La strage di Dallas è stato un attacco armato, avvenuto tra il 7 e l'8 luglio 2016, perpetrato da Micah Xavier Johnson con l'obiettivo di colpire alcuni agenti di polizia in seguito alle recenti morti di cittadini afroamericani, causate dalle forze dell'ordine statunitensi. La sparatoria, infatti, è avvenuta alla fine di una protesta pacifica organizzata contro gli omicidi di Alton Sterling a Baton Rouge, Louisiana e di Philando Castile a Falcon Heights, nel Minnesota, avvenuti pochi giorni prima.
Subito dopo la sparatoria, Johnson fuggì all'interno del campus del college El Centro. La polizia riuscì ad ucciderlo solo nella notte dell'8 luglio, attraverso un ordigno esplosivo contenuto su un robot controllato da remoto dagli artificieri. È stata la prima volta che la polizia statunitense ha usato un robot per uccidere un sospetto.
La sparatoria è stata la più mortale nei confronti di agenti di polizia statunitensi dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, nei quali morirono 72 agenti, e le due sparatorie del 2009 avvenute in Oakland (in California) e a Lakewood (a Washington) dove morirono quattro agenti.
Contesto In seguito alle uccisioni di Alton Sterling, avvenuta il 5 luglio 2016 a Baton Rouge, e quella di Philando Castile, avvenuta il 6 luglio 2016 nel Minnesota, venne organizzata una protesta da parte del movimento per i diritti civili degli afroamericani denominato Black Lives Matter. In realtà, quella di Dallas non fu l'unica protesta organizzata contro la brutalità poliziesca delle forze dell'ordine poiché nella notte del 7 luglio ve ne furono anche altre nel territorio statunitense: a St. Paul, in Minnesota, centinaia di protestanti marciarono nella città, mentre a Baton Rouge i manifestanti protestarono fuori dal Living Faith Christian Center urlando "Nessuna giustizia, nessuna pace".
A Dallas furono coinvolti nella manifestazione circa 800 persone e, per l'evento, vennero assegnati circa 100 agenti di polizia per garantire la sicurezza nelle zone circostanti. Prima che si verificasse la sparatoria non era stato segnalato nessun altro incidente e l'evento, fino a quel momento, si svolse in totale tranquillità. Tra i manifestanti, alcuni di essi avevano delle pistole ed indossavano maschere antigas, giubbotti antiproiettile e vestiti militari, secondo quanto dichiarato dal capo della polizia di Dallas David Brown.
Eventi
Gli eventi della sparatoria sono avvenuti nell'isolato composto da diversi edifici del college El Centro. La zona è delimitata a sud da Main Street, dove stava avvenendo la manifestazione; a est da Lamar Street, da dove Johnson ha iniziato la sparatoria; a nord da Elm Street, dove Johnson è riuscito ad addentrarsi nel college.
Sparatoria di Main Street Intorno alle 20:58, Johnson parcheggia il suo SUV su Lamar Street, di fronte all'ingresso est del college (edificio A), lasciando il veicolo con le luci di emergenza attivate. Qui ha iniziato a sparare sul gruppo di poliziotti e manifestanti che erano raccolti su Main Street. Si credeva che Johnson avesse parlato con gli ufficiali prima che li uccidesse.
Tre ufficiali sono stati uccisi nella sparatoria iniziale, mentre almeno altri tre agenti ed un civile sono rimasti feriti. Undici agenti risposero al fuoco ed altri, non riuscendo a capire da dove provenissero gli spari, bloccarono tutte le intersezioni stradali e, di conseguenza, si esposero al fuoco di Johnson.
Subito dopo, Johnson si diresse verso Lamar Street, incontrando anche l'ufficiale Brent Thompson lungo la strada. In un video registrato da un civile dal balcone dell'hotel di Lamar Street viene mostrato lo scontro tra i due: il video mostra Johnson ricaricare il suo fucile mitragliatore e sparare ai poliziotti vicini alla sua posizione. Thompson fu costretto a cercare riparo dietro una colonna di cemento, ma Johnson lo aggirò e gli sparò ripetutamente alla schiena uccidendolo.
