La canzone italiana è un genere di canzone della penisola italiana.

Storia La storia della canzone italiana viene comunemente fatta iniziare dagli storici alla metà del XIX secolo, con la pubblicazione di Santa Lucia di Teodoro Cottrau ed Enrico CossovichAngelo Forgione, Napolitiamo (Magenes, 2025), pg. 88: "Morto il franco-napoletano Guglielmo nel 1847, la sua attività editoriale e musicale fu ereditata dal figlio Teodoro Cottrau, colui che, un anno dopo, compose la musica di una dolce romanza, celebrativa del rione marinaro di Santa Lucia e della gioia provata da tutti nelle uscite serali in barca per godere appieno della bellezza del Golfo, il cui testo in napoletano fu scritto dal barone Michele Zezza con titolo Lo varcajuolo de Santa Lucia. Pubblicata nel 1849, un anno dopo ne fece una versione in italiano letterario il poeta Enrico Cossovich, lanciando Santa Lucia, canzone che finì per avere un inaspettato successo internazionale. Di fatto, così – e bene lo sanno critici e storici di settore – la Canzone napoletana d’autore, nella fattispecie una cosiddetta barcarola, partorì la Canzone italiana.": pur trattandosi di una traduzione di una barcarola originariamente scritta in napoletano, questo brano appare come il primo tentativo in assoluto di armonizzare (sia dal punto di vista della melodia, sia dal punto di vista del testo) la tradizione musicale colta con quella di matrice popolare.

A differenza di altri paesi, come la Francia (dove le radici del vaudeville derivarono dalla chanson del Cinquecento) o la Germania (con il suo particolare connubio fra musica e poesia, il lied),. in Italia per molti anni si è mantenuta una netta separazione fra le composizioni derivanti dalla cosiddetta musica colta (come le romanze da salotto o le operette) e le canzoni popolari in dialetto. In particolare, le tradizioni musicali locali hanno avuto molta difficoltà a superare il proprio confine territoriale, con le significative eccezioni della canzone napoletana. e, in forma molto minore, di quella romana e milanese.. La separazione fra i due stili iniziò ad attenuarsi solo a cavallo fra XIX e XX secolo (anche con l'influenza del café-concert francese) e poté dirsi superata solo con la fine della prima guerra mondiale....

Le tradizioni popolari pre-unitarie La ricerca storica sulla musica popolare ha individuato più tipologie di canzonette e tradizioni lungo la penisola italiana, che possono essere suddivise in due grandi gruppi: la tradizione "gallo-italica" dell'Italia settentrionale, che ha forti influenze francesi e che è perlopiù basata sul canto sillabico e su «narrazioni cantate di singole vicende di carattere vario (tragico, amoroso, magico, ecc.)», e la tradizione dell'Italia centrale e meridionale, più legata al canto melismatico, con composizioni «di natura lirica, descrittiva, che lascia largo spazio alla soggettività dell'interpretazione», sebbene i temi e le parole varino di regione in regione..

La più antica canzone locale di cui si ha traccia è La donna lombarda, una composizione che lo storico Costantino Nigra fa risalire al V secolo e la cui genesi viene attribuita alla storia di Rosmunda, regina dei Longobardi che uccise suo marito Alboino per vendetta e per aiutare il suo amante Elmichi a usurpare (senza successo) il trono... Le prime tracce della tradizione centro-meridionale invece risalgono al XII-XIII secolo con La ienti de Sion, un'elegia giudeo-italiana che veniva solitamente intonata durante il digiuno di Tisha b'Av di probabile origine marchigiana,. e Turiddu, chi si' beddu, chi si' duci, un'ottava siciliana molto probabilmente opera di un cantastorie e raccolta per la prima volta a Partinico..

Riguardo alle singole tradizioni, nel Nord Italia si va dal trallalero corale e di compagnia in Liguria ai canti narrativi delle zone di confine occitane e valdostane, dalle canzoncine legate a un personaggio o a un evento locale di Piemonte e Lombardia alle villotte del Triveneto ai canti popolari emiliani, legati alla tradizione della pianura Padana. L'Italia centrale è l'area dello stornello, che viene declinato in più forme in Toscana (dove viene chiamato rispetto), in Umbria e in Abruzzo (dove prende il nome di canzune o di canzune suspette, qualora assuma la forma di "dispetto" verso qualcuno), ma anche dei canti in ottava rima toscani, del canto corale il bei (tipico della zona del Monte Amiata e molto simile al trallalero ligure) e del vatocco polivocale delle Marche, dell'Umbria e dell'Abruzzo. Scendendo verso l'Italia meridionale, si va dal saltarello ballato tipico del basso Lazio, che si trasforma in tarantella in Campania e Puglia e in pizzica nel Salento, ai canti contadini lucano-calabresi, per finire ai canti dei carrettieri siciliani e alla varietà sonora della Sardegna, dai tenores barbaricini alla tasgia della Gallura, ai muttos, muttettos e battorina..

La canzone napoletana

Una delle prime testimonianze di canto popolare napoletano è il Canto delle lavandaie del Vomero, una prima forma di villanella (o "canto agreste") risalente all'incirca al XIII secolo. Il genere rappresentò un esempio di musica polifonica italiana, su cui si esercitarono vari compositori illustri come Orlando di Lasso, Claudio Monteverdi e Giulio Caccini. e fu in seguito riadattato a un modo di cantare più popolare, assorbendo alcuni aspetti formali e stilistici dell'opera buffa del XVIII secolo e acquisendo l'accompagnamento di strumenti a fiato e a percussione.. Altro grande filone della tradizione musicale meridionale è la tarantella, la cui nascita viene fatta risalire alla metà del XVII secolo in Puglia e che ebbe la sua definitiva consacrazione lungo il XVIII secolo proprio a Napoli..

