Noventa Padovana (Noénta in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Padova in Veneto, parte integrante dell'area metropolitana del capoluogo.

Con un reddito medio (dichiarato) di 25.808 € per abitante nel 2019, Noventa risulta il comune più benestante della provincia superando anche il capoluogo; inoltre è l'ultimo comune della Riviera del Brenta partendo da Venezia.

Geografia fisica

Situata a otto chilometri ad est dal centro di Padova, Noventa rappresenta una vera e propria cintura tra la vicina città e la Riviera del Brenta. Posizione geografica, comunanza di vicende storiche e, soprattutto, la presenza di un gruppo di ville venete di grande rilievo rendono, infatti, Noventa l'ultimo paese della Riviera, posto a chiusura dell'itinerario suggestivo che dalla Laguna di Venezia giunge a Padova.

La presenza di ville nel territorio ne ha notevolmente condizionato lo sviluppo urbanistico: Noventa, infatti, non ha un vero e proprio centro e la popolazione si addensa sia nei pressi di Camin e Ponte di Brenta, a ridosso di Padova, sia verso Stra con il quartiere Oltrebrenta.

Origini del nome Il toponimo Noventa, presente nelle testimonianze medievali padovane a partire dal 918, sembra richiamare il termine latino Nova o Novale, ovvero terra di recente messa a coltura, proprio per via delle bonifiche effettuate in quell'epoca nelle zone paludose del Brenta.

Storia In origine Noventa era un villaggio rurale soggetto alla vicina Padova e la sua fondazione, probabilmente, risale al periodo in cui queste terre erano abitate dagli Eneti. Dai documenti è accertato che, fino al 1400, il territorio era compreso fra i beni dei canonici della cattedrale di Padova.

Nei secoli XI e XII Noventa fu un porto fluviale di particolare importanza nei collegamenti con Venezia, soprattutto dopo l'escavazione del Canale Piovego, compiuta dal libero comune di Padova tra il 1209 e il 1210, e la costruzione del ponte sul canale. Si trattava di ponte a singola arcata, secondo l'uso medievale, e si trovava al termine di un piccolo bacino a bottiglia in cui stavano infisse le bricole, pali di legno riuniti a due o a tre, tipici della Laguna veneta. Nel 1919 fu eretto l'attuale ponte con le chiuse, e il vecchio cadde in disuso finché fu demolito: resti dei gradini di accesso si possono scorgere lungo l'argine sinistro.

Inoltre, la famiglia padovana dei Dalesmanini vi possedeva un castello, che fu probabilmente dimora di Isabella, moglie dell'imperatore Federico II di Svevia. Nel 1239, infatti, il sovrano, ospite per alcuni mesi dei Padovani, si dilettava in battute di caccia proprio a Noventa. La sua posizione, la presenza di corsi d'acqua e la fertilità delle terre attirarono indubbiamente molti facoltosi esponenti della nobiltà padovana, basti pensare che nel XIV secolo il maggior proprietario terriero era Enrico Scrovegni, uomo d'affari e banchiere legato alla cappella omonima affrescata da Giotto. Egli aveva acquistato i possedimenti un tempo appartenuti ai Dalesmanini ma, nel 1331, quando fu esiliato a Venezia, il suo feudo fu ceduto al veneziano Niccolò Foscari.

Il Trecento fu un secolo di guerre, carestie e pestilenze, a tal punto che una profonda crisi demografica mise a rischio l'esistenza stessa dell'abitato. Tuttavia la tendenza cambiò radicalmente dopo la cessione di Padova a Venezia: nel 1405 le proprietà dei Carraresi furono vendute all'asta, i patrizi Veneziani spostarono i loro interessi dal Mare alla terraferma, privilegiando le proprietà lambite dalle acque del Brenta che garantivano comunicazioni rapide con la Serenissima. Rifiorirono allora, traffici e coltivazioni, mentre il porto, documentato sin dal 1095, recuperò l'importanza originaria. Sorsero proprio in quel periodo le prime ville, legate alla funzione economico-agraria: la loro fioritura proseguì dal Cinque al Settecento, lasciando alcuni splendidi esempi ancora oggi apprezzabili. Erano edifici di pietra che, come scrisse il veneziano Marin Sanudo, si distinguevano alquanto dalle modeste abitazioni di legno o di paglia (i cosiddetti casoni) in cui vivevano i contadini e gli allevatori. Oltre al corso del Brenta venne sfruttato anche il Canale Piovego, che, comunque, rivestì un ruolo secondario.