Sparatoria al college El Centro Johnson, ferito durante il precedente scontro a fuoco, tentò di entrare nel college, passando per Lamar Street, sparando a una porta a vetri ma non riuscendo ad addentrarsi. Ha ferito due agenti di polizia del campus che erano vicini alla porta all'interno dell'edificio. Uno è stato ferito allo stomaco dopo che il proiettile era rimasto bloccato nel giubbotto antiproietile (rinvenuto solo tre settimane dopo l'accaduto), mentre l'altro agente è stato ferito da alcune schegge di vetro che gli si conficcarono nelle gambe. Successivamente, Johnson si recò ad Elm Street dove sparò a un'altra porta a vetri e riuscì ad entrare nel college (nell'edificio B) senza essere visto. Sentendo il rumore della porta a vetri in frantumi, un ufficiale ferito del campus, il caporale Bryan Shaw, si fece largo all'interno dell'edificio e notò una scia di sangue che portava ad una tromba delle scale. Accompagnato da un altro ufficiale, Shaw cercò di seguire le orme della scia ma venne investito da una serie di colpi da fuoco e, non capendo da dove provenissero, fu costretto a ritirarsi.
In seguito, Johnson si fece strada dalla mensa del secondo piano fino alla biblioteca del terzo piano del college. Qui trovò una serie di finestre che si affacciavano su Elm Street ed iniziò a sparare agli ufficiali che si trovavano lì. Uccise un ufficiale, Michael Smith, che cercava di proteggersi dietro la sua auto di pattuglia e danneggiò il vetro del 7-Eleven. Gli ufficiali iniziarono ad addentrarsi all'interno del college e fecero evacuare l'edificio facendo uscire gli insegnanti e gli studenti dalle scale di emergenza.
Gli agenti lo trovarono al secondo piano mentre era accovacciato dietro un angolo. Si trovava in una zona piena di uffici e server del college, con solo due porte che conducevano al punto in cui era posizionato, ad una distanza di circa 9 metri dai membri della SWAT. Si pensa che almeno 200 colpi siano stati esplosi durante il conflitto a fuoco tra Johnson e i membri della SWAT.
Morte del killer Gli ufficiali cercarono di negoziare la sua resa, ma Johnson riferì di voler parlare solo con agenti afroamericani. Dichiarò anche di aver agito da solo e che non faceva parte di alcuna associazione terroristica. Secondo il capo della polizia di Dallas, Johnson apparve in uno stato delirante durante la negoziazione, infatti David Brown dichiarò: "Abbiamo negoziato con lui per circa due ore ma lui ha continuato a mentire, giocare, ridere di noi, cantare, chiedere quanti morti aveva provocato e che voleva uccidere ancora". Intorno alle 2:30 (ora locale), David Brown, non vedendo ulteriori possibilità di negoziare con Johnson, prese la decisione di ucciderlo attraverso un veicolo comandato ricoperto di C-4 (circa 0,45 chilogrammi). Il piano era quello di spostare un robot radiocomandato fino ad un punto nelle vicinanze di Johnson e farlo esplodere.
Johnson vide il robot avvicinarsi e iniziò a sparare ripetutamente ad esso. Tuttavia, il robot, anche se aveva subito dei danni in seguito agli spari, esplose come previsto ed uccise Johnson. Successivamente si è scoperto che Johnson scrisse le lettere "RB" con il proprio sangue mentre era nel college, apparentemente dopo essere stato ferito mentre cercava di salire la tromba delle scale, ma il significato di queste lettere non è stato chiarito. David Brown ha anche dichiarato che durante le trattative con Johnson, il killer ha detto di aver piazzato altri esplosivi nel centro di Dallas, ma questi ultimi non sono stati rinvenuti.
Vittime In totale sono stati uccisi cinque agenti di polizia, mentre i feriti sono stati undici (nove agenti e due civili).
