Il campanile del duomo di Gaeta è situato alle spalle dell'edificio, in piazza papa Gelasio, prospiciente il golfo della città. In stile romanico con forte influsso arabo-normanno, è alto 57 metri, venne edificato a partire dal 1148 e fu terminato nel 1279 con la costruzione del torrino apicale.

Storia

Quando, tra la fine dell'VIII secolo e il IX la sede vescovile di Formia venne definitivamente spostata a Gaeta, l'antica chiesa di Santa Maria del Parco venne elevata al rango di cattedrale e, a partire dal 842, ospitò le reliquie del patrono sant'Erasmo, che fino ad allora erano state presso la cattedrale formiana, che venne degradata al rango di semplice chiesa. A partire dal regno degli ipati Giovanni I (867-933) e Docibile II suo figlio (933-954), la chiesa di Santa Maria del Parco venne ampliata, e nuovamente dopo il 978, per venire infine consacrata il 22 gennaio 1006 da papa Pasquale II. L'edificio aveva assunto una conformazione basilicale a tre navate (delle quali quella di sinistra, più antica, con pianta irregolare a forma di trapezio) con orientamento lungo l'asse nord-sud (opposto a quello attuale) e l'ingresso rivolto verso il golfo.

Nel 1148 il monaco della chiesa di Sant'Erasmo a Formia, Pandolfo Palagrosio, donò un terreno adiacente alla cattedrale e prospiciente l'antico foro (l'attuale piazza Cavallo), per costruirvi una torre campanaria, come riportato in un documento del Codex diplomaticus cajetanus:

Lo stesso anno sarebbe cominciata la costruzione di una grande torre campanaria a partire dal massiccio basamento, per il quale furono utilizzati i blocchi del rivestimento marmoreo del mausoleo di Lucio Sempronio Atratino. La base venne ideata cava al suo interno, così da poter costituire l'accesso monumentale alla retrostante cattedrale, funzione che assolse fino alla ricostruzione successiva al terremoto del giugno 1213, nell'ambito della quale venne capovolto l'orientamento della chiesa.

L'architetto del campanile fu il magister Nicolangelus Romanus, oppure Nicola d'Angelo o più propriamente Angelo di Nicola, il cui nome è riportato in un'iscrizione sulla chiave di volta dell'arco ogivale posto tra le due campate interne del basamento. Egli apparteneva a una nota famiglia di marmorari romani, il cui capostipite fu Paulus vir Magnus, attivi nel XIII secolo nel Lazio e anche a Roma, dove Nicola d'Angelo, con il quale è ipoteticamente identificabile il Nicolangelus di Gaeta, collaborò con Pietro Vassalletto nella realizzazione della colonna del cero pasquale della basilica di San Paolo fuori le mura.

La costruzione del campanile proseguì per tutta la seconda metà del XII secolo e terminò nel 1174; Soltanto nel 1279, essendo vescovo di Gaeta Bartolomeo Maltacea, venne realizzato e portato a termine nell'arco dello stesso anno il torrino apicale di coronamento, come riportato in una lapide in lingua latina attualmente esposta all'interno del torrino stesso e originariamente posta all'ingresso della torre:

Successivamente il campanile non subì modifiche sostanziali. Nel XV secolo vennero collocati lungo le pareti laterali del basamento due sarcofagi romani ed elementi dell'antico ambone della cattedrale. Nel 1532-1533 era già presente sulla facciata orientale, nell'ordine immediatamente sottostante il torrino, un orologio risalente probabilmente agli inizi dello stesso secolo; esso venne sostituito nel 1578 da un altro di Nicandro Marotta. Nel 1646 Francesco Marotta realizzò un nuovo orologio, con quadrante in riggiole policrome disegnato da Dionisio Lazzari; un secondo orologio venne installato da Matteo De Vivo nel 1711 sulla facciata settentrionale, con quadrante marmoreo di Domenico Antonio Vaccaro. Nel XIX secolo venne rimosso il meccanismo del primo, pur rimanendo in loco il relativo quadrante, e successivamente anche quest'ultimo.