Nel Settecento Noventa godette di una fama addirittura europea per la comodità della villeggiatura, che aveva luogo in ville sfarzose appartenenti alla più esclusiva nobiltà veneziana. Il burchiello era, infatti, un'imbarcazione che consentiva un rapido collegamento tra Padova e Venezia attraverso il Brenta. In quell'epoca a Noventa prese piede anche una tradizione culturale di alto livello, come riflesso dei centri vicini di Padova e Venezia. In una villa fu ospite lo scrittore e letterato Gasparo Gozzi, che ricorda il suo soggiorno in varie lettere: Melchiorre Cesarotti risiedette qui almeno nel 1789.

Nella seconda metà del secolo fu attivo anche un rinomato "Collegio dei Nobili", diretto dall'abate veneziano Giovanbattista Garganego: esso ospitava un laboratorio di fisica sperimentale, che nel 1796 passò al seminario padovano. Fu forse allievo di questa scuola Angelo Agnoletto, teologo e latinistaIl Veneto paese per paese, Bonechi Edizioni, gennaio 2008..

In un'ordinanza del Regno d'Italia, datata 25 marzo 1807, si prescrive che il Dipartimento del Brenta è suddiviso in Distretti, Cantoni e Comuni, comprendenti una o più località circonvicine.Noventa, come stabilito in un Decreto di Napoleone del 28 settembre 1810., era un comune appartenente al distretto di Padova del Dipartimento del Brenta, che sotto la dominazione austriaca assunse l'attuale denominazione di Provincia di Padova, subendo lievi variazioni territoriali. I comuni della Riviera del Brenta, fino ad Oriaco (attualmente frazione di Mira), furono, invece, assegnati al Dipartimento dell'Adriatico, che in seguito prese il nome di Provincia di Venezia.

In seguito all'escavazione del Taglio di San Vito, avvenuta nel 1854E. Cenghiaro, Guida Breve da Padova alla Laguna, vol. II: Dal Portello a Valle Millecampi, Tracciati Edizioni, Padova, 2014., il Brenta assunse il corso attuale: fino ad allora, tra Ponte di Brenta e Stra, il fiume scorreva lungo l'attuale confine comunale con Vigonza, separando l'abitato di Noventa da quello di San Vito. L'alveo giungeva, dunque, quasi in prossimità del centro urbano, sul retro delle ville Valmarana e Todeschini.

Nell'Ottocento risiedevano a Noventa Pierluigi Mabil, nella casa Bruzzo, professore di lettere all'Università di Padova, e Giovanni Santini, nella villa Saccomani, astronomo e matematico insigne, a cui è stata intitolata la scuola media. Nel periodo in cui fu sindaco, dal 1866 al 1875, Santini istituì la scuola elementare comunale.

La denominazione ufficiale di Noventa Padovana risale al 1867, anno dell'annessione del Veneto al Regno d'Italia che, con il regio decreto dell'11 agosto la distinse dagli omonimi comuni di Noventa Vicentina e Noventa di Piave. Il toponimo odierno è comunque conferma dell'antica denominazione in uso nei secoli XVII e XVIII di Noventa sotto Padova.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR dell'8 dicembre 1959.

Dalla descrizione araldica dello stemma comunale si possono evincere i simboli di Noventa: la ruota che indica la navigazione fluviale; la Villa Giovannelli che rinvia alla ricchezza storico-artistica del territorio; le acque azzurre e specchianti del canale Piovego che costituisce un'importante via di comunicazione tra Padova e Venezia.

Il gonfalone è un drappo di bianco.

Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa parrocchiale Punto di incontro della comunità, la chiesa parrocchiale di Noventa viene nominata per la prima volta nel 1203, mentre nel 1267 si incontra la titolazione a san Pietro. Soltanto tre secoli dopo, nel 1572, in occasione della visita pastorale del vescovo Ormaneto, la si trova citata come parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. Nel 1747 il tempio fu ricostruito e, nel 1749, fu consacrato dal cardinale Rezzonico, che diventerà successivamente papa Clemente XIII.

L'edificio, tra i più monumentali della Riviera del Brenta, richiama lo stile dell'architetto veneto Giorgio Massari, autore di alcune ville di Noventa, tra cui Villa Giovannelli. La facciata, tipicamente settecentesca, sfoggia un ampio frontone e un alto ordine di lesene. Le statue sono attribuite a Pietro Danieletti; gli angeli a uno dei Bonazza. All'interno, sopra la cappellina battesimale, è conservata una statua raffigurante la Madonna col Bambino di Giovanni Bonazza, il fondatore di una prolifica scuola di scultura veneta settecentesca. Un'altra opera di pregio è il Crocifisso, tardo seicentesco, situato nell'anti-sacrestia, legato ad un antico culto del paese e proveniente, secondo la tradizione, dall'oratorio di una villa non più esistente, dove fu benedetto san Gregorio Barbarigo. Il monumentale altare maggiore è opera del Danieletti, come le statue della facciata.

Il campanile appartiene a un'epoca posteriore: fu fatto erigere dal parroco monsignor Giuseppe Moda tra il 1854 e il 1857, su una parte a torre precedente, in stile moresco, con motivi gotico-veneziani. Per la sua altezza (56 metri) e originalità è divenuto un elemento caratteristico del paesaggio di Noventa.

Oggi la parrocchia di Noventa dispone di diversi sacerdoti, alcuni non titolari nella parrocchia, ma con ruoli importanti altrove. Un esempio è monsignor Federico Giacomin, che fu cappellano della chiesa Santi Pietro e Paolo, e che dal 2015 è direttore della casa spirituale Villa Immacolata a Torreglia.

Fornace Morandi Situata nel quartiere Noventana, la fornace Morandi, oggi sito di archeologia industriale, era uno stabilimento che produceva coppi e laterizi fino alla fine degli anni cinquanta, inserito in un'area di 3,3 ettari. Dell'edificio originario, realizzato alla fine dell'Ottocento, restano attualmente soltanto il forno, parzialmente conservato, e la ciminiera. Nucleo centrale della fornace era il forno, in origine di tipo ellittico Hoffmann, una tecnologia che trovò largo impiego sul finire del secolo. A differenza del forno di Mestrino, quello di Noventa fu meccanizzato troncandone le teste ed aggiungendone una parte ulteriore, in modo da consentirne l'utilizzo non più con il classico ciclo a rotazione ma in linea. Per questa ragione i due tunnel paralleli rimasti non corrispondono appieno all'originale ellittico. La stessa ciminiera oggi appare più corta di un tempo: ciò testimonia il passaggio dal tiraggio naturale a quello forzato, che richiedeva una minore lunghezza della canna.

Ville

Villa Loredan Bragadin Gallini Saccomani Situata a destra della chiesa di Noventa Padovana, è una villa di chiara origine cinquecentesca. La facciata principale presenta forme molto semplici con fasce marcapiano, finestra centrale centinata, un cornicione aggettante e una breve scalinata che conduce al piano rialzato. Il parco si estende a nord-est della villa ed è ricco di aiuole, ornate da statue, e di alberi secolari. La villa fu restaurata nella seconda metà del XVIII secolo e la sala principale è decorata da sobri stucchi e in una stanza laterale le sovrapporte sono impreziosite da bassorilievi raffiguranti pappagalli giallo-verdi. Dal 1844 al 1877, la villa fu residenza dell'illustre astronomo Giovanni Santini che ricoprì la carica di sindaco del comune dal 1866 al 1875. Attorno al 1850 egli fece erigere una torretta per le osservazioni astronomiche dello scienziato.

Villa Grimani Vendramin Calergi Valmarana