È il XIX secolo, tuttavia, a segnare lo sviluppo della canzone napoletana come la conosciamo oggi, anche grazie al lavoro di recupero delle vecchie melodie (come Michelemmà, Cicerenella, 'O guarracino) svolto da Guglielmo Cottrau nella prima metà del secolo.. Il definitivo passaggio alla forma moderna avvenne fra il 1835 e il 1839 con Te voglio bene assaje, scritta da Raffaele Sacco e la cui musica viene attribuita a Gaetano Donizetti: il successo del brano fu tale da far registrare la vendita di oltre 180.000 spartiti e da diventare una vera e propria ossessione, riportata da tutti i cronisti dell'epoca. Fu inoltre proprio grazie a questo brano che nacque la tradizione di presentare alla Festa di Piedigrotta le nuove canzoni dell'anno, in quella che poi con gli anni diventerà una vera e propria competizione musicale e che, dopo una breve sospensione dal 1861 al 1876, permetterà la consacrazione di successi come Funiculì funiculà, 'E spingule francese e 'O sole mio,. ma anche dei loro autori più famosi come Francesco Paolo Tosti, Salvatore Di Giacomo, Mario Pasquale Costa, Salvatore Gambardella, Libero Bovio, Ernesto Murolo, Giovanni Capurro ed Eduardo Di Capua...

Al principio del Novecento, la canzone napoletana ebbe enorme successo sui palcoscenici d’America con i tenori Ferdinando De Lucia e, soprattutto, Enrico Caruso. La tradizione partenopea fu portata a Sanremo al principio degli anni Trenta con una rassegna natalizia dedicata che si svolse nel salone delle feste del Casinò intitolata Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi. L'evento fu ripreso dalle cineprese del regime fascista

La canzone romana

Le prime tracce della canzone romana si hanno intorno al XIII secolo con un brano dal titolo Sonetto (anche conosciuto come Bella quanno te fece mamma tua), che diventerà poi proprio il nome dato dal popolo alla tradizione musicale romanesca.. Il tipo di melodia che accompagna questa tradizione lungo i secoli «si è mantenuta senza cambiamenti essenziali e si può affermare che è l'unica che rappresenti incorrotta l'espressione del popolo romano», secondo il compositore Alessandro Parisotti..

Il 1890 è convenzionalmente ritenuto l'anno di nascita della canzone romana moderna, con la creazione di Feste di maggio (scritta da Giggi Zanazzo, considerato il padre della canzone romana moderna,. e musicata da Antonio Cosattini) e resa pubblica in occasione del primo concorso di bellezza per giovani romane,. istituito per celebrare i vent'anni dalla Breccia di Porta Pia. Il successo del brano destò interesse nell'ambiente artistico romano, al punto che nel 1891 gli editori Pietro Cristiano ed Edoardo Perino bandirono i primi due concorsi di canzoni romanesche. La tradizione del concorso si stabilì presto, legandosi alla Festa di San Giovanni (molto sentita dai Romani), e proseguì senza interruzioni fino allo scoppio della seconda guerra mondiale...

Dal Risorgimento alla Prima guerra mondiale L'evoluzione della canzone italiana proseguì su vari percorsi lungo il XIX secolo, sia nelle sue forme più "alte" e ricercate", sia nelle sue forme più popolari e dialettali. Per esempio, la diffusione e il trionfo dell'opera fra tutti i ceti sociali portò le arie più famose (quasi tutte scritte in italiano) sulla bocca di tutti, tanto da essere canticchiate come veri e propri brani musicali. Da questa moda derivò lo sviluppo della romanza, una forma operistica che poteva essere eseguita anche da una voce sola e che vide in compositori come Francesco Paolo Tosti, Ruggero Leoncavallo, Salvatore Gambardella, Luigi Denza e Michele Costa alcuni dei migliori esempi di produzione italiana.. La romanza fu a suo modo una testimonianza del rapporto biunivoco fra la tradizione popolare e quella "alta",. se non addirittura della «progressiva – ma rapidissima – diluizione dell'antico patrimonio musicale popolare [...] nei codici del melodramma e delle romanze da salotto».. Il successo di alcune di queste opere fu anche aiutato dalla nascita delle tecniche di registrazione (innanzitutto su cilindro di cera e poi su dischi di ceralacca), che permisero la nascita di un vero e proprio mercato discografico, di cui Enrico Caruso fu una delle prime "star"...

Contemporaneamente, l'esempio francese dei caffè-concerto o cafés chantants andava diffondendosi nei principali centri della penisola (Napoli, Roma, Trieste, Torino e Milano): se al settentrione l'influsso francese e austriaco era più forte, al Sud i locali musicali permisero una migliore diffusione della canzone di tradizione più popolare e in particolare della canzone napoletana. Al contrario però di quanto avveniva oltreconfine, dove si manteneva un certo equilibrio fra intrattenimento e gusto, in Italia gli spettacoli vennero quasi da subito incentrati su «un'immagine peccaminosa della bellezza femminile»,. sul doppio senso e la provocazione. È anche in questo contesto che, a Napoli nel 1875, nacque 'A cammesella, una riedizione di un'antica filastrocca popolare napoletana che racconta la pudicizia e le resistenze di una moglie alla prima notte di nozze (e che, a suo modo, fu anche il primo precursore dello spogliarello), mentre a Roma qualche anno più tardi Maria Borsa inventò e Maria Campi perfezionò la "mossa", esasperazione dell'oscenità dei gesti popolari...