Nella seconda metà del XX secolo la torre fu oggetto due volte di importanti interventi di restauro. La prima fu negli anni 1958-1963 sotto la direzione dell'architetto Raffaele Perrotti: nella prima fase vi furono opere di consolidamento statico, con l'installazione di un diffuso sistema di incatenamento tramite barre di acciaio e la realizzazione di nuovi solai interni in calcestruzzo armato; la seconda fase interessò l'apparato decorativo esterno, che incluse la rimozione del quadrante dell'orologio seicentesco e la riapertura totale di tutte le bifore, con la liberazione delle relative colonne da pilastri di sostegno, ove presenti, all'interno dei quali erano state ingabbiate. Nel corso dei restauri degli anni 1990, volti a preservare l'apparato decorativo originario del campanile, venne rimosso anche il quadrante settecentesco (successivamente esposto permanentemente presso il Museo Diocesano e della Religiosità del Parco dei Monti Aurunci di Gaeta), pur rimanendo inizialmente installato l'orologio con le lancette e i numeri.

Nel giugno 2016 il campanile e l'area antistante sono stati recintati con una cancellata in ferro battuto. Nel 2019-2020 è stato operato sull'intera torre un'importante opera di consolidamento strutturale e restauro, finalizzata anche alla fruibilità e all'apertura della stessa ai visitatori, sotto la direzione di Alessandro Catani; durante questa, tra le altre cose, sono state rifatte le scale metalliche interne di collegamento dei vari piani e sono stati rimossi gli elementi superstiti dell'orologio settentrionale; la cerimonia inaugurale si è tenuta il 12 agosto 2020.

Descrizione Ubicazione La torre campanaria è situata all'angolo nord-orientale della cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta in Gaeta, tra l'abside (e il sottostante succorpo) e l'ultima cappella di destra, che presenta una profondità doppia rispetto alle altre. La facciata settentrionale (principale) dà su piazza papa Gelasio ed è rivolta verso il mare, mentre quella occidentale dà su piazza Cavallo, l'antico foro.

Addossato all'abside e alla destra del campanile, vi è un corpo di fabbrica nel quale si aprono due bifore e una trifora neoromaniche, erroneamente identificato come il campanile dell'antico battistero di San Giovanni in Fonte, in realtà concepito e originariamente utilizzato come torre scalare per la retrostante cantoria barocca del XVII secolo, demolita nel 1788.

Il basamento L'alto basamento ha forma di parallelepipedo ed è realizzato in gran parte con materiale di spoglio proveniente dal mausoleo di Lucio Sempronio Atratino, console romano morto suicida nel 20 a.C., situato in posizione preminente sul Borgo di Gaeta. Si eleva per 15 metri dal suolo e ciascuno dei suoi lati misura 9 metri di larghezza.

Le pareti del basamento vennero ornate nel XV secolo con affreschi, ancora presenti in cattivo stato nel XIX secolo, visibili nel dipinto Gaeta S. Erasmo di Giacinto Gigante (1848 circa), nel quale si nota la parte superiore della figura di un santo sul pilastro esterno alla destra dell'arcata ogivale della facciata settentrionale.

Epigrafi

Fra i conci lapidei ne sono visibili alcuni decorati a bassorilievo con metope e triglifi (in particolare nella parte inferiore sinistra della facciata settentrionale e nella parte superiore destra di quella orientale) e diverse iscrizioni in lingua latina. Lungo il fianco sinistro ve ne sono due: la prima, situata in basso a sinistra, recita:

Tale epigrafe diede luogo ad alcune supposizioni fantasiose tra cui quella secondo la quale, a partire dal nono libro delle Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone, dove si narra del dio Mercurio che vaticina tramite i latrati del dio Anubi, il basamento era nato in epoca pagana come tempio dedicato alla divinità.

