Uno dei massimi esponenti della fotografia italiana del XX secolo, diventa ben presto noto come "il fotografo del comunismo della speranza"La definizione attribuita a Goffredo Parise, estimatore del fotografo, voleva sottolineare non il «propagandista del comunismo» bensì il suo «critico». Esclusivi i suoi reportage su Ho Chi Minh, Mao Zedong e Nikita Sergeevič Chruščëv. È stato il fotografo che con il suo obiettivo ha saputo mettere in risalto gli aspetti sociali e le contraddizioni del socialismo reale.

Biografia Nasce a Napoli nel 1923 da genitori calabresi della provincia di Catanzaro (oggi di Crotone), consegue la maturità classica e quindi studia medicina prima, poi storia e filosofia nelle università di Napoli e Roma, dove ben presto si trasferisce. Incomincia nel 1953 l'intesa sua attività fotografica nel campo del fotogiornalismo (che cesserà operativamente nel 1990), cinque anni dopo aver lasciato definitivamente l'università e mentre era già impegnato politicamente (dal 1946) con il partito comunista collaborando con i giornali del suo sindacato CGIL e del relativo patronato (INCA). Nel 1952 parte per la Spagna dove inizia la sua carriera di fotoreporter; scatta le sue prime foto che saranno pubblicate sulla rivista il Mondo di Mario Pannunzio, una delle più importanti riviste del dopoguerra che aggregava e diffondeva le istanze intellettuali di quel periodoNegli anni Duemila, a seguito della disponibilità delle molte migliaia di lettere scritte e ricevute da Pannunzio, è stato possibile ricostruire nel dettaglio l'evoluzione del giornalismo culturale e politico interpretato dall'artefice del Mondo. Si veda in particolare: Antonio Cardini, Mario Pannunzio, giornalismo e liberalismo, Napoliti, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2011.. Sarà da quel momento che Garrubba inizia anche la sua stretta collaborazione con la rivista di politica e cultura fondata da Elio Vittorini, Il Politecnico, e in seguito con il settimanale l'Espresso.

Le tappe dell'attività di Garrubba come fotografo furono diverse, dal suo iniziale e preponderante interesse per la fotografia iniziato in giovane età in Calabria, alla "formazione" della cosiddetta "scuola romana" con la realizzazione di una sodalistica agenzia fotografica per il fotogiornalismo internazionale (Fotografi Associati), al matrimonio con una donna che l'accompagnerà per tutta la vita e che fu per il suo lavoro, la sua principale collaboratrice, al suo lavoro di fotogiornalista internazionale e la sua prevalente collaborazione con testate non italiane.

Particolari sul suo interesse iniziale per la fotografia, li fornisce lui stesso in una intervista riportata dal Corriere della Sera, in cui dichiara che nacque fin da ragazzo quando negli anni che visse a Strongoli in Calabria, paese natale dei genitori, grazie alla vasta biblioteca di famiglia, contenente moltissimi libri d'arte, lesse di tutto: «non facevo che cibarmi dalla mattina alla sera di libri d’arte». Fondamentale poi, fu anni dopo, l'incontro con uno dei fotoreporter degli anni cinquanta, Plinio De MartiisPlinio De Martiis oltre che fotoreporter italiano, da ricordare i suoi reportage sull'Alluvione del Polesine del novembre 1951, fu fondatore della Galleria La Tartaruga ed è ricordato anche per la Scuola di Piazza del Popolo con cui dettero vita a Roma nel 1952 ad una cooperativa di fotografi che doveva sul modello della Magnum Photos fungere da agenzia fotografica internazionale. Con Garrubba e De Martiis si consolidò un gruppo di fotografi che divenne ben presto un importante riferimento del fotogiornalismo italiano, la cosiddetta "scuola romana", di cui fecevano parte Franco Pinna, Pablo Volta, Ermanno Rea, Antonio Sansone e suo fratello Nicola. Il sodalizio, che il fotografo stesso definisce in una intervista «di tipo sovietista»Come spiega Garrubba stesso in una intervista: "di tipo sovietista" perché «ognuno lavorava quanto poteva e prendeva quello che gli serviva» dura quasi un anno sciogliendosi nel 1954 per mancanza di fondi. Con i fotografi Calogero Cascio e i fratelli Sansone fondò nel 1963 l’agenzia "Realphoto".