La maggior parte delle vittime è stata uccisa mentre era in corso la manifestazione e almeno una durante uno scontro a fuoco. Tra di esse vi sono quattro ufficiali del Dallas Police Department (DPD) ed un ufficiale del Dallas Area Rapid Transit (DART). Quattro dei feriti erano degli agenti del DPD, tre del DART e due erano dei civili che si trovavano all'interno del college. Sette sono stati trasportati al Parkland Memorial Hospital e due ufficiali sono stati sottoposti ad interventi chirurgici. Anche una donna è stata colpita ad una gamba, rompendosi la tibia.
Gli agenti uccisi durante la sparatoria sono stati identificati in: Patricio "Patrick" Zamarripa: 32 anni, ufficiale del DPD, ex marinaio degli United States Navy e veterano della guerra in Iraq. Era nel dipartimento dal 2011. Michael Krol: 40 anni, ufficiale del DPD. Era nel dipartimento dal 2007. Brent Thompson: 43 anni, ufficiale della DART, ex Marine. Era nel dipartimento dal 2009. Thompson è stato il primo ufficiale della DART ad essere ucciso in servizio fin dall'apertura del dipartimento, avvenuta nel 1989. Lorne Ahrens: 48 anni, caporale del DPD. Era nel dipartimento dal 2002. Michael Smith: 55 anni, sergente del DPD ed ex Ranger. Era nel dipartimento dal 1989.
Indagini Armi impiegate Ci sono state notizie contrastanti riguardo alle armi utilizzate da Johnson durante la sparatoria: Clay Jenkins, l'amministratore delegato della contea di Dallas e direttore della sicurezza nazionale e della gestione delle emergenze, ha detto che Johnson ha utilizzato un Simonov SKS. Altre notizie riportano, invece, che Johnson abbia utilizzato un fucile d'assalto Izhmash-Saiga calibro 5.45 mm, il quale è una variante del noto AK-47.
Il New York Daily News ha intervistato un uomo, il quale ha venduto a Johnson un fucile d'assalto AK-47 nel novembre del 2014. L'uomo ha dichiarato di aver venduto il fucile in un parcheggio ed ha, inoltre, chiesto se l'arma in questione fosse stata utilizzata nella sparatoria. L'agente ATF con cui stava parlando rispose: "Tutto quello che possiamo dire è che è stato recuperato".
Oltre al fucile d'assalto, Johnson aveva con sé anche una pistola con un caricatore ad alta capacità. La CNN, citando delle fonti anonime, ha riferito che sono state recuperate due pistole: una Glock 19 ed una Bauer calibro 25.
L'FBI ha riferito che Johnson, inoltre, indossava anche un giubbotto antiproiettile.
Conseguenze Dopo la sparatoria, la DART ha sospeso il servizio, riprendendolo la mattinata seguente, con l'unica eccezione della stazione di West End. La Federal Aviation Administration ordinò la restrizione temporanea dei voli civili nelle immediate vicinanze dei luoghi della sparatoria, consentendo ai soli voli militari di sorvolare lo spazio aereo.
Le forze dell'ordine locali, per far fronte all'emergenza, fecero gli straordinari (equivalenti a circa $800.000) per poter aiutare gli agenti del DPD. Tra questi vi sono gli straordinari effettuati dagli agenti del Dallas County Sheriff's Office (pari a circa $86.000), quelli dell'Arlington Police Department (pari a circa $88.000), quelli del DPD (pari a circa $705.250) e quelli dell'Irving Police Department e del Dallas Fire-Rescue Department.
L'8 luglio, il giorno successivo alla sparatoria, il college El Centro annullò tutte le lezioni e rimase chiuso anche per favorire il proseguimento delle indagini da parte delle forze dell'ordine. L'esplosione, che provocò la morte di Johnson, distrusse anche i server del college, ritardando la riapertura. Il college riaprì al personale solo il 20 luglio, mentre le lezioni ripresero il giorno seguente. Gli edifici A, B e C del campus sono, invece, rimasti chiusi in attesa del compimento delle indagini da parte dell'FBI. Proprio nel college, in onore delle vittime, venne organizzata, il 27 luglio, la cerimonia "Reflect and Renew" (in italiano: "Riflettere e Rinnovare") all'interno della quale erano presenti gli studenti, il personale ed i funzionari della città di Dallas.