gonfalone, e quindi anche del suddetto stemma, che vennero codificati circa un anno dopo con delibere del podestà.

Due anni dopo, nel 1937, il Comune tuttavia chiese alla Consulta araldica di poter apportare alcune modifiche all'arma, definita non sufficientemente rappresentativa e storicamente inaccurata:

Non vi sono tuttavia elementi per stabilire se tale variazione dello stemma sia poi stata concessa o meno.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa di San Giovanni Battista. Documentata sin dal 1027 con il titolo di San Giovanni in Scrofano, l'attuale edificio risale al XII secolo e fu profondamente rimaneggiato nel XV secolo. Conserva un campanile in blocchi di tufo con cornici in laterizio, databile al XIV secolo, un altare marmoreo del 1515 contenente reliquie attribuite a san Giustino e una campana fusa nel 1357, successivamente danneggiata nel 1799.

Chiesa di San Biagio. Costruita nella seconda metà del XV secolo, fu trasformata nel XVIII secolo, quando vennero realizzati il soffitto ligneo a cassettoni dorati e il ciclo di tele raffiguranti episodi della vita e dei miracoli del santo titolare. È la chiesa parrocchiale del paese.

Santuario della Madonna della Grotta, edificio di culto situato poco fuori dal centro abitato e meta della tradizionale devozione mariana locale.

Architetture civili Tra le principali architetture civili figura il Palazzo Placidi-Serraggi, costruito nel 1707 in forme tardo-barocche. Il palazzo, legato alle famiglie Placidi e Serraggi, imparentate con i Chigi, presenta sulla facciata principale lo stemma araldico della casata, con la quercia e l'aquila, accompagnato dalla data di costruzione.

Architetture militari