Più in alto, in asse con questa, vi è un'altra iscrizione, più estesa e collocata capovolta. Il testo si articola su quattro righe ed è lacunoso alle due estremità; è di carattere funerario, relativo a due soldati, Gaio Furio Emilio Gallo figlio di Gaio e Gaio Furio Emilio figlio di Gaio e nipote di Marco:

Sulla stessa fiancata, nella parte superiore del quadrante sinistro, vi sono altre due epigrafi; quella posta più in basso, tre filari al di sopra della precedente, è riferita a Lucio Munazio Planco, che aveva una villa a Gaeta e che, alla sua morte (1 d.C.), trovò sepoltura nel mausoleo eretto nel 22 a.C. sulla sommità del Monte Orlando:

Poco sopra, un'altra breve iscrizione, relativa alla gens Ummidia:

È invece completa quella del cippo commemorativo marmoreo situato all'angolo tra le facciate settentrionale e orientale del basamento, con l'epigrafe rivolta verso nord. Il manufatto, a forma di ara, proviene dal terreno circostante la turris Garilliani, edificata dall'ipata di Gaeta Giovanni I sulla riva settentrionale del fiume Garigliano immediatamente dopo la vittoriosa battaglia del 915 contro i saraceni ivi stanziatisi, che gli valse il titolo di imperialis patricius, presente nell'iscrizione. Quando, alla metà del XII secolo, venne raccolto materiale lapideo vario per la costruzione del campanile di Gaeta anche nell'area di Formia e Minturno, venne trasportato a Gaeta anche il cippo, che venne utilizzato come pietra angolare, pur essendo ancora in funzione la torre presso il Garigliano.

Il testo è il seguente:

Un'ulteriore epigrafe, di carattere funerario e riferita anch'essa alla gens Ummidia, situata su una pietra incastonata nella pavimentazione alla base della scalinata del basamento:

Prospetto settentrionale

Il lato settentrionale del basamento del campanile è caratterizzato dalla presenza di un grande arco a sesto acuto, che dà accesso alla scalinata interna al basamento stesso; esso poggia su due coppie di colonne di spoglio lisce in granito nero egiziano (quella esterna con base riutilizzata come capitello e quella interna con capitello marmoreo corinzio), intervallate da un semipilastro. L'imposta è situata al di sopra del cornicione che corre a circa due terzi dell'altezza del basamento. L'archivolto è costituito da una modanatura scolpita a doppio dentello, alla cui base sono poste due sporgenti mensole marmoree scolpite a bassorilievo con foglie e rosette. L'arcata nella sua forma è di derivazione islamica e presenta una forte analogia con l'arco principale d'accesso alla sala di preghiera della grande moschea di Qayrawan, in Tunisia, anch'esso ogivale e sostenuto da due coppie di colonne.

Nei due angoli della parte superiore del basamento, paralleli alle due facciate laterali e sporgenti verso nord, vi sono due statue marmoree raffiguranti altrettanti Leoni giacenti.

A causa della monumentalità del basamento e di un diffuso fraintendimento dell'iscrizione presente sul cippo dell'ipato Giovanni I, quest'ultimo venne a lungo considerato un monumento indipendente rispetto alla cattedrale, costruito per volere dell'ipatata dopo la vittoria del 915. Pertanto la struttura sarebbe nata come monumento celebrativo (nello specifico un arco trionfale) che solo successivamente, nel XIII secolo, sarebbe stato riadattato a campanile con la costruzione della sovrastante torre in mattoni e collegato alla chiesa retrostante.

Interno e scalinata

Internamente, il basamento si articola in un unico, profondo ambiente che si compone di due campate ed è interamente occupato dalla scalinata di accesso alla cattedrale. Probabilmente quest'ultima, in origine, era meno lunga rispetto all'attuale e si attestava dopo il diciassettesimo gradino dal basso, ove attualmente si trova uno stretto pianerottolo; solo in un secondo momento, con la costruzione della grande abside semicircolare che chiude l'ambiente costituendone la seconda campata, avrebbe acquisito l'attuale estensione.