Una tappa importante della vita sentimentale e lavorativa di Garrubba è contrassegnata dall'incontro nel 1961 con Alla Folomietova (09.11.1931 - 04.01.2019). In Polonia per la realizzazione di un reportage, il fotografo conosce Alla ad una festa a Varsavia. La conoscenza porta in poco tempo al matrimonioÈ la Folomietova stessa a raccontare in una intervista a Manuela De Leonardis poi pubblicata nel libro A tu per tu con i grandi fotografi (pag. 84) il loro incontro e il matrimonio « [...] Mario era venuto a Varsavia per fare un reportage, sarebbe dovuto rimanere una settimana al massimo, invece si è fermato tre mesi, e in tutto quel tempo non ha fatto neanche una foto! Poi andò a Berlino e, lo stesso giorno in cui arrivò, mi telefonò dicendomi che mi amava e che non immaginava la vita senza di me. Esattamente un anno dopo ci sposammo a Varsavia. Mario era bellissimo e mi piaceva il suo modo di essere. [...]» che durerà per quarantatré anni, ovvero fino alla scomparsa del fotografo. Subito dopo il matrimonio Alla diventa la principale assistente della vita lavorativa di suo marito fino ad accompagnarlo anche in tutti i suoi viaggi intorno al mondo per la realizzazione di servizi fotogiornalistici ISBN 978-88-86795-58-6.

Con le sue macchine fotografiche, una Leica e una Rolleiflex, Garrubba gira l'Italia e molti paesi del mondo. Fotografa Napoli, il Sud Italia e specialmente la Calabria; Beirut, Istanbul, Ulan Bator; alcuni paesi del Maghreb (famoso il suo reportage a Casablanca in Marocco nel 1954 con la foto del militare della legione straniera e della giovane donna che lo bacia e l'abbraccia)«“Casablanca”, scatto del 1954 in cui vengono immortalati due giovani, una donna e un soldato, in una strada isolata di Casablanca. Come ricorda il fotoreporter stesso, “Casablanca l’ho scattata nel quartiere chiuso, abitato solo dalle prostitute, che da allora era controllato dalla polizia. Scattai due foto di nascosto con la Rollei. Tra la ragazza e il soldato c’era una certa intimità, sembrava che i due si conoscessero già. (…) Comunque mi è andata bene perché il soldato si accorse che avevo fatta la foto e mi si avvicinò di corsa, ma negai l’evidenza. La foto è bellissima, lo sapevo anche mentre la scattavo. Questa è la prima fotografia che ho venduto a un collezionista”» testo di ; diversi paesi dell'Est dietro la cortina di ferro, la Repubblica Democratica Tedesca, la Polonia, la Russia (famosa la sua foto realizzata nel 1957 in un mercatino degli uccelli in una Mosca innevata con una colomba bianca che fa capolino da una valigia, foto che piacque molto anche a Cartier- Bresson)La foto fu scelta anche da Cartier-Bresson per la copertina di un libro sul socialismo reale che Garrubba aveva in cantiere ma non pubblicherà mai per sopraggiunta morte, la Cina, il Vietnam dove indirizza l'obbiettivo sulla gente comune e sugli aspetti della loro vita quotidiana, ma anche su personaggi della nomenklatura comunista come Mao Zedong, Chruščëv e Brežnev e Ho Chi Minh o il giovane Wojtyla in una processione quando era arcivescovo a Cracovia, sui quali realizza reportage esclusivi. I suoi reportage saranno pubblicati da riviste come Life, l'Espresso e soprattutto da Der Spiegel, con un susseguirsi di mostre in Italia e all'estero e con la realizzazione di libri fotografici.

Nel 1990 il fotografo, cessa dopo circa 45 anni, la sua attività di fotoreporter. «Si era stancato» dichiarò in una intervista. Continuerà comunque a pianificare e seguire le mostre personali e collettive come la «sua prima antologica italiana» nel 2005 a Roma: Fotografie 1953-1990.

Muore il 3 maggio 2015 all'età di 91 anni a Spoleto, città in cui risiedeva da tempo.

I temi I suoi natali napoletani e la provenienza dei suoi genitori calabresi nonché la sua permanenza a Strongoli in Calabria, avranno molta influenza sui temi futuri che svilupperà in tutta la sua attività fotografica. I due temi predominanti rispetto alle altre relative categorie, saranno: l'Italia del Sud, quella della gente comune, di strada, con la descrizione della loro vita quotidiana, il lavoro e le privazioni, la morte, famosa una foto del 1955 scattata in una casa in Calabria di un anziano medico di campagna ricurvo su un vecchio contadino morente mentre ausculta il cuore; e il comunismo analizzato nonostante la sua fede politica con distacco, a volte con l'ironia che ne esaltava le contraddizioni, infatti come ammise un suo critico estimatore «non [...] fu mai il propagandista o l'apologeta, per un semplice banalissimo essenziale motivo: era un fotografo autentico». Anche nei suoi reportage di importanti personaggi politici comunisti dell'epoca, non fotografava mai per esaltarne il ruolo istituzionale, è lui stesso ad asserirlo, come per le foto fatte a Leonid Il'ič Brežnev capo assoluto dell'Unione Sovietica dal 1982 al 1982: «Devo dire la verità che le persone importanti che ho fotografato mi stavano sempre antipatiche. Tant’è vero che ho tutta una serie di scatti, ad esempio di Brežnev, che se lui li avesse visti mi avrebbe preso a calci nel sedere [...] Cercavo di fotografarlo nei momenti più fetenti». Garrubba ha fotografato soprattutto in bianco e nero prediligendolo al colore, che ha usato pochissimo. Un'altra caratteristica che lo contraddistinse è stata che anche per temi importanti, come i reportage esclusivi, non fece mai scatti a ripetizione, non fu un fotografo dallo scatto facile, scattava solo se convinto, una peculiarità che ammetteva quasi come una "deficienza" quando faceva notare che era capace di girare per le stradine di Napoli per 4-5 ore e far ritorno a casa con solo sei scatti. Fra l'altro la moglie Alla in una intervista ha detto che i negativi del marito in suo possesso erano "solo" 9.000«Ci sono nella mia casa di Spoleto oltre novemila negativi, frutto del lavoro di Mario. Non sono ancora classificati. Ho iniziato a far fare questo lavoro, ci vogliono troppi soldi» da ..

La fotografia come valore sociale

Garrubba è stato definito anche il fotografo del sociale. Il suo impegno politico non annacquò infatti il suo punto di vista sul socialismo reale di cui ne documentò anche le incoerenze rifiutando la morale sociale stabilita e dominante al tempo in cui operava. E sono proprio i critici della fotografia e i suoi colleghi fotografi che danno su Garrubba giudizi del suo impegno sociale, che ne fecero un fotografo "diverso".

Nonostante Garrubba abbia documentato con il suo obiettivo fotografico "i grandi" della terra come i personaggi che appartennero alla nomenklatura del comunismo internazionale, fu per le strade e nelle strade che la sua fotografia ha saputo esprimere meglio condizioni e contraddizioni della gente comune come anche quella dei regimi comunisti che aveva visto delusa la speranza di un mondo migliore. Che "la strada" fu il proscenio naturale delle sue opere principali, lo ricorda il suo amico fotoreporter Tano D'Amico che fa rilevare che Garrubba stesso coniò per quel genere dominante nella sua fotografia un nuovo termine, che chiamò: la stradale. Ed è nella "stradale" che a Garrubba gli viene riconosciuto anche dai suoi stessi colleghi l'impegno sociale: «un altro che [...] dedicò la sua vita a documentare gli anni intensi delle rivoluzioni, delle lotte politiche e sociali, delle contestazioni giovanili, fra gli anni ’50 e gli anni ’70». Il fotografo napoletano definito dai critici come «colto» ed «incredibilmente ironico» seppe, a loro avviso, guardare «la realtà con spirito acuto, anche un po' romantico. Lo sguardo di chi ha creduto nei cambiamenti, politici e sociali, fotografandoli per più di quarant'anni».